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domenica 1 maggio 2016

15 marzo 2016 - Una più del diavolo

Ai giovani è stato richiesto di portare due oggetti: un oggetto a cui tengono e un portafortuna.
Le sei partecipanti hanno portato: Oceano Mare di Baricco, l'orologio del papà, una spilla legata ad un ricordo, un anello di legno di cocco ed un solo portafortuna, che era un braccialetto di brillantini.

A ciascuna delle partecipanti ho affidato un cartoncino rotondo, chiamandolo "credito", che ho chiesto di personalizzare.

Poi, divise in tre coppie, due coppie hanno dovuto scegliere un oggetto del gruppo "oggetti a cui teniamo" e l'ultima coppia ha dovuto lavorare con il "portafortuna".
Ogni coppia doveva trovare il modo per convincere le altre partecipanti a scegliere il proprio oggetto attraverso degli spot, infatti alla fine degli spot ogni partecipante doveva dare il proprio credito per uno o per l'altro oggetto.

Abbiamo letto la premessa del libro Lettere di Berlicche di C.S.Lewis
"Non ho intenzione di narrare come mi capitò nelle mani la corrispondenza che offro ora al pubblico.
Vi sono due errori, uguali e opposti, nei quali la nostra razza può cadere nei riguardi dei Diavoli. Uno è di non credere alla loro esistenza. L'altro, di credervi, e di sentire per essi un interesse eccessivo e non sano. I Diavoli sono contenti d'ambedue gli errori e salutano con la stessa gioia il materialista e il mago. Quel genere di scrittura convenzionale usato in questo libro può essere facilmente imparato da chiunque ne abbia una volta appreso il congegno; ma le persone malevole ed eccitabili, che potrebbero farne un uso cattivo, non l'apprenderanno da me.
I lettori sono pregati di ricordare che il Demonio è un bugiardo. Non si deve ritener vero, neppure dal suo punto di vista, tutto ciò che Berlicche dice. Io non ho fatto alcun tentativo per identificare l'uno o l'altro degli esseri umani ricordati nelle letture; ma ritengo che non sia probabile che ritratti come quelli, ad esempio, di P. Spike e della madre del paziente, siano del tutto in- giusti. V'è un modo di pensare pieno di desiderio al- l'Inferno come sulla Terra.
Infine, dovrei aggiungere che non è stato fatto nessuno sforzo per stabilire la cronologia delle lettere. Il numero XVII si presenta come scritto prima che il razionamento diventasse una cosa preoccupante; ma in generale il metodo diabolico di datare pare che non abbia relazione con il tempo terrestre e io non mi sono sforzato di riprodurlo. La storia della guerra in Europa, eccetto nei casi sporadici in cui interferisce nella condizione spirituale di un essere umano, è evidente che non interessava Berlicche.
Magdalen College 5 luglio 1941
C.S. Lewis"

[A questo link potrete trovare l'intero libro --> http://www.chiesariformatasalerno.net/media/le_lettere_di_be.pdf]

A questo punto abbiamo osservato come il diavolo giochi su queste due posizioni: materialismo e magia/superstizione. Già dall'introduzione vedendo gli oggetti portati, abbiamo capito che sono due condizioni che non appartengono molto al gruppo. Gli oggetti portati non avevano un grande valore in sé, ma erano pieni di valore per ciò che rappresentavano. Nessuno eccetto una persona ha portato il portafortuna, ma era chiaro che legasse l'oggetto non tanto alla superstizione quanto al ricordo e all'incoraggiamento di una relazione che esso rappresentava.
Satana punta sul materialismo e sulla magia perché punta all'illusione di controllo che queste dimensioni ci offrono. Il materialista si circonda di beni per essere "sicuro" che non gli manchi mai nulla, di essere accettato, di apparire forte, separarsi dalle sue cose lo rende instabile, si smarrisce se capita qualsiasi cosa al suo gruzzoletto, e il gruzzoletto che gli garantisce la solidità. Il superstizioso cerca di controllare il futuro, attraverso riti scaramantici tiene lontana la cattiva sorte. Entrambi questi soggetti fanno affidamento su altro che non è Dio e questo piace molto a satana.

Il credito rappresenta proprio questa scelta: di chi ci vogliamo fidare? Qui il credito era "affidato" allo spot più convincente o all'oggetto più utile. Ma nella nostra vita è necessario capire su chi vogliamo fare affidamento, di chi ci fidiamo?

La preghiera

Come preghiera abbiamo recitato il Compieta del martedì, che infatti parla del diavolo. Il Compieta fa parte della Liturgia delle Ore che è la Preghiera universale della Chiesa e che usa i salmi che era lo stesso modo di pregare di Gesù. Facendo questa preghiera abbiamo fatto unità con tutta quanta la Chiesa.

