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giovedì 19 marzo 2015

2 marzo 2015 - Sacrificio per passione


L'incontro è cominciato con la Lettura scelta per la Preghiera

Dalla prima Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi (1Cor 11, 23-29)
Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. 

Questo brano di San Paolo è il primo testo che i cristiani hanno conosciuto sull'Ultima Cena e in particolar modo sul rito dell'Eucarestia. Paolo è piuttosto severo riguardo all'atteggiamento da assumere rispetto alla Liturgia eucaristica e le sue parole ci spaventano un po': "mangia e beve la propria condanna" è piuttosto forte. Paolo è contemporaneo di Gesù e conosce molto bene la crocifissione e la flagellazione, aveva bene negli occhi quello che Gesù, che è Dio, aveva patito. Pensiamo alle parole di San Paolo mentre vediamo alcune parti scelte dal film The Passion.

Introduzione alle parti

Questo film è stato molto discusso, in particolare per l'eccessività di alcune scene, molti pezzi sono esasperati ed esagerati, però sono molto interessanti le scelte fate per il montaggio. Il film narra dall'arresto fino alla morte in croce, con una rapidissima scena sulla resurrezione. 
Durante la Passione ci sono interessanti flashback in punti salienti, la scelta è stata legare la morte di Gesù sulla croce al rito eucaristico e questi rimandi vogliono proprio dare un evidente collegamento tra le due cose. 
In particolare vediamo come la figura di Giovanni sia quasi assente rispetto alla tragedia che si consuma, quasi "imbambolato", in realtà la figura di Giovanni, su cui spesso partono questi flashback, sembra che stia rievocando la passione attraverso una Messa postuma, come se stia rielaborando il lutto della morte di Gesù in una contemplazione mistica del suo significato salvifico.
Nella liturgia infatti noi non facciamo tanto MEMORIA dell'Ultima Cena, ma facciamo MEMORIA della morte in croce di Gesù e della sua vittoria sulla morte. Quando Gesù insegna agli apostoli il segno del pane e del vino, insegna loro come ricordare correttamente la sua morte e la sua resurrezione, perché è la sua morte, il suo SACRIFICIO, a dare significato allo spezzare del pane e al versare del vino.

Primo spezzone: La flagellazione

La tortura è esasperata dalle scene di sangue, nel senso che se fosse stato realmente così Gesù sarebbe morto prima di dissanguamento, certo è che il regista Gibson h voluto coinvolgere il pubblico nel dolore con lo strumento visivo, perché non poteva coinvolgerlo altrimenti. Ma al di là della forte impressione fisica che ci dà assistere alla tortura, ci sono quattro cose molto interessanti per capire la Liturgia e quindi il senso:
  1. la presenza continua del diavolo a rappresentare "l'ultima tentazione". Quando pensiamo alla morte in croce di Gesù dobbiamo tenere ben presente il Vangelo delle tentazioni (infatti è il primo Vangelo dell'inizio della Quaresima): le tentazioni infatti ci fanno capire qual è l'idea di Dio che Gesù intende trasmetterci. La richiesta diabolica di trasformare i sassi i pietre vorrebbe un Dio che deve soccorrere le mie esigenze: se ho fame mi deve nutrire, se sono malato mi deve guarire, se non ho un lavoro me lo deve far trovare, ma il Dio di Gesù non è così. La richiesta di saltare giù dal tempo e sopravvivere vorrebbe un Dio super-eroe, che fa miracoli, magico, ma il Dio di Gesù non è neppure questo. La richiesta di adorare il diavolo vorrebbe un Dio che pur di conquistare gli uomini, cede al male, ma il Dio di Gesù non ci vuole sudditi o schiavi, vuole che impariamo ad amarlo liberamente.
  2. la flagellazione ci mostra quindi qual è la vera natura del Dio di Gesù: un Dio che pur di non violentare la nostra libertà ci permette di violentarlo, ha un tale rispetto del nostro libero arbitrio che se noi decidiamo di picchiarlo, lui si fa picchiare, se noi desideriamo ucciderlo, lui si fa uccidere, ma non ferma la nostra volontà, non limita la nostra libertà. Questo è il Dio di Gesù.
  3. Maria non capisce come mai il Figlio accetta questa tortura (infatti dice più o meno che il Figlio può fare cessare tutto quando lo avrebbe ritenuto opportuno). Neppure Maria, che è l'essere umano in assoluto più consapevole della divinità del Figlio, riesce a capire perché il Figlio di Dio accetti tutto questo. L'immagine di Dio che Gesù ci restituisce è quindi originale, nuova, lontana da ogni logica umana: è una RIVELAZIONE. Noi esseri umani non saremmo mai giunti a una tale consapevolezza del significato e dell'identità divina senza Gesù, infatti la religione cristiana è l'unica rivelata, cioè Dio stesso si è rivelato!! E quale strumento ha scelto per protrarre questa rivelazione? La liturgia: il pane e il vino.
  4. - il flashback sulla lavanda dei piedi riprende il concetto sopra detto sul rispetto della nostra libertà e un altro: nel Vangelo di Giovanni, prima della Passione di Cristo, non c'è il pane e il vino, ma la lavanda dei piedi. Essa è un altro segno che Gesù compie come MEMORIALE del suo SACRIFICIO, ci indica la via per conoscerLo: mettersi a servizio dei fratelli, questo santifica (=rende di Dio) la nostra esistenza.


Secondo spezzone: l'incontro con la Madre sulla Via Crucis

Il pezzo preferito dalla educatrice, la quale sostiene che solo questo pezzo renderebbe degna tutta la pellicola. In questo pezzo si vede che Maria soccorre Gesù caduto sotto la croce e il ricordo di lei che soccorre il piccolo Gesù, ma la parte interessante è Gesù che le dice "Ecco io faccio nuove tutte le cose". Questo verso è dell'Apocalisse di Giovanni (guarda caso nel film Giovanni è proprio lì che vede e ascolta tutto, furbetto!), messo qui assume un significato spettacolare poiché spiega come Gesù stia con la sua Passione rinnovando non solo l'immagine che gli uomini devono avere di Dio (vedi spiegazione precedente), ma rinnova anche la morte e, quindi, rinnova anche la vita e quindi rende nuova anche la nostra natura umana e quindi… (potrei andare avanti all'infinito).

Terzo spezzone: spoliazione, crocifissione, morte, deposizione dalla croce e resurrezione.

