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sabato 10 maggio 2014

Epilogo

Introduzione alla Fan Fiction 

Questa Fan Fiction è strettamente legata al 7° libro di Harry Potter, quindi a coloro che non l’hanno ancora letto sconsiglio caldamente la lettura. L’universo in cui è ambientata l’intera vicenda e moltissimi personaggi che la animano sono opera della straordinaria Rowling, che ha saputo creare un mondo affascinante e ricco di spunti così originali da riuscire a scatenare l’immaginazione dei suoi affezionati lettori, tuttavia ho voluto narrare una storia che non avesse come protagonisti gli stessi creati da questa autrice fantastica, ma di nuovi nati comunque per diretta ispirazione.

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Immagine da Web tratta da Harry Potter i doni della morte - II parte

Epilogo

Nicky era seduta dietro un alto bancone ed esaminava sorridente il contenuto di un ordine appena arrivato: “Calmante per bacchette - 100 flaconi”. Con cura lo prese e lo infilò nello scaffale dietro di lei, una boccetta per volta.
- Ciao mamma! - entrò improvvisamente un ragazzino di circa dieci anni, coperto di fango e foglie secche.
- Nicolas! - eclamò la donna - Cosa ti è successo!? -
- Oh, niente... sono caduto - il ragazzino abbassò lo sguardo nocciola colpevole.
- Nicolas... - lo richamò la madre con un tono di rimprovero.
- Due idioti dicevano che tu non dovevi vivere qui perché sei una babbana! - urlò il piccolo con lacrime di rabbia agli angoli degli occhi.
Nicky gli fece un sorrisone affettuoso e lo strinse a sé, coccolandolo al seno. 
- Che sciocco sei stato, Nick! - disse asciugandogli gli occhi - Ma te ne sono grata -.
Poi si rivolse all’angolo del negozio dove l’anziano Olivander, lucidava alcune bacchette.
- Signor Olivander, potrebbe dare una pulita a mio figlio? -
Con un sorriso compassionevole, l’uomo gettò un Gratta e Netta al bambino, che venne ripulito istantaneamente.
- Ma, mamma, come fai a sopportare tutto questo? - fece imbronciato Nicolas.
In quel momento entrarono una ragazzina sui tredici anni e una di otto, che si tenevano per mano.
- Ciao ma’! -
- Ciao mamma! -
- Ciao, avete catturato tanti onischi? - chiese la madre affettuosa, baciandole entrambe sulla fronte.
- No - fece amareggiata la più grande. La mamma sorrise, come sicura di quel risultato.
- Ma come fai tu a prenderne così tanti? -
- Quando sarai più grande, te lo mostrerò - rispose la donna pratica.
Nicolas scrutava imbronciato sua madre, che ancora non gli aveva risposto. Nicky se ne accorse.
- Vedi Nicolas, è vero io non ho poteri magici, ma secondo te c’è un incantesimo che farebbe cambiare idea ai tuoi amici? - chiese tenera.
- Non sono miei amici - borbottò Nick.
- D’accordo, ma c’è un incantesimo simile? -
Nicolas rimase pensoso, mentre la sorella più grande alzava la mano per rispondere.
- Dicci Sara! - disse la donna non levando gli occhi dal maschietto.
- Non c’è un incantesimo, ma esiste la maledizione Imperio - fece saccente la ragazzina.
- Ma non farebbe cambiare idea a quei ragazzi, non farebbe capire loro che sbagliano giusto? -
- Giusto - confermò Sara con un deciso movimento del capo.
- Vedi Nicolas io non ho poteri magici, ma mi è stato concesso il potere di far cambiare il male in bene - e guardò l’anziano che sorrideva nell’angolo del negozio, mentre lustrava le sue bacchette.
- Non credi che sia molto meglio - strizzò l’occhio al figlio.
Il bambino sgranò gli occhi nocciola - Me lo dai anche a me, mamma, quel potere? - domandò supplice.
- Sto cercando di dartelo, Nicolas - sospirò nei suoi capelli mentre lo baciava nuovamente.
- Sorpresa! - disse entrando un uomo alto e castano, lievemente brizzolato.
- Papà! - esclamarono i tre bambini, correndo intorno al nuovo arrivato.
Nat prese in braccio la più piccola, mentre diede la mano destra a Nicolas e prese sotto braccio Sara. Sua moglie contemplava la scena, sorridendo un po’ imbronciata.
- Ehi non c’è spazio per me! - si lamentò. 
- Io credo che qui sulla mia faccia ci sia spazio per te - ribatté Nat.
- Sciocco - rise la donna e gli diede un bacio sulla guancia.
- Ok! Truppa su a lavarvi tutti! Fra poco mamma chiude il negozio e viene a darvi da mangiare! -
Nat mise giù la bimba e sfidò i suoi figli: - Il primo che arriva non prepara il tavolo! - e scattò sulle scale.
- Ma papà non è giusto - vociarono i bambini alle sue spalle, correndogli dietro.
- È un bambino! - rise Nicky.
- Buona sera! - una famigliola entrò nel negozio di bacchette.
- Ciao Ginny! Ciao Harry! - esclamò la donna, tendendo le mani verso la cliente.
- Ciao Nicky, siamo qui per la bacchetta di Albus! - fece la signora Potter, prendendo le mani della Signora Dayton nelle sue e stringendole calorosamente. 
- Non è troppo tardi? - chiese preoccupato Harry.
- Assolutamente no! - rispose Nicky e si rivolse al giovane cliente - Ciao Albus! Allora ti è arrivata la lettera per Hogwarts, speriamo che Nicolas ti raggiunga il prossimo anno -.
Il ragazzino annuì timido con i suoi grandi occhioni verdi.
- Mi raccomando tienilo fuori dai guai, ok? - gli strizzò l’occhio. 
Mentre le due donne parlavano, Olivander si avvicinò ad Harry silenzioso.
- Grazie ancora signor Potter per avermi concesso la custodia cautelare -
- Glielo avrò ripetuto un migliaio di volte, deve ringraziare Nicky e Nat - sorrise l’uomo, spettinandosi la zazzera nera.
La bacchettaia, dopo aver misurato per bene il suo cliente, si spostò dietro il bancone.
- Allora secondo me abbiamo tanta Terra e anche una bella scintilla di Fuoco - pensò ad alta voce la donna, tirando fuori una scatolina amaranto.
- Provala - disse porgendo una bella bacchetta mogano al bambino.
Albus la scosse dall’alto verso il basso e scintille viola e rosse si accesero dalla punta, danzando per la stanza.
- Perfetta - disse soddisfatta la donna.
Dopo qualche chiacchiera mentre imbustava la bacchetta, il trio si allontanò salutando calorosamente la bacchettaia.
Olivander si avvicinò silenzioso e disse: - Ancora non capisco come tu faccia al primo colpo... -
- Forse, signor Olivander, ho ancora un po’ di magia in me - fece tranquilla la donna.
L’anziano si allontanò, annuendo.
- O forse - continuò la donna, mentre girava l’insegna da “Aperto” a “Chiuso” - c’è più magia nei babbani di quanto i maghi pensino -. La donna gli sorrise dolcemente e Olivander rimase pensieroso.
Nicky ruppe il silenzio - Allora si ferma a cena? -.




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domenica 20 aprile 2014

Chi la fa l'aspetti

Introduzione alla Fan Fiction 

Questa Fan Fiction è strettamente legata al 7° libro di Harry Potter, quindi a coloro che non l’hanno ancora letto sconsiglio caldamente la lettura. L’universo in cui è ambientata l’intera vicenda e moltissimi personaggi che la animano sono opera della straordinaria Rowling, che ha saputo creare un mondo affascinante e ricco di spunti così originali da riuscire a scatenare l’immaginazione dei suoi affezionati lettori, tuttavia ho voluto narrare una storia che non avesse come protagonisti gli stessi creati da questa autrice fantastica, ma di nuovi nati comunque per diretta ispirazione.

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Immagine da web

Chi la fa l’aspetti

- Allora, mia cara, te la sentiresti di provare - fece cortese Olivander.
Wendy aveva ascoltato attentamente cosa il fabbricante di bacchetta volesse da lei. La ragazza non rispose, ma stette zitta a contemplare il proprio riflesso in un lungo specchio posto di fronte a lei.
Dall’altra parte dello specchio Emily Emberce e Dolores Umbridge scrutavano la Portatrice dell’Aria.
- E se dovesse smarrirsi nel tentativo? - disse la donna più giovane.
- Poco male, se non fa rinvenire il Custode a poco ci serve questa generazione di Portatori, dovremmo comunque aspettare la prossima... - rispose con cortesia la Umbridge, quasi parlasse del tempo.
- Ma gli altri poteri sarebbero indeboliti dall’assenza di uno di loro -
- Deboli o forti sono inutili se non si uniscono - fece con un tono più secco la donna più anziana.
- Sembra quasi che in fondo non ti dispiacerebbe se quella ragazza si perdesse oltre il velo -
- Non dire sciocchezze - rise la donna - desidero che la missione sia portata a termine quanto te, ma se dovesse rifiutare... -
- Accetto - la voce di Wendy dall’altra parte dello specchio interruppe bruscamente la conversazione delle due donne.
- Tuo padre ne sarebbe fiero - fece con gioia Olivander - ora te lo posso dire perché non mi sembra più di condizionarti, ma sono così felice all’idea di poter far tornare tuo padre -.
- Olivander sarebbe in grado di convincere anche me - commentò Emily.
- Non è un bugiardo, crede davvero a quanto dice - spiegò Dolores.
- Posso ritirarmi ora - chiese Wendy.
- Si vai pure, mia cara, per te comincerà un duro allenamento - la congedò l’uomo.

Wendy si chiuse nella sua stanza, precipitandosi allo scrittoio. Vergò velocemente queste parole su un piccolo biglietto di pergamena: “Ho bisogno di vederti, al più presto. NSW”.
Alzò gli occhi e sospirò nello specchio davanti a lei.
- Nat -.
La ragazza salì in guferia.
- Vorrei sapere per quale motivo, ogni volta che devo spedire un messaggio non trovo mai Lio! - disse tra sé la ragazza visibilmente seccata.
Si affacciò agli archi che davano sul grande parco della tenuta Umbridge ed emise un lungo fischio, ma il grosso pennuto antracite non comparve.
- Perché non usi uno tra le decine di gufi degli zii - rispose una voce calma alle sue spalle.
- Ormai uso sempre un altro pennuto - rispose seccata - ma ho il mio gufo e vorrei poterlo usare quando ne ho voglia - Wendy sembrava una bambina viziata.
Ray per niente infastidito dai capricci della ragazza le prese la mano.
- Lio è solo un po’ vecchio e ha bisogno di più riposo, ti comprerò un gufo tutto tuo e terrai Lio come famiglio, solo per compagnia -
- A volte vorrei che le cose non cambiassero - fece pensierosa.
- Non starai pensando ancora a Nat? - disse quasi scontroso il ragazzo.
- Cosa c’entra Nat? -
- Al contrario di lui, io vorrei che le cose tra voi tornassero esattamente come prima, quando eravate amici, almeno tu non ti tormenteresti per quell’idiota -
- Che sciocchezze, non stavo pensando a niente di simile - rispose a tono la ragazza.
- Sul serio? Allora mandiamo il tuo messaggio, a chi lo devi mandare? - fece con curiosità pratica.
- A Sandy - rispose Wendy - volevo parlarle di una cosa che mi ha chiesto Olivander -
- So cosa ti ha chiesto Olivander - disse il ragazzo prendendo il messaggio di Wendy e legandolo alla zampa di una civetta.
- So che lo sai - sorrise Wendy - mi servirà tutto l’aiuto dei Poteri -
- Sei spaventata? - le chiese guardandola con apprensione.
- Molto -
- Sai per non smarrirti là dentro dovresti creare un legame emotivo più forte con chi ti aspetterà da questa parte - sorrise Ray in modo fascinoso.
- Che intendi dire - chiese Wendy, sinceramente smarrita.
- Questo... -
Raymond strinse le mani intorno alla vita di Wendy, avvicinandone il corpo contro di sé e abbassando le sue labbra su quelle della ragazza.
Improvvisamente un fruscio d’ali e Lio si trovò davanti ai due ragazzi.
- Eccoti, Lio! Ti cercavo, dove eri finito? - fece Wendy tra lo stupito e l’euforico.
- Già, ce lo chiedevamo... - disse Raymond decisamente stizzito.
- Vorrei sapere dove te ne sparisci ultimamente - lo riproverò affettuosamente Wendy - e non arruffare le piume con me, sei ingiustificabile! -
- Vi lascio alla rimpatriata... Ci vediamo domani Wendy, magari riprenderemo il discorso - la stuzzicò.
- Ciao Raymond - la ragazza lo salutò con noncuranza, presa dal suo gufo.
Wendy aspettò che Raymond scendesse tutte le scale e poi si tuffò ad abbracciare il suo pennuto.
- Tu sei il gufo più bravo, intelligente e amabile che esista -.
Il gufo sembrava quasi spaventato, ma felice di aver aiutato la sua padroncina.
- Ma perché ha tirato fuori Nat? - rifletté a bassa voce la ragazza, guardando il punto dove era sparito il suo ospite.
Ray era entrato in una delle stanze segrete della casa, dove erano riuniti i membri della Setta.
- Come vi è sfuggito quello stupido animale? - chiese il ragazzo sgarbatamente.
- Aveva mandato il messaggio e si chiedeva dov’era, non ci aspettavamo che vi interrompesse... - si giustificò Emily dispiaciuta.
- Allora quel messaggio per Sandy? - Ray continuò contrariato.
- A quanto pare vuole confrontarsi con la Portatrice della Terra sul recupero del padre - spiegò Olivander.
- Speriamo che quella ragazza non la dissuada -
- Emily cara, te l’ho già spiegato: l’Aria rappresenta la volontà dei Quattro e nessun altro potere la può dissuadere, la Terra invece ne è il cuore, anzi... questo confronto le farà bene perché le potrebbe offrire un po’ di coraggio in più e di spirito di sacrificio per suo padre - concluse il fabbricante.
- Io preferirei averla vicino e non mandarla a chiacchierare con Sandy, specie della scuola -
- Che c’è Ray? Credi che pensi ancora a quel ragazzo? -
- L’hai sentita tu stessa sospirare il suo nome in camera sua! - fece stizzito il ragazzo rosso.
- Ehm! Sarebbe difficile procurarsi un capello di quel ragazzo? - chiese sorridendo la Umbridge.
- No, me ne occupo io - anche Ray sorrise in risposta.