Conclusione

Infine abbiamo fatto un gesto, abbiamo incollato due crediti fra loro, formando una medaglia con due facce. Diavolo deriva da due parole greche dia è una preposizione greca che indica "allontanamento", separazione e ballo è un verbo greco che indica movimento, quindi diavolo significa "portare lontano", "spingere via". Diavolo è l'esatto contrario del "simbolo" che viene da syn particella greca che significa "con" "unione"; simbolo significa quindi "portare insieme" "congiungere" "unire". Il simbolo richiama una realtà, si lega ad un concetto preciso. Satana non è l'opposto di Dio, è l'opposto del Symbolum, che è il nostro "Credo", il nostro Simbolo apostolico che nella messa recitiamo insieme e che ci tiene uniti alla verità della Trinità. Alla fine abbiamo spezzato il credito unito e abbiamo dato una metà a ciascun componente presente. Se questa metà potrà riunirsi con la propria metà sarà un "simbolo", altrimenti no.

mercoledì 24 febbraio 2016

16 febbraio 2016 - Che diavolo vuoi?

Viene affidato al gruppo un test. Ad ogni risposta, a seconda della risposta, si creeranno delle fazioni, chi è per la risposta 1 e chi per la risposta 2. Le domande porteranno ad una diramazione e mai ad un ricongiungimento. Si specifica che le risposte non soddisferanno mai pienamente, ma si dovrà comunque propendere per una delle due affermazioni.

Secondo te la Bibbia: 
1. dice la verità 
2. è “inquinata” dalle credenze e dal pensiero dei suoi autori umani 

Secondo te Dio nelle guerre dovrebbe: 
1. portare in salvo le persone 
2. fermare i violenti 

 Secondo te Dio per risolvere la misera nel mondo dovrebbe: 
1. rendere gli uomini più generosi 
2. aumentare le risorse del mondo 

Secondo te Dio nella Seconda Guerra Mondiale avrebbe dovuto: 
1. far morire Hitler in uno dei numerosi attentati alla sua vita 
2. attivare una rivolta del popolo tedesco 

Secondo te Dio contro i terroristi dell'ISIS dovrebbe: 
1. accendere in loro i sentimenti di meraviglia, bellezza, tenerezza che possiedono verso il resto dell'umanità 
2. risvegliare negli occidentali le proprie responsabilità riguardo l'uso indebito di quei territori 

Secondo te Dio contro l'ateismo dilagante di oggi: 
1. dovrebbe essere più evidente
2. premiare con una vita più facile e bella chi lo crede 

Secondo te Dio nella questione del DDL Cirinnà dà ragione: 
1. ai favorevoli 
2. ai contrari 

Secondo te Dio si è espresso: 
1. più o meno in tutte le religioni, ma in nessuna in modo particolare 
2. in modo particolare in una sola 

Secondo te Dio è: 
1. conoscibile all'uomo 
2. imperscrutabile all'uomo 

Secondo te Dio sull'ecologia dovrebbe: 
1. suggerire agli uomini delle tecnologie pulite che permettono di non inquinare 
2. impedire che gli uomini consumino il suo creato con cataclismi 

Secondo te Dio dovrebbe: 
1. aprire le porte del Paradiso a tutti gli uomini 
2. giudicare secondo giustizia le azioni di ciascuno 

Secondo te Dio doveva essere: 
1. più chiaro nei suoi insegnamenti 
2. meno severo nelle sue prescrizioni 

Secondo te Dio doveva: 
1. lasciare meno libero l'uomo in modo che fosse un po' costretto a comportarsi bene
2. rendere l'uomo immune dalle azioni negative degli altri uomini

Secondo te la tua educatrice è:
1. impazzita per aver creato questo test
2. non sapeva cosa farci fare all'incontro 

A conclusione del test vediamo che sono rimaste 2 coppie e 4 situazioni singole.
Viene chiesto ai giovani quale difficoltà si è avuta nella realizzazione del test. La maggiore era che spesso la risposta che si voleva dare era un misto di entrambe le risposte, oppure nessuna delle due sembrava giusta. Anche nel dialogo si cercava di argomentare sempre a favore della nostra opinione, oppure si sceglieva la meno peggio.
S. intuisce che l'inghippo stava nel nostro desiderio di decidere noi la soluzione giusta per Dio. La grande tentazione, che è alla radice del peccato originale, è quella di metterci al posto di Dio, di voler dettare noi le regole del gioco.
Cominciamo a rilevare così due comportamenti tipici di Satana:
  • punta sempre sulla nostra opinione, ma non intesa in senso positivo, ma come "nostro egoismo"
  • punta a creare una divisione, una frattura, tra l'uomo e Dio e tra l'uomo e l'uomo

Passiamo a discutere insieme del Vangelo.


Preghiera

Canto di inizio: Ad una voce 

Con un cuore solo, figli dello stesso Padre vogliamo vivere Signore, 
Con un cuore solo, figli dello stesso Padre per adorare Te. 

A TE GRIDIAMO ABBÀ, RENDICI UNO IN TE, CON IL TUO SANTO SPIRITO
A TE GRIDIAMO ABBÀ, RENDICI UNO IN TE, CON IL TUO SANTO SPIRITO
CANTEREMO A TE AD UNA VOCE. 

Nel tuo nome Padre, facci segno del tuo Amore, perché il mondo creda in te, Nel tuo nome Padre, facci segno del tuo Amore, per annunciare Te. Rit. 