La scena di Gesù spogliato delle vesti intervallata dalla scena del pane scoperto nel cestino, la scena di Gesù steso sulla croce con la scena dell'Ultima Cena, la scena dei chiodi che trafiggono le mani di Gesù con la scena del vino versato nel calice, Gesù innalzato sulla croce con Gesù che alza il pane e dice "Questo è il mio corpo reso in sacrificio per voi", il sangue che scorre dalla croce con la scena in cui Gesù parla del sangue versato per la Nuova Alleanza. 
Il pane è formato da grani di frumento macinati e impastati, poi viene ulteriormente spezzato per essere mangiato. Il vino è formato da chicchi di uva spremuti, lasciati riposare (3 giorni nel sepolcro) e poi versati nei calici per essere bevuto. Entrambi questi segni evocano lo strazio, la lacerazione, il morire e il trasformarsi in qualcosa d'altro per essere condiviso e nutrire gli uomini, questa è la via che Dio ha scelto per farsi conoscere dagli uomini.
La costruzione delle scene della crocifissione di The Passion, decisamente ben pensata, fa emergere chiaramente quanto la liturgia eucaristica (lo spezzare del pane e il versare del vino) sia collegata alla morte in croce di Gesù. Il sacrificio di Gesù non è inteso che ha fatto una cosa sgradevole per salvarci, ma è sacrificio inteso come "sacrum facere" = rendere sacro! Con il SACRIFICIO liturgico, Gesù rende sacro il pane e il vino che diventano il suo corpo e il suo sangue, nutrendoci di questi noi stessi diventiamo sacri, perché questi alimenti si mescolano al nostro corpo e al nostro sangue. Gesù rende sacra la morte, che è il luogo della non relazione, con la morte non è possibile nessuna relazione neanche noi con il nostro corpo, Gesù entra nella morte, si fa inghiottire dalla morte per potere dire all'uomo che anche lì, nel luogo della non relazione, l'uomo può avere una relazione con Dio, Dio può andare anche lì, può superare anche questo confine. 
Quando Gesù entra nella morte diventa il passaggio che permette all'uomo morto di mantenere un legame con Dio ("Io sono la via, la verità e la vita") e quindi di ritornare alla vita per mezzo di lui che è il Signore della Vita. Allo stesso modo, anche se in modo "separato" Gesù entra nel peccato, si fa peccato (che è il luogo della non relazione con Dio) per permettere a chi è nel peccato di passare attraverso di Lui per ritornare a Dio. Tutto questo entrare nella morte e nel peccato, per Gesù, che è il Signore della Vita ed è l'Agnello senza macchia, è assolutamente lacerante, straziante. Egli ha compromesso la sua intera essenza per permettere all'uomo la redenzione, noi non possiamo lontanamente immaginarci quale sofferenza esistenziale Gesù ha sofferto con la morte di croce ("Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato", per questo nessun essere umano potrà mai soffrire una morte simile.
Altra chiarificazione indispensabile, durante l'Ultima Cena non avviene una liturgia sacramentale, perché non essendo ancora morto in croce il SACRIFICIO non era ancora compiuto. Con l'Ultima Cena Gesù spiega ai discepoli quali gesti dovranno compiere per fare MEMORIA del SACRIFICIO e quindi rendere possibile la Sua Presenza Reale nel pane e nel vino. Per questo motivo la Liturgia Eucaristica è MEMORIA del Passione, Morte e Resurrezione non tanto la Memoria dell'Ultima Cena.
Un'altra esagerazione di Mel Gibson è il tempio che si spezza a metà per il terremoto, i Vangeli scrivono "il velo del tempio si squarciò", solo il velo, che era la tenda dietro la quale era presente il Santo dei Santi (Dio). Quando Gesù muore sulla croce, Dio non è più presente nel tempio, ma ovunque avvenga il SACRIFICIO LITURGICO che diventa il nuovo modo di evocare la presenza di Dio. Quando Gesù ribalta il mercato nel tempio (guarda caso il Vangelo della 3^ domenica di Quaresima), non lo fa perché in Chiesa non bisogna fare casino, lo fa perché con il suo avvento quel modo di pregare non servirà più, non sarà più quello! Giovanni nel suo Vangelo dice infatti "<<Distruggete questo tempio e io lo ricostruirò in tre giorni>> parlava infatti del tempio del suo corpo". Quale sarà quindi il nuovo modo per invocare la presenza di Dio? La Liturgia eucaristica, cioè la frazione del pane e il versare del vino.
Ultima cos a interessante partendo dal film è la scena in cui il sudario di Gesù si affloscia, evoca ancora il Vangelo di Giovanni che dice che il sudario non era "in terra con le bende, ma stava da un parte, piegato", dove quel piegato è una vecchia traduzione imprecisa dal termine greco che significa appunto "ripiegato su se stesso, afflosciato su se stesso", come se il corpo che conteneva fosse mancato improvvisamente e il sudario si fosse svuotato senza svolgersi. Il film di Gibson prende largo spunto dallo studio della Sindone, il Gesù di The Passion subisce le stesse ferite, contusioni e lacerazioni subite dall'uomo della Sindone. La Sindone non è verità di fede, ma rimane un riferimento molto interessante, la educatrice invita i giovani a osservare con attenzione la bella stampa che durante la Quaresima è stata esposta in fondo alla Chiesa.

Questioni finali:

Uno dei giovani chiede all'educatrice se il film è un riferimento autorevole, l'educatrice risponde che ci sono delle evidenti esagerazione e diverse inesattezze, tuttavia è uno strumento interessante per cogliere alcuni significati. Anche lo studio su alcuni personaggi sono particolarmente belli, Maria è un personaggio splendido del film, ma anche lo stesso Gesù è ben reso, per non parlare dell'inquietante diavolo.

Preghiera:

Si rilegge la Lettera di San Paolo ai Corinzi.

Alla luce di quanto letto San Paolo non aveva tutti i torti ad essere severo, per due motivi:
- il SACRIFICIO compiuto da Gesù è una cosa a cui prestare attenzione, quella sofferenza subita per noi non può renderci indifferenti davanti al banchetto eucaristico;
- sopratutto se non riusciamo a cogliere che nel pane e nel vino c'è la presenza santificante di Gesù, non riusciamo a vedere la salvezza e ad usare il corpo e sangue di Gesù come strumento che ci libera dalla morte e dal peccato e per questa non consapevolezza ci condanniamo, perché non cogliamo la salvezza preparata per noi, Gesù/Dio ci lascia liberi anche di scegliere di non salvarci.
Per questo San Paolo non è tanto bacchettone, ma ci spiega chiaramente come stanno le cose.

Gesto: spezzare il pane e bere il vino. La educatrice non aveva il pane in casa, ma aveva solo un po' di vino per cucinare. Gesù ha saputo trovare segni facili da reperire (pane e vino) presenti addirittura nella sfornita casa dell'educatrice. Si assaggia il vino per evocare il sapore, il gusto di questa scelta divina di esserci vicino.

Preghiera Comunitaria
La tua, la mia messa
Quando soffro e il mio soffrire è tale
 che mi impedisce ogni attività,
 mi ricordo della messa.

Tu nella messa, Signore Gesù,
 oggi come allora,
 non lavori, non predichi:
t i sacrifichi per amore.

Nella vita si possono fare tante cose, 
dire tante parole,
 ma la voce del dolore,
 del dolore offerto per amore,
 è la parola più forte, 
quella che ferisce il cielo.

Quando soffro, 
immergo il mio dolore nel tuo: 
dico la mia messa;
 e lascio scorrere la mia sofferenza
a beneficio dell'umanità:
 come hai fatto tu, mio Signore!
Chiara Lubich

Canto: Piccolo pane bianco
Quella sera Signore già pensavi a me,
follia dell’amore di un Dio che si fa pane;
quella sera Signore ero insieme a Te,
dovevi morire, ma Tu pensavi a me, Signore
credo e adoro te Signore
io credo che tu sei lì presente
in quel piccolo pane bianco per me!

