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sabato 10 maggio 2014

Epilogo

Introduzione alla Fan Fiction 

Questa Fan Fiction è strettamente legata al 7° libro di Harry Potter, quindi a coloro che non l’hanno ancora letto sconsiglio caldamente la lettura. L’universo in cui è ambientata l’intera vicenda e moltissimi personaggi che la animano sono opera della straordinaria Rowling, che ha saputo creare un mondo affascinante e ricco di spunti così originali da riuscire a scatenare l’immaginazione dei suoi affezionati lettori, tuttavia ho voluto narrare una storia che non avesse come protagonisti gli stessi creati da questa autrice fantastica, ma di nuovi nati comunque per diretta ispirazione.

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Immagine da Web tratta da Harry Potter i doni della morte - II parte

Epilogo

Nicky era seduta dietro un alto bancone ed esaminava sorridente il contenuto di un ordine appena arrivato: “Calmante per bacchette - 100 flaconi”. Con cura lo prese e lo infilò nello scaffale dietro di lei, una boccetta per volta.
- Ciao mamma! - entrò improvvisamente un ragazzino di circa dieci anni, coperto di fango e foglie secche.
- Nicolas! - eclamò la donna - Cosa ti è successo!? -
- Oh, niente... sono caduto - il ragazzino abbassò lo sguardo nocciola colpevole.
- Nicolas... - lo richamò la madre con un tono di rimprovero.
- Due idioti dicevano che tu non dovevi vivere qui perché sei una babbana! - urlò il piccolo con lacrime di rabbia agli angoli degli occhi.
Nicky gli fece un sorrisone affettuoso e lo strinse a sé, coccolandolo al seno. 
- Che sciocco sei stato, Nick! - disse asciugandogli gli occhi - Ma te ne sono grata -.
Poi si rivolse all’angolo del negozio dove l’anziano Olivander, lucidava alcune bacchette.
- Signor Olivander, potrebbe dare una pulita a mio figlio? -
Con un sorriso compassionevole, l’uomo gettò un Gratta e Netta al bambino, che venne ripulito istantaneamente.
- Ma, mamma, come fai a sopportare tutto questo? - fece imbronciato Nicolas.
In quel momento entrarono una ragazzina sui tredici anni e una di otto, che si tenevano per mano.
- Ciao ma’! -
- Ciao mamma! -
- Ciao, avete catturato tanti onischi? - chiese la madre affettuosa, baciandole entrambe sulla fronte.
- No - fece amareggiata la più grande. La mamma sorrise, come sicura di quel risultato.
- Ma come fai tu a prenderne così tanti? -
- Quando sarai più grande, te lo mostrerò - rispose la donna pratica.
Nicolas scrutava imbronciato sua madre, che ancora non gli aveva risposto. Nicky se ne accorse.
- Vedi Nicolas, è vero io non ho poteri magici, ma secondo te c’è un incantesimo che farebbe cambiare idea ai tuoi amici? - chiese tenera.
- Non sono miei amici - borbottò Nick.
- D’accordo, ma c’è un incantesimo simile? -
Nicolas rimase pensoso, mentre la sorella più grande alzava la mano per rispondere.
- Dicci Sara! - disse la donna non levando gli occhi dal maschietto.
- Non c’è un incantesimo, ma esiste la maledizione Imperio - fece saccente la ragazzina.
- Ma non farebbe cambiare idea a quei ragazzi, non farebbe capire loro che sbagliano giusto? -
- Giusto - confermò Sara con un deciso movimento del capo.
- Vedi Nicolas io non ho poteri magici, ma mi è stato concesso il potere di far cambiare il male in bene - e guardò l’anziano che sorrideva nell’angolo del negozio, mentre lustrava le sue bacchette.
- Non credi che sia molto meglio - strizzò l’occhio al figlio.
Il bambino sgranò gli occhi nocciola - Me lo dai anche a me, mamma, quel potere? - domandò supplice.
- Sto cercando di dartelo, Nicolas - sospirò nei suoi capelli mentre lo baciava nuovamente.
- Sorpresa! - disse entrando un uomo alto e castano, lievemente brizzolato.
- Papà! - esclamarono i tre bambini, correndo intorno al nuovo arrivato.
Nat prese in braccio la più piccola, mentre diede la mano destra a Nicolas e prese sotto braccio Sara. Sua moglie contemplava la scena, sorridendo un po’ imbronciata.
- Ehi non c’è spazio per me! - si lamentò. 
- Io credo che qui sulla mia faccia ci sia spazio per te - ribatté Nat.
- Sciocco - rise la donna e gli diede un bacio sulla guancia.
- Ok! Truppa su a lavarvi tutti! Fra poco mamma chiude il negozio e viene a darvi da mangiare! -
Nat mise giù la bimba e sfidò i suoi figli: - Il primo che arriva non prepara il tavolo! - e scattò sulle scale.
- Ma papà non è giusto - vociarono i bambini alle sue spalle, correndogli dietro.
- È un bambino! - rise Nicky.
- Buona sera! - una famigliola entrò nel negozio di bacchette.
- Ciao Ginny! Ciao Harry! - esclamò la donna, tendendo le mani verso la cliente.
- Ciao Nicky, siamo qui per la bacchetta di Albus! - fece la signora Potter, prendendo le mani della Signora Dayton nelle sue e stringendole calorosamente. 
- Non è troppo tardi? - chiese preoccupato Harry.
- Assolutamente no! - rispose Nicky e si rivolse al giovane cliente - Ciao Albus! Allora ti è arrivata la lettera per Hogwarts, speriamo che Nicolas ti raggiunga il prossimo anno -.
Il ragazzino annuì timido con i suoi grandi occhioni verdi.
- Mi raccomando tienilo fuori dai guai, ok? - gli strizzò l’occhio. 
Mentre le due donne parlavano, Olivander si avvicinò ad Harry silenzioso.
- Grazie ancora signor Potter per avermi concesso la custodia cautelare -
- Glielo avrò ripetuto un migliaio di volte, deve ringraziare Nicky e Nat - sorrise l’uomo, spettinandosi la zazzera nera.
La bacchettaia, dopo aver misurato per bene il suo cliente, si spostò dietro il bancone.
- Allora secondo me abbiamo tanta Terra e anche una bella scintilla di Fuoco - pensò ad alta voce la donna, tirando fuori una scatolina amaranto.
- Provala - disse porgendo una bella bacchetta mogano al bambino.
Albus la scosse dall’alto verso il basso e scintille viola e rosse si accesero dalla punta, danzando per la stanza.
- Perfetta - disse soddisfatta la donna.
Dopo qualche chiacchiera mentre imbustava la bacchetta, il trio si allontanò salutando calorosamente la bacchettaia.
Olivander si avvicinò silenzioso e disse: - Ancora non capisco come tu faccia al primo colpo... -
- Forse, signor Olivander, ho ancora un po’ di magia in me - fece tranquilla la donna.
L’anziano si allontanò, annuendo.
- O forse - continuò la donna, mentre girava l’insegna da “Aperto” a “Chiuso” - c’è più magia nei babbani di quanto i maghi pensino -. La donna gli sorrise dolcemente e Olivander rimase pensieroso.
Nicky ruppe il silenzio - Allora si ferma a cena? -.




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venerdì 25 aprile 2014

La vigilia

Introduzione alla Fan Fiction 

Questa Fan Fiction è strettamente legata al 7° libro di Harry Potter, quindi a coloro che non l’hanno ancora letto sconsiglio caldamente la lettura. L’universo in cui è ambientata l’intera vicenda e moltissimi personaggi che la animano sono opera della straordinaria Rowling, che ha saputo creare un mondo affascinante e ricco di spunti così originali da riuscire a scatenare l’immaginazione dei suoi affezionati lettori, tuttavia ho voluto narrare una storia che non avesse come protagonisti gli stessi creati da questa autrice fantastica, ma di nuovi nati comunque per diretta ispirazione.

Immagine dal web


La vigilia

Nat era arrivato a Londra nella villetta a schiera dove viveva con il padre, i due fratelli maggiori e, da un mese e due settimane, con il signor Luke Locke.
Un ragazzo massiccio con corti capelli biondo-rossicci era seduto con la Gazzetta del Profeta, spalancata davanti a lui. Il titolone in prima pagina urlava “Grande inaugurazione del nuovo Ministero. Harry Potter ospite d’onore”.
- Victor Krum viene a giocare in Inghilterra - commentò ad alta voce le notizie del mercato del Quidditch - forse salverà i Merlini del Devon dalla serie Troll - e rise, allegro.
- Ciao Ralph - Nat lo salutò entrando.
- Ciao testa vuota! - rispose il ragazzo non staccando gli occhi dal giornale.
- Ciao Nat - fece un altro ragazzo dai capelli mossi, lunghi sotto le orecchie, più simile a Nat, ma con gli occhi castano scuro, come quelli di Ralph.
- Ciao Mike! -
- Vieni ad aiutarmi a preparare la cena - disse ritornando in cucina.
Entrando il ragazzo vide Luke Locke seduto al tavolo, mentre pelava con una bacchetta le patate.
- Mike ha messo a lavorare anche te - rise Nat.
- Per forza quando metto qui dentro Ralph succede il finimondo! - gridò il fratello per farsi sentire nella stanza a fianco.
- Ti ho sentito - grugnì l’altro rimasto in salotto.
- Allora com’è andata con Wendy? - chiese Luke.
Le guance di Nat si arrossarono per qualche impercettibile secondo.
- Bene... - si riscosse da un pensiero - mi ha detto di dirti una cosa -
- Cosa? -
- Che suo padre era stato dissennato... -
- Maledetta sia la Umbridge e la sua mania dei Dissennatori - fece l’uomo in uno scatto d’ira.
- ... ma Nicky lo farà ritornare indietro, hanno intenzione di riportare qui il Custode - cercò di spiegare Nat.
- Cosa?! Sono impazziti!? - Luke si arrabbiò ancora di più - Manderanno mia nipote a prenderlo oltre il velo!? -
- Non so cosa abbiano in mente di preciso, ma perché? Sarà pericoloso?! - fece ad un tratto Nat con voce strozzata dall’ansia.
- Dimmi cosa ti ha detto, chi lo farà ritornare?! - Luke prese le braccia di Nat stringendole con violenza.
- Calmati Luke! - si intromise Mike, separando l’uomo dal fratello minore - Lascialo parlare -.
Luke grugnì e tornò a sedersi, dopo l’impeto di rabbia.
- Nicky mi ha detto che sarà lei a riportarlo indietro, in quanto Portatrice dell’Aria e figlia, ma mi ha parlato di Legimanzia. Anche se... - Nat strinse i pugni lungo il corpo e abbassò lo sguardo - ...avevo intuito che non mi stesse dicendo tutto! Cosa potrebbe accaderle! -
- Oltre il velo, abitato dalle anime tormentate, divorate dai Dissennatori, Wendy potrebbe perdersi in quella disperazione... dissennata come suo padre - mormorò con una voce grave e profonda lo zio della ragazza.
Nat corse via furibondo, sbattendo la porta della sua camera, prese a calci ogni oggetto che gli capitò a tiro.
- Toc! Toc! - fece la porta.
- Vattene Mike! - sbraitò Nat.
- Andiamo Nat, voglio solo parlarti - rispose la voce dietro la porta.
Nat imprecò, invitandolo poco gentilmente ad andarsene.
- Andiamo... Natty! - fece supplichevole Mike.
Il volto cupo e scocciato di Nat apparve dietro la fessura della porta.
- Sai che odio quando mi chiami così - e gli tirò un pugno, che il maggiore scansò velocemente.
- Sai che l’ho fatto per farti aprire la porta e tirarmi un pugno... - rispose sorridendo il fratello.
- Mi ha ingannato, per l’ennesima volta! E io ho permesso che lo facesse, per l’ennesima volta! - fece esasperato Nat - Come posso fidarmi di lei? Me lo dici?! -
- Credo che se ti avesse detto “Sai Nat rischio di non ritornare più, o almeno il mio senno” tu non l’avresti lasciata là a salvare suo padre - disse sarcastico e pratico Mike.
- Ovvio che non l’avrei lasciata là a farsi dissennare! - rispose furioso Nat.
- Ascolta Nat, siamo logici, quanto tempo avevate per vedervi: trenta minuti? Un’ora? Cosa poteva dirti in quel lasso di tempo? Io sono strabiliato che una ragazzina così giovane abbia la prontezza di spirito e l’accortezza di fare quello che tu stesso mi hai raccontato sia riuscita a fare fino adesso... -
- Toc! Toc! - risuonò la porta.
- Entra pure Luke - disse Mike, indovinando la presenza fuori dalla stanza.
- Ragazzo, non te la prendere! Sono dei maledetti schifosi... - si avvicinò a Nat.
- Ma perché risvegliare il Custode? - chiese il più giovane, esasperato.
- Perché è l’unico che può unire i poteri e, se non possono fare questo, avere tutti e quattro i Poteri è perfettamente inutile! Accettano il rischio perché, in fondo, non gli costa nulla! - fece Luke inghiottendo amaro.
- Ma non è rischioso, quando il padre di Nick... di Wen... di... o ancora non ho capito come la devo chiamare! - esclamò frustrato Mike - Comunque qualora il Custode tornasse, sbugiarderebbe la setta e, allora, sono certo che tre sui quattro poteri non accetterebbero più compromessi con i membri storici - concluse il ragionamento.
- Se c’è una cosa che quel rospaccio malefico conosce sono i Dissennatori e non è un’imprudente... non so, ma avrà di certo in mente qualcosa di orribile! - Luke rifletteva cupo.
- Organizziamo una fuga prima? - gli chiese Mike.
- No! - esclamò Nat stupendo entrambi - Nicky non accetterà di essere salvata prima di suo padre... -
-... e tentare una fuga contro i Quattro Poteri schierati è semplicemente una follia - aggiunse Luke.
- Come possiamo entrare all’Ufficio Misteri? - domandò Mike a sé stesso e agli altri.
Nat prese pergamena, penna e inchiostro e cominciò a scrivere.
- A chi scrivi? - chiese il fratello.
- A Ginny Weasley... -