Con un cuore solo, figli dello stesso Padre per adorare Te. Rit. 
Con un cuore solo, (Con un cuore solo), Con un cuore solo… 

Dal Vangelo di Luca (Lc 4, 1-13)

1 Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, 2 per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. 
3 Allora il diavolo gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, di' a questa pietra che diventi pane". 
4 Gesù gli rispose: "Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo". 
5 Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra 6 e gli disse: "Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. 7 Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo". 
8 Gesù gli rispose: "Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto". 
9 Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; 10 sta scritto infatti: 
Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano; 
11 e anche: 
Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra". 
12 Gesù gli rispose: "È stato detto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo". 
13 Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato. 

Discussione sul Vangelo

Una delle prime cose che viene segnalata è la debolezza di Gesù dopo 40 giorni nel deserto e Satana si "approfitta" proprio di quel momento. Altra cosa che viene notata è che Gesù non risponde mai direttamente, ma cita sempre le Scritture, tant'è che il diavolo, furbissimo, usa lo stesso espediente per farlo cadere in tentazione. 
Altra annotazione è quella di vedere un Gesù molto fragile che ha dei "cattivi pensieri", questo lo rende più accomunabile all'esperienza umana.
Inoltre Satana mente perché dice che il mondo è suo e può darlo a chi vuole, ma in realtà il mondo non è in mano di Satana.
L'educatrice spiega come questo vangelo sia molto interessante per cogliere la figura di Cristo e la sua missione. Infatti questo brano si colloca dopo il Battesimo e prima della missione pubblica di Gesù. Gesù ha fatto prima un atto pubblico, quale il Battesimo, che ha moltissime valenze, tra cui mettersi allo stesso livello dell'uomo, ma anche caricarsi di Spirito Santo, che lo guida nel deserto.
Nel deserto Gesù, si legge nel primo versetto per ben due volte, era guidato e pieno di Spirito Santo. Dopo quaranta giorni "ebbe fame" e sarebbe terminato il digiuno, quindi in un certo modo Gesù è autorizzato a mangiare, proprio lì in quel frangente la prima tentazione: il diavolo non suggerisce un atto illecito a Gesù, ma la modalità con cui Egli otterrebbe il pane è "straordinaria", sovrumana.
Allora Satana non vuole semplicemente far peccare Gesù, lo vuole allontanare da Dio e quindi desidera allontanare Gesù dal compito che Dio gli ha dato.
Gesù con le tentazioni mostra che tipo di salvatore non vuole essere e negandole rivela realmente il senso della sua missione.
Gesù rifiuta di trasformare le pietre in pane, perché Egli non è venuto a saziare i bisogni dell'uomo, non vuole essere colui che semplicemente con un colpo di bacchetta magica dà la soluzione alle esigenze elementari umane. Dice infatti: "Non di solo pane vive l'uomo", nell'uomo c'è molto di più da salvare!
Quante volte vorremmo un Dio che esaudisca i nostri desideri, anche legittimi: una guarigione, un lavoro, una casa, dei figli… ma Dio non funziona come la lampada di Aladino, Dio guarda molto più in là dei nostri desideri e punta a ciò che ci salva "tutti interi"
Gesù rifiuta di ottenere il potere sull'uomo "piegandosi" alla logica del mondo, prostrandosi a Satana, che effettivamente ha in mano il mondo, perché la redenzione non è ancora avvenuta, ma vuole che il mondo riconosca non Satana ma Dio come unico Signore.
Tantissime volte gli uomini rimproverano a Dio e chi lo segue di fare scelte troppo estreme, troppo anticonvenzionali, si dice spesso che la "Chiesa dovrebbe stare al passo con i tempi", ma non sarebbe un "piegarsi alla logica del mondo"?
Infine Gesù non intende conquistare l'uomo con l'evidenza del miracolo, non vuole obbligare l'uomo a credergli di fronte all'evidenza, vuole che l'uomo costruisca dentro di sé il rapporto con Gesù e con Dio. Spesso noi uomini vorremmo un Dio che si palesi senza ombra di dubbio, così potremmo finalmente credergli, ma Dio non vuole convincerci con la forza, vuole conquistarci con l'amore.
L'educatrice dice, in uno stupore generale, che Satana è una presenza spirituale dotata di volontà, cioè una presenza separata dall'uomo, non è semplicemente la personificazione poetica di un'atteggiamento morale o del male. Se si crede alla Bibbia, si crede anche agli angeli e ai demoni e Gesù Cristo in prima persona si confronta con entrambe queste figure incorporee ma presenti. Satana quindi esiste e condiziona l'uomo, non può obbligare l'uomo a fare del male, ma tende e tenderà sempre a separarlo da Dio. Si è parlato anche di questa entità tra fede e superstizione e su come in effetti agisca, l'educatrice tende a sottolineare che se è bene prendere consapevolezza che questa presenza ci sia e agisca e altrettanto bene prenderne le debite distanze, senza crogiolarsi in pensieri e suggestioni su di essa.
Si discute anche sul perché nella Messa, i sacerdoti non spieghino questo vangelo così famoso, ma anche importante, rilevando alcuni dei punti emersi. Non sempre è facile e durante la Messa non si possono chiarire alcuni punti che se non chiariti potrebbero portare in confusione, però c'è tanto da lavorare sulla cultura generale cristiana.