Le due ragazze Portatrici erano nel grande terrazzo di Villa Field.
- È successo qualcosa di grave, dal tuo messaggio sembrava di sì... -
- Olivander mi ha spiegato che potrei riuscire a recuperare la vita di mio padre -
- Cosa? Come? - fece strabiliata la ragazza.
- C’è una specie di velo nell’ufficio dei Misteri, al Ministero della Magia, oltre il quale ci sono le anime di coloro il cui corpo è ancora in vita, come quello di mio padre -
- Perché non è stato risvegliato prima? - chiese con sospetto Sandy.
- Perché nessun mago o babbano può oltrepassare quel velo senza morire - fece cupa Wendy.
- E allora... -
- A quanto sembra il Potere dell’Aria è tanto potente che potrebbe spingere la Legimanzia oltre il velo e io potrei convincere l’anima di mio padre a tornare al di qua del velo -
- Ma l’anima di tuo padre non è stata - e Sandy la guardò preoccupata - divorata dai Dissenatori? -
- Infatti le anime morte vengono proiettate dietro questo velo, diciamo che funziona all’inverso dei fantasmi. L’anima dei fantasmi è ancora qui, ma il loro corpo è scomparso. I corpi sono corruttibili e scompaiono da morti. Se invece i corpi sono vivi, le anime, che sono eterne e non possono scomparire, sono trascinate in quella sorta di limbo oltre il velo -
- Terribile! - fece inorridita la ragazza bionda.
- Già! - sospirò Wendy.
- E tu cosa intendi fare? -
- Andrò a recuperare l’anima di mio padre è ovvio! -
- Eppure mi nascondi qualcosa, se fosse tutto così facile, come un incantesimo di legimanzia, perché saresti così spaventata -
- Comincio a non sopportare più la sensibilità emotiva della Terra... - commentò con un sorrisetto la ragazza.
- ... e il mio personale intuito femminile! - scherzò l’altra - Allora qual è l’inghippo? -
- Potrei perdermi... il mio pensiero oltre il velo in mezzo a tutta quell’emotività disperata e senza senso potrebbe perdersi -
- Saresti come dissennata? - fece Sandy sempre più inorridita - No, non puoi andare laggiù -.
- Mio padre è laggiù Sandy e io potrei salvarlo, come potrei continuare a vivere sapendo una cosa simile? - spiegò la ragazza fissandosi le mani in grembo.
- Come posso aiutarti? - sospirò l’amica.
Wendy le sorrise e scrisse un appunto su un pezzo di carta che passò alla ragazza.
“Mi controllano, ascoltano le mie conversazioni e sanno sempre dove mi trovo. Distruggilo”.
Sandy la guardò con aria interrogativa e si guardò intorno.
- Tu devi solo starmi vicina - la distrasse Wendy dall’atteggiamento sospetto che aveva assunto.
- Ma lo vuoi fare anche se ... - e bruciò il bigliettino che le aveva passato.
- È mio padre! - la guardò con una sorta di rimprovero.
- Vorrei fare qualcosa di più in questo frangente - fece con uno sguardo d’intesa.
- Credo che Olivander abbia pensato ad allenamenti extra per i “Quattro Poteri” - intanto scrisse su un altro foglietto senza farsi scorgere.
“Devo parlare con Nat”.
- Allenamenti extra? - chiese Sandy, leggendo il biglietto e scrivendo “Come? Se ti controllano?”.
- Sì, mi spiace costringerti a lavorare durante le vacanze - Wendy lesse e rispose “Dobbiamo studiare un modo”.
- Figurati, è un piacere - e incendiò il biglietto.
- Grazie - rispose Wendy, lanciandole uno sguardo di acceso ringraziamento.

Gli allenamenti non cominciarono il giorno seguente, come invece si aspettava Wendy. Il ritardo venne attribuito all’assenza di Raymond, a Londra per un paio di giorni.
La Portatrice dell’Aria era impaziente di mettersi alla prova con il nuovo incantesimo, ormai sentiva l’impellenza di salvare il padre, ora che sapeva di potervi riuscire.
- Perchè non comincia a istruirmi sulla Legimanzia da sola - chiese la ragazza al maestro.
- Meglio che ci siano tutti i Poteri presenti, sarà più facile e veloce - rispose il vecchio sorridendo.
- Wendy cara c’è una visita per te - li interruppe la cugina Emily.
- È Sandy? - fece contenta la ragazza.
- No, è un ragazzo, non l’ho mai visto - fece pensierosa la donna.
Wendy scese nella sala dove un alto ragazzo castano attendeva, dando le spalle all’ingresso.
- Salve - fece timidamente la ragazza entrando nell’ampio salone luminoso.
- Buongiorno Locke! - rispose Nat.
Wendy era a bocca aperta, sbalordita.
- Che ci fai qui? - si riscosse.
- Bell’accoglienza per un compagno di Casa che non vedi dalla fine della scuola - rispose Nat.
- Wendy cara vi ho fatto servire il tè in terrazzo - sorrise Emily.
- Grazie mille - si rivolse la ragazza non riuscendo a togliere gli occhi dall’amico.
I due uscirono e presero posto nelle poltrone in vimini dalle eleganti linee un po’ barocche.
- Sono sconvolta, non mi aspettavo una visita -
- Oh, sì! È vero Wendy, non ti ho più risposto - fece con tono un po’ superbo e superficiale - ma ho avuto un po’ da fare e quindi, anzi in realtà non posso trattenermi tanto... -
- E perché tutto ad un tratto sei venuto a trovarmi, grazie Blessy - Wendy fece un sorriso cortese all’elfa che le stava servendo il tè.
- Mi ha chiesto Emberce di venire a trovarti - rispose Nat con noncuranza, ignorando la creatura bitorzoluta che gli porgeva la tazza.
- Ray? -
- Sì, mi ha detto che ti avrebbe fatto molto piacere vedermi e non mi tiro indietro ai desideri di una ragazza - le sorrise sfrontato.
- È stato cortese - fece sorridendo la ragazza.
- Sì - confermò il ragazzo - cosa mi racconti, come ti trovi qui? -
- Molto bene, i cugini di mio padre sono persone adorabili e devo rivelare che mi viziano in tutto - fece Wendy con il tono da bambina capricciosa e compiaciuta che adoperava conversando con i suoi cugini.
- Vedo - assentì Nat - Wendy facciamo due passi per il parco? - propose.
- Sì -.
La ragazza illustrava all’ospite i pregi della Villa e delle piante del parco.
- Perché volevi vedermi? - la interruppe Nat con un tono quasi seccato.
- C’eravamo detti che saremmo rimasti in contatto - chiarì Wendy con un tono imbarazzato.
- Sai, Wendy, sono tornato con Demelza - fece Nat con tono freddo e distaccato - lei nutre un’alta stima di te ma è un po’ gelosa, quindi non credo che ci rivedremo spesso -
- Con Demelza? - fece Wendy in un tono un po’ cupo.
- Sì, credo che sia la ragazza perfetta per me - si crogiolò il ragazzo.
- È una bravissima ragazza - annuì Wendy un po’ forzatamente.
Al ritorno alla villa, Wendy era pensierosa.
- A cosa stai pensando? - chiese Nat.
- Pensavo a Ray: è stato proprio carino a chiederti di venire a trovarmi -
- Pensa mi è comparso davanti all’improvviso con questa richiesta, quasi fosse una preghiera, quando gli ho promesso che ci avrei pensato è sparito, non ha voluto sapere altro da me -
- Quindi non sapeva nulla di Demelza - disse Wendy con mezzo sorrisetto.
- Assolutamente - confermò con sicurezza Nat.
Wendy gli fece un largo sorriso di cortesia.
- Mi ha fatto proprio bene vederti, Nat. Salutami Demelza! Spero di vedervi presto entrambi -
- Proverò a convincere la mia Melzina - fece Nat in tono affettuoso e sognante.
Wendy si sforzò di mantenersi composta e lo salutò.
- Allora Wendy cara è andato via il tuo amico? - le chiese interessata Emily.
- Adesso, adesso - sospirò Wendy.
- Sei stata felice di rivederlo? -
- Diciamo che mi ha chiarito un grosso dubbio - le sorrise forzatamente la ragazza.
- Cugina posso invitare qui Sandy in vista dei nuovi allenamenti? -
- Certo Wendy cara, sai che adoro quella ragazza. Non vuoi invitare anche Walter? -
- Giusto, anche Walter! Grazie, siete sempre così gentili con me. Ora credo che mi ritirerò in camera mia, sono un po’ stanca -
- Oh, certo vai pure cara - la salutò la donna. Quando la ragazza sparì dalla cima delle scale si dileguò anche il dolce sorriso affettato sul volto della zia di Raymond per lasciare posto ad un ghigno diabolico.
Wendy era in camera sua pensierosa. Sfogliava senza troppa attenzione il libro di Pozioni. Presa da un pensiero si fermò alla pagina della pozione Polisucco. Sorrise con distrazione e dopo qualche minuto scrisse un biglietto.
“Cara Sandy,
la cugina Emily mi ha dato il permesso di invitarti qui per qualche giorno, ricordi gli allenamenti di cui abbiamo parlato? Inoltre ho bisogno di raccontarti nei particolari un’altra faccenda. Ti ricordi i dubbi che avevamo su Nat? Ho risolto tutto!
A presto.
NSW”