Ed eccomi Signore a contemplarti,
Tu Dio in questo pane, frammento d’infinito!
Ed eccomi Signore ad adorarti,
Tu Dio sei l’immenso ti fai piccolo per me, Signore
credo a te che ti nascondi nel mio cuore,
a te che sei presente
in quel piccolo pane bianco per me!

E’ bello stare qui per me Signore,
presenza silenziosa, che sai di me ogni cosa!
Io dono a Te Signore la mia vita,
per Te è il mio amore, le mani, gli occhi e il cuore, sì io
credo a te che vivi in me, Signore
credo a te che sei presente
in quel piccolo pane bianco per me!  

Ed anche nella notte del mio cuore,
quando la mia mente non ti sa più pensare,
quando io non sento che ci sei, a Te
io grido ancora con la forza dell’amore, sì io
credo che oltre la mia notte
tu ci sei e sempre sei presente
in quel piccolo pane bianco per me!

Credo che oltre la mia notte
Tu ci sei e sempre sei presente
In quel piccolo pane bianco per me!

Nel mondo io con gioia andrò
E piccolo pane bianco sarò!

sabato 10 maggio 2014

Epilogo

Introduzione alla Fan Fiction 

Questa Fan Fiction è strettamente legata al 7° libro di Harry Potter, quindi a coloro che non l’hanno ancora letto sconsiglio caldamente la lettura. L’universo in cui è ambientata l’intera vicenda e moltissimi personaggi che la animano sono opera della straordinaria Rowling, che ha saputo creare un mondo affascinante e ricco di spunti così originali da riuscire a scatenare l’immaginazione dei suoi affezionati lettori, tuttavia ho voluto narrare una storia che non avesse come protagonisti gli stessi creati da questa autrice fantastica, ma di nuovi nati comunque per diretta ispirazione.

Leggi il I capitolo

Leggi il capitolo precedente

Immagine da Web tratta da Harry Potter i doni della morte - II parte

Epilogo

Nicky era seduta dietro un alto bancone ed esaminava sorridente il contenuto di un ordine appena arrivato: “Calmante per bacchette - 100 flaconi”. Con cura lo prese e lo infilò nello scaffale dietro di lei, una boccetta per volta.
- Ciao mamma! - entrò improvvisamente un ragazzino di circa dieci anni, coperto di fango e foglie secche.
- Nicolas! - eclamò la donna - Cosa ti è successo!? -
- Oh, niente... sono caduto - il ragazzino abbassò lo sguardo nocciola colpevole.
- Nicolas... - lo richamò la madre con un tono di rimprovero.
- Due idioti dicevano che tu non dovevi vivere qui perché sei una babbana! - urlò il piccolo con lacrime di rabbia agli angoli degli occhi.
Nicky gli fece un sorrisone affettuoso e lo strinse a sé, coccolandolo al seno. 
- Che sciocco sei stato, Nick! - disse asciugandogli gli occhi - Ma te ne sono grata -.
Poi si rivolse all’angolo del negozio dove l’anziano Olivander, lucidava alcune bacchette.
- Signor Olivander, potrebbe dare una pulita a mio figlio? -
Con un sorriso compassionevole, l’uomo gettò un Gratta e Netta al bambino, che venne ripulito istantaneamente.
- Ma, mamma, come fai a sopportare tutto questo? - fece imbronciato Nicolas.
In quel momento entrarono una ragazzina sui tredici anni e una di otto, che si tenevano per mano.
- Ciao ma’! -
- Ciao mamma! -
- Ciao, avete catturato tanti onischi? - chiese la madre affettuosa, baciandole entrambe sulla fronte.
- No - fece amareggiata la più grande. La mamma sorrise, come sicura di quel risultato.
- Ma come fai tu a prenderne così tanti? -
- Quando sarai più grande, te lo mostrerò - rispose la donna pratica.
Nicolas scrutava imbronciato sua madre, che ancora non gli aveva risposto. Nicky se ne accorse.
- Vedi Nicolas, è vero io non ho poteri magici, ma secondo te c’è un incantesimo che farebbe cambiare idea ai tuoi amici? - chiese tenera.
- Non sono miei amici - borbottò Nick.
- D’accordo, ma c’è un incantesimo simile? -
Nicolas rimase pensoso, mentre la sorella più grande alzava la mano per rispondere.
- Dicci Sara! - disse la donna non levando gli occhi dal maschietto.
- Non c’è un incantesimo, ma esiste la maledizione Imperio - fece saccente la ragazzina.
- Ma non farebbe cambiare idea a quei ragazzi, non farebbe capire loro che sbagliano giusto? -
- Giusto - confermò Sara con un deciso movimento del capo.
- Vedi Nicolas io non ho poteri magici, ma mi è stato concesso il potere di far cambiare il male in bene - e guardò l’anziano che sorrideva nell’angolo del negozio, mentre lustrava le sue bacchette.
- Non credi che sia molto meglio - strizzò l’occhio al figlio.
Il bambino sgranò gli occhi nocciola - Me lo dai anche a me, mamma, quel potere? - domandò supplice.
- Sto cercando di dartelo, Nicolas - sospirò nei suoi capelli mentre lo baciava nuovamente.
- Sorpresa! - disse entrando un uomo alto e castano, lievemente brizzolato.
- Papà! - esclamarono i tre bambini, correndo intorno al nuovo arrivato.
Nat prese in braccio la più piccola, mentre diede la mano destra a Nicolas e prese sotto braccio Sara. Sua moglie contemplava la scena, sorridendo un po’ imbronciata.
- Ehi non c’è spazio per me! - si lamentò. 
- Io credo che qui sulla mia faccia ci sia spazio per te - ribatté Nat.
- Sciocco - rise la donna e gli diede un bacio sulla guancia.
- Ok! Truppa su a lavarvi tutti! Fra poco mamma chiude il negozio e viene a darvi da mangiare! -
Nat mise giù la bimba e sfidò i suoi figli: - Il primo che arriva non prepara il tavolo! - e scattò sulle scale.
- Ma papà non è giusto - vociarono i bambini alle sue spalle, correndogli dietro.
- È un bambino! - rise Nicky.
- Buona sera! - una famigliola entrò nel negozio di bacchette.
- Ciao Ginny! Ciao Harry! - esclamò la donna, tendendo le mani verso la cliente.
- Ciao Nicky, siamo qui per la bacchetta di Albus! - fece la signora Potter, prendendo le mani della Signora Dayton nelle sue e stringendole calorosamente. 
- Non è troppo tardi? - chiese preoccupato Harry.
- Assolutamente no! - rispose Nicky e si rivolse al giovane cliente - Ciao Albus! Allora ti è arrivata la lettera per Hogwarts, speriamo che Nicolas ti raggiunga il prossimo anno -.
Il ragazzino annuì timido con i suoi grandi occhioni verdi.
- Mi raccomando tienilo fuori dai guai, ok? - gli strizzò l’occhio. 
Mentre le due donne parlavano, Olivander si avvicinò ad Harry silenzioso.
- Grazie ancora signor Potter per avermi concesso la custodia cautelare -
- Glielo avrò ripetuto un migliaio di volte, deve ringraziare Nicky e Nat - sorrise l’uomo, spettinandosi la zazzera nera.
La bacchettaia, dopo aver misurato per bene il suo cliente, si spostò dietro il bancone.
- Allora secondo me abbiamo tanta Terra e anche una bella scintilla di Fuoco - pensò ad alta voce la donna, tirando fuori una scatolina amaranto.
- Provala - disse porgendo una bella bacchetta mogano al bambino.
Albus la scosse dall’alto verso il basso e scintille viola e rosse si accesero dalla punta, danzando per la stanza.
- Perfetta - disse soddisfatta la donna.
Dopo qualche chiacchiera mentre imbustava la bacchetta, il trio si allontanò salutando calorosamente la bacchettaia.
Olivander si avvicinò silenzioso e disse: - Ancora non capisco come tu faccia al primo colpo... -
- Forse, signor Olivander, ho ancora un po’ di magia in me - fece tranquilla la donna.
L’anziano si allontanò, annuendo.
- O forse - continuò la donna, mentre girava l’insegna da “Aperto” a “Chiuso” - c’è più magia nei babbani di quanto i maghi pensino -. La donna gli sorrise dolcemente e Olivander rimase pensieroso.
Nicky ruppe il silenzio - Allora si ferma a cena? -.