Preghiera comunitaria: La speranza basta 

Sì, lo so, Signore, la mancanza di fiducia è peccato. 
Il peccato è allontanamento da te, è separazione, è distanza, e la distanza è la nostra colpa, la mia colpa. Tu l'hai scavalcata con la tua sofferenza per tutti gli uomini. 
Tu hai messo dei punti fermi: le tue parole. 
Tu hai acceso delle luci: le tue opere. 
Il tuo Vangelo è verità e via: cosa potrei desiderare di più?
La speranza basta. 
Magdalena Altwegg 

Padre Nostro

mercoledì 6 gennaio 2016

1 dicembre 2015 – Quanto costa la felicità?!

Obiettivo:

Capire che per Dio la felicità corrisponde all'espressione Regno di Dio o Regno dei Cieli. Capire che la felicità non è “solo” la ricompensa del fare il bene, ma il fare bene il bene è già felicità. 

Si comincia con la lettura del Vangelo, senza nessun commento. 

 Preghiera I parte: Dal Vangelo di Matteo (Mt 20, 1-16)

“Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: «Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò». Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: «Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?». Gli risposero: «Perché nessuno ci ha presi a giornata». Ed egli disse loro: «Andate anche voi nella vigna». Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: «Chiama i lavoratori e da' loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi». Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: «Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo». Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: «Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?». Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi”. 

Attività: Gara di areoplanini


Si divide il gruppo in squadre, premettendo che ci sarà un bellissimo premio. Si affidano alle squadre diversi modelli di areoplanini tra cui scegliere (http://www.toysblog.it/post/8327/come-fare-aeroplani-di-carta-le-istruzioni-per-undici-modelli-diversi) il modello o i modelli di areoplanino con cui la squadra vuole gareggiare. Ogni componente della squadra avrà il proprio areoplanino, ma si vincerà in squadra... Vince l'areoplanino che arriva più lontano. Alla fine della gara si proclama la squadra vincitrice, ma si premiano tutti. 




Condivisione: 


  • Vi è piaciuto questo lavoro?
  • Vi ha divertito la gara di areoplanini?
  • Che cosa pensate del Vangelo che abbiamo letto? 
  • Che cosa centra? Come c'entra? 


I ragazzi si dividono a grandi linee in due fazioni: 

  • quelli che ritengono un po' meschino l'arrabbiarsi dei primi lavoratori, perché dopotutto il Signore della vigna così aveva pattuito, non ha fatto nulla di sbagliato;
  • quelli invece che pur ammettendo il tutto ragionevole ammettono che ci rimarrebbero male, perché insomma non è giusto neppure non riconoscere il lavoro fatto tutto il giorno. Altrimenti non si va a lavorare se il proprio lavoro non viene riconosciuto. Dio non è meritocratico. 


Il punto sta proprio nel capire però cos'è questo lavorare nella vigna... Commento: Per Dio, per Gesù, per lo Spirito Santo il Regno di Dio è lavorare nella Vigna, la felicità, la ricompensa è lavorare nella vigna, è l'opportunità di lavorare nella vigna. “Che brutta cosa era meglio stare svaccati in spiaggia” pensa l'uomo e il mondo. Invece nella storiella chi è a bambanare mentre aspetta qualcuno che lo prenda “a giornata” non è felice, sta vivendo una condizione di vita senza senso, senza una meta, senza un orizzonte. È vero non lavora, ma non è felice, non sta dando senso alla sua vita. Il regno di Dio è trovare senso nella propria esistenza e questo è un lavoro, costa fatica, ma quella fatica produce felicità, produce un senso, un orizzonte di vita. Dio non è sciocco e non ci illude, Dio sa che la condizione dell'uomo è una condizione faticosa: l'uomo è limitato e quindi destinato a vivere con fatica e con dolore. Dio non ci dà la felicità togliendoci i nostri limiti, togliendoci le nostre fatiche di ogni giorno, ma ce le rende sopportabili, spalancando in noi l'infinita bellezza del dare alla nostra dimensione di vita un senso, un fine a cui tendere, per il quale migliorare. Sì, costa fatica, ma in realtà anche se non lavorassimo nella vigna, noi faticheremmo, il problema che lo faremmo senza un senso. Lavorare nella vigna vuol quindi “dare spessore” alla nostra esistenza, dare “ali” alla nostra vita. Per questo l'attività non era noiosa, ma divertente, doveva dare l'idea di qualcosa di piacevole anche se doveva essere “ben fatta”. 