I membri storici della “Setta dei Quattro Poteri” rimasero delusi dal fatto che Wendy, benché avesse da subito padroneggiato l’Occlumanzia, impiegasse tanto tempo ad apprendere la Legimanzia, al contrario di Walter che diede subito ottimi risultati. Olivander tendeva a giustificarla agli occhi dei suoi soci, dicendo che le ultime emozioni con cui l’avevano tempestata, l’avevano confusa e distratta. In realtà la ragazza aveva appreso l’incantesimo immediatamente, ma fingendo di non riuscire a padroneggiarlo otteneva due risultati. Da un lato prendeva tempo, dall’altro tentava di leggere i pensieri di Olivander e dei suoi cugini a loro insaputa, per cogliere qualche ricordo che li incastrasse, ma senza successo.
Questo avrebbe potuto finalmente convincere la ragazza dell’innocenza nelle intenzioni del suo maestro e dei suoi tutori, ma Wendy aveva anche notato chiari salti temporali nei loro pensieri. Per lei fu l’evidente prova che essi togliessero dalla loro mente i ricordi pericolosi al cospetto dei due legimente e quindi che avessero indubbiamente qualcosa da nascondere.
Il giorno seguente alla visita di Nat tornò Raymond.
- Ciao Ray! - lo salutò entusiasta Wendy - Sai chi è venuto a trovarmi? Nat! -
- Alla fine è venuto, allora? - chiese Raymond ridondante - Vedo che ne sei contenta -
- Mi ha fatto piacere chiarirmi con lui, dopotutto durante il periodo della scuola eravamo stati molto amici -
- E adesso? - fece sereno e tranquillo il ragazzo.
- Diciamo che non siamo più così affiatati, ma siamo in rapporti cordiali - rispose Wendy.
- E ti basta? - chiese Ray, facendosi più interessato.
- Credo proprio che lo faremo bastare - fece scherzosa e rilassata la ragazza.
Raymond la guardò con intensità e calore, tanto che Wendy arrossì.
- Cambiando discorso, dovrebbero venire anche Walter e Sandy. Finalmente cominceremo i famosi allenamenti di Legimanzia! - disse Wendy con ritrovato entusiasmo – Oh ciao Sandy! -
- Ciao Wendy! - rispose al saluto la bionda ragazza dei Tassorosso, accompagnata dalla padrona di casa.
- Wendy cara - la cugina Emily richiamò la ragazza - hai lasciato questo in bagno - e le restituì il ciondolo con impresso il suo nome d’infanzia: “Nicolas”.
- Oh, grazie! - rispose grata la ragazza - Dove l’avevo dimenticato? -
- Sul lavabo del bagno vicino alla serra - le sorrise Emily.
- Che testa! Mi sono rinfrescata il viso e il collo dalla calura e l’ho lasciato lì. Scusa Emily -
- Di niente, cara - e la donna si allontanò.
Wendy si voltò un po’ sconvolta verso l’amica.
- Sandy ti ho mai fatto vedere il mio posto preferito nel parco? - fece con entusiasmo, ignorando Ray.
- Il roseto? - chiese l’amica.
- No, è un posto nuovo, me l’ha fatto scoprire ieri Walter. Te lo mostro subito, scusaci Ray, ma devo anche parlarle di cose da ragazze – fece un gran sorriso prendendo Sandy per mano.
Ray non fece in tempo a ribattere che le due amiche erano uscite nel Parco.
Wendy guidò l’amica nel boschetto di aceri, qui si fermò in una piccola radura con due tronchi riversi. Si sedette su uno di essi e, mentre Sandy si accomodava al suo fianco, si levò il ciondolo, appoggiandolo accanto a dove si era appena seduta.
- Ti va di stare qui un po’ in silenzio ad ascoltare la natura? - fece sognante Wendy.
- Certo - rispose tranquilla la ragazza, cominciandosi a rilassare.
Invece Wendy si alzò di scatto e, prendendo la mano dell’amica, la condusse silenziosamente in un altro luogo. Una grande pianta ombreggiava tutta la zona ricoperta da felci, che si affacciavano su uno specchio di acqua purissima.
- Ok, eccoci -
- Bellissimo questo posto -
- E soprattutto lontano da orecchie indiscrete - sorrise Wendy.
- Come puoi esserne sicura? - sussurrò la ragazza prudente.
- Ho chiesto a Walter di cercare con lo spioscopio un luogo del parco che fosse sicuro - e indicò un piccolo spioscopio immobile su una roccia - lui non è seguito e pedinato come me... -
- Come sei riuscita a chiederlo, altri bigliettini? - la interruppe ammirata Sandy.
- No, non posso usarne troppi: potrei diventare sospetta. Tra due legimente comunicare in segreto è molto facile. Per questo motivo, penso, hanno aspettato tanto ad insegnarmelo - ammiccò la ragazza.
- Perché la scenetta nel bosco degli aceri? -
- Emily nel ridarmi il mio ciondolo ha pensato “Guarda di non perdertelo stupida ragazzina” e poi le sono passate nella mente una serie di immagini, che mi hanno suggerito l’idea che loro sanno dove mi trovo per via di quel ciondolo -
- Una specie di segnalatore della tua posizione... - rifletté Sandy - Pensi che riescano a sentire anche quello che dici? -
- Forse, la prudenza non è mai troppa! Ecco come hanno fatto a rintracciare mio padre in passato! - e meditò ancora - Anche se deve essere a corto raggio: ricordi alla tua festa? Lo indossavo ma forse non potevano raggiungermi fin lì. Ci è andata bene! - poi aggiunse - Allora domani andrai a Londra, vorrei venire con voi -
- Se tu potessi venire con noi, sarebbe tutto molto più semplice - ammiccò Sandy.
- Vi aspetterò con ansia - fece Wendy visibilmente agitata.
- Speriamo solo che tu abbia ragione sulla Pozione Polisucco - sottolineò l’amica.
- Non temere, ne sono assolutamente certa. È un grande pozionista! - rispose sicura Wendy - E ora torniamo al ciondolo, prima che qualcuno ci venga a cercare -.

Sandy e Walter erano andati insieme a Londra per degli acquisti e per svagarsi un po’. Wendy era stata convinta a non seguirli per non smarrire la propria concentrazione, un po’ troppo altalenante in questo periodo.
- Sai una cosa Ray - ruppe il silenzio Wendy - non appena arriverà Walter voglio parlargli chiaramente -
- Riguardo a cosa? - fece incuriosito il ragazzo.
- Riguardo a Sandy... - spiegò la ragazza - vorrei che loro due formassero una coppia, stanno bene insieme, per questo non ho insistito per andare con loro -
- E Lisa? - fece stupito il ragazzo.
- Lisa non è una Portatrice, non potrebbe mai capire Walter come lo capisce Sandy - rispose Wendy in un tono molto “rayniano”.
- Vuoi forse dire che noi...? - fece stupefatto Raymond.
- Mi pare chiaro! - gli sorrise Wendy un po’ maliziosamente - Però, Ray, ricordati che io devo mantenermi concentrata, quindi sarà meglio per tutti se non mi perdo in distrazioni - sospirò un po’ languidamente.
- Sarà difficile - fece un sorriso spavaldo e sornione il ragazzo - ma mi impegnerò, almeno fino a quando non avrai liberato tuo padre... - promise Ray.
- Siamo d’accordo - sorrise tranquilla - Sono tornati! - esclamò la ragazza.
- Ciao Wendy, ciao Ray! -
- Ciao ragazzi! - li accolse Wendy - Vi siete divertiti? -
- Molto! Peccato non sei venuta Wendy, ti saresti divertita - la ragazza appoggiò con un tocco di bacchetta le decine di buste che aveva con sé.
- Emily ci ha fatto preparare il tè - disse Ray.
I ragazzi seguirono l’adolescente rosso, prendendo posto sul bel terrazzo di Villa Umbridge. Si scambiarono chiacchiere riguardo Londra e alla sua rinascita dopo la caduta di Tu-Sai-Chi per una mezz’oretta. Ad un certo punto Walter guardò preoccupato il suo orologio magico.
- Fra un po’ devo tornare a casa, ho dovuto sbrigare un paio di commissioni per i miei -
- Prima ti andrebbe di fare due chiacchiere con me nel parco? - gli chiese Wendy.
- D’accordo - fece incuriosito l’altro Portatore.
- Io sono a pezzi e andrò subito a farmi un bagno caldo! - decise la ragazza bionda.
- Io andrò a casa subito, invece - disse Raymond - Vado a salutare gli zii -.
- Vieni Walter - Wendy invitò il ragazzo a seguirlo.
Si ritrovarono nella radura degli aceri. Wendy appoggiò il suo ciondolo vicino ad un pappagallino magico che cominciò a parlare con la sua voce e con quella di Walter.
Poi entrambi i ragazzi si allontanarono, giungendo allo specchio di acqua sorgiva, circondato da floride felci.
- Allora? Sei proprio tu Nat? - chiese la ragazza a Walter.
- Fra dieci minuti scoprirai che sono proprio io! Temevo che quel tè durasse in eterno - rise il ragazzo, in un modo molto più allegro e spensierato del giovane Walter.
- Avrei scommesso che avresti avuto a casa una scorta di Pozione Polisucco! Sapevo che ti saresti messo alla prova, facendola! -
- Sono o no il più giovane e straordinario pozionista che tu abbia incontrato, Knightly? -
- Sicuramente il più vanitoso! - rispose a tono la ragazza.
- Ah! È così che si trattano gli amici che rischiano tanto solo per poterti parlare - fece falsamente offeso il ragazzo.
- Che sciocco è stato Ray! - esclamò la ragazza guardando l'amico.
- Su questo sono d’accordo a priori, anche se non so a cosa tu ti riferisca in particolare! - Nat fece la sua occhiata ironica, con i lineamenti di Walter, che però cominciavano a scomparire.
- Ha commesso un sacco di errori, quando ha preso le tue sembianze, però mi ha suggerito il modo per incontrarti - fece saccente Wendy.
- Errori? - chiese l’altro.
- Prima di tutto tu non mi hai mai chiamato per nome, mai “Locke” e mai e poi mai “Wendy”, neanche quando sapevi che erano il mio vero nome. Secondo, non mi permetteresti di fare un complimento a Ray... -
- Come se lo meritasse - fece Nat, con un tono e una voce che diventava sempre più suo.
- Terzo - Wendy continuò persa nel proprio discorso - tu hai una mimica facciale completamente diversa, tieni sempre gli occhi fissi su quello che guardi, non hai gli occhi sfuggenti come i miei o quelli di Raymond. Alzi sempre il sopracciglio destro, quando fai una battuta sulle ragazze. Muovi le mani in modo diverso, tracciando sempre dei piccoli semicerchi quando parli. Saluti sempre gli elfi domestici, quando li incontri. E poi tu mi hai sempre guardato in un altro modo che... - la ragazza aveva alzato gli occhi e incontrato lo sguardo nocciola di Nat, che aveva soppiantato quello cobalto di Walter.
- Ecco, con quello sguardo - la ragazza tentò di smorzare la tensione con un tocco di ironia.
- Sono preoccupato, Knightly, molto preoccupato! - la scrutò il ragazzo - Tu che sei seguita e ascoltata ovunque, praticamente prigioniera. Ray che si trasforma in me per plagiarti. Devi andartene da qui! -
- Non posso, ti ricordo che ho chiesto asilo politico e loro sono i miei tutori! -
- Luke è il tuo parente più prossimo, se solo potesse farsi avanti -
- Devi dire a Luke che presto farò tornare indietro mio padre -
- Tuo padre è morto - protestò Nat.
- È vivo! È stato dissennato, ma questo Luke non poteva saperlo -
- Come puoi riportarlo indietro? -
- È una storia lunga... diciamo solo che sono la Portatrice dell’Aria e sono sua figlia - tagliò corto la ragazza.
- È pericoloso? - chiese Nat stringendole lo sguardo addosso, dubbioso.
- È Legimanzia avanzata, niente di particolare - mentì Wendy.
- Hai la stessa espressione di quando mi parlavi di Ann, mi stai raccontando un’altra frottola? - fece un po’ alterato Nat.
Wendy abbassò il capo.
- È un po’ pericoloso, ma lui è mio padre, Nat - lo guardò con un’espressione implorante.
- Posso riuscire a farti cambiare idea? - chiese pratico Nat.
- Credo proprio di no - fece risoluta la ragazza.
- Posso fare qualcosa per aiutarti a uscirne illesa? - domandò il ragazzo insistente.
Wendy lo guardò e arrossì violentemente, forse ripensava a cosa Raymond le aveva detto in guferia.
- Cosa posso fare? - la incalzò Nat - Sicuramente c’è qualcosa, altrimenti non saresti diventata la copia timida di un peperone rosso. Io potrei fare qualcosa che però ti imbarazza chiedermi - fece sornione Nat, con il suo sguardo furbo.
- Allora cos’è? - insistette.
Wendy taceva, cercando di mantenersi calma e di recuperare il suo colore naturale. Nat le si avvicinò, guardandola seriamente.
- Non fare la bambina! Sono qui, significa che tengo a te, no? Pensi che abbia paura ad affrontare qualche pericolo? - la guardava da vicino quasi a volerle leggere nello sguardo cosa poteva fare per aiutarla.
- Davvero vuoi fare qualcosa? - le chiese timida la ragazza.
- Sono qui - ripeté - perché sarei venuto, se no? -
- Allora fermami se non sei d’accordo? - detto questo chiuse gli occhi, cercando di riempire lo spazio tra il suo e il profilo del ragazzo.
Nat, sebbene sorpreso, favorì il movimento della ragazza. I due si baciarono a fior di labbra.
Le braccia di Nat sulla schiena di Wendy. Le mani di Wendy intorno alla nuca di Nat. Ancora un bacio e un altro. Si separarono molto lentamente, sciogliendosi dall’abbraccio.
- È un piacere darti una mano, chiedimi pure tutto l’aiuto che ti serve - scherzò Nat.
Wendy era ancora rossa in viso, decisamente imbarazzata della propria spavalderia.
- E non osare chiedere aiuto ad altre persone - cercò di farla ridere Nat.
Wendy abbassò lo sguardo colpevole e confessò.
- Ho dovuto fare la smorfiosa con Raymond, per tenerlo a debita distanza per un po’ - Nat grugnì - ma appena avremo liberato mio padre si farà avanti. È ovvio che vogliano unire sentimentalmente i Quattro Poteri -
- Ci inventeremo qualcosa, possibilmente di doloroso, per tenerti lontano quel tipo - fece seccato Nat.
Wendy sorrise finalmente.
- Come ti dovrò chiamare, adesso? Wendy lo escludo - si domandò Nat.
- Una volta mi hai chiamato Nicky, dopo il Crucio di Carrow. Stavo malissimo, ma il fatto che tu mi avessi chiamato Nicky, per un istante mi aveva fatto star meglio - ricordò trepida la ragazza.
- Ok, Nicky - lo disse con molta dolcezza.
- Dobbiamo andare: la registrazione sta per finire - disse di nuovo arrossita, controllando il suo orologio magico.
- Accidenti ti avrei aiutato volentieri un altro po’ - fece scherzosamente sconsolato Nat, preparandosi a bere la fialetta di Pozione Polisucco. Wendy lo fermò con un altro bacio.
- Mi sei mancato, mi mancherai ancora - allontanò il viso da un Nat decisamente sorpreso.
- Adesso bevi -.

Continua...

mercoledì 9 aprile 2014

Il Cerchio si chiude

Introduzione alla Fan Fiction 

Questa Fan Fiction è strettamente legata al 7° libro di Harry Potter, quindi a coloro che non l’hanno ancora letto sconsiglio caldamente la lettura. L’universo in cui è ambientata l’intera vicenda e moltissimi personaggi che la animano sono opera della straordinaria Rowling, che ha saputo creare un mondo affascinante e ricco di spunti così originali da riuscire a scatenare l’immaginazione dei suoi affezionati lettori, tuttavia ho voluto narrare una storia che non avesse come protagonisti gli stessi creati da questa autrice fantastica, ma di nuovi nati comunque per diretta ispirazione.