- Ottimo, ottimo, mia cara - disse compiaciuto Olivander.
Una goccia di sudore corse lungo la guancia di Wendy e a stento teneva il fiatone. Sembrava avesse corso a ritmo serrato, in realtà era stata ferma e concentrata a spingere il proprio pensiero nella mente di Olivander che invece lo occludeva.
- Forse è meglio che tu vada a riposarti adesso - concluse l’uomo dagli occhi pallidi come la luna.
Accanto a lei erano stravolti anche gli altri tre Poteri che avevano il compito di tenere legata la proiezione mentale di Wendy al suo corpo, attraverso il collegamento del Potere.
- Ricordati che però oltre quel velo troverai più disperazione di quanto la tua mente potrebbe sopportare, devi legarti emotivamente agli affetti che ti aspettano al tuo ritorno, loro ti daranno la forza necessaria per tornare - le spiegò Olivander.
Raymond le accarezzò una spalla, ma Wendy rimase ferma con lo sguardo davanti a sé, come svuotato.
- Ho bisogno di una passeggiata all’aria fresca - disse infine.
Olivander approvò con un sorriso.
- Ti accompagno - si offrì Ray.
Wendy gli sorrise con calore, ma lo fermò.
- Ho bisogno di stare sola con i miei pensieri, per un po’. Ordinarli prima di domani - poi diede un rapido sguardo di saluto a Sandy e a Walter, prima di uscire dalla sua stanza.
Camminò lentamente nel parco sotto lo sguardo dei membri storici della setta.
- È pronta? - chiese la Umbridge.
- Certo che lo è - disse Olivander con sicurezza - e il Potere dell’Aria si sta rafforzando sempre di più in lei, ma fortunatamente non ha ancora intaccato troppo la sua volontà. Metterà a repentaglio se stessa per salvare la mente di suo padre... -
- Allora siamo sicuri che riuscirà... - puntualizzò Emily.
- No, ma siamo sicuri che proverà - sbuffò Olivander stizzito - per noi basta questo, no? -
La donna sorrise malignamente di quella stizza.
- Domani tutti saranno distratti ai piani superiori per l’inaugurazione del Ministero, tutti saranno là ad osannare Harry Potter e la sua inutile combriccola. Noi avremo tutto il tempo di agire indisturbati all’Ufficio Misteri, che non avendo subito nessuna ristrutturazione non sarà di interesse per nessuno - riassunse Emberce senior.
- Non mi fido di quello sciocco Potter, preferirei non averlo tra i piedi in un momento così delicato - sbottò la Umbridge piena di risentimento.
- Non ti preoccupare Dolores, anche se dovessero scendere all’Ufficio Misteri, l’ingresso sarà comunque interdetto per importanti incombenze. Ho sistemato tutto io... - replicò sicuro l’uomo.
- Sarà, ma avrei preferito non doverlo incontrare - si lagnò l’altra.
Nel frattempo la figura di Wendy era scomparsa alla loro vista, rifugiata dietro le fronde del boschetto ai margini del parco. Camminava lentamente mentre si slacciava il ciondolo dal collo per posarlo nella radura degli aceri e continuare il suo percorso, fino alla sorgente dove crescevano le felci.
Lì la stava aspettando Sandy.
- Sei davvero brava nella proiezione mentale - disse la ragazza bionda - di che cosa volevi parlarmi? -
- Sono preoccupata Sandy - fece cupa l’altra.
- Lo so, ma sei brava, il tuo potere è forte e anche i nostri lo sono. Ti terremo legata a noi, non devi avere paura - tentò di rassicurarla.
Wendy scosse la testa, ancora più afflitta.
- Non ho paura di non tornare, quello che mi terrorizza è il mio potere - disse angosciata.
- Il tuo potere? - chiese Sandy - Perché? -
- So che il tuo potere non ti spaventa, perché è caldo, è buono: lo leggo nella tua testa. Ma il mio potere è come freddo, egoista... mi fa paura - fece confusa la ragazza.
- Non capisco... come è possibile che sia diverso da te? - Sandy aveva uno sguardo smarrito.
- E se non fosse diverso da me? Se io in realtà fossi così e ora mi stessi avvicinando alla mia vera natura? - la ragazza tratteneva a stento le lacrime.
- Proiettami la sensazione del tuo potere - le disse Sandy - così capirò cosa intendi -
- No! - esclamò severamente Wendy, tanto che l’altra ragazza rimase mortificata.
- Scusa Sandy, ma è davvero una sensazione spiacevole - si giustificò della reazione.
- La pianti di preoccuparti sempre di tutto e vuoi fidarti di me? - Sandy tirò fuori una grinta a cui nessuna delle due era abituata.
- Ok - sospirò Wendy - ma sappi che io non vorrei provare certe cose -.
La ragazza si concentrò ed espanse la sua proiezione mentale colpendo Sandy, che ebbe un cedimento sulle ginocchia.
La ragazza bionda spalancò i grandi occhi verdi, pieni di panico, mentre vedeva nella mente ciò che Wendy non avrebbe voluto mostrarle.
- Scusami, scusami - la supplicò la Portatrice dell’Aria - non avrei dovuto accontentarti -.
Sandy la scrutò determinata.
- No, hai fatto bene. Hai ragione: è terribile! - la Portatrice della Terra era pallida in volto. Chiuse gli occhi e inspirò profondamente. Il bosco fece un suono come scosso da una lieve brezza, ma l’aria intorno alle due ragazze era ferma.
- Guarda i miei pensieri adesso - le ordinò con calma Sandy.
Wendy operò in silenzio la legimanzia e avvampò di timidezza leggendo i pensieri dell’amica.
- Tu sei questa persona, non quella che mi hai mostrato poco fa, non lo devi dimenticare! - gli intensi occhi verdi incontrarono quelli castano-scuro, riempiendoli di conforto.
- Il tuo potere è molto bello, Sandy - sospirò la ragazza.
- La creazione come la distruzione fanno parte della stessa medaglia, Wendy - la guardò ferma e saggia - ma tu devi portare un fardello molto più grave del mio e di quello di Walter -
- Anche Raymond ha la metà distruttiva, vero? - domandò Wendy, sicura della risposta.
- Sì, ma lui, al contrario di te, ne è esaltato -
- Ne sei sicura?- chiese stupita ed esterrefatta Wendy.
- Tu puoi leggere i pensieri, ma io posso sentire le emozioni. Prima non capivo cosa provasse Ray, ma ora che mi hai mostrato i tuoi pensieri, lo so con certezza. E ti assicuro che le emozioni che sento provenire da Raymond non mi piacciono -
- Cosa prova? -
- Quello che provi tu, ma se in te è repulsione, in lui è attrazione. Desidera privare della vita qualcuno, solo per il gusto di poterlo fare - lo sguardo di Sandy era grave.
- Zio Luke ha ragione i Quattro Poteri devono essere fermati, o almeno due di essi! - Wendy si riscosse dal suo stato vacuo, forse aveva acquistato una nuova determinazione.
- Non penserai a niente di auto-distruttivo - la guardò con un secco rimprovero.
- Non lo so, ma in qualche modo devo fermarli! - rispose secca Wendy.

Continua


domenica 20 aprile 2014

Chi la fa l'aspetti

Introduzione alla Fan Fiction 

Questa Fan Fiction è strettamente legata al 7° libro di Harry Potter, quindi a coloro che non l’hanno ancora letto sconsiglio caldamente la lettura. L’universo in cui è ambientata l’intera vicenda e moltissimi personaggi che la animano sono opera della straordinaria Rowling, che ha saputo creare un mondo affascinante e ricco di spunti così originali da riuscire a scatenare l’immaginazione dei suoi affezionati lettori, tuttavia ho voluto narrare una storia che non avesse come protagonisti gli stessi creati da questa autrice fantastica, ma di nuovi nati comunque per diretta ispirazione.

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Immagine da web

Chi la fa l’aspetti

- Allora, mia cara, te la sentiresti di provare - fece cortese Olivander.
Wendy aveva ascoltato attentamente cosa il fabbricante di bacchetta volesse da lei. La ragazza non rispose, ma stette zitta a contemplare il proprio riflesso in un lungo specchio posto di fronte a lei.
Dall’altra parte dello specchio Emily Emberce e Dolores Umbridge scrutavano la Portatrice dell’Aria.
- E se dovesse smarrirsi nel tentativo? - disse la donna più giovane.
- Poco male, se non fa rinvenire il Custode a poco ci serve questa generazione di Portatori, dovremmo comunque aspettare la prossima... - rispose con cortesia la Umbridge, quasi parlasse del tempo.
- Ma gli altri poteri sarebbero indeboliti dall’assenza di uno di loro -
- Deboli o forti sono inutili se non si uniscono - fece con un tono più secco la donna più anziana.
- Sembra quasi che in fondo non ti dispiacerebbe se quella ragazza si perdesse oltre il velo -
- Non dire sciocchezze - rise la donna - desidero che la missione sia portata a termine quanto te, ma se dovesse rifiutare... -
- Accetto - la voce di Wendy dall’altra parte dello specchio interruppe bruscamente la conversazione delle due donne.
- Tuo padre ne sarebbe fiero - fece con gioia Olivander - ora te lo posso dire perché non mi sembra più di condizionarti, ma sono così felice all’idea di poter far tornare tuo padre -.
- Olivander sarebbe in grado di convincere anche me - commentò Emily.
- Non è un bugiardo, crede davvero a quanto dice - spiegò Dolores.
- Posso ritirarmi ora - chiese Wendy.
- Si vai pure, mia cara, per te comincerà un duro allenamento - la congedò l’uomo.

Wendy si chiuse nella sua stanza, precipitandosi allo scrittoio. Vergò velocemente queste parole su un piccolo biglietto di pergamena: “Ho bisogno di vederti, al più presto. NSW”.
Alzò gli occhi e sospirò nello specchio davanti a lei.
- Nat -.
La ragazza salì in guferia.
- Vorrei sapere per quale motivo, ogni volta che devo spedire un messaggio non trovo mai Lio! - disse tra sé la ragazza visibilmente seccata.
Si affacciò agli archi che davano sul grande parco della tenuta Umbridge ed emise un lungo fischio, ma il grosso pennuto antracite non comparve.
- Perché non usi uno tra le decine di gufi degli zii - rispose una voce calma alle sue spalle.
- Ormai uso sempre un altro pennuto - rispose seccata - ma ho il mio gufo e vorrei poterlo usare quando ne ho voglia - Wendy sembrava una bambina viziata.
Ray per niente infastidito dai capricci della ragazza le prese la mano.
- Lio è solo un po’ vecchio e ha bisogno di più riposo, ti comprerò un gufo tutto tuo e terrai Lio come famiglio, solo per compagnia -
- A volte vorrei che le cose non cambiassero - fece pensierosa.
- Non starai pensando ancora a Nat? - disse quasi scontroso il ragazzo.
- Cosa c’entra Nat? -
- Al contrario di lui, io vorrei che le cose tra voi tornassero esattamente come prima, quando eravate amici, almeno tu non ti tormenteresti per quell’idiota -
- Che sciocchezze, non stavo pensando a niente di simile - rispose a tono la ragazza.
- Sul serio? Allora mandiamo il tuo messaggio, a chi lo devi mandare? - fece con curiosità pratica.
- A Sandy - rispose Wendy - volevo parlarle di una cosa che mi ha chiesto Olivander -
- So cosa ti ha chiesto Olivander - disse il ragazzo prendendo il messaggio di Wendy e legandolo alla zampa di una civetta.
- So che lo sai - sorrise Wendy - mi servirà tutto l’aiuto dei Poteri -
- Sei spaventata? - le chiese guardandola con apprensione.
- Molto -
- Sai per non smarrirti là dentro dovresti creare un legame emotivo più forte con chi ti aspetterà da questa parte - sorrise Ray in modo fascinoso.
- Che intendi dire - chiese Wendy, sinceramente smarrita.
- Questo... -
Raymond strinse le mani intorno alla vita di Wendy, avvicinandone il corpo contro di sé e abbassando le sue labbra su quelle della ragazza.
Improvvisamente un fruscio d’ali e Lio si trovò davanti ai due ragazzi.
- Eccoti, Lio! Ti cercavo, dove eri finito? - fece Wendy tra lo stupito e l’euforico.
- Già, ce lo chiedevamo... - disse Raymond decisamente stizzito.
- Vorrei sapere dove te ne sparisci ultimamente - lo riproverò affettuosamente Wendy - e non arruffare le piume con me, sei ingiustificabile! -
- Vi lascio alla rimpatriata... Ci vediamo domani Wendy, magari riprenderemo il discorso - la stuzzicò.
- Ciao Raymond - la ragazza lo salutò con noncuranza, presa dal suo gufo.
Wendy aspettò che Raymond scendesse tutte le scale e poi si tuffò ad abbracciare il suo pennuto.
- Tu sei il gufo più bravo, intelligente e amabile che esista -.
Il gufo sembrava quasi spaventato, ma felice di aver aiutato la sua padroncina.
- Ma perché ha tirato fuori Nat? - rifletté a bassa voce la ragazza, guardando il punto dove era sparito il suo ospite.
Ray era entrato in una delle stanze segrete della casa, dove erano riuniti i membri della Setta.
- Come vi è sfuggito quello stupido animale? - chiese il ragazzo sgarbatamente.
- Aveva mandato il messaggio e si chiedeva dov’era, non ci aspettavamo che vi interrompesse... - si giustificò Emily dispiaciuta.
- Allora quel messaggio per Sandy? - Ray continuò contrariato.
- A quanto pare vuole confrontarsi con la Portatrice della Terra sul recupero del padre - spiegò Olivander.
- Speriamo che quella ragazza non la dissuada -
- Emily cara, te l’ho già spiegato: l’Aria rappresenta la volontà dei Quattro e nessun altro potere la può dissuadere, la Terra invece ne è il cuore, anzi... questo confronto le farà bene perché le potrebbe offrire un po’ di coraggio in più e di spirito di sacrificio per suo padre - concluse il fabbricante.
- Io preferirei averla vicino e non mandarla a chiacchierare con Sandy, specie della scuola -
- Che c’è Ray? Credi che pensi ancora a quel ragazzo? -
- L’hai sentita tu stessa sospirare il suo nome in camera sua! - fece stizzito il ragazzo rosso.
- Ehm! Sarebbe difficile procurarsi un capello di quel ragazzo? - chiese sorridendo la Umbridge.
- No, me ne occupo io - anche Ray sorrise in risposta.