La storiella
Un visitatore entrò nel cantiere dove nel Medioevo si stava costruendo una cattedrale. Incontrò un tagliapietre e gli chiese: “Che cosa stai facendo?"
L’altro rispose di malumore: “Non vedi, sto tagliando delle pietre”.
Così egli mostrava che considerava quel lavoro increscioso e di poco valore.
Il visitatore passò oltre e incontrò un secondo tagliapietre; anche a questo egli chiese cosa faceva.
“Sto guadagnando di che vivere per me e per la mia famiglia”, rispose l’operaio in tono calmo, mostrando una certa soddisfazione.
L’altro proseguì ancora e, trovato un terzo tagliapietre, gli rivolse la stessa domanda.
Questi rispose gioiosamente: “Sto costruendo una cattedrale”.

Ecco lavorare nella vigna è avere questa dimensione di vita di vedersi operosi per una "cattedrale", cioè l'opera grande della nostra esistenza.

Preghiera finale

Signore, accetto di tacere per sentire ciò che non è udibile.

Accetto di fare silenzio per ascoltare una voce che non sia la mia soltanto.

Accetto di non sapere per accogliere un messaggio misterioso della vita.
Ecco, con pazienza sto in ascolto:
vieni, Signore della vita, perché io viva la vita per intero;
vieni, Dio della felicità, perché io gusti per intero la felicità;

vieni, Dio della speranza, perché io lotti con speranza per la vita e la felicità di ogni creatura;

vieni, Dio della meraviglia e della certezza,

ma insieme poni nel cuore di ciascuno la consapevolezza che felicità è vivere alla tua presenza. 

Amen.
- Centro Salesiano Pastorale Giovanile - 

Ecco le tappe percorse da questo modulo: 


  • la felicità è legata a relazioni positive con gli altri → lavoro sulle emoticon 
  • cercare la felicità significa cercare Gesù, felici per Gesù sono quelli che hanno le condizioni che li spingono a cercarlo → lavoro sulle beatitudini
  • la felicità è lavorare nella vigna, dare spessore alla propria vita, stare alla sua presenza. 


Per l'Avvento l'educatrice propone di trovare ogni giorno un motivo di felicità, mettere testa a “che cosa ci rende felice”, da qui la proposta di inserire immagini e “momenti” sui social con un #hashtag particolare. Se troviamo questi motivi potremmo leggerli secondo alcune chiavi di lettura che scopriremo riprendendo il gruppo.

mercoledì 18 novembre 2015

10 novembre 2015 - Meglio felici che fortunati!

Obiettivo: 

Fare una riflessione sul concetto di felicità, capire quali immagini di felicità vengono proposti e cercare di discernere al meglio gli oggetti della felicità: cosa cattura il nostro cuore? 

Preghiera I parte: Grandi cose 

RIT: Grandi cose ha fatto il Signore per noi 
ha fatto germogliare i fiori tra le rocce.
 
Grandi cose ha fatto il Signore per noi
 
ci ha riportati liberi alla nostra terra. 
Ed ora possiamo cantare, 
possiamo gridare l'amore 
che Dio ha versato su noi. 

Tu che sai strappare dalla morte
hai sollevato il nostro viso dalla polvere.
 
Tu che hai sentito il nostro pianto nel nostro cuore 
hai messo un seme di felicità.  RIT:

FOTOLINGUAGGIO 

La stanza viene riempita di immagini. Ogni ragazzo deve scegliere 3 immagini che rappresentano secondo lui tre cose: 
  1. L'immagine della felicità per la “Società”.
  2. La sua immagine personale di felicità.
  3. L'immagine della felicità per la “comunità cristiana”.

[Prima di continuare a leggere prova a vedere quali sono le immagini che penseresti per ogni indicazione ;) ]

Condivisione

  1. Le immagini che dipingono la felicità per la società sono immagini richiamano i concetti di: ricchezza, successo, bellezza, apparenza, realizzazione personale, identità sociale, unità e condivisione, sicurezza, pace, sviluppo tecnologico e culturale, pace… 
  2. Le immagini scelte per la felicità personale rappresentano: il cammino/percorso/viaggio, il superare gli ostacoli, raggiungere gli obiettivi, anche insieme alle altre persone, il sentirsi prezioso, il dare il massimo, la famiglia e le persone vicine, condividere con gli altri, l'amore… 
  3. Le immagini scelte per descrivere la felicità della comunità evocano: la preghiera, la liturgia come cuore della vita di fede, la condivisione, andare insieme verso un obiettivo, la speranza, una figura forte che traccia un cammino, la libertà e la resurrezione… 

Viene quindi letto il Vangelo. 

Preghiera II parte: Dal Vangelo di Luca (Lc 6, 20-23)

In quel tempo, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: 
“Beati voi poveri,
 perché vostro è il regno di Dio.

Beati voi che ora avete fame,
perché sarete saziati.

Beati voi che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo. 
Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.
 
Ma guai a voi, ricchi,
 perché avete già la vostra consolazione.

Guai a voi che ora siete sazi, 
perché avrete fame.

Guai a voi che ora ridete,
perché sarete afflitti e piangerete.
Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti”. 

Divisi in quattro gruppi, si invitano i giovani a cercare le quattro immagini di felicità di Gesù presentate da Luca nelle sue beatitudini: i poveri, gli affamati, chi piange, i perseguitati. Alcune delle immagini scelte presentano più che una condizione di mancanza fisica, una condizione di mancanza spirituale.