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Cerchio elementale - Immagine dal web

Il Cerchio si chiude


Wendy si lanciò a terra, evitando di un soffio una grossa fiammata, si rialzò dal pavimento in prestigioso parquet, scuotendo inesistente polvere dal bellissimo abito di velluto grigio cenere che l’avvolgeva.
- Possiamo riposarci un attimo Ray? - si rivolse al ragazzo davanti a lei.
- Come vuoi? - rispose l’adolescente e si diresse ad un paio di poltrone damascate di fronte ad un ampio camino spento in marmo rosso francia.
La ragazza non lo seguì ma si affacciò alla finestra, perdendo lo sguardo su due volatili all’orizzonte.
- Insomma Wendy che hai? È da qualche giorno che sei così taciturna e distante - il ragazzo le prese la mano, apparendole alle spalle.
La ragazza si voltò cercando di mostrare un sorriso rassicurante, ma così facendo lo scostò delicatamente.
- È solo un po’ di stanchezza -
- Non sarà nostalgia di Hogwarts? -
- Sì, anche quella - ammise la ragazza.
Wendy viveva da tre settimane nella grande villa della cugina di suo padre, Lady Emberce, e di suo marito, Lord Umbridge, gli zii di Raymond.
- Non hai più sentito nessuno? - fece con tono indagatore Raymond.
- Tutt'altro! Ieri ho ricevuto l’ennesima lettera di Etty, Dannis mi ha inviato le foto della festa che ti ho mostrato, Lisa mi aveva mandato un gufo appena arrivata, il professor Hagrid, Luna e Neville mi hanno spedito un messaggio di “ben arrivata”, persino la McGranitt mi ha mandato una lettera chiedendomi della mia nuova sistemazione e aggiornandomi riguardo alla mia richiesta di asilo, tutta la squadra di Quidditch mi ha scritto e mi ha regalato il boccino del migliore della squadra, sebbene il Campionato sia stato interrotto a metà -
- Allora ti ha scritto anche Nat - la interruppe l’altro.
- Lui... - Wendy scosse la testa in modo eloquente.
- Forse avrà da fare, - disse con ovvietà il ragazzo - dovresti scrivergli ancora -.
- Domenica gli ho inviato la terza lettera - confessò la ragazza.
Raymond fece una smorfia eloquente, che sembrava dire “allora non c’è niente da fare...”, Wendy tornò a guardare oltre il vetro della finestra.
- Eppure ci eravamo salutati abbastanza bene, sembrava ben disposto a mantenere i contatti -
- Che strano... che ci abbia ripensato? - commentò Ray.
- Forse... - si interruppe, meditando, poi riprese - Io gli ho richiesto se era sicuro che non potessimo tornare amici come prima che conoscesse la mia vera identità. Lui mi ha fissato strano e mi ha detto “Davvero vorresti tornare ad essere amici come prima?”, “Certo” ho risposto in fretta io, mi ha guardato e mi ha detto “Allora ci penserò, ma vorrei che anche tu ci pensassi bene se è veramente quello che vuoi”. Poi ci siamo salutati con un arrivederci -.
Raymon era in silenzio, appariva un po’ scocciato e improvvisamente sbottò con fare scostante e liquidatore.
- Ok! È ovvio che si sente ferito e umiliato dal fatto che tu non gli abbia detto la verità e non intende perdonarti. Senti Wendy, tu non ci puoi fare niente, quindi lascia perdere, non hai colpa di nulla e non hai commesso nessuna mancanza nei suoi riguardi! Non pensarci più e lascialo nel suo brodo -
- Forse sarebbe meglio - mormorò la ragazza.
- Torniamo agli allenamenti, mi rifai vedere come crei quel turbine? - disse Ray, accompagnandola nel centro del Salone.
- In guardia - puntò la bacchetta la ragazza, ma poi si bloccò di colpo - Aspetta un attimo -.
Entrambi si fecero attenti, come percorsi da una strana forza invisibile.
- Permesso - una testa bionda e riccioluta entrò nel salone.
- Ciao Sandy! - esclamò felice Wendy.
- Ciao Nicky! Ciao Ray! - fece il suo ingresso anche Walter - Come va? -
- Ciao Walter, sarebbe il caso che tu cominciassi a chiamare Wendy con il suo vero nome - lo rimproverò Ray.
- Scusa “Wendy”, non pensavo ti desse fastidio -
- Infatti non me ne dà, è una mania tutta di Ray - lo rassicurò la ragazza, mentre il ragazzo rosso sbuffò contrariato, guardando da un'altra parte.
- Oggi ho una gran voglia di fare un bell’allenamento, voglio mostrarvi una cosa che ho imparato - fece Sandy.
- Cosa? - domandò Wendy.
- Usciamo nella serra, voglio vedere come riuscirete a difendervi... - ammiccò la ragazza.

I ragazzi nella serra evocavano i rispettivi poteri, sotto la sorveglianza di diverse paia di occhi.
- Allora come va? La Portatrice dell’Aria si sta integrando? - fece un uomo alto dai capelli biondi e dagli occhi ambrati, simili a quelli di Raymond.
- È confusa: la lontananza da tutto quello che doveva essere il suo mondo l’ha portata alla deriva, non sono tranquilla - rispose una donna dalla mandibola forte e dallo sguardo simile a quello dell’uomo.
- Eppure mi sembra che i Quattro Portatori siano in buoni rapporti e i loro poteri stanno crescendo - notò Olivander, il più vecchio tra i presenti.
- Non basta che siano in buoni rapporti, devono legarsi con vincoli più profondi, dipendere l’uno dall’altra - rispose l’altra donna.
- Non ho dubbi, Emily cara, che Raymond avrà successo con Wendy - si avvicinò ancora di più al vetro che dava sul retro della grande villa, puntando lo sguardo sulla ragazza castana che veniva rialzata con galanteria dal giovane Emberce - Presto la figlia di Locke si sentirà legata a mio figlio in modo indissolubile. Si sente ferita per via di quello sciocco ragazzo di cui abbiamo intercettato la corrispondenza -
- Devono essere legati anche gli altri due Poteri, per Sandy non ci sono problemi, farà ciò che sua madre vuole, ma Walter... -
- Ehm! Acqua, Terra e Fuoco si piegano all’Aria, non dimenticatelo! - fece una vocetta mielosa in tono saccente - Quando la figlia di Locke sarà caduta ai piedi di Raymond, gli altri seguiranno la via che lei deciderà - sorrise una donna dalla faccia larga e rugosa, su un corpo basso e tarchiato. Gli altri annuirono a quella sentenza.
- Quando le faremo liberare il padre? - domandò Olivander.
- Volete liberare Locke, ma è possibile? - chiese Emily.
- Wendy è in grado di farlo per via del suo legame di sangue. Certo rischioso ma possibile - spiegò il vecchio.
- Siamo certi che Lyonel, appena risvegliato, non bloccherà i Poteri? Sicuri che davvero non ricorderà cosa gli è accaduto? -
- Dopo quindici anni sotto il bacio dei dissennatori sarà poco più che un ritardato - fece con sprezzo la donnetta, quasi deliziata dalle sue parole - ma i suoi poteri saranno intatti e l’unica persona a cui risponderà sarà sua figlia, dobbiamo solo essere certi che la piccola Locke sia per allora sotto il nostro totale controllo... -
- Non troppo - intervenne Olivander.
- Chiedo scusa? - lo reguardì la donnetta con tono dolce, ma lievemente stridulo.
- Non dimentichiamoci che l’Aria è un potere distruttivo, potenzialmente negativo, se Wendy si farà sopraffare troppo presto dal suo potere, potrebbe decidere che salvare il proprio padre e mettere a repentaglio la propria vita non è un’idea così geniale. Dobbiamo fare in modo che conservi quella generosità e quello spirito di sacrificio che le permetteranno di rischiare. A noi serve il Custode per unire i Poteri - strinse gli occhi opachi.
- Non posso credere che sembrasse tutto perduto fino allo scorso anno e all’improvviso non solo compare l’ultima Portatrice, ma si dà il caso che è anche la figlia del Custode, praticamente l’unica che lo può far ritornare in sé e che abbia anche la voglia di farlo - una luce maniacale comparve negli occhi ambrati di Emily.
- Assomiglia a Susanne, non ti sembra Dolores? - Olivander si rivolse alla donna tarchiata.
- Speriamo non sia altrettanto stupida - disse con sprezzo la donna.

- Grazie mille, Blessy - disse Wendy all’elfa domestica che le porgeva un bicchiere di tè freddo.
I quattro ragazzi sedevano comodamente sulle poltrone di vimini collocate nell’ampia terrazza che si affacciava sull’immenso parco della Villa.
- Lo sai che non amano essere ringraziati - la riprese Ray.
- Diciamo invece che è più corretto dire che voi non amate ringraziarli - sottolineò Wendy.
- Non temere, mia cara, imparerai a comportarti come si deve nell’alta società - commentò Ray, come a giustificarla.
- Spero sinceramente di no, se questo vuol dire trattare gli altri dall’alto al basso - lo saettò ancora la ragazza.
- Lascialo perdere Wendy - li interruppe Sandy - Piuttosto mia madre vuole che vi inviti ad un noioso galà che sta organizzando la prossima settimana -.
- Fantastico! Un party dai Field è un party come si deve - commentò entusiasta Ray.
Wendy non sembrò gradire altrettanto l’idea.
- Penso che io dovrò gentilmente declinare l’invito - sentenziò la ragazza.
- Oh! Andiamo Wendy come farò a divertirmi senza di te - la supplicò Sandy.
- Di nuovo in abito da sera - la ragazza fece una smorfia - Già mi vesto così per compiacere i miei cugini - disse indicando l’elegante abito che portava - che mi fa cadere una volta sì e l’altra pure -
- Non fare i capricci - rise Walter.
- Non voglio insistere Wendy, non ti voglio costringere a fare ciò che non vuoi - fece Sandy con dolcezza.
- Ecco! Adesso mi fai sentire in colpa -.
- No, davvero non ti devi preoccupare, sopravvivrò anche a questo ricevimento, ormai sono abituata... - minimizzò triste la bionda. 
- Va bene! Verrò! - acconsentì la ragazza, schiacciata dal senso di colpa.
- Sicura? - fece la bionda, scrutandola con attenzione.
- Sì, verrò - le sorrise l’amica.
- Oh! Grazie, grazie! - si lanciò ad abbracciarla - Ovviamente verrai da me a prepararti -.
- E da chi altro... - fece pratica Wendy.
Sandy ritornò al suo posto dando le spalle alla ragazza e facendo l’occhiolino a Walter.
- Tutto sommato potrebbe essere divertente, la festa sarà in maschera, il titolo è “Carnevale a Venezia” - argomentò la ragazza bionda.
- Tua madre è sempre molto estrosa nei suoi party, falle i miei complimenti - commentò Ray.
- Li apprezzerà di certo - annuì la ragazza, visibilmente soddisfatta di sé.

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domenica 30 marzo 2014

Ballo a Hogwarts

Introduzione alla Fan Fiction 

Questa Fan Fiction è strettamente legata al 7° libro di Harry Potter, quindi a coloro che non l’hanno ancora letto sconsiglio caldamente la lettura. L’universo in cui è ambientata l’intera vicenda e moltissimi personaggi che la animano sono opera della straordinaria Rowling, che ha saputo creare un mondo affascinante e ricco di spunti così originali da riuscire a scatenare l’immaginazione dei suoi affezionati lettori, tuttavia ho voluto narrare una storia che non avesse come protagonisti gli stessi creati da questa autrice fantastica, ma di nuovi nati comunque per diretta ispirazione.