Le due ragazze Portatrici erano nel grande terrazzo di Villa Field.
- È successo qualcosa di grave, dal tuo messaggio sembrava di sì... -
- Olivander mi ha spiegato che potrei riuscire a recuperare la vita di mio padre -
- Cosa? Come? - fece strabiliata la ragazza.
- C’è una specie di velo nell’ufficio dei Misteri, al Ministero della Magia, oltre il quale ci sono le anime di coloro il cui corpo è ancora in vita, come quello di mio padre -
- Perché non è stato risvegliato prima? - chiese con sospetto Sandy.
- Perché nessun mago o babbano può oltrepassare quel velo senza morire - fece cupa Wendy.
- E allora... -
- A quanto sembra il Potere dell’Aria è tanto potente che potrebbe spingere la Legimanzia oltre il velo e io potrei convincere l’anima di mio padre a tornare al di qua del velo -
- Ma l’anima di tuo padre non è stata - e Sandy la guardò preoccupata - divorata dai Dissenatori? -
- Infatti le anime morte vengono proiettate dietro questo velo, diciamo che funziona all’inverso dei fantasmi. L’anima dei fantasmi è ancora qui, ma il loro corpo è scomparso. I corpi sono corruttibili e scompaiono da morti. Se invece i corpi sono vivi, le anime, che sono eterne e non possono scomparire, sono trascinate in quella sorta di limbo oltre il velo -
- Terribile! - fece inorridita la ragazza bionda.
- Già! - sospirò Wendy.
- E tu cosa intendi fare? -
- Andrò a recuperare l’anima di mio padre è ovvio! -
- Eppure mi nascondi qualcosa, se fosse tutto così facile, come un incantesimo di legimanzia, perché saresti così spaventata -
- Comincio a non sopportare più la sensibilità emotiva della Terra... - commentò con un sorrisetto la ragazza.
- ... e il mio personale intuito femminile! - scherzò l’altra - Allora qual è l’inghippo? -
- Potrei perdermi... il mio pensiero oltre il velo in mezzo a tutta quell’emotività disperata e senza senso potrebbe perdersi -
- Saresti come dissennata? - fece Sandy sempre più inorridita - No, non puoi andare laggiù -.
- Mio padre è laggiù Sandy e io potrei salvarlo, come potrei continuare a vivere sapendo una cosa simile? - spiegò la ragazza fissandosi le mani in grembo.
- Come posso aiutarti? - sospirò l’amica.
Wendy le sorrise e scrisse un appunto su un pezzo di carta che passò alla ragazza.
“Mi controllano, ascoltano le mie conversazioni e sanno sempre dove mi trovo. Distruggilo”.
Sandy la guardò con aria interrogativa e si guardò intorno.
- Tu devi solo starmi vicina - la distrasse Wendy dall’atteggiamento sospetto che aveva assunto.
- Ma lo vuoi fare anche se ... - e bruciò il bigliettino che le aveva passato.
- È mio padre! - la guardò con una sorta di rimprovero.
- Vorrei fare qualcosa di più in questo frangente - fece con uno sguardo d’intesa.
- Credo che Olivander abbia pensato ad allenamenti extra per i “Quattro Poteri” - intanto scrisse su un altro foglietto senza farsi scorgere.
“Devo parlare con Nat”.
- Allenamenti extra? - chiese Sandy, leggendo il biglietto e scrivendo “Come? Se ti controllano?”.
- Sì, mi spiace costringerti a lavorare durante le vacanze - Wendy lesse e rispose “Dobbiamo studiare un modo”.
- Figurati, è un piacere - e incendiò il biglietto.
- Grazie - rispose Wendy, lanciandole uno sguardo di acceso ringraziamento.

Gli allenamenti non cominciarono il giorno seguente, come invece si aspettava Wendy. Il ritardo venne attribuito all’assenza di Raymond, a Londra per un paio di giorni.
La Portatrice dell’Aria era impaziente di mettersi alla prova con il nuovo incantesimo, ormai sentiva l’impellenza di salvare il padre, ora che sapeva di potervi riuscire.
- Perchè non comincia a istruirmi sulla Legimanzia da sola - chiese la ragazza al maestro.
- Meglio che ci siano tutti i Poteri presenti, sarà più facile e veloce - rispose il vecchio sorridendo.
- Wendy cara c’è una visita per te - li interruppe la cugina Emily.
- È Sandy? - fece contenta la ragazza.
- No, è un ragazzo, non l’ho mai visto - fece pensierosa la donna.
Wendy scese nella sala dove un alto ragazzo castano attendeva, dando le spalle all’ingresso.
- Salve - fece timidamente la ragazza entrando nell’ampio salone luminoso.
- Buongiorno Locke! - rispose Nat.
Wendy era a bocca aperta, sbalordita.
- Che ci fai qui? - si riscosse.
- Bell’accoglienza per un compagno di Casa che non vedi dalla fine della scuola - rispose Nat.
- Wendy cara vi ho fatto servire il tè in terrazzo - sorrise Emily.
- Grazie mille - si rivolse la ragazza non riuscendo a togliere gli occhi dall’amico.
I due uscirono e presero posto nelle poltrone in vimini dalle eleganti linee un po’ barocche.
- Sono sconvolta, non mi aspettavo una visita -
- Oh, sì! È vero Wendy, non ti ho più risposto - fece con tono un po’ superbo e superficiale - ma ho avuto un po’ da fare e quindi, anzi in realtà non posso trattenermi tanto... -
- E perché tutto ad un tratto sei venuto a trovarmi, grazie Blessy - Wendy fece un sorriso cortese all’elfa che le stava servendo il tè.
- Mi ha chiesto Emberce di venire a trovarti - rispose Nat con noncuranza, ignorando la creatura bitorzoluta che gli porgeva la tazza.
- Ray? -
- Sì, mi ha detto che ti avrebbe fatto molto piacere vedermi e non mi tiro indietro ai desideri di una ragazza - le sorrise sfrontato.
- È stato cortese - fece sorridendo la ragazza.
- Sì - confermò il ragazzo - cosa mi racconti, come ti trovi qui? -
- Molto bene, i cugini di mio padre sono persone adorabili e devo rivelare che mi viziano in tutto - fece Wendy con il tono da bambina capricciosa e compiaciuta che adoperava conversando con i suoi cugini.
- Vedo - assentì Nat - Wendy facciamo due passi per il parco? - propose.
- Sì -.
La ragazza illustrava all’ospite i pregi della Villa e delle piante del parco.
- Perché volevi vedermi? - la interruppe Nat con un tono quasi seccato.
- C’eravamo detti che saremmo rimasti in contatto - chiarì Wendy con un tono imbarazzato.
- Sai, Wendy, sono tornato con Demelza - fece Nat con tono freddo e distaccato - lei nutre un’alta stima di te ma è un po’ gelosa, quindi non credo che ci rivedremo spesso -
- Con Demelza? - fece Wendy in un tono un po’ cupo.
- Sì, credo che sia la ragazza perfetta per me - si crogiolò il ragazzo.
- È una bravissima ragazza - annuì Wendy un po’ forzatamente.
Al ritorno alla villa, Wendy era pensierosa.
- A cosa stai pensando? - chiese Nat.
- Pensavo a Ray: è stato proprio carino a chiederti di venire a trovarmi -
- Pensa mi è comparso davanti all’improvviso con questa richiesta, quasi fosse una preghiera, quando gli ho promesso che ci avrei pensato è sparito, non ha voluto sapere altro da me -
- Quindi non sapeva nulla di Demelza - disse Wendy con mezzo sorrisetto.
- Assolutamente - confermò con sicurezza Nat.
Wendy gli fece un largo sorriso di cortesia.
- Mi ha fatto proprio bene vederti, Nat. Salutami Demelza! Spero di vedervi presto entrambi -
- Proverò a convincere la mia Melzina - fece Nat in tono affettuoso e sognante.
Wendy si sforzò di mantenersi composta e lo salutò.
- Allora Wendy cara è andato via il tuo amico? - le chiese interessata Emily.
- Adesso, adesso - sospirò Wendy.
- Sei stata felice di rivederlo? -
- Diciamo che mi ha chiarito un grosso dubbio - le sorrise forzatamente la ragazza.
- Cugina posso invitare qui Sandy in vista dei nuovi allenamenti? -
- Certo Wendy cara, sai che adoro quella ragazza. Non vuoi invitare anche Walter? -
- Giusto, anche Walter! Grazie, siete sempre così gentili con me. Ora credo che mi ritirerò in camera mia, sono un po’ stanca -
- Oh, certo vai pure cara - la salutò la donna. Quando la ragazza sparì dalla cima delle scale si dileguò anche il dolce sorriso affettato sul volto della zia di Raymond per lasciare posto ad un ghigno diabolico.
Wendy era in camera sua pensierosa. Sfogliava senza troppa attenzione il libro di Pozioni. Presa da un pensiero si fermò alla pagina della pozione Polisucco. Sorrise con distrazione e dopo qualche minuto scrisse un biglietto.
“Cara Sandy,
la cugina Emily mi ha dato il permesso di invitarti qui per qualche giorno, ricordi gli allenamenti di cui abbiamo parlato? Inoltre ho bisogno di raccontarti nei particolari un’altra faccenda. Ti ricordi i dubbi che avevamo su Nat? Ho risolto tutto!
A presto.
NSW”

I membri storici della “Setta dei Quattro Poteri” rimasero delusi dal fatto che Wendy, benché avesse da subito padroneggiato l’Occlumanzia, impiegasse tanto tempo ad apprendere la Legimanzia, al contrario di Walter che diede subito ottimi risultati. Olivander tendeva a giustificarla agli occhi dei suoi soci, dicendo che le ultime emozioni con cui l’avevano tempestata, l’avevano confusa e distratta. In realtà la ragazza aveva appreso l’incantesimo immediatamente, ma fingendo di non riuscire a padroneggiarlo otteneva due risultati. Da un lato prendeva tempo, dall’altro tentava di leggere i pensieri di Olivander e dei suoi cugini a loro insaputa, per cogliere qualche ricordo che li incastrasse, ma senza successo.
Questo avrebbe potuto finalmente convincere la ragazza dell’innocenza nelle intenzioni del suo maestro e dei suoi tutori, ma Wendy aveva anche notato chiari salti temporali nei loro pensieri. Per lei fu l’evidente prova che essi togliessero dalla loro mente i ricordi pericolosi al cospetto dei due legimente e quindi che avessero indubbiamente qualcosa da nascondere.
Il giorno seguente alla visita di Nat tornò Raymond.
- Ciao Ray! - lo salutò entusiasta Wendy - Sai chi è venuto a trovarmi? Nat! -
- Alla fine è venuto, allora? - chiese Raymond ridondante - Vedo che ne sei contenta -
- Mi ha fatto piacere chiarirmi con lui, dopotutto durante il periodo della scuola eravamo stati molto amici -
- E adesso? - fece sereno e tranquillo il ragazzo.
- Diciamo che non siamo più così affiatati, ma siamo in rapporti cordiali - rispose Wendy.
- E ti basta? - chiese Ray, facendosi più interessato.
- Credo proprio che lo faremo bastare - fece scherzosa e rilassata la ragazza.
Raymond la guardò con intensità e calore, tanto che Wendy arrossì.
- Cambiando discorso, dovrebbero venire anche Walter e Sandy. Finalmente cominceremo i famosi allenamenti di Legimanzia! - disse Wendy con ritrovato entusiasmo – Oh ciao Sandy! -
- Ciao Wendy! - rispose al saluto la bionda ragazza dei Tassorosso, accompagnata dalla padrona di casa.
- Wendy cara - la cugina Emily richiamò la ragazza - hai lasciato questo in bagno - e le restituì il ciondolo con impresso il suo nome d’infanzia: “Nicolas”.
- Oh, grazie! - rispose grata la ragazza - Dove l’avevo dimenticato? -
- Sul lavabo del bagno vicino alla serra - le sorrise Emily.
- Che testa! Mi sono rinfrescata il viso e il collo dalla calura e l’ho lasciato lì. Scusa Emily -
- Di niente, cara - e la donna si allontanò.
Wendy si voltò un po’ sconvolta verso l’amica.
- Sandy ti ho mai fatto vedere il mio posto preferito nel parco? - fece con entusiasmo, ignorando Ray.
- Il roseto? - chiese l’amica.
- No, è un posto nuovo, me l’ha fatto scoprire ieri Walter. Te lo mostro subito, scusaci Ray, ma devo anche parlarle di cose da ragazze – fece un gran sorriso prendendo Sandy per mano.
Ray non fece in tempo a ribattere che le due amiche erano uscite nel Parco.
Wendy guidò l’amica nel boschetto di aceri, qui si fermò in una piccola radura con due tronchi riversi. Si sedette su uno di essi e, mentre Sandy si accomodava al suo fianco, si levò il ciondolo, appoggiandolo accanto a dove si era appena seduta.
- Ti va di stare qui un po’ in silenzio ad ascoltare la natura? - fece sognante Wendy.
- Certo - rispose tranquilla la ragazza, cominciandosi a rilassare.
Invece Wendy si alzò di scatto e, prendendo la mano dell’amica, la condusse silenziosamente in un altro luogo. Una grande pianta ombreggiava tutta la zona ricoperta da felci, che si affacciavano su uno specchio di acqua purissima.
- Ok, eccoci -
- Bellissimo questo posto -
- E soprattutto lontano da orecchie indiscrete - sorrise Wendy.
- Come puoi esserne sicura? - sussurrò la ragazza prudente.
- Ho chiesto a Walter di cercare con lo spioscopio un luogo del parco che fosse sicuro - e indicò un piccolo spioscopio immobile su una roccia - lui non è seguito e pedinato come me... -
- Come sei riuscita a chiederlo, altri bigliettini? - la interruppe ammirata Sandy.
- No, non posso usarne troppi: potrei diventare sospetta. Tra due legimente comunicare in segreto è molto facile. Per questo motivo, penso, hanno aspettato tanto ad insegnarmelo - ammiccò la ragazza.
- Perché la scenetta nel bosco degli aceri? -
- Emily nel ridarmi il mio ciondolo ha pensato “Guarda di non perdertelo stupida ragazzina” e poi le sono passate nella mente una serie di immagini, che mi hanno suggerito l’idea che loro sanno dove mi trovo per via di quel ciondolo -
- Una specie di segnalatore della tua posizione... - rifletté Sandy - Pensi che riescano a sentire anche quello che dici? -
- Forse, la prudenza non è mai troppa! Ecco come hanno fatto a rintracciare mio padre in passato! - e meditò ancora - Anche se deve essere a corto raggio: ricordi alla tua festa? Lo indossavo ma forse non potevano raggiungermi fin lì. Ci è andata bene! - poi aggiunse - Allora domani andrai a Londra, vorrei venire con voi -
- Se tu potessi venire con noi, sarebbe tutto molto più semplice - ammiccò Sandy.
- Vi aspetterò con ansia - fece Wendy visibilmente agitata.
- Speriamo solo che tu abbia ragione sulla Pozione Polisucco - sottolineò l’amica.
- Non temere, ne sono assolutamente certa. È un grande pozionista! - rispose sicura Wendy - E ora torniamo al ciondolo, prima che qualcuno ci venga a cercare -.