Mi lasciate un commento? Vi è piaciuta la mia storia? Per favore?

domenica 27 aprile 2014

Oltre il velo

Introduzione alla Fan Fiction 

Questa Fan Fiction è strettamente legata al 7° libro di Harry Potter, quindi a coloro che non l’hanno ancora letto sconsiglio caldamente la lettura. L’universo in cui è ambientata l’intera vicenda e moltissimi personaggi che la animano sono opera della straordinaria Rowling, che ha saputo creare un mondo affascinante e ricco di spunti così originali da riuscire a scatenare l’immaginazione dei suoi affezionati lettori, tuttavia ho voluto narrare una storia che non avesse come protagonisti gli stessi creati da questa autrice fantastica, ma di nuovi nati comunque per diretta ispirazione.
Immagine dal Web - Il velo nell'Ufficio Misteri


Oltre il velo

Wendy e i suoi compagni arrivarono al Ministero alle prime luci dell’alba.
La ragazza aveva un aspetto decisamente spettrale, segno di una notte passata insonne, e ora sbadigliava sonoramente. Sandy invece era radiosa, come suo solito. I lucenti capelli biondi e mossi erano lasciati liberi sulle spalle minute, coperte da un leggero strato di tessuto setoso e aderente, color verde bottiglia. Walter era dietro a tutti, pallido e taciturno, con lo sguardo blu cobalto attento a tutto quello che accadeva loro intorno, come una severa guardia del corpo. Raymond era alle spalle del padre, che apriva la piccola comitiva. Un sorriso sornione e uno sguardo furbo restituiva un’immagine di estrema sicurezza, quasi di vittoria, contrariamente a quello dei suoi coetanei.
Sebbene fosse molto presto, il Ministero era già insolitamente animato. Quando raggiunsero l’ampissimo ingresso attraverso il grosso camino della metropolvere, notarono molti impiegati presi a controllare elenchi e note di pergamene lunghe fino ai piedi, incantatori di prima decorazione magica che allestivano nastri dorati e nutrivano piccole fate lucenti ancora addormentate, globi opachi ammonticchiati negli angoli e pronti ad essere elevati e fatti risplendere poco prima dell’inaugurazione, prevista alle undici in punto.
Un mago piccolo e dall’aria burocratica venne incontro al signor Emberce.
- Buongiorno è venuto così presto per accomodarsi ai posti migliori? - fece con una vocetta stridula occhieggiando la comitiva.
- Oh, no - fece l’uomo con una smorfia snob - ho del lavoro importante da sbrigare presso l’amministrazione dei rapporti diplomatici per conto della mia nuova cugina! - e si trasse vicino l’assonnata Wendy.
- Oh, ho capito! Nicky Knightly, mia figlia Orla me ne ha parlato... - il maghetto guardò la ragazza da dietro gli occhiali impolverati, Wendy incrociò il suo sguardo e arrossì, poi l’ometto fece un sorriso stranamente divertito e continuò - E come mai con tutti questi ragazzi? - indicò alle sue spalle con la lunga penna d’aquila che stringeva nella mano sinistra.
- Io dovrò fermarmi per diverse commissioni al Ministero e pensavo che questi ragazzi potessero fermarsi alla festa - fece annoiato il nobile.
- Bene, bene... La lascio ai suoi impieghi - e se ne trotterellò via.
- Ottima scelta questa data, papà - commentò il ragazzo rosso.
- Non sono uno sprovveduto - si vantò l’uomo e procedettero.
- Benvenuto Signor Olivander! - disse la stessa vocetta acuta di prima e la compagnia si girò.
- Buongiorno, buongiorno signor Quirke - disse con calma cortese Olivander.
La compagnia riprese a camminare lentamente e si portò verso un ascensore che giunse con uno sferragliare rumoroso e aprì le griglie dorate, ospitandoli.
- Posso unirmi a voi - fece la voce calma di Olivander.
- Certamente - gli fece posto il signor Emberce con una cortesia che non avrebbe mai rivolto non solo ad un estraneo, ma neppure ad un mago qualsiasi.
Il piano era di girare per qualche corridoio e farsi notare da qualcuno, ma fu perfettamente inutile visto che nel resto del Ministero non c’erano maghi o streghe intenti nel lavoro di routine: tutti erano nell’atrio a preparare i festeggiamenti e l’accoglienza agli ospiti di riguardo.
Ritornarono all’ascensore in fondo al luminoso corridoio da cui filtrava ormai la luce del sole, spuntato all’orizzonte.
- Che strano! Ero convinta di essere sottoterra - commentò Wendy guardando fuori dalla finestra.
- Lo sei! - spiegò Raymond - Ciò che appare alle finestre è un incantesimo, l’ufficio manutenzione avrà pensato che oggi sarebbe stato meglio presentare una giornata radiosa - sbottò con sufficienza - ma per noi questa è la giornata giusta - e le afferrò la mano stringendola.
Wendy fece un’espressione indecifrabile.
- Molto bene credo che ora possiamo scendere all’Ufficio Misteri - sorrise il signor Emberce soddisfatto di come si stava profilando l’evento.
L’ascensore cominciò a scendere con il suo sferragliare pigro. La mano di Raymond si attardava sulla mano di Wendy, che però con garbo la tolse per coprire un ulteriore sbadiglio, mentre con l’altra si sfregava gli occhi. Poi rilasciò entrambi le mani lungo il corpo e Raymond le ricatturò la sinistra nella propria destra.
Finalmente le porte si aprirono sul corridoio dell’Ufficio Misteri. Le pareti al contrario dei piani precedenti erano spoglie, buie e prive di finestre. L’espressione assonnata di Wendy divenne attenta e guardinga, come appena svegliata da una secchiata d’acqua gelida.
- Hai freddo? - gli chiese Raymond, forse sentendola tremare.
- No - rispose lei sinceramente, concentrata sul fondo del corridoio, in cui appariva una porta nera.
- Eccovi - fece la sgradevole vocetta della Umbrige dietro di loro, sbucando da una scaletta laterale a chiocciola, con lei apparvero Emily e altri tre maghi sconosciuti.
- Tempistica perfetta, Dolores - sottolineò Emberce.
- Sapevo che sareste scesi presto - disse la Umbridge, buttando un’impercettibile occhiata al collo di Wendy.