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Immagine da Web - tratta da "Harry Potter e il calice di fuoco"


Ballo a Hogwarts

Le discussioni erano state numerose, chi pro, chi contro. Festeggiare la fine del terrore che aveva attanagliato tutto il mondo inglese sembrava quasi doveroso, ma portare rispetto e lutto alle tante morti che avevano costellato quella vittoria del bene sul male sembrava altrettanto imperativo.
Si scelse di indire un ballo per festeggiare i coraggiosi studenti, che volevano gioire dopo tanto dolore e acclamare il loro eroe, Harry Potter.
La storia di Nicky era ben poca cosa in confronto allo strabiliante anno del Ragazzo Sopravvissuto e il fatto che tutta la sua vicenda non fosse al centro dell’attenzione era per lei un sollievo. Solo il gruppo più ristretto dei legami di Nicolas Susanne sembrava risentire in modo forte della sua storia. Nat non era più andato a trovarla nei giorni che era rimasta in infermeria, mentre Raymond non se ne allontanava quasi mai, come Etty.
Con grandissimo stupore della ragazza, una delle sue più grandi fan diventò Lisa. Certo negli ultimi tempi i loro rapporti erano molto più distesi, anzi tra loro si era instaurata persino una buona intesa, ma quando Lisa conobbe nei particolari la storia della ragazza, sicuramente da Nat, ne rimase entusiasta.
- Tanti anni in veste da uomo, hai bisogno di una completa rieducazione femminile - la guardava con i grandi occhi chiari colmi di entusiasmo - sarò io la tua Pigmalione! -.
Nicky sorrideva bonaria, forse non intendendo nei dettagli quello che avrebbe significato.
Per cominciare Lisa non le permise più di indossare l’inseparabile cappellino. Gli occhiali sparirono non appena Nicky assicurò di non aver alcun problema di vista. Le era stata subito fornita un’uniforme femminile, che però la ragazza bionda non riusciva a farle portare. In compenso le fece eliminare il maglioncino che aveva sempre indossato sotto la camicia, per confondere le forme femminili.
Il ballo fu la molla che fece scattare un entusiasmo ancora più fervente in Lisa.
La ragazza greca stava leggendo un vecchio libro di favole, quando una montagna di tulle e seta le cadde davanti. Nicolas Susanne la guardò con curiosità.
- Serve una mano? - si propose.
- Non solo quella - disse la ragazza bionda, spuntando dagli strati di tessuto multicolore - mi servi tutta... Nella tua stanza! - le ordinò.
Nicky obbediente guidò Lisa in camera sua, poco dopo furono raggiunte anche da Etty e Sandy.
- Allora cosa vuoi metterti al ballo? -
- Credo che dovrò accontentarmi della divisa scolastica - sorrise Nicky imbarazzata.
- Non dire scemenze -
- Il mio guardaroba è piuttosto limitato - lo spalancò per mostrarne la penuria.
Un paio di mantelli di Hogwarts penzolavano vicino a tre giacche scolastiche invernali e due per la mezza stagione, dal taglio decisamente maschile. Ripiegate in tre pile c’erano alcune camice con lo stemma di Griffondoro, pullover, qualche paio di jeans, abbondanti maglioni, T-shirt, due tute da Quidditch e il completo per la partita.
- Come eri vestita, quando Nat ti ha vista ragazza? -
- Come? - domandarono in coro le altre, tra le quali una Nicky bordeaux.
- Quando Nat mi ha raccontato la tua storia, non ho impiegato molto a ricomporre i pezzi... - spiegò, poi si rivolse verso le altre ragazze - Durante una passeggiata Nat aveva sentito e visto ai limiti della Foresta proibita una misteriosa ragazza cantare in una strana lingua, immagino fosse greco, l’ha cercata per giorni, completamente perso! - poi si rivolse a Nicky sospettosa - Mi sono anche accorta che Nat invece di quella storia non ricorda più nulla... -
Nicolas si fece cupa in volto.
- L’ho obliviato -
- Nicky come hai potuto?! - la rimproverò Etty.
- Lo so! Ho fatto una cosa orribile... ma avevo paura... -
- ...Che notasse in te una certa somiglianza con la ragazza che aveva visto? - le suggerì dolce Sandy.
Nicolas era sempre più rossa in volto e sembrava volesse penetrare con lo sguardo la pietra sotto i suoi pedi.
- Non fa niente Nicky, se e quando vorrai parlarne saremo qui, ok? - le sorrise Sandy con delicatezza.
- Avevo paura, - deglutì senza alzare lo sguardo - avevo paura di tradirmi, di confessargli che ero io la ragazza che cercava -.
Le tre ragazze la guardarono inclinando la testa con dei sorrisetti romantici ed espressioni comprensive.
- Bando alle ciance, vediamo cosa avevi addosso -.
Ann attirò con la bacchetta il tendaggio bianco e se lo trasfigurò addosso, facendolo diventare una tunica, fissata da bottoni dorati, che un attimo prima erano anelli.
- Sicuramente Nat non è stato attratto dal tuo abito - aggiunse la bionda un po’ delusa, ma con un pizzico di malizia.
- Il bianco però ti dona tantissimo - disse estasiata Sandy.
- Sì, ma non si deve sposare - tagliò corto l’altra, tuffandosi nel mare di abiti che aveva portato.
- Temevo già per la misura... tu sei più alta di noi, ma con la tua capacità di trasfigurare non ci saranno problemi! - fece sempre più pragmatica la giovane Griffondoro - Allora cominciamo con questo! -.
Passarono più di un’ora in allegria e chiacchiericci, Nicky, ormai esausta di provare abiti, si era rinfilata la vecchia divisa e adesso erano sedute tutte sul letto a parlare dei preparativi della festa.
- Sapete chi mi ha invitato? - fece Lisa un po’ pensierosa.
- Metà scuola? - sorrise Nicky di rimando.
- Qualcuno sì... - fece con una smorfietta compiaciuta - Ma mi ha invitato Walter dei Corvonero, non me lo sarei mai aspettato -
- Che scoop! - esclamò Etty - Se lo sapesse Natalie... -
- Finalmente si è fatto coraggio - commentò Nicky annuendo.
- Tu sapevi di questo interesse - fece Sandy alla ragazza.
- Ho passato parecchio tempo con Walter, lui ed io siamo abbastanza simili, per me erano evidenti certi atteggiamenti che teneva non appena compariva Lisa - sorrise con fare saggio.
- Gli stessi atteggiamenti che hai tu con Nat? - suggerì Lisa.
- Oppure con Raymond? - incalzò Etty.
- È vero con chi andrai al ballo? - fece di rimando Sandy.
- Toc! Toc! - si sentì bussare alla porta.
- Proprio sul più bello - sbuffò Lisa - chi è il seccatore? -
- Lisa un po’ di cortesia - la rimproverarono Sandy ed Etty.
- Posso entrare? Sono Dannis... -
- Vieni, vieni -
- Aspetta un attimo Dan... - avvertì Nicky, ma in ritardo perché come pronunciò quelle parole, Dannis aveva già tentato due balzi sui pochi gradini, che erano improvvisamente diventati un breve scivolo micidiale.
- Lo temevo soltanto: ora è confermato - disse Nicky soccorrendo il compagno.
- Ma che diavolo... - imprecò Dannis, mentre Etty e Ann lo sollevavano da terra e lo accompagnavano a sedersi in Sala comune, seguite dalle altre due.
- Funziona come le scale dei nostri dormitori - osservò Sandy.
- Com’è possibile Nat è entrato in questa stanza, c’ero anch’io e non... - Lisa fu come colpita da un pensiero - Il tappeto rosso! - guardò Nicky - Hai fatto in modo che si indurisse seguendo i gradini e noi non ci siamo accorti di nulla -
- Per questo motivo non hai voluto che Nat ti accompagnasse a letto dopo il Crucio - si spiegò Etty.
Nicolas Susanne non badò molto alle spiegazioni e annuì velocemente.
- Cosa eri venuto a dirci Dannis? -
Il ragazzo era ancora dolorante e si massaggiava la schiena con entrambi i palmi.
- Veramente cercavo solo te Nicky. Hai una visita! Ti aspetta giù in Sala Grande -.
La ragazza era molto stupita e non si fece ripetere due volte il messaggio, anche le altre amiche la seguirono curiose.
Nicolas Susanne, in cima alla grande scalinata che portava all’atrio principale, vide in piedi davanti al Portone della Sala Grande un ragazzo non più alto di lei, dai capelli corvini e dalla pelle olivastra che la fissava sorridente.
- Andreas! - esclamò precipitandosi giù per le scale.
- Ann! - rispose l’altro venendole incontro.
Si abbracciarono a lungo.
- Non posso credere che tu sia qui! Sapevo che avresti commesso qualche sciocchezza, quando ho letto la tua lettera, ma pensavo ti limitassi a sguinzagliare tuo padre! -
- Dovevo accertarmi che tu fossi sana e salva, non mi sarei fidato degli occhi di nessun altro e tu sai bene perché! Anche se continuo a notare che alcuni vecchi vizi li mantieni - le disse squadrando la divisa maschile.
- Mi devo abituare ai nuovi abiti - si giustificò la ragazza - Quanto ti fermi? -
- Non molto purtroppo, mi hanno tenuto molto tempo fermo sulla frontiera, non volevano farmi passare, ma con la caduta di questo “Tu-sai-qualcuno”, hanno ricominciato ad allacciare i contatti con il continente -
- Capisco - fece pensosa - Resterai per il ballo di dopodomani? -
- Posso farti da cavaliere? - fece un grazioso inchino.
- Devi! - rispose sorridente Ann.
La ragazza si ricordò improvvisamente di avere i suoi amici alle spalle.
- O scusa non ti ho presentato i miei amici. Loro li conosci epistolarmente: sono Etty e Dannis - si rivolse ai due ragazzi spiegando - è stato Andreas l’intermediario delle nostre lettere, mi dispiace di non averti detto la verità - disse mortificata guardando Etty.
L’altra le sorrise, scuotendo la testa.
- Non mi hai mentito, hai detto che Ann avrebbe letto la mia lettera e così è stato - aggiunse verso Andreas - Ti devo ringraziare di cuore per il favore che ci hai fatto! -
- Anch’io volevo ringraziarti, sei stato prezioso in un momento difficile - disse Dannis porgendogli la mano.
- È stato un vero piacere - Andreas ricambiò la stretta con vigore.
- Lei è Lisa e lei è Sandy, ragazze davvero in gamba! Lui è Andreas, l’unico a scoprire la mia identità ad Arcadia e ad aiutarmi a difenderla, rischiando grosso in alcuni casi... -
- È un vero piacere - disse cortese Sandy.
- Sarò curiosa di scoprire come hai fatto a scoprire chi era la nostra Nicky - fece Lisa, strizzandogli l'occhio in segno di intesa.
- È una storia divertente... - Andreas guardò malizioso Nicolas con occhi lucenti.
- Non ci provare Andreas, me lo hai promesso tempo fa! - lo saettò la ragazza.
- Tu mi hai abbandonato ad Arcadia e sarebbe quello che ti meriti - la stuzzicò Andreas - ma d’accordo non la racconterò... -
Nicolas Susanne trasse un lungo sospiro di sollievo, mentre la delusione si dipingeva sugli altri amici incuriositi.
- ...per adesso - disse con fare scherzosamente minaccioso il ragazzo greco.
Tutti scoppiarono a ridere.
- Sarò curioso di sentirla anch’io questa storiella - fece la voce di Nat alla base della scalinata.
- Ciao Nat - disse Nicky trepida.
- Ciao io sono Nat - si autopresentò il maggiore dei ragazzi Griffondoro.
Andreas allargò il suo sorriso mediterraneo, alzando gli occhi ridenti sullo sguardo dell’alto ragazzo.
- Piacere io sono Andreas - gli strinse la mano - sarò lieto di raccontarvi il simpatico aneddoto, magari al ballo! -
- Rimani al ballo? - chiese Nat, sospettoso.
- Giusto per quello. Devo ritornare ad Arcadia presto, mio padre non può più stare lontano dal suo lavoro -
- Che lavoro fa tuo padre? - domandò incuriosita Lisa.
- È nel corpo diplomatico di Arcadia - rispose l’altro.
- Signor Eirenes - si intromise gentilmente la professoressa McGranitt - la sua stanza è pronta, l’abbiamo alloggiata nell’ala degli ospiti -
- Grazie mille, Preside! - replicò Andreas, poi si rivolse a Nicky - Mi accompagni a mettere a posto i bagagli? -
- Certamente - assicurò l’amica.
- Ci vediamo a cena - li salutarono gli altri.
- E come sta Lio? - chiese Andreas allontanandosi con Nicky.