Sandy e Walter erano andati insieme a Londra per degli acquisti e per svagarsi un po’. Wendy era stata convinta a non seguirli per non smarrire la propria concentrazione, un po’ troppo altalenante in questo periodo.
- Sai una cosa Ray - ruppe il silenzio Wendy - non appena arriverà Walter voglio parlargli chiaramente -
- Riguardo a cosa? - fece incuriosito il ragazzo.
- Riguardo a Sandy... - spiegò la ragazza - vorrei che loro due formassero una coppia, stanno bene insieme, per questo non ho insistito per andare con loro -
- E Lisa? - fece stupito il ragazzo.
- Lisa non è una Portatrice, non potrebbe mai capire Walter come lo capisce Sandy - rispose Wendy in un tono molto “rayniano”.
- Vuoi forse dire che noi...? - fece stupefatto Raymond.
- Mi pare chiaro! - gli sorrise Wendy un po’ maliziosamente - Però, Ray, ricordati che io devo mantenermi concentrata, quindi sarà meglio per tutti se non mi perdo in distrazioni - sospirò un po’ languidamente.
- Sarà difficile - fece un sorriso spavaldo e sornione il ragazzo - ma mi impegnerò, almeno fino a quando non avrai liberato tuo padre... - promise Ray.
- Siamo d’accordo - sorrise tranquilla - Sono tornati! - esclamò la ragazza.
- Ciao Wendy, ciao Ray! -
- Ciao ragazzi! - li accolse Wendy - Vi siete divertiti? -
- Molto! Peccato non sei venuta Wendy, ti saresti divertita - la ragazza appoggiò con un tocco di bacchetta le decine di buste che aveva con sé.
- Emily ci ha fatto preparare il tè - disse Ray.
I ragazzi seguirono l’adolescente rosso, prendendo posto sul bel terrazzo di Villa Umbridge. Si scambiarono chiacchiere riguardo Londra e alla sua rinascita dopo la caduta di Tu-Sai-Chi per una mezz’oretta. Ad un certo punto Walter guardò preoccupato il suo orologio magico.
- Fra un po’ devo tornare a casa, ho dovuto sbrigare un paio di commissioni per i miei -
- Prima ti andrebbe di fare due chiacchiere con me nel parco? - gli chiese Wendy.
- D’accordo - fece incuriosito l’altro Portatore.
- Io sono a pezzi e andrò subito a farmi un bagno caldo! - decise la ragazza bionda.
- Io andrò a casa subito, invece - disse Raymond - Vado a salutare gli zii -.
- Vieni Walter - Wendy invitò il ragazzo a seguirlo.
Si ritrovarono nella radura degli aceri. Wendy appoggiò il suo ciondolo vicino ad un pappagallino magico che cominciò a parlare con la sua voce e con quella di Walter.
Poi entrambi i ragazzi si allontanarono, giungendo allo specchio di acqua sorgiva, circondato da floride felci.
- Allora? Sei proprio tu Nat? - chiese la ragazza a Walter.
- Fra dieci minuti scoprirai che sono proprio io! Temevo che quel tè durasse in eterno - rise il ragazzo, in un modo molto più allegro e spensierato del giovane Walter.
- Avrei scommesso che avresti avuto a casa una scorta di Pozione Polisucco! Sapevo che ti saresti messo alla prova, facendola! -
- Sono o no il più giovane e straordinario pozionista che tu abbia incontrato, Knightly? -
- Sicuramente il più vanitoso! - rispose a tono la ragazza.
- Ah! È così che si trattano gli amici che rischiano tanto solo per poterti parlare - fece falsamente offeso il ragazzo.
- Che sciocco è stato Ray! - esclamò la ragazza guardando l'amico.
- Su questo sono d’accordo a priori, anche se non so a cosa tu ti riferisca in particolare! - Nat fece la sua occhiata ironica, con i lineamenti di Walter, che però cominciavano a scomparire.
- Ha commesso un sacco di errori, quando ha preso le tue sembianze, però mi ha suggerito il modo per incontrarti - fece saccente Wendy.
- Errori? - chiese l’altro.
- Prima di tutto tu non mi hai mai chiamato per nome, mai “Locke” e mai e poi mai “Wendy”, neanche quando sapevi che erano il mio vero nome. Secondo, non mi permetteresti di fare un complimento a Ray... -
- Come se lo meritasse - fece Nat, con un tono e una voce che diventava sempre più suo.
- Terzo - Wendy continuò persa nel proprio discorso - tu hai una mimica facciale completamente diversa, tieni sempre gli occhi fissi su quello che guardi, non hai gli occhi sfuggenti come i miei o quelli di Raymond. Alzi sempre il sopracciglio destro, quando fai una battuta sulle ragazze. Muovi le mani in modo diverso, tracciando sempre dei piccoli semicerchi quando parli. Saluti sempre gli elfi domestici, quando li incontri. E poi tu mi hai sempre guardato in un altro modo che... - la ragazza aveva alzato gli occhi e incontrato lo sguardo nocciola di Nat, che aveva soppiantato quello cobalto di Walter.
- Ecco, con quello sguardo - la ragazza tentò di smorzare la tensione con un tocco di ironia.
- Sono preoccupato, Knightly, molto preoccupato! - la scrutò il ragazzo - Tu che sei seguita e ascoltata ovunque, praticamente prigioniera. Ray che si trasforma in me per plagiarti. Devi andartene da qui! -
- Non posso, ti ricordo che ho chiesto asilo politico e loro sono i miei tutori! -
- Luke è il tuo parente più prossimo, se solo potesse farsi avanti -
- Devi dire a Luke che presto farò tornare indietro mio padre -
- Tuo padre è morto - protestò Nat.
- È vivo! È stato dissennato, ma questo Luke non poteva saperlo -
- Come puoi riportarlo indietro? -
- È una storia lunga... diciamo solo che sono la Portatrice dell’Aria e sono sua figlia - tagliò corto la ragazza.
- È pericoloso? - chiese Nat stringendole lo sguardo addosso, dubbioso.
- È Legimanzia avanzata, niente di particolare - mentì Wendy.
- Hai la stessa espressione di quando mi parlavi di Ann, mi stai raccontando un’altra frottola? - fece un po’ alterato Nat.
Wendy abbassò il capo.
- È un po’ pericoloso, ma lui è mio padre, Nat - lo guardò con un’espressione implorante.
- Posso riuscire a farti cambiare idea? - chiese pratico Nat.
- Credo proprio di no - fece risoluta la ragazza.
- Posso fare qualcosa per aiutarti a uscirne illesa? - domandò il ragazzo insistente.
Wendy lo guardò e arrossì violentemente, forse ripensava a cosa Raymond le aveva detto in guferia.
- Cosa posso fare? - la incalzò Nat - Sicuramente c’è qualcosa, altrimenti non saresti diventata la copia timida di un peperone rosso. Io potrei fare qualcosa che però ti imbarazza chiedermi - fece sornione Nat, con il suo sguardo furbo.
- Allora cos’è? - insistette.
Wendy taceva, cercando di mantenersi calma e di recuperare il suo colore naturale. Nat le si avvicinò, guardandola seriamente.
- Non fare la bambina! Sono qui, significa che tengo a te, no? Pensi che abbia paura ad affrontare qualche pericolo? - la guardava da vicino quasi a volerle leggere nello sguardo cosa poteva fare per aiutarla.
- Davvero vuoi fare qualcosa? - le chiese timida la ragazza.
- Sono qui - ripeté - perché sarei venuto, se no? -
- Allora fermami se non sei d’accordo? - detto questo chiuse gli occhi, cercando di riempire lo spazio tra il suo e il profilo del ragazzo.
Nat, sebbene sorpreso, favorì il movimento della ragazza. I due si baciarono a fior di labbra.
Le braccia di Nat sulla schiena di Wendy. Le mani di Wendy intorno alla nuca di Nat. Ancora un bacio e un altro. Si separarono molto lentamente, sciogliendosi dall’abbraccio.
- È un piacere darti una mano, chiedimi pure tutto l’aiuto che ti serve - scherzò Nat.
Wendy era ancora rossa in viso, decisamente imbarazzata della propria spavalderia.
- E non osare chiedere aiuto ad altre persone - cercò di farla ridere Nat.
Wendy abbassò lo sguardo colpevole e confessò.
- Ho dovuto fare la smorfiosa con Raymond, per tenerlo a debita distanza per un po’ - Nat grugnì - ma appena avremo liberato mio padre si farà avanti. È ovvio che vogliano unire sentimentalmente i Quattro Poteri -
- Ci inventeremo qualcosa, possibilmente di doloroso, per tenerti lontano quel tipo - fece seccato Nat.
Wendy sorrise finalmente.
- Come ti dovrò chiamare, adesso? Wendy lo escludo - si domandò Nat.
- Una volta mi hai chiamato Nicky, dopo il Crucio di Carrow. Stavo malissimo, ma il fatto che tu mi avessi chiamato Nicky, per un istante mi aveva fatto star meglio - ricordò trepida la ragazza.
- Ok, Nicky - lo disse con molta dolcezza.
- Dobbiamo andare: la registrazione sta per finire - disse di nuovo arrossita, controllando il suo orologio magico.
- Accidenti ti avrei aiutato volentieri un altro po’ - fece scherzosamente sconsolato Nat, preparandosi a bere la fialetta di Pozione Polisucco. Wendy lo fermò con un altro bacio.
- Mi sei mancato, mi mancherai ancora - allontanò il viso da un Nat decisamente sorpreso.
- Adesso bevi -.

Continua...

lunedì 14 aprile 2014

Chi sono i nemici?

Introduzione alla Fan Fiction 

Questa Fan Fiction è strettamente legata al 7° libro di Harry Potter, quindi a coloro che non l’hanno ancora letto sconsiglio caldamente la lettura. L’universo in cui è ambientata l’intera vicenda e moltissimi personaggi che la animano sono opera della straordinaria Rowling, che ha saputo creare un mondo affascinante e ricco di spunti così originali da riuscire a scatenare l’immaginazione dei suoi affezionati lettori, tuttavia ho voluto narrare una storia che non avesse come protagonisti gli stessi creati da questa autrice fantastica, ma di nuovi nati comunque per diretta ispirazione.

Leggi il I capitolo

Leggi il capitolo precedente


Immagine dal web


Chi sono i nemici?

- Sono contenta di stare da te qualche giorno, c’è un po’ di tensione dai cugini - fece riconoscente Wendy, mentre giocava sul pavimento con il gatto dell’amica.
- Anch’io sono felice di averti qui, a parte Walter ogni tanto, non è che abbia grandi conversazioni - rispose Sandy, spiegando un ampio abito ottocentesco.
- Pensavo di trovare anche Lisa stasera -
- Strano, non te l’ha detto? -
- Cosa? -
- Lisa parte sempre appena rientra da Hogwarts, se ne va con i suoi su un’isoletta del pacifico “Per una tintarella adatta” - imitò l’amica, Wendy rise.
- E Nat è partito anche lui - continuò con noncuranza la ragazza castana.
- No, lui è qui - rispose con altrettanta noncuranza Sandy, mentre lisciava con la mano i merletti sul corpetto.
- Non è bellissimo - fece entusiasta la bionda, sbattendo gli occhioni color prato, mentre mostrava l’abito.
- Sì, certo - rispose titubante l’altra - ma non lo dovrò indossare io, vero? -
- No, questo è mio -. Wendy tirò un sospiro.
- Questo è tuo! - e Sandy indicò un abito identico a quello che aveva in mano.
- Come mai uguali? -
- Per la coreografia, un’idea di mia madre, adora le coreografie impeccabili alle feste! -
La smorfia di Wendy palesò chiaramente il suo pensiero.