- Perfetto, credo sia il caso di proseguire - commentò Olivander, che tra tutti sembrava ora quello più emozionato.
Fu la Umbridge a prendere il comando della comitiva, aprì la porta nera con una tale familiarità che sembrava stesse accogliendo ospiti nella propria casa.
La stanza era completamente nera: nero il pavimento, nere le pareti, nero il soffitto, nere le porte che circondavano il perimetro. L’unica cosa a rompere quell’oscurità opprimente erano i grappoli di candele dalla lugubre luce blu, che ardevano alle pareti, specchiandosi nella lucida superficie del pavimento. Qualcuno vestito solo di nero avrebbe potuto nascondersi tranquillamente in qualche angolo e non sarebbe stato scorto.
Wendy tremava visibilmente, mentre Sandy dovette appoggiarsi a Walter: sudava freddo. La Umbridge sorrideva maligna.
Dopo che tutti furono passati attraverso la porta spalancata, essa fu chiusa e la stanza prese a girare vorticosamente. Le luci delle candele formarono scie chiuse ad anello vorticanti sopra le loro teste, peggiorando il senso di nausea delle due ragazze. Improvvisamente si arrestarono. Le Portatrici boccheggiavano, mentre gli altri apparivano disorientati, tutti tranne la donna con la sgradevole faccia da rospo.
- Ray - intimò con autorità.
- Sì? - fece Raymond recuperando stabilità.
- Qual è la porta più fredda? - chiese.
Raymond meditò un attimo concentrandosi. - Questa - ne indicò una dietro il padre.
- Bene, andiamo -.
Entrarono in un’ampia stanza rettangolare, che sprofondava in una conca rocciosa, fatta a grandi gradoni come un’arena e nello spiazzo centrale, nella parte più bassa, sorgeva sopra una piattaforma un antichissimo arco in pietra, screpolato dal tempo. L’arco era chiuso da una tenda sottile e logora, scossa da una lieve brezza che lo faceva ondeggiare, benché l’aria intorno fosse completamente ferma, come rivelavano le fiamme delle fiaccole che restituivano un fioco bagliore in quella profondità.
Tutti guardavano l’arco come ipnotizzati dal movimento lieve e lento della tenda e scesero dalle gradinate senza osare levare lo sguardo dal centro della stanza.
Quando furono tutti di fronte o dietro l’arco, difficile a dirsi visto che era uguale da entrambi i lati, fu Olivander a rompere il silenzio.
- Bene Wendy, adesso devo chiederti di sederti e tentare di rilassarti - prendendola per le mani, l’accompagnò al gradone più basso, dove la fece accomodare.
- Vieni anche tu Walter - lo invitò con un cenno Olivander, poi ritornò a guardare Wendy con l’intensità dei suoi occhi, addirittura spettrali in quella luce e in quell’atmosfera.
- Espandete il vostro pensiero in tutta questa stanza, cogliete i pensieri di tutti... - disse loro, continuando a guardare Wendy.
Wendy e Walter inspirarono a fondo e chiusero gli occhi. Per una frazione di secondo Walter increspò le labbra in un sorriso di sollievo e Wendy arrossì, poi Walter scattò in piedi e guardò nervosamente uno dei maghi sconosciuti, anche Wendy ne seguì il movimento, inquieta.
- Chi è quell’uomo! - fece Walter con voce ferma, ma carica di sospetto. A Wendy cominciò a tremare il mento e il labbro inferiore mentre gli occhi le si riempivano di lacrime.
- Sì, Wendy cara - Olivander rispose allo sguardo muto della ragazza - quello è tuo padre o meglio il suo corpo -.
I Portatori guardarono il mago immobile, con lo sguardo privo di ogni luce, che fissava davanti a sé senza vedere niente. Un guscio vuoto, un cadavere mobile.
- Tu e Walter l’avete notato perché non avete sentito i suoi pensieri e neppure un muro di Occlumanzia, solo... -
- ... un abisso vuoto - terminò Walter. Olivander annuì.
- Non ti abbiamo detto che l’avremmo portato, per non sollecitarti ancora di più Wendy. Ma ovviamente appena avrai tratto la sua anima al di qua del velo, doveva pur esserci il corpo per ospitarla -.
- D’accordo, non voglio perdere un minuto di più: sono pronta. Cominciamo! - disse risoluta la ragazza, alzandosi e portandosi avanti pochi metri al centro dell’arco. Sandy si mise alla sua destra, Walter subito dietro di lei e Raymond alla sua sinistra. Wendy cadde in trance, rimanendo in piedi ferma e immobile. Una folata di vento attraversò la tenda dell’arco.

Wendy era oltre l’arco, o meglio la sua aurea, simile a lei, vestita come lei, solo più sfumata e opalescente. Intorno alla ragazza c’erano anime che volavano, estremamente meno definite, sbrindellate, lacerate, che gridavano. Alcune di paura, alcune di frustrazione, alcune di orrore, ma dentro ogni grido c’era la profonda nota della disperazione e dell’angoscia.
La ragazza si tappò le orecchie e si accasciò come schiacciata da tutto quel tormento, ma le urla non le sentiva con le orecchie e quel gesto istintivo e naturale era perfettamente inutile. Era accucciata e fece per piangere ma neppure una lacrima le rigò il volto.

I tre Portatori in semicerchio intorno al corpo di Wendy cercavano di concentrare il proprio potere sulla ragazza, come se tre raggi di luce convergessero in una lente e rimandassero un fascio di luce più intenso. Quando abbondanti lacrimoni scesero dagli occhi vuoti della ragazza, Olivander si inquietò.
- Ragazzi concentratevi di più! - li rimproverò ed essi chiusero gli occhi e scesero meglio nel centro del loro potere. La tensione era palpabile e fendeva l’aria come una densa nebbia.
Poco dopo le lacrime dagli occhi di Wendy cessarono e sul suo volto, ancora contratto, riapparve una nuova determinazione.
- Bene! - commentò Olivander rassicurato.
Non fece in tempo a dirlo che dalla bocca di Wendy uscì un urlo di terrore straziante, ma subito cessò.
- Cosa starà succedendo? - disse Sandy in preda all’angoscia.
- Rimanete concentrati, il luogo in cui si trova deve essere un terribile supplizio, forse lo sta esplorando - fece Olivander serio.