Era finalmente giunta la sera del ballo. Sebbene Hogwarts era ancora in parte distrutta, i professori avevano impiegato tutta la loro perizia per creare un’atmosfera lucente e impeccabile.
Fatine volavano colorate e brillanti in ogni angolo, fiori Solaris rampicanti avvolgevano le colonne, proiettando, grazie ai pistilli luminosi e le corolle trasparenti, ombre colorate e un profumo delizioso. Globi dorati volteggiavano e trasmettevano la musica che una piccola orchestra stava eseguendo sul palco della Sala Grande.
Studenti e studentesse erano avvolti in preziosi abiti da cerimonia, orgogliosi e trepidanti. Molti ancora si attardavano per gli ultimi dettagli nei dormitori.
- Buonasera miei cari ospiti - disse la voce gioviale di Andreas a Nat e Dannis - le nostre dame sono scese? -
- Non ancora... - sorrise Dannis.
- Oh! Ciao Harry, Ron, Hermione, Ginny! - fece cenno al quartetto.
- Ciao Dannis - fece Harry Potter - ciao Nat e tu sei? -
- Andreas Eirenes, in visita dalla Grecia. Lei è l’eroe della serata - tese la mano con ammirazione.
- Questa scuola e i suoi studenti sono i veri eroi - replicò l’altro con una stretta, guardando con intensità Dannis.
- Gli inglesi sono un popolo coraggioso e modesto - fece galante il greco - sono estasiato di aver avuto la possibilità di incontrarla -
- Grazie - fece imbarazzato l’altro - Allora a dopo - disse stringendo con affetto la spalla di Dannis.
- È incredibilmente in gamba - commentò il giovane Canon ammirato.
- Già - confermò Nat.
- Ancora non posso credere che vedrò la piccola Ann vestita da signorina, sono ancora convinto che scenderà in tutta da Quidditch - rise coinvolgendo nella risata contagiosa anche gli altri due.
- Guarda che ti ho sentito! -
I ragazzi si voltarono verso la cima della scalinata, seguendo il tono di rimprovero della ragazza.
Nicolas Susanne indossava un semplicissimo abito in raso di una delicata tinta pesca. L’abito lasciava scoperte le spalle e accennava a una stretta manica, appena delineata. Il tessuto aderiva al busto e ai fianchi per scendere in una gonna a sirena. I capelli erano semi raccolti in un fermaglio di madreperla della stessa tinta dell’abito, da cui sfuggivano, sapientemente acconciati, due ciuffi che le incorniciavano il viso e le accarezzavano le guance avvampate. Scendeva con molta attenzione, forse temendo di rovinare a terra in modo imbarazzante. I ragazzi erano a bocca aperta.
- Bravi! Ammirate il mio capolavoro - disse con orgoglio Lisa.
Assai più appariscente dell’amica, la ragazza bionda aveva un’elaborata acconciatura di boccoli dorati e di perline. Indossava con disinvoltura un abito che richiamava lo splendido colore degli occhi e aveva una scollatura più audace.
Scese anche Etty raggiante nel suo abito a larghe spalline, scollatura alta e gonna in leggero tulle color canarino. Appariva come una graziosa ballerina.
Anche l’amica Tassorosso faceva parte dello splendente quartetto. I lunghi capelli ricadevano a boccoli sulla schiena scoperta dalla scollatura all’americana dell’abito in velluto verde scuro, che faceva risaltare splendidamente l’oro dei capelli, il verde smeraldo dello sguardo e la pelle dalla tinta lievemente caffelatte. Un’ampia gonna ne nascondeva i piedini, sicuramente rialzati in scarpe con il tacco.
- Incroyable! - esclamò Andreas entusiasta rivolto ad Ann.
- Andreas non è mai un buon segno quando parli in francese! - commentò la ragazza senza alzare lo sguardo dai gradini che percorreva tremante.
- Carissima non starai scendendo in trampoli - fece divertito l’altro notando l’incertezza della ragazza.
Lisa due gradini dietro lei sbuffò - Macchè! Ha voluto indossare a ogni costo delle insulse scarpette paperine -
Ann si girò verso la bionda - Lisa ti faccio notare che già così ho le mie difficoltà... -
Quel breve momento di distrazione le fu fatale: incespicò nei suoi passi a pochi gradini dall’arrivo. Nat la prese al volo, agguantandola sotto le braccia.
Il volto della ragazza emerse dalla camicia di Nat di un colore addirittura vinaccia.
- Sì, è stato decisamente meglio non metterti sui tacchi - rise Lisa che aveva raggiunto con eleganza la base della scala. Anche gli altri scoppiarono in una risata complice.
Nat l’aiutò a mettersi in posizione eretta, mentre lei era rimasta rigida quanto un blocco di marmo.
- Tutto a posto? - le chiese gentilmente cercando di guardarla negli occhi.
- Sì, grazie! Scusami tanto - disse sfuggendo dal tocco del ragazzo e raggiungendo il proprio cavaliere che era ancora piegato dalle risate.
Li raggiunse poco dopo uno splendido Walter in abito da cerimonia blu cobalto, che per un attimo fece ingolfare nelle parole persino la disinvolta Lisa.
La combriccola prese posto in due tavolini che furono avvicinati tra loro per permettere a tutti i ragazzi di poter parlare tra loro comodamente.
- Possiamo unirci a voi? - chiese Raymond Emberce a braccetto di Natalie.
- Certamente - li accolse calorosamente Andreas, alzandosi e avvicinando con un tocco di bacchetta un paio di sedie.
- Andreas Eirenes - porse la mano a Raymond e fece il baciamano ad un’impressionata Natalie. I due si presentarono con cortesia.
- Silenzio! - li ammutolì Lisa - C’è il discorso di Harry! -.
Il mago fu accolto da un fragoroso applauso.
- Care amiche, cari amici - fece un imbarazzato Harry - sono salito qui unicamente per ringraziarvi. Io non ho sconfitto Voldemort! Fortuna e coincidenze hanno portato alla sua distruzione, ma soprattutto il vostro coraggio, che è stato il mio coraggio, il vostro affetto che è stata la forza che mi ha spinto ad affrontarlo. Senza Hogwarts, i suoi professori, i suoi studenti, i suoi amici, non avrei mai conosciuto quella che considero la mia famiglia più autentica e senza famiglia da difendere nessun uomo può diventare un eroe. A questo punto il mio cuore vorrebbe che elencassi una per una le vittime cadute sotto il potere di quel mago oscuro; vorrebbe che ne raccontassi la vita, i pregi, ogni aspetto che ci mancherà di loro; vorrebbe che ricordassi ogni familiare e ogni amico che lascia. Ma allo stesso tempo il mio cuore non riesce a reggere il dolore di una simile memoria. Ne voglio ricordare uno per tutti, colui che più di ogni altro ha il merito di questa vittoria: Albus Silente. Lo voglio ricordare in un unico modo, concludendo questo discorso e invitandovi a mangiare! -
Harry sorrise dietro alle lacrime trattenute nei grandi occhi smeraldo. La platea rise, asciugandosi qualche lacrima e partì un lunghissimo applauso con standing-ovation. Sui tavolini rotondi apparvero dal nulla stuzzichini e gustosi antipasti.
- Coraggio Andreas raccontaci di come hai scoperto il segreto di Nicky! - lo incitò Lisa, che non stava più nella pelle dalla curiosità.
- No, Andreas ti prego - lo supplicò la ragazza.
- Sì, dai! Raccontaci - fecero di rimando tutti gli altri.
- Cara, vedi? Insistono. Io avevo promesso di non rivelarlo a nessuno, non di non raccontarlo a chi già sapesse - sorrise sornione e cominciò il racconto.
- Immagino che ormai vi siano palesi alcune abitudini che la nostra Ann aveva per non farsi scoprire e tra queste il fatto di farsi il bagno o la doccia prima o dopo tutti gli altri -
- Uh! - strillò eccitata Natalie.
- Infatti - riprese il ragazzo greco - e la cosa che mi lasciò strabiliato dopo aver scoperto il suo segreto era la totale naturalezza con cui riuscisse a far apparire una scelta ben precisa come una cosa del tutto casuale e non voluta. Benché sia sempre stata incredibilmente prudente, una domenica mattina non poteva certo immaginare che, mentre lei si beava nel bagno deserto ad un’ora improponibilmente mattiniera, io mi ero svegliato e mi ero deciso a fare una cosa che a nessuno ad Arcadia verrebbe mai in mente: svegliarsi presto e farsi un bagno -
- O no! - fece arrossita Etty.
- Invece sì, mia cara Etty! Io entravo nel salone della vasca mentre Ann usciva dall’acqua, credo che ora, trascorsi tre anni, - squadrò l’amica - l’immagine sarebbe decisamente più gratificante... -
Nicolas Susanne gli diede una gomitata nello stomaco, mozzandogli il fiato.
- Touché, ma chère! Non è stato molto cavalleresco questo commento - fece Andreas massaggiandosi la pancia.
- Assolutamente poco cavalleresco - assicurò Ann, tra le risate generali.
La ragazza però non riuscì a fare a meno di guardare sottecchi Nat, l’unico che non stava ridendo, ma guardava davanti a sé. Ann però non notò la presa più forte che Nat diede al suo calice, mentre non sfuggì ad Andreas.
- Finalmente le danze! - esclamò entusiasta il greco - Natalie mi concederesti il primo ballo? -
- Certo - ma guardò incerta Ann, che le sorrise e le fece un cenno di consenso.
Walter porse la mano a Lisa, Nat a Sandy e Dannis, meno disinvolto di tutti, fece lo stesso con Etty. Rimasero Raymond e Ann.
- Signorina Locke vuole... -
- Non pensarci minimamente, perché credi che Andreas non l’abbia fatto? - lo guardò con ovvietà Ann.
- Capisco... facciamo due passi fuori - propose in alternativa.
- D’accordo - fece con tranquillità la ragazza.
Si avviarono sulla grande balconata su cui si affacciava la Sala Grande.
- Come stai? - chiese con scioltezza Ray.
- Bene, grazie - rispose con calma.
- Tipo simpatico Andreas... -
- ... e generoso. Persona straordinaria - lo disse guardando Andreas che ballava con grazia.
- Ti volevo dare una cosa -
- Cosa? - fece la ragazza presa in contropiede.
- O meglio restituire quello che era tuo - trasse dalla tasca una catenina dorata e una medaglietta incisa: “Nicolas”.
- L’hai riscattato - fece la ragazza colma di stupore - Grazie -
- Posso? - ma non aspettò la risposta e glielo allacciò al collo - Mi raccomando, non lasciarlo mai più è un pezzo importante della tua storia -
- Grazie davvero, Ray - lo guardò con gratitudine, rigirando tra le dita il ciondolo.
- Ora vado a prenderti da bere -
- Grazie di nuovo -.
Nicolas Susanne rimase a guardare il parco che ancora portava tracce della recente distruzione, una fresca brezza le scosse i capelli e lei si strinse nelle spalle.
- Allora è vero che non sei abituata a questo clima -.
La ragazza si voltò, ma non riuscì ad alzare lo sguardo su Nat se non per pochi istanti.
- Il clima di Arcadia è molto più caldo - spiegò - ma questo vento mi piace -
- Per te è la serata dei regali - guardò la medaglietta al collo, le mani della ragazza corsero a coprirla, gli occhi ancora bassi, come colpevoli.
- O meglio delle restituzioni - e le porse la sua bacchetta.
- La mia bacchetta! Come? Quando? Pensavo di non rivederla mai più - la voce si incrinò in una nota più acuta, gravida di emozione.
Nat sorrise e rispose - Ero nella Torre dei Corvonero ed è stata la prima cosa che ho pensato quando ho visto i Carrow conciati come salami... a parte di farmi una bella risata, s’intende -.
Risero.
- Così Adreas e io abbiamo un aneddoto in comune - fece Nat scrutando l’orizzonte. Nicky rimase in silenzio sempre più imbarazzata.
- Ripensando a quella volta non capivo perché mi sembrassi tanto sollevato - sbuffò alterato - io non sono stato tanto sveglio da capire il tuo segreto - strinse i pugni amaro.
- Nat... io, io... non volevo e volevo... avevo paura di... - balbettò la ragazza.
Nat scorse la sagoma di Raymond che si avvicinava.
- Ritorno dalla mia dama, sempre che sia stata lasciata libera dai suoi mille pretendenti - e fece per allontanarsi.
- Nat, tu credi che sia impossibile ritornare ad essere amici come prima? - lo trattenne Ann con una supplica.
- Come prima? - il ragazzo sospirò e si girò guardandola per un istante - Me lo sono chiesto, ma... no, non credo sia possibile ritornare ad essere amici come prima - e la lasciò, mentre Ray ritornava con due bicchieri.
- Scusami, Andreas mi ha trattenuto - si giustificò il ragazzo Serpeverde.
Nat rientrò nella Sala Grande e ritornò a guardare i due ragazzi appena lasciati.
- Io non me ne preoccuperei se fossi in te - gli spuntò alle spalle Andreas.
- Di cosa parli? -
- Ann sa essere una grandissima amica, per tre anni siamo stati inseparabili. Scoprendo il suo segreto mi ero completamente innamorato di lei, così forte, così determinata -
Nat lo squadrava in silenzio, una ruga contratta sulla fronte. Andreas lo guardò e rise.
- Sì mio caro Nat, abbiamo molte cose in comune, ma non la più importante. Lei lo aveva capito naturalmente, ma riusciva a dominarsi, senza tradire per un attimo un atteggiamento ambiguo, non voleva né feririmi, né illudermi. Sebbene la sua situazione non fosse facile, non ho mai dovuto asciugare una sua lacrima, ma neppure raccogliere un suo moto eccessivo di entusiasmo. È così razionale, mi ha sempre snervato questo aspetto! -
Nat non si perdeva una sillaba cercando di capire dove volesse arrivare il ragazzo greco.
- Poi appari tu e lei perde il controllo, fatica a comporre una frase, non riesce a guardarti negli occhi e posso sentire il suo cuore accelerare. Guardala ora con Ray: gentile e disponibile, come lo è con tutti, come lo è sempre stata anche con me. Con te è un’altra storia, come dite voi “cotta”?! No, fossi in te non mi preoccuperei, non mi preoccuperei neanche un po’ -.

Continua...


lunedì 24 marzo 2014

La storia di Ann

Introduzione alla Fan Fiction 

Questa Fan Fiction è strettamente legata al 7° libro di Harry Potter, quindi a coloro che non l’hanno ancora letto sconsiglio caldamente la lettura. L’universo in cui è ambientata l’intera vicenda e moltissimi personaggi che la animano sono opera della straordinaria Rowling, che ha saputo creare un mondo affascinante e ricco di spunti così originali da riuscire a scatenare l’immaginazione dei suoi affezionati lettori, tuttavia ho voluto narrare una storia che non avesse come protagonisti gli stessi creati da questa autrice fantastica, ma di nuovi nati comunque per diretta ispirazione.