Il salone centrale di Villa Field era splendente e traboccante di gente. Tutte le signore indossavano abiti di velluto in raso color pervinca, con grandi parrucche bianche dagli ampi boccoli, mentre splendide maschere veneziane nascondevano loro il volto.
Anche gli uomini erano vestiti con giacche e pantaloni blu savoia, orlati di broccato dorato, portavano parrucche mascoline, con codini stretti da un fiocco di raso del medesimo colore della giacca e con il viso celato da maschere altrettanto sfarzose.
Le ragazze invece vestivano tutte di un bel rosso veneziano con merletti e fiocchi, le loro parrucche erano brune a boccoli e anch’esse portavano sul volto maschere elaborate, ma tutte identiche. I ragazzi, che a loro si accompagnavano, vestivano di amaranto, parrucche e maschere simili a quelle degli uomini.
- Ma è meraviglioso! - esclamò Wendy con la voce artefatta dalla maschera, scendendo dal grande scalone centrale.
- Sì, mia madre fa sempre le cose in grande -
- Ora capisco perché parlavi di coreografia -
- Non hai ancora visto il meglio -
- Ciao Raymond! - le due ragazze salutarono in coro uno tra le decine di giovanotti vestiti di amaranto.
- Ciao! Certo che se non foste due Portatrici non vi avrei mai potuto riconoscere tra tutte le altre donzelle, - Ray si guardò intorno - sono proprio curioso di sapere cosa ha in mente tua madre -
- Lo vedrai! - la voce di Sandy rimbombò raggiante - Intanto prendi un sorso di champagne - allungò veloce la mano su un vassoio fluttuante che volteggiava lì vicino, agguantando un bicchiere di cristallo colmo di liquido paglierino e spumeggiante.
- Eccoti Walter! - lo salutò Wendy.
- Ciao - si guardò intorno - sembra una serata davvero perfetta, anch’io ne assaggio un bicchiere, mi fai compagnia Raymond -
- Ne ho appena preso uno - tentò di scansare il ragazzo Serpeverde.
- Suvvia, Ray! Non fare il guastafeste - e Sandy porse un nuovo calice.
- Non ti ho mai vista così emozionata ad una festa di tua madre, Sandy. Questa deve essere speciale -
- Sono felice perché c’è Wendy - la strinse al gomito - stasera le voglio mostrare tutte le meraviglie di questo incredibile e affettato nostro mondo snob! -
- È una buona idea - sorrise Raymond - magari ti aiuterò -
- Vedremo... - le ammiccò Sandy - Questa bevanda è divina vero? Lo producono dei folletti di Champagne per le nostre aziende: è così leggero! - e dicendo questo porse l’ennesimo calice all’amico.

Gli invitati erano giunti tutti e cominciarono le danze.
- Coraggio Wendy ora tocca a noi - la incitò la ragazza tirandola lontano da Raymond - Tu e Walter dovete comporre la fila dall’altro lato.
- Ok! - fece il ragazzo piuttosto su di giri, forse contagiato dall’euforia dell’amica, posando il quarto calice vuoto.
- Sandy io non ballo! - esclamò contrariata Wendy.
- Ma tu non dovrai ballare, devi solo occupare un cerchio rosso -.
Sul bel pavimento di marmo, infatti, erano apparsi cerchi luminosi del colore dei quattro abiti che animavano la serata.
- È un incantesimo stupefacente, credimi! - fece allegra la ragazza, di cui si scorgeva solo il bel verde degli occhi.
Wendy si posizionò sul cerchio con una visibile insicurezza, mentre Sandy si allontanava da lei di un cerchio pervinca alla sua destra, occupandone uno rosso e facendole ampi e rassicuranti gesti.
Partì un gioioso minuetto.
Non era chiaro se si muovessero i cerchi portando con sé i ballerini, o i ballerini portando con sé i cerchi, comunque tutti si mossero in perfetto sincronismo, componendo fantastiche geometrie, esaltate dai quattro colori che si ripetevano in modo ritmico, come in un gigantesco caleidoscopio.
Lo spettacolo era così coinvolgente che anche Wendy non poté fare a meno di allargarsi in un sorriso. Nonostante non avesse passione per la danza, si muoveva aggraziata come tutte le altre ragazze grazie all’incantesimo e ciò l’aveva un po’ rassicurata.
- È lei - la indicò un giovane in amaranto ad un uomo leggermente più alto di lui vestito in Blu savoia.
- Come fai ad esserne così certo? Sono tutte uguali! -
- Fidati! - ammiccò il ragazzo con un tono di spavalderia, mentre sembrava calcolare qualcosa con attenzione. Poi avanzò verso i ballerini con l’aria di uno che voglia saltare al volo su una giostra e disse all’uomo - Aspettami dove d’accordo - detto questo spinse un giovanotto, piuttosto rubicondo, dal proprio cerchio, prendendone il posto.
- Ehi! - protestò questo.
- Mi spiace amico, toccava a me! - gli fece un cenno, mentre l’incantesimo cominciava a farlo muovere in sincrono con gli altri.
Finalmente il ragazzo e Wendy si trovarono di fronte in una serie di giri accoppiati. I palmi delle mani destre appoggiati erano il perno dei loro giri, ma mentre il ragazzo fissava oltre la maschera di lei, Wendy non staccava gli occhi dai suoi piedi, benché sapesse di non essere lei a muoverli con quella armonia. Il ragazzo al di fuori delle mosse indotte le strinse lievemente la mano e la ragazza alzò finalmente lo sguardo negli occhi di lui. Lo fissò piena di meraviglia, mentre lo sguardo di lui sorrise.
Cambio di mano, altri due giri. I due li fecero sempre non staccandosi gli occhi di dosso, lei con uno sguardo interrogativo, lui come divertito. Si separarono, altri giri con altri compagni di danza, ma Wendy rimase con lo sguardo fisso sul misterioso ragazzo, che continuava a fissarla.
Gli archi e il clavicembalo finirono la melodia e tutti, ballerini e spettatori, applaudirono del meraviglioso spettacolo.
Wendy si fece largo tra gli ospiti, cercando di mantenere il contatto visivo, mentre il ragazzo, dopo un ultimo fuggevole sguardo, si allontanava verso l’ampio terrazzo.
- Chiedo scusa, scusate - Wendy si apriva un varco nella folla, mentre Sandy seguiva la scena a distanza.
- Ehi, Sandy! Dov’è finita Wendy?! - fece Raymond, lievemente barcollante.
- Arriverà subito, è andata in bagno, credo che tutti quei volteggi le abbiano fatto venire un po’ il capogiro -
- La capisco, credo che seguirò il suo esempio -
- Sì, bravo! Ti vedo un po’ instabile... i bagni degli uomini sono di là - le indicò Sandy, mentre Ray seguiva barcollando la direzione indicata.

- Mi scusi, ma noi ci conosciamo? - chiese Wendy al ragazzo che aveva seguito sul terrazzo.
- Come dice? - fece il giovane a cui si era rivolta - No, credo di no, lei è dei Malfoy? - il ragazzo alzò la maschera rivelando un pallido volto sconosciuto a Wendy.
- No, non sono dei Malfoy, mi scusi l’avevo scambiata per qualcun altro - Wendy abbassò lo sguardo intristito.
- Nessun problema! Anzi è sempre un modo ingenuo e intrigante per avvicinare sconosciuti alle feste. - le sorrise ammiccante l’altro - Adoro la compagnia che trovo in queste feste è sempre molto “calda” - le si avvicinò con uno strano sguardo.
Wendy arretrò.
- Cercavi me, cara! - fece una voce artefatta da una maschera.
Wendy era incerta, forse non voleva cadere dalla padella alla brace, ma probabilmente pensò che tra un pericolo incerto e uno certo, era meglio il primo.
- Sì, infatti ti avevo scambiato per questo signore -
- Festa divertente e ottimo Brandy spumante, bisogna stare attenti a non berne troppo - sorrise la voce del ragazzo che l’aveva soccorsa, mentre il giovane pallido li superava seccato per tornare alla festa.
Wendy si avvicinò alla balaustra, forse per allontanarsi dal nuovo sconosciuto, e tentò di respirare la lieve brezza estiva.
- La ringrazio dell’intervento tempestivo -
- Veramente ti stavo aspettando - disse il ragazzo sollevando la maschera - Sei tu che non hai visto che stringevo l’angolo - spiegò Nat.
- Allora eri davvero tu! - Wendy non sapeva se credere ai suoi occhi - Come hai fatto a riconoscermi?! -
- Non abbocco più ai tuoi travestimenti, Knightly! - rispose sornione l’altro.
- Non capisco... allora non sei arrabbiato con me? Perchè Sandy non mi ha detto che venivi? Perché non hai risposto alle mie lettere? -
- Quanto mi secca avere sempre ragione - Nat lo disse più verso una statua nell’ombra che a Wendy, poi si volse alla ragazza - Non mi è arrivata nessuna tua lettera e da ciò che mi chiedi immagino che non te ne sia arrivata nessuna delle mie... -
- No! Ma chi... -
- Non lo immagini? Alto, capelli rossi e accento snob, sei sicura di non avere nessuna idea? -
- Ray?E perché lo farebbe... - ma si ammutolì subito.
- Sono grato che ti sia zittita da sola - commentò sarcastico il ragazzo.
- Ma Ray non vive con me - Wendy non notò il moto di sollievo di Nat - non avrebbe potuto intercettare sempre la tua posta -
- Non è il solo che terrebbe lontana una Portatrice da chi non lo è - fece la statua nascosta nell’ombra.
- Ehi, eravamo d’accordo che avresti aspettato! -
- Ti ricordo che non abbiamo tutto questo tempo e abbiamo moltissime cose di cui parlare - replicò quello che invece era un uomo vestito in blu, come gli altri.
- E lui chi è? Lo conosci Nat? - chiese Wendy confusa.
- Ti fidi di me? - Nat prese delicatamente i polsi della ragazza, che ebbe un sussulto.
- Ti fidi vero? - la guardò negli occhi. La ragazza annuì senza capire.
- Sono Luke Locke, tuo zio - rispose l’uomo.
Dal salone provenivano risa e nuove note allegre, qualcuno mandò in pezzi una pila di bicchieri di cristallo, che fu ricostruita in un colpo di bacchetta.
- Nat - Wendy guardò terrorizzata il compagno di Casa, allontanandosi da entrambi gli uomini - Nat, lui ha ucciso i miei genitori - balbettò arretrando mentre cercava la bacchetta tra le pieghe dell’abito.
- No, ascolta ti hanno ingannata - Nat cercò di convincerla.
- Voleva il potere di mio padre, l’ha braccato come un animale - fece con una nota acuta nella voce puntando il dito.
- Te l’avevo detto che avrei dovuto spiegarle prima le cose - il ragazzo rimproverò l’uomo.
- O avanti, Wendy! Non fare la bambina, leggimi nel pensiero e verifica tu stessa, non abbiamo tempo per queste idiozie! -
- Leggere nel pensiero? - chiese Wendy tenendo la bacchetta puntata un po’ su Nat e un po’ sullo zio.
- Ovviamente - bofonchiò Luke spazientito, usando una serie di termini poco aggraziati per definire i membri della setta, arrivando alla conclusione - Non ti hanno insegnato Legimanzia: temevano l’avresti usata su di loro! Che idiota a non pensarlo! - si rimproverò - Sì, Nat, forse avevi ragione era meglio che tu le spiegassi le cose prima -
- Bravo, Luke! Che dici ora è un po’ tardi - replicò Nat con scherno, poi si rivolse a Wendy.
- Ascoltami, basati solo sui fatti, ok? Le mie lettere non ti sono arrivate, giusto? Neppure quelle di Lisa dal Pacifico, immagino? -
Wendy cominciava a recuperare il suo raziocinio, annuendo, Nat continuò.
- Ammesso che Ray abbia escogitato tutto questo solo perché non mi vuole tra i piedi, tu hai in ogni modo sentito una sola campana, giusto? Ora ti propongo di non fare altro che di ascoltare la storia che ti racconterà tuo zio e di tirare le tue conclusioni, ti pare ragionevole? -
- Ragionevole - confermò la ragazza - ma tengo la bacchetta pronta -
- Come se non ne potessi fare a meno - sbuffò Luke, spazientito.
- Ok, sentirò la tua storia e solo perché Nat garantisce per te - fece fredda la ragazza.
- Allora, cominciamo a dire che tuo padre e io siamo nati in una famiglia decisamente invasata! I tuoi nonni, cara Wendy, erano "impazziti", convinti della superiorità della razza pura. Benché i valori della nobiltà e della purezza ci fossero stati indotti fin dalla più tenera età, fortunatamente non attecchirono molto. Tanto più che i compagni di giochi di infanzia di tuo padre erano di parere molto diverso ed ebbero su Lyonel un’influenza maggiore dei severi insegnamenti ricevuti in famiglia. Grazie al cielo tuo padre si intromise parecchio nella mia educazione, facendomi aprire gli occhi sulla realtà delle cose. Comunque per la loro “cattiva influenza” su Lyonel, “certe compagnie” furono allontanate da noi... -
- Chi erano gli amici di infanzia? - interruppe la ragazza.
- È curioso come i fili di una storia si intreccino in un’altra, ma i compagni di giochi di Lyonel erano James Potter e Sirius Black. - Luke sorrise e riprese - Ad ogni modo avendo perso i suoi migliori amici, Lyonel giocò bene la sua parte per mantenere una certa autonomia e si dimostrò allineato con gli ideali del nome che portava. Per capire meglio come stavano le cose, visto che la mia famiglia è maestra di segreti, cercò di dimostrarsi un buon “Custode dei Quattro Poteri” e vedere con i propri occhi dove la pazzia dei miei poteva arrivare -
- Questo è quello che pensi tu, magari papà cambiò idea e diventò Custode perché ne capì l’importanza -
- Oh! Mio Dio! È già diventata un’invasata - Luke alzò gli occhi al cielo. Wendy strinse le labbra contrariata.
- Procediamo con ordine. Abbiamo detto che Lyonel, lontano dalle amicizie, ritornò all’ortodossia del suo sangue, o così credettero i nostri genitori, soprattutto vedendolo entrare nella storica casata dei Serpeverde. A Hogwarts tuo padre si sentì libero dalla famiglia e dal suo destino opprimente, rivide gli amici da cui era stato allontanato e incontrò professori che gli si affezionarono, tra cui Albus Silente. Silente probabilmente conosceva la leggenda dei “Quattro Poteri” e la sua setta, credo che la considerasse poco più che una storiella, ma sapeva che in alcune famiglie era un credo molto presente, per questo fu molto vicino a mio fratello -
- Ma la leggenda è vera -
- Sì, ma Silente non ha mai avuto modo di verificarla: la segretezza è un’arma fondamentale! Inoltre credo che non gli interessasse granché! Comunque Lyonel era intelligente, abile e carismatico e convertì dal suo profondo parte della setta dei Quattro Poteri, creando una frattura al suo interno, specie nei membri più giovani, che si allearono a lui per un progetto grandioso -
- Cioè? - chiese Wendy.
- Quello di spezzare il Potere dei Quattro - fece Luke con un lampo di trionfo.
- Tu vuoi distruggerci - Wendy indietreggiò puntando la bacchetta contro Luke. Anche Nat le si affiancò come se avesse appreso solo ora una bieca verità del suo alleato.
- Calma ragazzi, anche se uccidessi i Quattro Portatori non servirebbe a nulla - fece Luke pratico e leggero, ma i ragazzi si irrigidirono ancora di più in posizione di difesa.
- Andiamo Wendy, non c’è bisogno che ti dica che questo potere è un fardello, lo sai da te! Inoltre tu che sei tanto carina e gentile ti sarai accorta che il tuo potere a volte prende il sopravvento in modo distruttivo. Ti stanno allenando, vero? Tutti i giorni, ne sono sicuro. Più il tuo potere è forte, meno è forte la tua parte umana e i tuoi buoni sentimenti. Il vento è un potere distruttivo come il fuoco, si nutre di ambizione e del gusto della vittoria. È un potere razionale e razionalmente ti porterà a pensare che se tu domini, porterai pace e armonia agli altri. Quello dell’aria è un potere pericoloso, forse il più pericoloso -
- Andiamo Luke, stai esagerando! Lei non farebbe male ad una mosca - replicò Nat.
- Nicolas Susanne no, ne sono convinto, ma tu non immagini quanto possa essere terribile la Portatrice dell’Aria -
- Come pensavate di distruggere il Potere dei Quattro? - si intromise Wendy.
- Quello era il vero problema, alla fine giungemmo alla conclusione che non c’era modo: prima o dopo sarebbero sempre rinati un Custode e quattro Portatori. Allora ci promettemmo di continuare negli anni a istruire nuovi membri della setta alternativa. Essi avrebbero individuato i nuovi Custodi e li avrebbero convinti del pericolo dei Quattro Poteri, così da convincerli a bloccarne i poteri -
- È possibile? - chiese Wendy.
- Il Custode protegge i Portatori, ne unisce il destino, ma può anche bloccarli. Per questo tuo padre venne ucciso, prima di poterlo fare -
- Come venne ucciso mio padre? - chiese Wendy.
- In realtà non lo so. Eravamo scappati nel mondo babbano per fuggire alle persecuzioni della “storica” setta dei Quattro Poteri. Non dovevamo usare i nostri poteri perché la setta è talmente inserita nel Ministero che avrebbe subito rilevato le nostre tracce, quindi ci eravamo dati un appuntamento fisso in un luogo conosciuto solo da noi, aspettando che i Portatori nascessero. Durante uno dei nostri incontri fummo attaccati, ancora ignoro come ci abbiano scoperti, Lyonel mi protesse e rimase ferito. Lo portai in un ospedale babbano, sperando non facessero troppe domande. Qui incontrammo una giovane e affascinante tirocinante in medicina, tua madre, non so come, ma capì che eravamo in pericolo e non per colpa nostra. Ci diede una mano. Da cosa nasce cosa e i due si innamorarono, ma questo mandò in bestia Dolores Umbridge, una donna brutta, stupida e antipatica, di dieci anni più vecchia di tuo padre, ma, per le stupide manie dei miei genitori, la sua promessa sposa. La Umbridge perse la testa e fece di tutto per trovare mio fratello. Quando poi nacqui tu, decisero di scappare in un altro paese, perché la Portatrice era più facile da individuare per la setta... - l’uomo si morse la lingua.
- Per colpa mia... - mormorò sconvolta la ragazza.
- No, Wendy - Luke perse ogni espressione sarcastica - per colpa di pazzi che credono che il tuo Potere sia più importante di te, credi davvero che una bambina di meno di un anno possa avere colpa di qualcosa? - le sorrise - In realtà è stata colpa mia: sapevo che Olivander, quel vecchio pazzo, aveva una passaporta per Arcadia, un’isoletta sperduta e poco conosciuta. Nessuno della setta avrebbe sospettato che Lyonel avrebbe usato il passaporta di uno di loro. A tuo padre piacque l’idea, ma qualcosa andò storto e io non li rividi più -
- Wendy, sta arrivando Ray! Sparite! - sopragiunse Sandy, a volto scoperto.
- Nat, quando...? Come potrò rivederti? - Wendy lo chiese senza pensarci.
- Troverò un mondo, tranquilla, non sei la sola capace di strategie. A presto - le fece l’occhiolino e scappò via con Luke che fece un cenno alla nipote.
- Siete qui - arrivò un Ray decisamente sbronzo - vi cercavo -.
- O povero Ray, credo che sia meglio per te andare a casa - fece affettuosa Sandy.
- Magnifica festa, comunque - mise un braccio intorno alle spalle di Wendy - e tu sei fantastica! -
- Ok, è decisamente ora per te di andare a casa - così dicendo Walter lo caricò su una spalla e lo condusse verso l’uscita.
Le due ragazze si avvicinarono al grande scalone, dove la madre di Sandy salutava gli ultimi ospiti.
- Noi saliamo mamma, siamo a pezzi - le sorrise la ragazza bionda.
- D’accordo Sandy - la baciò sulla fronte - tu e Ray siete stati proprio carini a far compagnia a tua cugina Guendaline per tutta la sera -.
- È una cara ragazza - la bionda ammiccò a Wendy - speriamo solo che non si sia presa una cotta per Ray -
- La tua idea del Carnevale veneziano è stata apprezzata da tutti, mi dovrai aiutare più spesso con le feste - fece la madre orgogliosa alla figlia.
- Credo che sia troppo faticoso per me, mamma, non capisco come tu ci riesca! Buonanotte! -
- Buonanotte care -
- Allora è stata tua l’idea delle maschere - fece stupita Wendy.
- Mia e di Nat - le strinse la mano, mentre Wendy avvampava.