L’anima di Wendy era chinata su se stessa, con gli occhi stretti, mentre gli spiriti dei disperati continuavano a svolazzare con le loro urla. Tra i suoni spettrali e inquietanti Wendy percepii una voce preoccupata.
- Nicky -
L’anima guardò davanti a lei e improvvisamente gli apparve davanti un cordino rosso, che si muoveva ondeggiando come un cobra davanti alla preda. Wendy lo fissò senza sentirsi minacciata, allungò la mano e lo prese, mentre la corda si rilassò immediatamente nel suo palmo. Meravigliata Wendy cercò l’origine di quel cordoncino rosso e si accorse che ai suoi piedi c’erano alcuni nastri, uno era dorato, uno era color zaffiro e l’ultimo era uno strano color rosso sangue, lievemente inquietante. Wendy prese anche i primi due, oltre il primo cordoncino rosso, ma non osò toccare il nastro color sangue. Si alzò e fece due passi, i nastri si allungavano rimanendo saldi alla loro invisibile origine. Wendy non si sarebbe persa, finché fosse rimasta attaccata a quei legami. Si rivolse con più coraggio verso il fondo di quel tunnel spaventoso, ancora ridondante di urla e gemiti imploranti.
Cercando di evitare con lo sguardo quelle terribili apparizioni, fissava i propri piedi, ma ancora una volta fu presa dall’orrore e lanciò un urlo, ma dalle sue labbra tremanti non uscì alcun suono. Vicino a dove si trovava c’erano parecchi corpi privi di vita, con le espressioni contratte dal dolore e dallo sgomento. Di alcuni erano rimasti solo scheletri, altri erano in decomposizione. Il corpo di un uomo vicino ai suoi piedi stringeva una bacchetta nera e quel poco che rimaneva delle labbra tracciava uno strano sorriso divertito. Ripresa dal turbamento iniziale, Wendy fissò la bacchetta, cercò la sua, ma, non trovandola, tentò di recuperare quella del cadavere. Le dita inconsistenti non poterono afferrare nulla, attraversando la superficie legnosa della bacchetta. Spaventata guardò la mano con cui teneva i lacci, ma quelli rimanevano saldi, chiusi nel suo palmo.
Superò i cadaveri, che erano ammonticchiati solo all’inizio del percorso, e si inoltrò in quello spazio nero e opprimente. Tentava di non badare alle grida intorno a lei, ma alcune di queste urla erano davvero laceranti, violente, piene di rabbia. In quelle voci grondava tutto il sangue di crimini efferati e di mutilazioni abnormi. Alcune erano cariche di angosciata innocenza, di sopruso, di tormento inquieto e provenivano da forme più integre e delineate, più simili a quelle della ragazza oltre il velo. Wendy scelse di avvicinarsi a queste.
- susanne -
Sentì un suono familiare, lontano.
Tentò di avvicinarsi.
- Susanne -
Il suono era più vicino.
- Susanne -
Wendy vide un’anima seduta che si teneva le ginocchia strette intorno al petto e dondolava avanti indietro.
- Susanne... Susanne... Susanne... - continuava a ripetere, con il medesimo tono, la medesima cadenza.
Wendy tentò di articolare con le labbra la parola “papà”, ma ancora una volta non uscì da lei alcun suono, mentre l’anima continuava il suo dondolio nostalgico.

- Papà? - domandò improvvisamente la voce di Wendy. Tutte le persone intorno a lei sobbalzarono.
- L’ha trovato! - esclamò Emberce.
- Così sembrerebbe - confermò Olivander - Non deconcentratevi ragazzi, adesso è il momento più delicato -.

L’anima di Wendy sembrò concentrarsi in un pensiero e benché le sue labbra non si mossero, sentì la sua voce pronunciare: - Papà... -
La figura di Lyonel Locke non si scompose e continuò con la propria cantilena, non cessando di cullarsi.
Wendy gli si avvicinò, mettendosi di fronte. Lo sguardo di Lyonel era fermo, impassibile, perso in un altro tempo, in un’altra vita.
- Susanne... Susanne... Susanne... -
- Papà sono io - lo guardò con affetto la ragazza, poggiando le mani sulle spalle dell’uomo.
- Papà sono Wendy, tua figlia - si passò una mano sulla guancia, ma non c’erano lacrime da asciugare. Per un brevissimo attimo lo sguardo di suo padre si spostò.
- Sono venuta per portarti indietro, vuoi venire... - Wendy lo prese per un polso e tentò di sollevarlo da terra, ma l’uomo fece un gesto violento e si liberò, riprendendo la cantilena.
Wendy lo lasciò e si sedette accanto a lui, cingendogli le larghe spalle con un braccio e con l’altra mano gli stringeva l’avambraccio, appoggiando la testa sulla sua spalla seguiva il suo dondolio. Poi chiuse gli occhi, facendosi cullare dalla sua voce. Wendy si stava addormentando, nonostante il dolore, nonostante l’angoscia e le urla.
Improvvisamente riaprì gli occhi, la mano di suo padre stava accarezzando la sua appoggiata all’avambraccio. Wendy intrecciò le sue alle dita del padre.
- Susanne, sei tu? - chiese il padre finalmente rispondendo alla sua presenza.
- No, mi dispiace - ancora Wendy deglutì un singhiozzo asciutto, privo di lacrime.
- Ma le somigli così tanto - la scrutò il padre, pronunciando quelle parole con tormento.
Wendy gli sorrise - Lei era mia madre -.
L’uomo sembrò non ascoltarla, preso da un suo pensiero. - Anch’io sorridevo in quel modo, tanto tempo fa -.
- Sì, papà - confermò la ragazza.
- Wendy? - chiese il padre.
- Sì, papà sono io! - Wendy gli buttò le braccia al collo e il padre la strinse con affetto.
- Non ti hanno ucciso, non ti hanno ucciso... Lio, Lio ti ha salvata! - gioiva Lyonel Locke.
Wendy si riscosse un attimo e buttò un’occhiata preoccupata alla sua mano destra. I due nastri stavano sbiadendo velocemente, l’unico legame che rimaneva nella sua mano era il cordino rosso.
- Sta succedendo qualcosa di strano, papà... Dobbiamo andare, tornare indietro - disse allarmata.