Leggi il I capitolo

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Immagine da Web - Un personaggio a caso scoprendo l'identità di Nicolas… XD



Nicolas Susanne Knightly

Silenzio.
Nicolas teneva gli occhi bassi, stringendo nei pugni le lenzuola.
Il suo letto era circondato da un separé di tessuto e non le era possibile vedere il resto dell’infermeria.
- Harry ha vinto, vero? - riuscì finalmente a chiedere con voce roca.
- Sì, certo... - la rassicurò Etty.
In quel momento entrò la McGranitt con Dannis, Raymond e Walter.
- Come stai? - chiese con tono preoccupato l’insegnante di Trasfigurazione.
- A pezzi è la parola corretta, credo - fece triste l’altra.
- Con più di ottanta fratture, credo che sia la parola corretta - accennò a un sorriso la donna - allora Nicolas, come dovremmo chiamarti in realtà? -
- L’unico nome che ho mai conosciuto è Nicolas. - prese a raccontare la ragazza - Il nome completo è Nicolas Susanne Knightly. Mi trovarono con Lio su una strada poco lontano da un brefotrofio statale di Arcadia. Avevo poco più di un anno, indossavo abiti maschili e portavo una medaglietta al collo con inciso “Nicolas”. La donna che mi trovò si chiamava Agnes Agapes, dirigeva l’istituto e pensò, come era naturale, che Nicolas fosse il mio nome. Capì che ero inglese perché stringevo a me un libro inglese e le poche parole che pronunciavo erano in inglese. Mi fece subito registrare al comune di Arcadia, denunciando il mio ritrovamento, mi mise il cognome Knightly, a causa del libro che avevo con me e che si intitolava “Il piccolo Cavaliere”, infine mi portò al suo istituto.
Si accorse del mio sesso poco più tardi, cambiandomi il pannolino. Gli oziosi impiegati non vollero compilare un'altra scheda e modificarono quella già compilata. Agnes mi mise come secondo nome Susanne, il nome della protagonista femminile del libro, gli impiegati inserirono la S puntata davanti al cognome fittizio, senza specificare: non c’era spazio. -
Nicolas Susanne si interruppe cercando dell’acqua. Etty le versò un bicchiere e l’aiutò a bere premurosa. La ragazza continuò tenendo lo sguardo fisso sulla finestra.
- La prima direttrice era una donna intelligente, gentile e compassionevole, assolutamente in disaccordo con la politica reazionaria dell’isola, che vedeva le donne sottomesse agli uomini, non istruite nelle pratiche magiche se non per gli incantesimi di cucina e di cura della casa. Mi insegnò il poco inglese che conosceva per farmi leggere il mio libro e non volle mai che mi dimenticassi che ero inglese. Morì quando avevo cinque anni e venne sostituita da una donna arcigna che odiava i maschi e ancor di più le femmine, la signorina Timeos. Ci puniva duramente per ogni infrazione al regolamento e sembrava avesse un’antipatia particolare per me, forse per la mia origine, che tentò di farmi dimenticare in tutti i modi, al contrario di Agnes.
Odiava Lio e più volte provò ad allontanarlo dall’istituto, senza riuscirvi. Non sopportavo più la vita in orfanotrofio e non sopportavo l’idea di non poter apprendere la magia. La mia famiglia era di maghi, il libro parlava di maghi, streghe e babbani, di incantesimi e di voli sulle scope, tutte cose che desideravo ardentemente conoscere.
Il guardiano del nostro istituto era Arboreos, un costruttore di bacchette anziano e scontroso, che inspiegabilmente mi prese in simpatia. Benché fossi una ragazza e le leggi lo vietassero, mi insegnò a riparare le bacchette magiche, mi trasmise molti trucchi del mestiere e io cominciai a dargli una mano in bottega all’insaputa di tutti. A dieci anni costruii la mia bacchetta, se la signorina Timeos l’avesse solo sospettato mi avrebbe mandato in riformatorio.
A undici anni mi arrivò la lettera per la Scuola di Magia di Arcadia, i soliti, fortunatamente pigri, impiegati non avevano controllato bene il mio nominativo, fidandosi esclusivamente del mio primo nome: le ragazze non erano ammesse a scuola.
La signorina Timeos inviò personalmente una feroce rettifica alla Scuola, ma io - Nicolas Susanne si interruppe guardando con aria colpevole la McGranitt che ascoltava attentamente - io intercettai la lettera grazie a Lio, falsificai un’altra lettera che diceva che “lo studente Nicolas S. Knightly avrebbe frequentato la scuola”. Pianificai la mia fuga dall’istituto. Arboreos aveva pagato il mio lavoro a bottega e, quando gli dissi che me ne sarei andata, mi ha assicurato una fetta dei suoi clienti per sostentarmi. Non ero mai stata una gemma di femminilità - sorrise arrossendo - e per me fu facile in quell’estate imparare a comportarmi da maschio. Chiesi ai bambini di non chiamarmi più Ann ma solo Nicky, per abituarmi. Non avrei voluto mentire a nessuno direttamente, quindi imparai a non usare gli aggettivi femminili, a non declinarli rivolti alla mia persona. In effetti questo aspetto è molto più facile in inglese. - disse ridendo - Con l’abitudine mi venne facile girare le parole e le frasi perché fossero sempre generiche. Se uno voleva vedere quello che voleva vedere io non l’avrei certo impedito, anzi... -
Cercò nuovamente il bicchiere d’acqua, trovò ancora Etty. Tutti erano immobili e in silenzio, completamente rapiti dal racconto. La ragazza fece un lungo respiro e ricominciò.
- I miei primi anni alla Scuola di Magia furono fantastici, imparai a giocare a Quidditch, volare era stata la mia passione anche in brefotrofio, come testimoniano i segni di punizione sulla mia schiena, attività proibita alle donne. Ma il mio fisico mutava velocemente e il clima caldo e mediterraneo di Arcadia non concedeva tanti strati come quello inglese. Il mio terzo anno ad Arcadia fu tutto concentrato a trovare una soluzione: dovevo andarmene da lì, tornare in Inghilterra. La soluzione si presentò con l’arrivo in Arcadia delle cioccorane, al suo interno trovai la figurina di Silente: il Preside dalla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Lio impazzì quando vide l’uomo nella figurina, ci misi un po’ a capire che con quella sua reazione voleva dirmi che lo conosceva. Quindi Hogwarts poteva non solo dare un rifugio alla mia femminilità, ma qui avrei potuto trovare indicazioni sulle mie origini.
Convincere i miei insegnanti non fu particolarmente difficile: a scuola andavo benissimo ed era ovvio che volessi cercare qualche indicazione sulle mie reali origini. Loro volevano, per un certo verso, mostrare a una delle Scuole più celebri del mondo magico quali qualità avesse un “loro” studente. Per loro era una sfida, per me una seconda fuga.
Confidavo di poter rivelare la mia identità subito e di chiedere asilo, ma mi bloccò la questione del censimento dei Nati-babbani. L’ultima cosa che potevo provare erano le mie origini, inoltre qui scoprii che mi era stato addirittura inventato un albero genealogico fittizio per proteggermi. Non potevo dire a nessuno che ero una ragazza, perché avrei smascherato il trucco e creato molti guai a persone, che, senza conoscermi, avevano voluto aiutarmi -.
Nicky aveva concluso il suo racconto.
La McGranitt la scrutò ancora per qualche secondo in silenzio, poi parlò.
- Sono senza parole - disse estrefatta.
- Mi dispiace avervi nascosto la verità - mormorò Nicolas Susanne.
- Sei stata veramente coraggiosa ad affrontare tutto questo da sola, ma adesso che il Ministero è ancora in mani sicure non devi più preoccuparti. Sicuramente ti aiuteremo a scoprire la tua identità -.
La ragazza era commossa da tanto trasporto e finalmente apparve più serena.
- Professoressa ho partecipato alla battaglia perché sapevo che il professor Lupin aveva conosciuto mio padre: volevo chiederglielo e quella era forse l’unica occasione che mi si sarebbe presentata per farlo. Durante la battaglia mi ha detto solo il suo nome, ma se potessi parlargli per un istante magari potrebbe ricordarsi più dettagli - fece speranzosa la ragazza.
Tutti abbassarono lo sguardo. Gli occhi di Etty già lucidi per la storia della ragazza lasciarono cadere due lacrimoni.
- Susanne, mi dispiace... -
- Non lo dica... ho capito... - disse la ragazza trattenendo le lacrime.
- Adesso devo andare a parlare con il nuovo Ministro e ho molte urgenze da sbrigare. Tu riposati, che ne hai bisogno e sappi che ora sei in buone mani, d’accordo? -
- Sì, grazie professoressa - accennò la ragazza distesa.
L’alta donna uscì, lasciando soli i ragazzi.
- Che storia incredibile Nicky! - esclamò Etty - oh! Scusa! Come ti devo chiamare adesso? -
- Come preferisci, Nicky, Ann... fa lo stesso! Sono entrambi miei nomi - le sorrise l’altra.
- Etty non fare tanto la ragazza latte e burro... - disse seccato Nat, poi si rivolse a Nicky - Tu ci hai mentito Nicolas - disse quel nome con durezza - e lo hai fatto deliberatamente! -
- Hai ragione Nat, ma non avevo scelta -
- Non tirare fuori la storia che non potevi dirlo per via del Censimento: noi non siamo l’autorità ministeriale, ti avremmo protetto, non ti avremmo certo tradito, ma tu non ti sei fidata! -
- C’erano troppi segreti da mantenere, io stessa stavo impazzendo a non poterne parlare con qualcuno! - finalmente Nicky rispose a tono.
- Calmi ragazzi, calmi... - si misero in mezzo Dannis e Walter. Raymond invece si beava di quella discussione.
- Scusalo Nicky - Walter tentò di giustificare il compagno di corso - ma ci siamo sentiti dei perfetti idioti scoprendo la tua identità, credo che tu possa immaginare perché... -
- Già conosco la sensazione - fece acida ed elencò - dire ad un’altra ragazza di non essere “interessato” a lei, senza poterle dire il vero motivo, sentirsi osservata in malo modo perché sono troppo “amico” della ragazza di un altro, condividere commenti maschili sulle altre ragazze quando... - la voce le morì in gola.
- Senti - avvampò Nat - non è certo colpa nostra se tu ti diverti a… ! -
- Divertirmi? Divertirmi? Sai che divertimento non poter urlare sotto tortura perché avrei gridato come una ragazza! - gli urlò in faccia Nicky, ma si tappò la bocca con le mani come se si fosse lasciata scappare qualcosa di molto grosso.
Nat rimase di sasso.
- Senti Nat, tu sei molto stanco, usciamo e calmiamoci, ok? Troppe cose per un solo giorno... - Walter prese Nat per un braccio e l’accompagnò fuori.
- Walter ha ragione, Nicky. Ti devi riposare adesso... Non pensare più a niente e rilassati -
Susanne annuì e si girò su un fianco nascondendo il volto a Raymond, le lacrime le sgorgarono giù per il naso.
Il ragazzo di Serpeverde, che ancora non aveva detto una parola, si sedette dove prima stava seduto Nat.
- Non so se ti può consolare... ma io ho sempre saputo che tu eri una ragazza -
- Cosa? - la ragazza si girò di scatto verso Ray - Perché non me l’hai detto? -
- Vedi ora sei arrabbiata... esattamente come Nat, quindi puoi un po’ capire come ci si sente -
- Davvero sapevi che ero una ragazza o l’hai detto per difendere Nat? -
- Non difenderei Nat per tutto l’oro del mondo, specialmente se a dargli addosso sei tu. - ghignò il ragazzo - Non te l’ho detto perché sapevo che stare con me nella stessa stanza ti avrebbe innervosito, visto che sapevo chi eri realmente. Diciamo che l’ho fatto per delicatezza nei tuoi confronti, ma posso aver sbagliato -.
Nicky avvampò.
- Come l’hai capito? -
- Come dite voi ragazze? Sesto senso... Ora riposati grande stratega, che sei stanca! - le consigliò il ragazzo. Finalmente Nicolas si abbandonò al materasso e si addormentò.
- Stai qui tu un attimo Raymond? - chiese gentilmente Etty.
Ray annuì con lo sguardo fisso sulla ragazza.
Etty uscì con Dannis e gli prese la mano.
- Che storia - disse il ragazzo stringendo la mano della ragazza e portandola al cuore.
- Già! Ragazza da tre giorni e ha già due pretendenti... Ora capisco molte reazioni - sorrise con una punta di malizia Etty.

Continua

lunedì 17 marzo 2014

Hogwarts sotto assedio

Introduzione alla Fan Fiction 

Questa Fan Fiction è strettamente legata al 7° libro di Harry Potter, quindi a coloro che non l’hanno ancora letto sconsiglio caldamente la lettura. L’universo in cui è ambientata l’intera vicenda e moltissimi personaggi che la animano sono opera della straordinaria Rowling, che ha saputo creare un mondo affascinante e ricco di spunti così originali da riuscire a scatenare l’immaginazione dei suoi affezionati lettori, tuttavia ho voluto narrare una storia che non avesse come protagonisti gli stessi creati da questa autrice fantastica, ma di nuovi nati comunque per diretta ispirazione.