Nella condivisione emerge che questo Vangelo è molto duro, perché in fondo i ricchi non hanno colpa perché devono essere “maledetti” con queste minacce. 

Commento
In questo vangelo Gesù è quasi incomprensibile, va bene tutto, però sembra quasi che ci voglia fregare e alla fine non voglia mai che noi siamo felici. Ci dice che siamo “beati” se siamo poveri, affamati, piangenti e perseguitati, perché in un futuro imprecisato (forse) saremo saziati, rideremo e la ricompensa sarà grande. L'unico presente è quello di essere poveri che rende nostro il Regno di Dio, che però non sappiamo neppure cosa sia e che utilità abbia. Segue la minaccia di quando siamo ricchi, ridiamo o siamo sazi, ci maledice, insomma questo Gesù non ci vuole mai felici!! 
Eppure no... non è così ANZI Gesù ci sta avvertendo e ci sta dando l'indicazione per essere VERAMENTE FELICI. 
Questa pagina di Vangelo si colloca dopo diverse guarigioni di persone e dopo che tanta folla cerca Gesù perché venga guarita. Dice Luca “sanava tutti”. Aveva anche guarito l'uomo con la mano inaridita, sentendole su dai farisei perché l'aveva fatto di sabato. Ad un certo punto Gesù in mezzo alla folla che lo cerca piazza questo discorso. 
La lettura abituale che si fa di questo vangelo è quella della giustizia sociale, in una società come quella di Gesù divisa tra poveri e ricchi. C'è però un'altra lettura altrettanto interessante. 
Gesù ha negli occhi queste folle sofferenti che lo cercano per essere guarite. Poi fissa i discepoli e parte in quarta “Beati voi”. I discepoli non sono particolarmente poveri, né affamati, né piangenti, ma allora cosa voleva dire Gesù?
Gesù vuole dire a noi che quando siamo in una condizione di privazione esistenziale, allora è più facile mettersi in ricerca e in ricerca di Lui. Questo ci rende “Regno di Dio” e ci renderà davvero sazi, davvero ridenti, ma farà anche sì che il mondo ci perseguiterà perché saremo in cerca di Lui. 
Gesù lo stava vedendo in quel momento: chi soffriva lo cercava per essere guarito, facendo così lo trovava e lo incontrava!! “Beati voi che siete in cerca di me!” Questo ci dice Gesù! 
Se vi sentiste sazi, “pieni”, senza alcun problema al mondo, nulla vi spinge a “disturbarvi” nella ricerca di me. Chi invece è sazio, non si accorge che la sua esistenza manca di qualcosa, quando poi la vita porrà il conto, quando ci si accorgerà che l'essere ricco, sazio e compagnone non basta per rendere felice allora queste persone si renderanno conto di non aver speso la loro vita a cercare ciò che li poteva rendere davvero felici.
Quanti uomini e donne ricche e di successo sono morte suicide, disperate, perché hanno scoperto che tutte le loro ricchezze, la loro fama, il loro successo, anche il loro talento in realtà non bastava loro, continuavano a sentire un vuoto nella loro esistenza. Anche il giovane ricco era bravo, era ricco, ma sente che “non gli basta”. 
Gesù non ci sta maledicendo, non ci fa terrorismo psicologico ci avverte del grande pericolo di non avere il giusto stimolo che ci induce a cercarLo. “Guai” = “Attenti” perché prima o dopo sentirete quel vuoto esistenziale e allora? Sarete capace di sentirvi “poveri”, “afflitti”, “piangenti” e riuscirete a mettervi alla ricerca di Gesù? 
Infatti dopo queste parole Gesù parte con le indicazioni: come si cerca Gesù? Quale strada percorrere? Lo vedremo il prossimo incontro!

Domanda
Ma perché “guai se parleranno bene di voi”?
Gesù sa bene che chi è per la verità, non incontra benevolenza, chi ripeterà come lui “beati i poveri...” invitando gli altri a cercare Gesù, sarà calunniato, perché è molto più comodo sentirsi dire ciò che si vuole sentire! Chi ha il piede in tutte le scarpe è lodato e si fa amico di tutti, chi è coerente e dice le cose come stanno, sta sulle scatole ad un sacco di persone. Gesù è onesto, sa che sarà così, anche perché sarà poi il motivo della sua morte in croce. 

Preghiera finale: Chiesi a Dio

Chiesi a Dio di essere forte
per eseguire progetti grandiosi:
Egli mi rese debole per conservarmi nell'umiltà.
 
Domandai a Dio che mi desse la salute
per realizzare grandi imprese:
Egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio.
 
Gli domandai la ricchezza per possedere tutto:

Mi ha fatto povero per non essere egoista.

Gli domandai il potere perché gli uomini avessero bisogno di me:

Egli mi ha dato l'umiliazione perché io avessi bisogno di loro.

Domandai a Dio tutto per godere la vita:

Mi ha lasciato la vita perché potessi apprezzare tutto.