Il corpo di Wendy era immobile, gli occhi fermi continuavano a rilasciare un pianto triste, sommesso. Tutti avevano il fiato sospeso cercando di interpretare i segni sul volto della ragazza. L’unica persona a non fissare il viso della Portatrice dell’Aria era la Umbridge che teneva gli occhi stretti in modo maligno sul volto imperturbabile di Lyonel Locke. Solo lei si accorse di un rapidissimo saettare negli occhi dell’uomo, ritornati subito immobili e persi. Questo la inquietò per un istante e trasse la bacchetta dalle pieghe della gonna scozzese.
- Oh no, no, no! - gemeva Olivander, vedendo che la ragazza in trance stava chiudendo lentamente gli occhi.
Dolores Umbridge abbassò la bacchetta, ma non distolse lo sguardo dal Custode dei Poteri.
- Li riapre, li riapre - esclamava eccitato Emberce.
- Coraggio Wendy, forse ci sei - la incoraggiava Olivander.
Dagli occhi di Lyonel cominciarono a scorrere lacrime di commozione, ora tutti si accorsero dei mutamenti anche sul volto del padre di Wendy. La sua bocca sorrise pronunciando: - Wendy -.
Una scossa di entusiasmo e ilarità attraversò tutti gli spettatori di quell’incredibile ricongiungimento familiare, ma l’eccitazione durò molto poco.
- Stupeficium -.
Un incantesimo sbattè Walter addosso a Sandy ed entrambi i ragazzi Portatori rovinarono sulle gradinate.
Olivander si voltò di scatto confuso, recuperò la propria bacchetta, ma troppo lentamente per fermare l’incantesimo che stava per colpire Wendy ancora in trance.
Fu come vedere una scena al rallentatore, gli occhi terrorizzati di Olivander, Dolores Umbridge che scagliava un guizzo rosso verso Wendy e un fascio bianco, proveniente dalla metà delle gradinate, deviarlo in alto verso l’invisibile soffitto, mentre, da dietro uno svolazzante nulla, comparve Nat, con la bacchetta puntata a proteggere Wendy.
In quell’istante ci fu un’irruzione di sei persone all’interno della stanza dell’arco. I membri della setta storica erano confusi e imbarazzati, non sapendo da che parte dovevano schierarsi, ma optarono per contrastare i disturbatori. Dolores lanciò un incantesimo della pastoia a un già pietrificato Raymond e si ostinò a colpire Wendy, protetta ancora una volta da Nat. Emily cominciò a duellare contro Etty. Il signor Emberce seguì l’esempio della sorella cercando di contrastare un giovane agguerrito della famiglia degli Weasley. Dannis Cannon, Ralph e Mike Dayton tentavano di tenere a bada gli altri due maghi.
Olivander si mise a difesa di Lyonel Locke in caso di colpo deviato, afferrando velocemente quello che era successo.
- Dolores perché lo hai fatto, ora Wendy non potrà più tornare! - le gridò l’uomo anziano.
Improvvisamente il respiro di tutti si fece vaporoso e la stanza si riempì di Dissennatori, la Umbridge, protetta da un luminescente gattino, appariva soddisfatta e continuava a ostinarsi su Nat. Cominciarono a comparire incantesimi patroni anche dai più giovani combattenti, ma i Dissenatori si lanciarono sui Portatori svenuti e indifesi.
Lisa era comparsa a proteggere Sandy e Walter, ma venne circondata e il suo Patrono, un bel pavone, si smaterializzò, Mike cercò di darle man forte.
I Dissennatori attaccarono solo la combriccola di intrusi, permettendo ai membri della setta di cominciare a respingere facilmente gli attacchi degli invasori, che si trovarono a combattere sui due fronti.
Olivander continuava a chiedere: - Cosa state facendo? Proteggete i Portatori! Perché Dolores? Perché? -.
La Umbridge si volse feroce verso il vecchio fabbricante di bacchette.
- Mi chiedi perché?! Non potevo permettere che quel traditore ritornasse in vita, ecco perché! La punizione che gli avevo inflitto era quella giusta, doveva crogiolarsi nella sua disperazione per l’eternità. Rifiutare me per una stupida babbana, tradire il suo sangue purissimo e la sua missione per una ragazza inutile!! - poi si rivolse verso Nat che continuava a essere tra lei e Wendy - No, nessuna figlia di babbana, può essere una Portatrice, lei si perderà nell’oblio come suo padre e io stessa ne distruggerò il corpo! - lo disse con una voce lacrimevole e malvagia allo stesso tempo.
Nat fu attaccato da un dissennatore che dissolse la sua lince Patrono.
- Expelliarmus! - urlò la Umbridge facendogli volare via la bacchetta - E ora mio caro eroe, saprai in che dolore è stato immerso il nostro Custode per questi anni vedendo morire inerme la propria amata - sorrise commossa la Umbridge.
Una bacchetta nera fu scagliata dall’arco di pietra verso Nat che l’afferrò urlando: - Stupeficium! -.
La Umbridge volò all’indietro, cadendo sul lastricato di pietra e la battaglia riprese senza esclusione di colpi. Emberce si era scagliato con nuova violenza sul suo antagonista che aveva rivelato la sua vera identità allo scadere della Pozione Polisucco.
- Luke! - disse pieno di sdegno.
- Non posso dirmi contento di rivederti Richard! - esclamò ironico Luke Locke attaccando il padre di Raymond.
Wendy ritornò in sé e sfoderò immediatamente la bacchetta. Anche l’incantesimo che teneva legato Raymond si sciolse.
- Allora ti è arrivata la bacchetta! - esclamò Wendy soddisfatta, guardando la mano di Nat.
- Direi di sì! - rispose Nat, lanciandosi a recuperare la sua.
Wendy alzò la bacchetta su Olivander. Suo padre era dietro di lui, incapace di muoversi, seguiva la scena con terrore, impotente dopo anni lontano dal proprio corpo.
- Si allontani da mio padre - gli intimò, minacciosa.
- Veramente, Nicky, lo sta difendendo... - precisò Nat - Ma perché tuo padre non reagisce? -
In quel momento il ragazzo fu colpito alle spalle da uno schiantesimo che lo gettò a terra.
- Nat! - urlò Wendy.
Raymond lo fissava a terra con gli occhi pieni di odio. - Crucio! -
Nat cominciò a muoversi convulsamente. La ragazza gettò diversi getti rossi al Portatore del fuoco, ma Raymond li deviò facilmente, senza neppure usare la bacchetta.
- Fermati Raymond! Fermati - gridò la ragazza, guardando Nat in preda alle convulsioni.
Olivander stava respingendo i Dissennatori intorno a lui e a Lyonel sempre con maggior fatica.
Walter, rinvenuto, riuscì a bloccare Raymond con un nuovo incantesimo della pastoia, liberando dalla tortura Nat. Sandy, al suo fianco, emanò il potere della terra, che si sollevò come una nebbia argentata e bluastra simile alla sostanza dei Patroni, e con un bagliore respinse tutti i Dissennatori.
Wendy si era lanciata al fianco di Nat, per controllarne la condizione, ma si girò immediatamente alle parole della Umbridge.
- Avada Kedavra! -.
- Noooo!!! -. Wendy corse verso il padre, che si stava accasciando senza vita, con lo sguardo spento sulla figlia.
Wendy si alzò con uno sguardo furente verso la Umbridge, che sghignazzava portandosi una mano alla bocca per asciugarsi il sangue dal labbro.
La Portatrice dell’aria alzò entrambe le mani al cielo e subito con un movimento imperioso le abbassò velocemente, completamente concentrata sul proprio potere. Un turbine di vento circondò la Umbridge, che si accasciò tossendo, non ricevendo più aria.
Nat guardò la scena impallidito, poi si alzò e corse verso la ragazza.
- Nicky... Nicky, no! Non farlo! Nicky!! -.
La ragazza era completamente trasfigurata in una parvenza maestosa e terribile, guardava con un sorriso la Umbridge che diventava sempre più cianotica, mentre si spegneva, circondata da un muro impenetrabile di vento.
- Nicky, guardami! Sono io, tu non vuoi diventare un’assassina. Knightly, tu non vuoi essere la Portatrice dell’aria - la supplicava Nat, con le lacrime agli occhi.
Wendy guardò il ragazzo e tornò in sé. - No, io non voglio... -.
Il turbine di vento scomparve, lasciando la Umbridge a tossire a e sputacchiare per terra, mentre cercava di respirare.
Wendy si guardò intorno come appena risvegliata da un incubo e supplicò il ragazzo che la teneva per le spalle.
- Nat, io voglio che il Portatore dell’Aria e del Fuoco non esistano più - disse con semplicità stupita Wendy e fu scossa da un tremito.
- Stupida! Non dirlo! - gridò Emily, che distratta fu colpita da uno schiantesimo e perse i sensi.
- Avada Kedavra - la Umbridge lanciò verso Wendy la Maledizione senza perdono.
Ma Luke Locke, poco distante, si lanciò nella traiettoria del guizzo verde facendosi colpire in pieno petto.
- Avada Kedavra - questa volta fu Olivander a scagliare la Maledizione contro la Umbridge, che si accasciò morta.
Una squadra di Auror fece irruzione nel salone, bloccando tutti.
Intervenne Olivander e, confessando i propri reati, indicò gli altri membri della setta. Furono tutti portati via.
Wendy piangeva sul corpo del padre e dello zio, Nat le era vicino e in silenzio condivideva il suo dolore. Dopo qualche minuto la ragazza ruscì a ricomporsi e tra i singhiozzi riuscì a dire: - Sai voleva rivedere mia madre, non voleva ritornare in un mondo in cui lei non c’era più. Per questo ho impiegato tanto a convincerlo a tornare. Aveva deciso di farlo solo perché voleva dire allo zio Luke che non era stata colpa sua... - la voce si ruppe ancora, mentre le lunghe dita continuavano ad accarezzare i capelli castani dalle mille sfumature, così simili ai suoi.
Nat le avvolse le spalle con maggiore forza, rimanendo in silenzio.
Due Auror si fecero vicini e avvolsero tutti i corpi in una nube violetta, per condurli in una zona predisposta del Ministero, come spiegarono a Wendy, dopo averla allontanata con dolcezza dal cadavere del padre.
- Walter - chiamò Wendy - puoi liberare Raymond dall’incantesimo, ormai non ha più nessun potere -
- Cosa?! - esclamarono insieme Nat e Walter.
- Come me anche lui ha perso i suoi poteri, la Portatrice dell’Aria ha espresso il suo ultimo desiderio e tutti i Poteri si piegano alla volontà della Portatrice dell’Aria - spiegò calma Wendy, poi sorrise - Ebbene sì adesso siamo entrambi babbani -.
Raymond sentì queste parole e si lanciò contro la ragazza in modo feroce.
- Tu! Tu mi hai rovinato! - urlò accusandola.
- Credo sarà meglio portarti via ragazzo - lo agguantò un Auror - tuo padre si chiederà come stai... - e lo trascinò via, mentre ancora imprecava, cercando si lanciare inutilmente incantesimi contro tutti.
Wendy prese poi la bacchetta nera che fino a poco prima era vicina al corpo del padre e fece per restituirla al velo. Nat le prese la mano prima che lo facesse.
- Questa da dove viene? - chiese alla ragazza.
- C’era un corpo oltre il velo che la stringeva, credo sia caduto dentro combattendo -.
- Posso tenerla io, forse so di chi è? - disse Nat, fissando la bacchetta.
- Certo - gli sorrise tristemente Wendy, poi si strappò il ciondolo e lo gettò oltre il velo.