Continua...

mercoledì 9 aprile 2014

Il Cerchio si chiude

Introduzione alla Fan Fiction 

Questa Fan Fiction è strettamente legata al 7° libro di Harry Potter, quindi a coloro che non l’hanno ancora letto sconsiglio caldamente la lettura. L’universo in cui è ambientata l’intera vicenda e moltissimi personaggi che la animano sono opera della straordinaria Rowling, che ha saputo creare un mondo affascinante e ricco di spunti così originali da riuscire a scatenare l’immaginazione dei suoi affezionati lettori, tuttavia ho voluto narrare una storia che non avesse come protagonisti gli stessi creati da questa autrice fantastica, ma di nuovi nati comunque per diretta ispirazione.

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Cerchio elementale - Immagine dal web

Il Cerchio si chiude


Wendy si lanciò a terra, evitando di un soffio una grossa fiammata, si rialzò dal pavimento in prestigioso parquet, scuotendo inesistente polvere dal bellissimo abito di velluto grigio cenere che l’avvolgeva.
- Possiamo riposarci un attimo Ray? - si rivolse al ragazzo davanti a lei.
- Come vuoi? - rispose l’adolescente e si diresse ad un paio di poltrone damascate di fronte ad un ampio camino spento in marmo rosso francia.
La ragazza non lo seguì ma si affacciò alla finestra, perdendo lo sguardo su due volatili all’orizzonte.
- Insomma Wendy che hai? È da qualche giorno che sei così taciturna e distante - il ragazzo le prese la mano, apparendole alle spalle.
La ragazza si voltò cercando di mostrare un sorriso rassicurante, ma così facendo lo scostò delicatamente.
- È solo un po’ di stanchezza -
- Non sarà nostalgia di Hogwarts? -
- Sì, anche quella - ammise la ragazza.
Wendy viveva da tre settimane nella grande villa della cugina di suo padre, Lady Emberce, e di suo marito, Lord Umbridge, gli zii di Raymond.
- Non hai più sentito nessuno? - fece con tono indagatore Raymond.
- Tutt'altro! Ieri ho ricevuto l’ennesima lettera di Etty, Dannis mi ha inviato le foto della festa che ti ho mostrato, Lisa mi aveva mandato un gufo appena arrivata, il professor Hagrid, Luna e Neville mi hanno spedito un messaggio di “ben arrivata”, persino la McGranitt mi ha mandato una lettera chiedendomi della mia nuova sistemazione e aggiornandomi riguardo alla mia richiesta di asilo, tutta la squadra di Quidditch mi ha scritto e mi ha regalato il boccino del migliore della squadra, sebbene il Campionato sia stato interrotto a metà -
- Allora ti ha scritto anche Nat - la interruppe l’altro.
- Lui... - Wendy scosse la testa in modo eloquente.
- Forse avrà da fare, - disse con ovvietà il ragazzo - dovresti scrivergli ancora -.
- Domenica gli ho inviato la terza lettera - confessò la ragazza.
Raymond fece una smorfia eloquente, che sembrava dire “allora non c’è niente da fare...”, Wendy tornò a guardare oltre il vetro della finestra.
- Eppure ci eravamo salutati abbastanza bene, sembrava ben disposto a mantenere i contatti -
- Che strano... che ci abbia ripensato? - commentò Ray.
- Forse... - si interruppe, meditando, poi riprese - Io gli ho richiesto se era sicuro che non potessimo tornare amici come prima che conoscesse la mia vera identità. Lui mi ha fissato strano e mi ha detto “Davvero vorresti tornare ad essere amici come prima?”, “Certo” ho risposto in fretta io, mi ha guardato e mi ha detto “Allora ci penserò, ma vorrei che anche tu ci pensassi bene se è veramente quello che vuoi”. Poi ci siamo salutati con un arrivederci -.
Raymon era in silenzio, appariva un po’ scocciato e improvvisamente sbottò con fare scostante e liquidatore.
- Ok! È ovvio che si sente ferito e umiliato dal fatto che tu non gli abbia detto la verità e non intende perdonarti. Senti Wendy, tu non ci puoi fare niente, quindi lascia perdere, non hai colpa di nulla e non hai commesso nessuna mancanza nei suoi riguardi! Non pensarci più e lascialo nel suo brodo -
- Forse sarebbe meglio - mormorò la ragazza.
- Torniamo agli allenamenti, mi rifai vedere come crei quel turbine? - disse Ray, accompagnandola nel centro del Salone.
- In guardia - puntò la bacchetta la ragazza, ma poi si bloccò di colpo - Aspetta un attimo -.
Entrambi si fecero attenti, come percorsi da una strana forza invisibile.
- Permesso - una testa bionda e riccioluta entrò nel salone.
- Ciao Sandy! - esclamò felice Wendy.
- Ciao Nicky! Ciao Ray! - fece il suo ingresso anche Walter - Come va? -
- Ciao Walter, sarebbe il caso che tu cominciassi a chiamare Wendy con il suo vero nome - lo rimproverò Ray.
- Scusa “Wendy”, non pensavo ti desse fastidio -
- Infatti non me ne dà, è una mania tutta di Ray - lo rassicurò la ragazza, mentre il ragazzo rosso sbuffò contrariato, guardando da un'altra parte.
- Oggi ho una gran voglia di fare un bell’allenamento, voglio mostrarvi una cosa che ho imparato - fece Sandy.
- Cosa? - domandò Wendy.
- Usciamo nella serra, voglio vedere come riuscirete a difendervi... - ammiccò la ragazza.