Signore, non ho ricevuto niente di quello che chiedevo,

ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno 
e quasi contro la mia volontà.

Le preghiere che non feci furono esaudite.

Sii lodato; o mio Signore, fra tutti gli uomini

nessuno possiede quello che ho io! 
Kirk Kilgour

mercoledì 4 novembre 2015

27 ottobre 2015 - Che cos'è la felicità?

Obiettivo: Capire cosa intendiamo noi con il termine “felicità” e cominciare a capire che cosa intende Dio quando parla di “felicità”. 

Canto alla preghiera: Cantiamo a Te
Cantiamo Te, Signore della vita:
il nome Tuo è grande sulla terra tutto parla di Te
e canta la Tua Gloria grande Tu sei e compi meraviglie, Tu sei Dio. 

Cantiamo Te, Signore Gesù Cristo,
Figlio di Dio venuto sulla terra, fatto uomo per noi nel grembo di Maria. 
Dolce Gesù risorto dalla morte sei con noi. 

Cantiamo Te, amore senza fine: Tu che sei Dio lo Spirito del Padre. 
Vivi dentro di noi e guida i nostri passi, 
accendi in noi il fuoco dell’eterna carità. 

Attività: Facciamo il gioco del personaggio sulla fronte che ognuno deve riconoscere attraverso una serie di domande a cui si deve rispondere con Sì e con No. Invece di avere dei personaggi avremmo sulla fronte le emoticon positive di whatsapp. Ogni partecipante avrà anche un foglio davanti a sé, su cui scriverà le risposte positive che corrispondono alla propria faccina (es: “facciamo questa emoticon quando qualcuno fa una battuta divertente?”). Non si po' fare una domanda sull'elemento fisico (“ha gli occhi chiusi?” “si vede la lingua?”), obiettivo oltre indovinare è individuare come e quando usiamo la corrispettiva faccina, così da capire quali occasioni ci rendono "felici". Quando tutti hanno fatto le domande, si cerca di capire chi ha indovinato e chi è stato più utile nel dare le risposte. Infine selezioniamo la meno felice (28) e la più felice (1).


Nella condivisione scopriamo che non sempre le faccine corrispondono ad un'intensità reale di felicità, che spesso le usiamo “truccandole” e cominceremo quindi a scoprire che la natura della felicità ha più profondità di quanto possiamo pensare. 

Dal libro del Qòelet (Qo 8, 10-15)
Frattanto ho visto malvagi condotti alla sepoltura; ritornando dal luogo santo, in città ci si dimentica del loro modo di agire. Anche questo è vanità. Poiché non si pronuncia una sentenza immediata contro una cattiva azione, per questo il cuore degli uomini è pieno di voglia di fare il male; infatti il peccatore, anche se commette il male cento volte, ha lunga vita. Tuttavia so che saranno felici coloro che temono Dio, appunto perché provano timore davanti a lui, e non sarà felice l'empio e non allungherà come un'ombra i suoi giorni, perché egli non teme di fronte a Dio. Sulla terra c'è un'altra vanità: vi sono giusti ai quali tocca la sorte meritata dai malvagi con le loro opere, e vi sono malvagi ai quali tocca la sorte meritata dai giusti con le loro opere. Io dico che anche questo è vanità. Perciò faccio l'elogio dell'allegria, perché l'uomo non ha altra felicità sotto il sole che mangiare e bere e stare allegro. Sia questa la sua compagnia nelle sue fatiche, durante i giorni di vita che Dio gli concede sotto il sole.

Commento: Questo brano ci colpisce perché non ci sembra tanto coerente con i discorsi che siamo abituati a sentire normalmente.
Questo brano in effetti sembra dirci fare il bene non rende felici: il giovane ricco ad esempio faceva tutte le cose giuste e osservava tutte le leggi, ma allora perché se ne va triste? Dice invece che la felicità sta nell'avere timore di Dio, cioè nell'avere una relazione con Dio… ma siamo d'accordo e cosa significa tutto questo? Lo scopriremo!

L'educatrice ha poi chiesto di fare un confronto tra la faccia più felice e quella meno felice. Ne è venuto fuori che la faccina era identica tranne che per il gocciolone che colava.
Che significato ha? Uno è infelice quando c'è distacco con l'altra persona (il gocciolone indica imbarazzo quindi distanza): se sono felice con quella persona, sono più vicina a lei e lei lo percepisce. Quando siamo tristi ci sentiamo più distanti dalle persone e se loro si avvicinano a me, mi rincuora che io sia triste per loro.
Felicità è (o centra con) una relazione interpersonale (esempio: una persona che diventa felice facendo volontariato, non intesse un rapporto di relazione intima, ma si fa vicino a qualcuno o a qualcosa, si fa Prossimo). Vivendo nuove esperienze con delle persone, mi avvicino a loro, creo un legame con loro e quindi il mio rapporto si rafforza e io sono più felice quando sto con loro.

GESTO: Ognuno doveva inviare un messaggio su whatsapp in cui si faceva un augurio di felicità, mettendo anche una faccina tra quelle usate durante l'incontro.