L’atrio del Ministero era colmo di gente, mentre il Primo Ministro enunciava le migliorie e i progetti che intendeva proporre dopo l’oscuro periodo sotto Voldemort.
Nat si avvicinò ad Harry, tenendo per mano Nicky.
- Grazie mille Harry, mi è stato molto utile - e dicendo questo trasse un fagotto piegato di un tessuto liscio e argenteo, dalla trina sottilissima.
- Felice di esserti stato d’aiuto, ma vorrei sapere cos’è successo giù all’Uffico Misteri? - gli sorrise Harry, prendendo il fagotto.
- Magari più tardi ti racconterò i dettagli, però prima volevo darti un’altra cosa - e gli porse la bacchetta di legno nera.
Harry sgranò gli occhi e lo fissò con aria interrogativa e sbigottita.
- Dove? Come?... Come hai avuto la bacchetta di Sirius?! -
- Puro caso... ma l’ho riconosciuta dopo averla vista durante il mio secondo anno, quando Black fu catturato a Hogwarts e gli fu sottratta la bacchetta, la vidi in mano a Piton. Credo che debba tenerla tu... -
- Grazie - disse commosso Harry.
- No, grazie a te... di tutto! - con la destra gli strinse la spalla e si allontanò.
- Mi chiedevo una cosa - chiese Nicky mormorando all’orecchio di Nat - sapevo che eri al Ministero trasformato nell’impiegato che ci ha fermato stamattina, ma come hai fatto a renderti invisibile nella stanza dell’arco? -
- Grazie al mantello dell’invisibilità che ho appena restituito -
- Non posso credere che vi abbia aiutato Harry Potter... - replicò ammirata Nicky.
- Non gli abbiamo detto che era una cosa tanto pericolosa, se no ci avrebbe seguito e ci sembrava giusto tenerlo lontano: lui ha già affrontato la sua terribile guerra - fece pratico Nat.
- Sai che mi hai salvato l’anima oltre alla vita, vero? - Nicky lo guardò con intensità.
- No - disse sinceramente stupito Nat.
- Oltre l’arco c’è stato un solo legame che mi ha potuto tenere collegata a questo mondo, se tu non fossi stato con me dall’inizio mi sarei perduta - gli strinse la mano e lo baciò sulla guancia.
Per una volta Nat non ebbe nulla da replicare.
A Harry fu dato l’onore di svelare la nuova fontana del Ministero che apparve in mezzo ad uno scoppiettio e ad uno scintillio dei migliori fuochi d’artificio freddi del Dott. Filibuster.
La statua ritraeva una rappresentazione plastica e strabiliante. Tutte le specie magiche, un mago, una strega, un elfo domestico, un centauro, un goblin, un gigante, erano avvolte in un’allegra danza e munite di bacchetta puntavano al centro della fontana, da cui scaturiva un magnifico getto, che zampillava e si divideva in mille rivoli.
Grandi lettere maiuscole dedicavano la statua “Al coraggio di coloro che si sono sacrificati per la dignità di ogni creatura magica” e sotto si riportava una citazione, suggerita, come spiegò Kingsley Shaklebolt, da Harry Potter stesso:

“Sono le scelte che facciamo,

che dimostrano quel che siamo veramente,

molto più delle nostre capacità"
Albus Silente

Fine


Epilogo