I ragazzi nella serra evocavano i rispettivi poteri, sotto la sorveglianza di diverse paia di occhi.
- Allora come va? La Portatrice dell’Aria si sta integrando? - fece un uomo alto dai capelli biondi e dagli occhi ambrati, simili a quelli di Raymond.
- È confusa: la lontananza da tutto quello che doveva essere il suo mondo l’ha portata alla deriva, non sono tranquilla - rispose una donna dalla mandibola forte e dallo sguardo simile a quello dell’uomo.
- Eppure mi sembra che i Quattro Portatori siano in buoni rapporti e i loro poteri stanno crescendo - notò Olivander, il più vecchio tra i presenti.
- Non basta che siano in buoni rapporti, devono legarsi con vincoli più profondi, dipendere l’uno dall’altra - rispose l’altra donna.
- Non ho dubbi, Emily cara, che Raymond avrà successo con Wendy - si avvicinò ancora di più al vetro che dava sul retro della grande villa, puntando lo sguardo sulla ragazza castana che veniva rialzata con galanteria dal giovane Emberce - Presto la figlia di Locke si sentirà legata a mio figlio in modo indissolubile. Si sente ferita per via di quello sciocco ragazzo di cui abbiamo intercettato la corrispondenza -
- Devono essere legati anche gli altri due Poteri, per Sandy non ci sono problemi, farà ciò che sua madre vuole, ma Walter... -
- Ehm! Acqua, Terra e Fuoco si piegano all’Aria, non dimenticatelo! - fece una vocetta mielosa in tono saccente - Quando la figlia di Locke sarà caduta ai piedi di Raymond, gli altri seguiranno la via che lei deciderà - sorrise una donna dalla faccia larga e rugosa, su un corpo basso e tarchiato. Gli altri annuirono a quella sentenza.
- Quando le faremo liberare il padre? - domandò Olivander.
- Volete liberare Locke, ma è possibile? - chiese Emily.
- Wendy è in grado di farlo per via del suo legame di sangue. Certo rischioso ma possibile - spiegò il vecchio.
- Siamo certi che Lyonel, appena risvegliato, non bloccherà i Poteri? Sicuri che davvero non ricorderà cosa gli è accaduto? -
- Dopo quindici anni sotto il bacio dei dissennatori sarà poco più che un ritardato - fece con sprezzo la donnetta, quasi deliziata dalle sue parole - ma i suoi poteri saranno intatti e l’unica persona a cui risponderà sarà sua figlia, dobbiamo solo essere certi che la piccola Locke sia per allora sotto il nostro totale controllo... -
- Non troppo - intervenne Olivander.
- Chiedo scusa? - lo reguardì la donnetta con tono dolce, ma lievemente stridulo.
- Non dimentichiamoci che l’Aria è un potere distruttivo, potenzialmente negativo, se Wendy si farà sopraffare troppo presto dal suo potere, potrebbe decidere che salvare il proprio padre e mettere a repentaglio la propria vita non è un’idea così geniale. Dobbiamo fare in modo che conservi quella generosità e quello spirito di sacrificio che le permetteranno di rischiare. A noi serve il Custode per unire i Poteri - strinse gli occhi opachi.
- Non posso credere che sembrasse tutto perduto fino allo scorso anno e all’improvviso non solo compare l’ultima Portatrice, ma si dà il caso che è anche la figlia del Custode, praticamente l’unica che lo può far ritornare in sé e che abbia anche la voglia di farlo - una luce maniacale comparve negli occhi ambrati di Emily.
- Assomiglia a Susanne, non ti sembra Dolores? - Olivander si rivolse alla donna tarchiata.
- Speriamo non sia altrettanto stupida - disse con sprezzo la donna.

- Grazie mille, Blessy - disse Wendy all’elfa domestica che le porgeva un bicchiere di tè freddo.
I quattro ragazzi sedevano comodamente sulle poltrone di vimini collocate nell’ampia terrazza che si affacciava sull’immenso parco della Villa.
- Lo sai che non amano essere ringraziati - la riprese Ray.
- Diciamo invece che è più corretto dire che voi non amate ringraziarli - sottolineò Wendy.
- Non temere, mia cara, imparerai a comportarti come si deve nell’alta società - commentò Ray, come a giustificarla.
- Spero sinceramente di no, se questo vuol dire trattare gli altri dall’alto al basso - lo saettò ancora la ragazza.
- Lascialo perdere Wendy - li interruppe Sandy - Piuttosto mia madre vuole che vi inviti ad un noioso galà che sta organizzando la prossima settimana -.
- Fantastico! Un party dai Field è un party come si deve - commentò entusiasta Ray.
Wendy non sembrò gradire altrettanto l’idea.
- Penso che io dovrò gentilmente declinare l’invito - sentenziò la ragazza.
- Oh! Andiamo Wendy come farò a divertirmi senza di te - la supplicò Sandy.
- Di nuovo in abito da sera - la ragazza fece una smorfia - Già mi vesto così per compiacere i miei cugini - disse indicando l’elegante abito che portava - che mi fa cadere una volta sì e l’altra pure -
- Non fare i capricci - rise Walter.
- Non voglio insistere Wendy, non ti voglio costringere a fare ciò che non vuoi - fece Sandy con dolcezza.
- Ecco! Adesso mi fai sentire in colpa -.
- No, davvero non ti devi preoccupare, sopravvivrò anche a questo ricevimento, ormai sono abituata... - minimizzò triste la bionda. 
- Va bene! Verrò! - acconsentì la ragazza, schiacciata dal senso di colpa.
- Sicura? - fece la bionda, scrutandola con attenzione.
- Sì, verrò - le sorrise l’amica.
- Oh! Grazie, grazie! - si lanciò ad abbracciarla - Ovviamente verrai da me a prepararti -.
- E da chi altro... - fece pratica Wendy.
Sandy ritornò al suo posto dando le spalle alla ragazza e facendo l’occhiolino a Walter.
- Tutto sommato potrebbe essere divertente, la festa sarà in maschera, il titolo è “Carnevale a Venezia” - argomentò la ragazza bionda.
- Tua madre è sempre molto estrosa nei suoi party, falle i miei complimenti - commentò Ray.
- Li apprezzerà di certo - annuì la ragazza, visibilmente soddisfatta di sé.

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giovedì 3 aprile 2014

Partenze

Introduzione alla Fan Fiction 

Questa Fan Fiction è strettamente legata al 7° libro di Harry Potter, quindi a coloro che non l’hanno ancora letto sconsiglio caldamente la lettura. L’universo in cui è ambientata l’intera vicenda e moltissimi personaggi che la animano sono opera della straordinaria Rowling, che ha saputo creare un mondo affascinante e ricco di spunti così originali da riuscire a scatenare l’immaginazione dei suoi affezionati lettori, tuttavia ho voluto narrare una storia che non avesse come protagonisti gli stessi creati da questa autrice fantastica, ma di nuovi nati comunque per diretta ispirazione.

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Olivander in Harry Potter e i doni della morte II - Immagine dal web


Partenze

Un capannello di studenti di Hogwarts circondava un ragazzo, pronto per partire, come si intuiva dai bagagli ai suoi piedi.
- È stato un vero piacere conoscerti - lo abbracciarono Lisa, Natalie, Sandy ed Etty.
Etty lo lasciò con un - Grazie ancora, di tutto! -
Andreas le ammiccò in gesto d’intesa.
- Mi raccomando Dannis, questa ragazza è d’oro, guai a te se te la lasci scappare! - si cinsero con il braccio sinistro mentre si strinsero a pugno la mano destra, come amici da tempo.
- D’accordo - arrossì, ricambiando il saluto, il giovane dai capelli color topo.
Andreas scambiò una stretta vigorosa con Walter e Raymond.
- Nat, mi raccomando, siamo intesi?- gli sussurrò nell’orecchio, gettando un’occhiata fugace ad Ann.
Il ragazzo gli rimandò un’occhiata e un sorriso a metà.
- Ottimo! - lo interpretò l’altro.
Toccò a Nicolas Susanne stringerlo con affetto.
- Mi mancherai tantissimo! -
- Anche tu, ma non temere, verrò ancora a trovarti! -
- Ci conto! - rispose la ragazza.
- Poi adesso non hai più scuse per non sommergermi di posta! Vero Lio, ti voglio vedere spesso - accarezzò il pennuto sulla spalla della ragazza.
- Stanne certo! - gli sorrise l’altra.
Il ragazzo le diede un bacio al centro della fronte.
- Oramai sei a casa, Ann! -
- Già! - fece Nicky guardando il resto degli amici - Grazie Andreas -.
- E di cosa? - salutò con un cenno tutti e partì su di una carrozza trainata da cavalli invisibili.
- Vai, Lio, accompagnalo alla stazione - Ann incitò il proprio gufo, che non si fece ripetere la cosa due volte.
- A proposito di essere a casa, hai scoperto qualcosa di interessante sulle tue origini? - fece gioviale Lisa, come per distrarla.
- Ho trovato mio padre sugli annuari di Hogwarts, era di Serpeverde - rispose l’altra senza staccare lo sguardo dal punto in cui era scomparsa la carrozza di Andreas, poi si voltò sorridendo senza un’ombra di malinconia - Lo vuoi vedere? -
- Certo - fece quasi sorpresa la ragazza.

In una biblioteca semi-deserta, visto la sospensione degli esami per quell’anno, Nicolas mostrava alla nutrita combriccola un annuario di un’abbondante ventina di anni prima.
- È lui - disse indicando un alto ragazzo castano.
- Non ti somiglia molto - commentò Dannis.
- Ha la stessa capigliatura - osservò Etty scompigliando gli abbondanti capelli all’amica, in un gesto d’affetto.
- Lo stesso modo di sorridere - si lasciò sfuggire Nat.
Lisa notò un brivido scuotere la ragazza seduta accanto a lei e intervenne prontamente.
- Però non ha la bella boccuccia carnosa della nostra Nicky, quella deve essere di sua madre -
- Hai scoperto nulla di lei? - chiese Sandy, guardando a sua volta la fotografia.
- No, purtroppo - Nicolas Susanne scosse la testa - Presumo solo si chiamasse Susanne, la McGranitt mi sta aiutando a rintracciarli entrambi, ma sembra che mio padre sia scomparso misteriosamente dal mondo magico tre anni prima della mia nascita. Agli atti non compare né che si sia sposato, né che abbia avuto me -
- E perché credi si chiamasse Susanne? - chiese Etty attenta.
- Per via del libro che ho fin dal mio ritrovamento, l’ho riletto... Il protagonista si chiamava Lyonel, mentre la giovane di cui si innamora si chiama Susanne. Susanne non ha poteri magici, per questo i due vengono osteggiati... -
- Questo forse spiegherebbe il perché tuo padre è scomparso dal mondo magico, forse è stato diseredato... - commentò Walter.
-... oppure si è dato ad una fuga d’amore - concluse più romanticamente Sandy.
- Sono ipotesi che ho fatto anch’io, per questo credo che mia madre si chiamasse Susanne. Altrimenti le coincidenze sarebbero davvero troppe -
- Decisamente plausibile. - si espresse Raymond - E chi sarebbe il nemico della favola? - fece curioso.
- Questo aspetto è interessante - rifletté Nicky - non parla di famiglie rivali, ma di un terribile rospo che, ambizioso del regno del principe Lyonel e invidioso del suo amore per la bella Susanne, tenta di uccidere la ragazza, ma Lyonel rinuncia al suo regno e fugge con la sua amata lontano e il rospo si divora le zampe dalla rabbia -
- Però ottiene il regno - disse poco soddisfatto del finale Dannis.
- O no... - si corresse Nicky - la favola spiega che nessuno può sedere sul trono di Lyonel, a causa di un incantesimo che lo stesso rospaccio aveva lanciato -
- Ben gli sta, allora - plause il ragazzo.
- Purtroppo il finale reale è ben diverso, forse era la speranza dei miei: una nuova vita lontana... - disse pensosa Nicolas Susanne.
Un piccolo gufo della scuola entrò, sfrecciando sopra le loro teste, e andò a posarsi davanti a Nicky.
- Per me? - fece la ragazza, levando il messaggio dalla zampetta e aprendolo.
- Devo andare nell’ufficio del Preside, forse la McGranitt ha scoperto qualcosa - rispose agli sguardi inquisitori degli amici.
- Ti accompagno! - si offrì Raymond - Solo fuori dall’ufficio - precisò.
- Ok - rispose l’altra con un’occhiata fuggevole a Nat, muto e indifferente.
- Andiamo allora - uscirono dalla stanza verso il corridoio.
La luce rossa e oro del tramonto si allungava sul pavimento in pietra dei corridoi accendendoli di una tinta calda, a cui rispondevano le fiamme delle torce lungo le pareti.
- Allora signorina Locke la scuola è quasi finita dove andrai al termine delle lezioni? -
- Mi hanno proposto di abitare con loro sia Lisa che Etty, persino la professoressa McGranitt mi ha proposto di rimanere a Hogwarts... -
- E se anch’io mi offrissi di ospitarti? - la interruppe gentile.
Nicky si bloccò sbalordita, poi riprese a camminare.
- Non credo sia conveniente, non mi sembra una buona idea -
- Conveniente? Intendi dire che un ragazzo ospiti una ragazza? Guarda che non vivo da solo, c’è tutta la mia famiglia... Credo che tu sia stata profondamente condizionata dalla mentalità di Arcadia – insinuò divertito.
- È un fatto che io non ti sia indifferente Raymond e sinceramente non vorrei nutrire queste speranze - disse Nicky con sguardo basso, ma con fermezza.
- Al di là del mio personalissimo interesse, non pensi che sia opportuno ritornare ai nostri allenamenti per possedere una maggior dimestichezza dei nostri poteri? -
- Il mio potere mi spaventa, vorrei saperlo controllare meglio, ma credo che ci serva una guida per farlo... -
- Arrivati... - concluse il ragazzo - ma riprenderemo questo discorso! -
Nicky oltrepassò il varco, sguarnito del gargoyle distrutto nella battaglia, salì per la scala bloccata e bussò al massiccio portone di legno. La porta si aprì e Nicky vide la professoressa che appoggiava la propria bacchetta sulla scrivania, alla quale era seduta.
- Accomodati, cara - le fece cenno indicando la poltrona a sinistra.
La ragazza si avvicinò e prese posto, notando che nella poltrona a destra era seduto un uomo anziano, avvizzito e stanco, con grandi occhi incolori, che sembravano mandare un luminoso alone lunare. Nicolas Susanne si strinse nelle spalle, come colta da un brivido.
- Ti presento il signor Olivander, penso che tu ne abbia sentito parlare... -
- Oh - fece Nicky, guardando più attentamente l’uomo, - è il più autorevole Costruttore di bacchette d’Inghlterra -
- Esatto - assentì la McGranitt, mentre Oivander mostrava imbarazzo e una punta d’orgoglio.
- Ho voluto farti incontrare il Signor Olivander per due questioni, la prima era la questione del tuo sostentamento, in Inghilterra non è permesso il lavoro minorile, tuttavia la tua abilità come riparatrice di bacchette non è bene che vada perduta e il Signor Olivander si è dato disponibile di completare la tua istruzione, se tu lo vorrai...
La seconda, del tutto inaspettata quanto mai provvidenziale, è che il Signor Olivander conosceva tuo padre - la McGranitt le sorrise, mantenendo il suo contegno.
Nicolas Susanne fissò Olivander con un nuovo brillio nello sguardo.
- Davvero? Mi potrebbe raccontare tutto? La prego... -
- Certo, bambina sono qui per questo - il vecchio guardò la Preside come suggerirle una qualche idea.
- Vi ho fatto preparare un salottino in cui potrete parlare liberamente e con tranquillità - si aprì una botola tra le due poltrone in cui scendeva una scala illuminata da torce, al termine della quale si intravedeva un altro ambiente più ampio, immerso in una luce dorata.
I due scesero sicuri per la scala e presero posto su due poltrone disposte l’una di fronte all’altra. La scala che li aveva condotti lì scomparve, mentre un’altra porta li avrebbe fatti uscire.
Olivander si mise comodo, si schiarì la voce, bevve un sorso dalla tazza di tè che gli stava davanti, disposta su di un tavolino, e cominciò a parlare lentamente ma con chiarezza.
- Tuo padre era figlio della nobile casata dei Locke, una famiglia antichissima e potente di purosangue, qualcuno racconta che risalisse addirittura dalla stirpe di Merlino. Egli era il pupillo dei suoi genitori, colui che poteva apprendere un’arte magica che solo nella sua famiglia poteva essere trasmessa. Infatti diventò “Custode dei Quattro Poteri”.-
- Mio padre era il Custode - non si trattenne la ragazza.
- Sai di cosa sto parlando? - chiese Olivander scrutandola con i suoi occhi sbiaditi.
- Sì, me ne ha parlato Raymond Emberce. Mi ha raccontato l’origine dei “Quattro Poteri” e della sua setta, come funzionano e a cosa servono -
- Ottimo, forse Raymond, il Portatore del fuoco, ti ha anche spiegato, che prima compare un Custode e poi i Portatori dei Poteri -.
La ragazza annuì.
- È una cosa terribilmente insolita che nella famiglia dei Custodi sia nata una Portatrice, ma credo che forse tutto questo sia dovuto a tua madre -
- In che senso? -
- Procediamo con ordine. Abbiamo detto che Lyonel apprese l’antico sacerdozio e assunse il ruolo di Custode, ma purtroppo suo fratello minore, invidioso del suo prestigio e di un potere che non poteva avere, lo contrastò in ogni modo. Lyonel, un ragazzo generoso, non volle entrare in diretto contrasto con il fratello minore e scappò di casa, lasciando titoli e onori, ma spezzando il cuore ai suoi genitori -.
Olivander bevve un altro sorso di tè e guardò la ragazza che era completamente rapita dal racconto.
- Si rintanò nel mondo babbano, sicuro che il fratello e un piccolo gruppo deviante della setta, che si unì a quest’ultimo, non lo avrebbero trovato. L’intento del Custode era quello di non usare la magia, sapeva infatti che ogni intervento magico era registrato al Ministero, e sapeva anche che suo fratello Luke ne poteva controllare i registri. Lyonel sapeva che la sua posizione richiedeva un matrimonio con una rappresentante della casata Umbridge, ma si innamorò di una giovane babbana, il suo nome era Susanne. Si sposò con lei solo un anno dopo, ma suo fratello, grazie ai suoi agganci al Ministero sia magico che babbano, li scovò e impedì la loro fuga in un altro paese. Riuscirono a mandare via solo te attraverso una vecchia Passaporta che collegava l’Inghilterra ad Arcadia. Tua madre morì nella retata, mentre tuo padre subì un destino peggiore: fu baciato dai Dissennatori al servizio di Luke -
Nicolas Susanne si portò le mani alla bocca con un gridolino strozzato di orrore.
- Mi dispiace cara - disse desolato Olivander abbassando gli occhi pallidi.
- Lei ne è proprio sicuro? Come fa ad esserne... -
- Vedi, bambina, fui io a suggerire a tuo padre di fuggire attraverso la Passaporta, con cui andavo a trovare il mio amico Arboreos. Mi ricordo quando venne da me con sua moglie, sua figlia, Wendy, e un gufo. Mi supplicò di aiutarlo a scappare, prima che suo fratello e la parte di setta deviata vi trovassero. Quando mi svegliai, tramortito dall’attacco improvviso di Luke, trovai il corpo di tua madre esamine, la mia Passaporta incenerita, tu scomparsa, ti credetti morta e distrutti i tuoi resti nel rogo intorno, mentre i Dissenatori volteggiavano intorno a tuo padre. Fu uno spettacolo terribile! -.
Gli occhi di Olivander contemplavano la fiamma di una torcia, spenti e opachi, quasi incapaci di versare lacrime, che invece avevano inondato quelli di Nicolas Susanne Wendy.
- I tuoi genitori hanno fatto di tutto per salvarti e ci sono riusciti, rendi grande il loro sacrificio con una vita piena, d’accordo mia cara Wendy? -
La ragazza riuscì solamente ad annuire tra le lacrime.
- Ho detto alla Preside McGranitt di mettersi in contatto con dei tuoi cugini: i tuoi parenti più prossimi in vita. Beh! In realtà ci sarebbe Luke, tuo zio, ma è da anni che è ricercato per il suo crimine ed è sparito da tempo, forse è morto -
Wendy si era calmata.
- Quindi ho dei parenti? -
- Certamente e credo saranno felici di accoglierti -
- Perché ha detto che è per via di mia madre se sono Portatrice? -
- Oh, è solo un’ipotesi a cui sto pensando da quando ho saputo di te. La famiglia Locke era purosangue da generazioni, questo scontro di sangue con una babbana deve aver creato uno squilibrio della magia tale che ha fatto sì che nella medesima famiglia comparissero un Custode, un garante dei Poteri, e un Portatore, un esecutore dei Poteri. Una condizione rischiosa e allo stesso tempo fortunata, forse -
- Come sa tante cose? -
- Mia cara io sono uno dei membri dell’antica setta, ovviamente quella che vuole promuovere la pace e la prosperità che solo l’unione dei Poteri possono garantire -
- Capisco... avrei tante cose da domandare, ma ora mi scoppia la testa - fece stravolta la ragazza.
- Avremo tempo e modo non ti preoccupare, tempo e modo -.