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Hogwarts sotto assedio

Erano passati quasi un paio mesi dall’esecuzione pubblica fasulla, ma di punizioni simili se ne erano ripetute ancora e a più tornate, tanto che il calmante di bacchetta calava velocemente e nulla si poteva fare per gli studenti personalmente puniti dai Carrow.
Dopo le vacanze di Pasqua Ginny non era più tornata a scuola, come molti altri studenti. Alcuni per scelta dei genitori: la Scuola di Magia e Stregoneria non era più considerata un luogo sicuro; altri studenti, come Luna in precedenza, erano stati rapiti per impedire ai genitori azioni sovversive contro il Ministero.
Voci sempre più numerose bisbigliavano che Harry Potter si stesse muovendo contro i piani di Lord Voldemort, qualcuno aveva insinuato una sua apparizione a Goldric Hollow, altri avevano sentito che dei ghermidori lo avevano preso e portato al Quartier generale dell’Oscuro Signore, ma il Prescelto era riuscito a fuggire.
Hogwarts tratteneva il fiato in ascolto di ogni sussurro che parlasse del proprio beniamino, ma nel frattempo si stringeva al proprio capo della resistenza: Neville.
Rimasto solo, senza Ginny e Luna, il ragazzo difendeva a bacchetta tratta e con coraggio da leone tutti i mezzo-sangue della Scuola, tirandosi gli odi e le continue punizioni dei Carrow. La sua posizione era sempre più in bilico.
Una sera Radio Potter aveva trasmesso la notizia di un attacco in piena regola dei Mangiamorte contro l’anziana signora Paciock, Neville, in ascolto con il resto del’ES, si era decisamente inquietato, poi improvvisamente la voce della nonna aveva interrotto River nella radio cronaca con un: - Lei, giovanotto, non sta spiegando bene il movente!!! Se sei in ascolto mio caro nipote volevano prendermi per fermare te! Ma tu devi continuare, sei straordinario! I tuoi sono orgogliosi di te, io sono orgogliosa di te!! Continua così! Ti farò avere una mia lettera da qualcuno di fidato... - e finalmente River era riuscito a recuperare la trasmissione.
Applausi e pacche sulle spalle si scaricarono addosso ad un imbarazzato e quanto mai commosso Neville, nell’apprendere che la nonna era al sicuro, ma soprattutto per quella inattesa prova di stima.
Dopo questo tentativo di rapimento, il giovane Griffondoro aveva organizzato una continua sorveglianza, tramite Orecchie Oblunghe, dell’ufficio dei due vice-presidi, per anticipare nuovi rapimenti e offensive. Fu Etty a cogliere le cattive intenzioni dei Carrow nei confronti di Neville: volevano farlo sparire dalla Scuola, il come non era ancora deciso.
Paciock li precedette e sparì da Hogwarts, andando a vivere nella Stanza delle Necessità all’insaputa degli odiati professori, che lo credettero finalmente fuggito. Non troppo tempo dopo si unirono in pianta stabile altri studenti di Hogwarts, minacciati dai medesimi insegnanti.
La scuola stava vivendo la sua ora più cupa.
Uno dei pochi studenti che viveva ancora nelle “autorizzate” mura scolastiche era Nicolas, che riusciva a mantenersi nell’anonimato e nell’indifferenza generale.
Dopo la punizione impartitagli personalmente da Amycus Carrow si manteneva tranquillo e quasi indifferente a tutto ciò che gli succedeva intorno, mostrando lontananza e distacco dagli amici Griffondoro ribelli. Questo comportamento gli fece ottenere il bene placito dei Carrow, che se ne disinteressarono totalmente.
Nicolas teneva aggiornati i ragazzi rifugiati con le notizie della scuola e si sobbarcava gran parte dei turni per il controllo dell’ufficio nemico.
Nat e lui non avevano più riparlato della punizione. Sebbene il ragazzo più grande sentisse la responsabilità della terribile punizione, che aveva costretto l’amico a letto per una settimana, era il più giovane a guardarlo in colpa come fosse stato lui a commettere contro il maggiore un torto immenso, di conseguenza tra loro era caduto un opprimente imbarazzo.

Come molte sere precedenti Nicolas aveva cenato velocemente e si era riparato in una scanalatura del corridoio, seduto in ascolto, con un filo color carne che gli penzolava dai lobi e che percorreva la parete lungo il corridoio, insinuandosi sotto la porta dell’ufficio dei Carrow.
- Ne sei sicuro? - gracchiava con voce stranamente stridula Amycus.
- Me lo ha detto il Signore Oscuro in persona, Potter sta venendo a Hogwarts! - rincalzava la sorella a voce ancora più acuta.
- Quello Steeval aveva ragione a proposito della Gringott, Potter è evaso e il Signore Oscuro è certo che stia venendo qui - spiegò ancora l’agitata nota roca della donna.
Nicolas fece un larghissimo sorriso e trasse di tasca il suo galeone ES.
- Devo informare subito gli altri - mormorò tra sé e mandò il messaggio “Harry Potter sta venendo qui”.
- Vorrà combattere a fianco dei suoi amici più fidati - ipotizzò Carrow e aggiunse - si troverà spiazzato quando vedrà che li abbiamo dimezzati - rise in modo diabolico.
- Il Signore Oscuro ha detto con certezza che tenterà di entrare nella Torre di Corvonero, e ha ordinato di fermarlo e di chiamarlo non appena l’avremmo preso - fece con orgoglio Alecto.
A Nicolas tremarono le mani, che lasciarono sfuggire la monetina dorata. Il ragazzo si lanciò per recuperarla in fretta e mandare un nuovo messaggio all’ES, ma fu afferrato con forza alle spalle.
- Ecco qui un piccolo sovversivo - gli occhietti di Gazza rotearono di felicità nelle orbite.

Nat camminava nervoso lungo Stanza delle Necessità.
- Che c’è Nat? - gli chiese Lisa, notandone l’irrequietezza.
- Trovo molto strano che Knightly non sia ancora qui - borbottò.
- Ma sai che ultimamente sparisce per ore e non si sa più dove trovarlo -
- Ma la notizia l’avrà ricevuta anche lui - disse Nat scocciato mostrando il galeone alla bionda.
- Sai che se non è al suo turno di guardia è praticamente introvabile - replicò la ragazza con ovvietà.
- Il turno di guardia? - fece pensieroso Nat e poi si rivolse ad alta voce verso Steeval - Ehi, Terry, chi c’era al turno di guardia dai Carrow? -
- Nicky, mi pare - cercò conferma nello sguardo degli altri Corvonero.
- Questa storia non mi piace... vado a cercarlo -
- Stai attento Nat! - gli gridò Lisa.

Dopo qualche istante dalla cattura, il ragazzo greco fu lanciato con violenza sul pavimento dell’ufficio dei Carrow, dove un eccitato custode riferiva di averlo colto mentre origliava, la bacchetta di Nicolas mostrata come un trofeo.
Delle funi, comparse dal nulla, stritolarono il ragazzo da capo a piedi tappandogli la bocca.
- E così per essere una spia lo eri... - gli occhi iniettati di sangue di Amycus lo trafissero.
- ... ma dalla parte sbagliata - aggiunse Alecto - Sei fortunato Knightly: l’arrivo del tuo beniamino protrarrà di qualche ora la tua fine, ma forse non lo sei così tanto... - sorrise malignamente.
- Se quel Potter non stesse venendo qui ora... - l’uomo si sfregò le mani, passandosi la lingua su denti giallognoli.
- Ci divertiremo dopo, fratello, ora vai ad avvisare Piton, mentre io attendo il nostro ospite dai Corvonero.
- Posso tenere la bacchetta? - chiese Gazza in modo servile.
- No, potrebbe tornarci utile... - disse Amycus e gliela strappò di mano infilandosela all’interno del mantello.
- Ora usciamo - l’insegnante di Babbanologia lo disse rivolto a Nicky, come una madre lo potrebbe dire ai suoi figli sulla porta di casa prima di uscire per una serata di gala - sai noi dobbiamo accendere il nostro personale anti-furto nel caso qualcuno voglia entrare, forse ti creerà qualche fastidio - la bocca si distorse in un ghigno perfido, come quella del fratello.
- A dopo - dissero coralmente. Si spensero le fiaccole e dalla lama di luce in corridoio si vide la bacchetta di Alecto che toccava il pavimento. La superficie fu percorsa da un riverbero di calore e di elettricità che si allargava a macchia d’olio. Nicolas con un’espressione di orrore vide avvicinarsi sempre di più quel pericolo. Riuscì, benché legato come un salame, a tirarsi in piedi, puntellandosi sulla parete dietro di lui, mentre l’incantesimo invadeva il piano di pietra, ricoperto di tappeto.
Nicolas si concentrò, tentando, nonostante la morsa delle funi, di inspirare profondamente. La chiazza di fuoco ed elettricità lo stava per raggiungere. Poi a pochi centimetri dai piedi si fermò, o meglio fu respinta in ondine che rifluirono, come l’acqua fermata da un forte soffio di aria. I piedi di Nicolas erano circondati da una sorta di corrente d’aria che sospingeva l’incantesimo creando una corona di scintille. Perle di sudore imperlarono la fronte del ragazzo, probabilmente non avrebbe resistito per molto. Si guardò intorno valutando la distanza tra la sua posizione e la scrivania di Amycus, la più vicina.
Si concentrò ancora di più, un getto d’aria partì dai suoi piedi, tracciando un segmento, subito il ragazzo balzò alla fine del segmento d’aria, nel punto dove era arrivato, creando un nuovo piccolo isolotto di corrente che spazzava l’alone di fuoco. Barcollò ma resse l’equilibrio, un altro salto e avrebbe raggiunto la scrivania.
Fletté le ginocchia, per quello che le corde gli consentivano, nuovo getto d’aria e nuovo balzo. Il ginocchio cozzò dolorosamente contro la scrivania e subito Nicolas riversò il suo corpo sul piano in mogano, sollevando i piedi dal malefico pavimento.
Stramazzò per la fatica.

Nat percorreva il corridoio centrale con circospezione, avanzava silenzioso nelle lunghe ombre serali. Un suono metallico lo fece rabbrividire, si abbassò per vedere da dove proveniva. Aveva calciato un galeone d’oro, come notò alla luce della bacchetta accesa. Le normali scritte del conio erano modificate in “Tutti coloro che vogliono combattere al fianco di Harry si materializzino alla Testa di Porco”. Nat strinse la moneta con sguardo allertato e spense la bacchetta.
Arrivò alla porta dell’ufficio dei Carrow e origliò all’interno un respiro smorzato ma faticoso.
- Alohomora! -
Nicolas si riprese a quelle parole, mettendosi a sedere sulla scrivania. Ma la porta non si aprì.
Nat dall’altra parte era spazientito.
- Knightly spero che tu non sia svenuto vicino alla porta altrimenti levati! - gridò verso il pomolo dorato.
Lo sguardo di Nicolas si dilatò, più di quanto non lo fosse già per via del buio, e il ragazzo si ripiegò su stesso, dando le spalle alla porta.
- Bombarda! -. Nat comparve dietro alla porta ceduta ai suoi piedi.
Camminò sopra il piano di legno senza neppure accorgersi che facendolo evitava la scossa di fuoco che percorreva il pavimento. Nicolas lo guardava terrorizzato.
- Se la situazione non fosse tragica, saresti persino comico - rise guardandolo alla luce della bacchetta. Fece per fare un passo fuori dalla superficie legnosa della porta, ma Nicolas con un prolungato mugugno gli fece volare addosso un libro di Magia oscura che lo colpì al petto.
- Certo che non hai molto senso dell’umorismo - lo scrutò accigliato - stavo scherzando - e fece per fare un passo verso di lui.
Nicolas mugugnò ancora e con una nuova portentosa folata di vento fece cadere un cactus carnivoro sopra il pavimento. La pianta sfrigolò e prese fuoco ai piedi di Nat, che impallidì.
- Adesso ho capito cosa volevi dirmi - disse guardando i resti della pianta e aggiunse rivolgendosi all’amico - e del perché sei lì sopra -. 
Si fermò a pensare, poi trionfante gli puntò addosso la bacchetta - Levicorpus! -
Nicolas si rovesciò a testa in giù, acquistando ancora di più la parvenza di un salame appeso al soffitto di una cantina babbana, e fu appoggiato più o meno delicatamente sulla porta rovesciata su cui si ergeva Nat.
Il ragazzo con un colpo di bacchetta lo liberò dalla stretta delle funi e finalmente Nicolas riprese a respirare a pieni polmoni.
- Grazie Nat! - disse liberandosi dalle funi - Ora dobbiamo correre! Tu sai dov’è la Torre dei Corvonero? -
- No! -
- Dobbiamo trovarla e fermare Harry - così dicendo attirò a sé con una folata il cappellino che era caduto sul pavimento, quando Nat l’aveva sollevato da terra.
- Credo che tu mi debba parecchie spiegazioni - disse Nat sbigottito.
- Le avrai, ti prometto che le avrai - e corsero a perdifiato lungo il corridoio.
Poco lontano dalla loro Torre si imbatterono nella professoressa McGranitt.
- Non oso chiedervi perché non siate nelle vostre stanze, signori... -
- Professoressa - la interruppe bruscamente Nicolas - sa dov’è la Torre di Corvonero, dobbiamo avvertire Harry di un agguato -
- Non so come tu sappia tutto ciò Nicolas, ma sappi che l’agguato a Harry è stato sventato e ora abbiamo l’urgenza di evacuare la scuola e di difenderla - continuò pratica - anzi visto che volete rendervi utili, andate a chiamare tutti i ragazzi Griffondoro nella loro Torre e dite loro di scendere nella Sala Grande il prima possibile -.
Confusi e stupiti i due ragazzi presero la direzione conosciuta, mentre l’insegnante ritornava sui suoi passi, lanciando incantesimi alle armature dei corridoi perché si preparassero alla difesa della scuola.
- Questa notte sarà campale, amico! - disse eccitato Nat.
- Speriamo che vada tutto liscio - sospirò Nicolas, aggrottando la fronte pensieroso.

Immagine tratta da Harry Potter i doni della morte - parte II


Continua...