Wendy uscì dall'ufficio della nuova Preside apparentemente nauseata e lievemente barcollante, come in preda ad una forte crisi di vertigini. Appoggiò la fronte contro la pietra fredda del corridoio e cominciò a inspirare profondamente.
- Ehi? Tutto bene? - fece un tono preoccupato alle sue spalle, che le fece venire la pelle d'oca.
- Credo di no... - si sforzò di sorridere la ragazza -... risposte, troppe risposte -.
Nat sorrise – Non era quello che stavi cercando? -
- Mmm – mugolò Wendy – forse non me ne aspettavo così tante, tutte assieme, con un implemento di orrori vari -.
Wendy teneva ancora la fronte sulla pietra e continuava a boccheggiare.
- Orrori vari? Prima di raccontarmi tutto è meglio che ti faccia sedere e bere qualcosa di fresco... Ok? Ora appoggiati a me – le offrì il braccio e la spalla Nat.
- Sì, grazie. Sento proprio il bisogno di una boccata d'aria – disse debolmente la ragazza, cercando di staccarsi dal muro che la sorreggeva.
Wendy Locke, alias Nicola Susanne Knightly, si lasciò sostenere per la vita dal compagno di Casa e condurre fuori. Nessuno dei due poteva scorgere il rossore sul volto dell'altro compagno, mentre percorrevano i corridoi praticamente abbracciati.
Trovarono posto nei pressi del Lago nero sotto gli ombrosi salici.
- Stai meglio? - fece ancora preoccupato Nat.
- Un po', grazie – gli sorrise la ragazza, appoggiata al tronco maggiore, mentre inspirava l'aria fresca ad occhi ancora chiusi.
- Cattive notizie? - chiese preoccupato il ragazzo Griffondoro.
- Pessime, ma credo di non essere in grado in questo momento di ripeterle – la ragazza ebbe un tremito al mento e deglutì per inghiottire un singhiozzo.
- È stata una bella festa, vero? - Nat cambiò goffamente argomento.
- Non saprei: non amo le feste, non mi piace ballare e mi sentivo assolutamente a disagio in un simile abbigliamento – Nicky era visibilmente arrossita e aveva un tono imbarazzato, benché sincero.
Nat rise divertito. 
- La faccia di Andreas quando ti ha vista, pensavo gli cadessero gli occhi! - una risata gli riempì ancora la gola.
- Non prendermi in giro, sarò apparsa ridicola – disse la ragazza contrariata.
- Mi sono sentito un idiota – fece Nat con lo sguardo basso, improvvisamente serio, anzi cupo.
- Cosa? Ma tu stavi benissimo in abito da cerimonia – esclamò la ragazza d'impulso e subito arrossì.
Quelle parole distesero le rughe sulla fronte crucciata di Nat, ma non una certa amarezza nel tono di voce.
- Non riesco a spiegarmi come abbia fatto a non capire nulla... interi pomeriggi a studiare pozioni, ad allenarci a Quidditch, ho visto anche la tua schiena... - arrossirono visibilmente entrambi – e mi chiedevo perché mi sembravi addirittura contento... contenta... di quei segni -
- Ero sollevata perché ti avevano distratto, un istante prima pensavo di morire – ricordò la ragazza.
- Come ho potuto non accorgermi... - fece ancora sconsolato il Griffondoro.
- Nessuno, se non per casi lampanti, ha mai capito la mia identità, né ad Arcadia, né qui... credo che ormai sia una mia abilità spiccata fugare i sospetti, inoltre l'aggiunta di qualche accorgimento di trasfigurazione ha sempre completato l'opera. Anche la mia passione per il Quidditch, sebbene genuina, ha aiutato a darmi il perfetto profilo di un maschio adolescente. - Nicky guardò il compagno ancora accigliato e provò a giustificarsi ancora – Mi dispiace di non avervi detto la verità, ma mantenere il segreto era necessario non solo per me, ma anche per la McGranitt e il segretario che avevano contraffatto i miei documenti... il fatto che nessuno di voi sapesse la verità ha aiutato anche a me a non farmi tradire -
- Perché Embrace lo sapeva, allora? Perché a lui l'hai detto?! - fece Nat secco, guardandola fisso negli occhi.
- Ray ti ha detto questo? - chiese stupita di rimando.
- No, me l'ha fatto intendere, non è un tipo diretto! - rispose infastidito.
- Ray l'aveva capito... - cominciò imbarazzata la Griffondoro.
- Mi pare che nessuno avesse mai avuto sospetti – la interruppe brusco Nat.
- … non perché fosse intuibile! - chiarì piccata – sospettava della mia identità inglese, diciamo che siamo parenti alla lontana. Lui stesso era stato sviato dal mio travestimento, ha trovato la soluzione scartando tutte le ipotesi possibili. Inoltre io non sapevo che avesse scoperto la verità -
- Non te l'aveva detto? - fece stupito Nat.
- No – rispose sicura – pensava l'avrei evitato visto che sapeva – aggiunse guardando il Lago.
- L'avresti fatto? - chiese curioso il ragazzo.
- Probabilmente sì – confermò Ann.
- Avrei voluto saperlo ugualmente – fece amaro il compagno.
- Non l'ho mai detto a nessuno – replicò la ragazza incredula per tanta insistenza e anche un po' amareggiata.
- A me l'avresti dovuto dire – alzò la voce l'altro.
- Soprattutto a te non l'avrei mai detto!- anche la ragazza si arrabbiò.
- Io dovevo saperlo saperlo prima di tutti gli altri, avrei dovuto saperlo dal primo giorno, dal primo momento, bastava che lo sapessi e ti avrei lasciato stare... io... - Nat apparve sconvolto, Susanne si calmò subito vedendolo così turbato.
- Nat... ma cosa ti prende? - gli si avvicinò cercando con gli occhi colmi di preoccupazione lo sguardo del ragazzo puntato a terra.
Il Griffondoro alzò gli occhi, erano lucidi e profondamente addolorati. Le poggiò il palmo desto sulla guancia – Io, io ti ho picchiato – mormorò contrito – ti ho maltrattato, non posso pensare di aver fatto una cosa simile, per due volte.
Nicky gli sorrise dolcemente, prese la mano tra le sue e gli mostrò lo zigomo.
- Vedi? Non c'è nessun segno, è tutto passato Nat. Non sono mai stati pugni violenti, non sei duro quanto pensi – scherzò – oppure non hai desiderato farmi veramente del male, non ho alcun dubbio al riguardo. E come non c'è nessun livido sul mio viso, non c'è ombra di rancore in me, anzi credo che il secondo pugno me lo sarei data anch'io! - rise e aggiunse – Ma se io non ti porto rancore, perché dovresti portarlo tu a te stesso?! -
Nat era completamente perso nel discorso della ragazza, ipnotizzato dallo sguardo profondo e sincero che non aveva mai potuto cogliere prima nel suo amico Knightly.
- Scusami – riuscì a dire infine Nat.
- Sì, ti perdono dall'alto della mia immensa misericordia – scherzò la ragazza per alleggerire la tensione.
- Dimmi era per questo motivo che non volevi ritornare amici come prima – si alzò e aiutò l'amico a rialzarsi, sembrava sollevata.
- Tu vorresti davvero ritornare a essere amici come prima? - rispose enigmatico Nat.
- Certo, assolutamente – fece stupita e un po' disorientata Susanne.
- Ci penserò, ma vorrei che anche tu pensassi attentamente se è ciò che vuoi veramente -.
Susanne era sempre più confusa e fece per chiedere – Che intendi d... - ma Nat l'abbracciò improvvisamente dicendole sopra la testa – Arrivederci Knightly! - poi senza guardarla si allontanò velocemente, girandosi solo dopo un centinaio di metri, salutandola con la mano.
Susanne, rossa in volto e assolutamente sconvolta, rispose al saluto del ragazzo sorridente, l'unico suono che si poteva avvertire era il battito martellante del suo cuore. Era così forte che avrebbe potuto increspare le piatte acque del lago.

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