Preghiera corale: Brillare veramente
Signore, facci ricordare
che il tuo primo miracolo,

alle nozze di Cana,
 lo facesti per aiutare
alcuni uomini a fare festa.

Facci ricordare
che chi ama gli uomini,
ama anche la loro gioia,

perché senza gioia
non si può vivere…

Fammi comprendere, Signore,

che il Paradiso è nascosto 
dentro di noi.

Ecco, ora è qui, 
nascosto dentro di me.

Se voglio, domani stesso,
 comincerà a brillare veramente
per me

e durerà tutta la vita.
(Fëdor Dostoevskij)

martedì 20 ottobre 2015

13 ottobre 2015 - Che Magnificat!

Ci siamo trovati in cappella e abbiamo cominciato con la lettura del Vangelo recitata a parti.


Dal Vangelo di Luca (Lc 1,26-45)

26 Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28 Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». 29 A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. 30 L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32 Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
34 Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». 35 Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. 36 Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: 37 nulla è impossibile a Dio». 38 Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.
39 In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. 40 Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41 Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo 42 ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43 A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? 44 Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. 45 E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore».


Canto: MAGNIFICAT



Commento:

Maria in questo Vangelo è fantastica perché non è che semplicemente remissiva, ma ascolta tanto anche da porre una domanda intelligente all'angelo. Maria non è sprovveduta, pone subito una questione sostanziale. Altra cosa strabella è che Maria, dopo l'annuncio, parte subito per visitare Maddalena.
Maria vuole assicurarsi che ciò che gli ha detto l'angelo è davvero reale. Se ci pensiamo un attimo per Maria era una notizia bomba, perché lei era ebrea e i suoi avi aspettavano il Messia da tempo: scoprire che proprio lei sarebbe stata madre della promessa del Dio di Israele era il sogno che si realizzava! Quando poi Maria vede il pancione di Elisabetta, realizza che è tutto vero e la preghiera del Magnificat testimonia tutta questa gioia esplosiva di tutta la bellezza di Dio che si manifesta in questo canto che prepara a un mondo meraviglioso per tutti.
Viene chiesto se Maddalena sapeva che Maria era destinata ad essere madre di Dio. L'educatrice dice che nel Vangelo non è riportato, ma come l'angelo ha parlato a Zaccaria, il marito di Maddalena, forse una comunicazione angelica è avvenuta anche con Maddalena, non lo sappiamo. Laura C osserva magari Maddalena lo ha letto in faccia a Maria tanto era raggiante

Mostra Magnificat:

Abbiamo chiesto a ogni partecipante di portare un qualcosa di meraviglioso, che pensandolo guardandolo o ascoltandolo lo avesse "staccato da terra"
Libretto del campeggio – G
Album delle fotografia dei primi anni di vita – CB
Quadernetto – AL
Pallone - LC
Tramonto – AM
Foto DNA del kiwi – MT
Cielo stellato – SF
Foto del nipote – AS
Primo disegno delle superiori - MB
Anello - CZ

Aggiunte la sera del 20/10/15 anche:
Oceano Mare di Baricco – AF
Foto con amiche – I


Alla fine è stato presentato il Magnificat di Dio. 
I ragazzi vedevano la cornice da dietro, l'educatrice ha spiegato che questa opera famosissima, vista moltissime volte da tutti, spesso non viene considerata come l'opera che Dio ci ha indicato come il suo Magnificat nelle Scritture. Ha detto anche che l'opera presente è una copia dell'originale, perché è illegale prendersela ed esporla. Ha detto che Dio ogni volta che guarda questa opera il suo cuore si "stacca da terra" tanto lo "innamora". L'educatrice chiedeva di mettersi in ginocchio davanti a questa opera e di fare una preghiera personale. L'opera era uno specchio, in cui ogni ragazzo ha visto la propria immagine riflessa.

Condivisione
Abbiamo detto che molti magnificat degli altri potevano essere i nostri. Raccontando ognuno il proprio Magnificat si è avuta l'opportunità di conoscere gli altri meglio, anche perché inizialmente non si avrebbe avuto un confronto così profondo con tutti.

Si conclude la preghiera leggendo ognuno un pezzetto del Salmo 138 e concludendo tutti insieme con il Gloria.

Salmo 138

Signore, tu mi scruti e mi conosci,

tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,


intendi da lontano i miei pensieri,

osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie.


La mia parola non è ancora sulla lingua

ed ecco, Signore, già la conosci tutta.



Alle spalle e di fronte mi circondi 
e poni su di me la tua mano.



Meravigliosa per me la tua conoscenza,
troppo alta, per me inaccessibile.


Dove andare lontano dal tuo spirito?
Dove fuggire dalla tua presenza?



Se salgo in cielo, là tu sei;

se scendo negli inferi, eccoti.

Se prendo le ali dell'aurora
per abitare all'estremità del mare,

anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.

Se dico: “Almeno le tenebre mi avvolgano
e la luce intorno a me sia notte”,

 
nemmeno le tenebre per te sono tenebre


e la notte è luminosa come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.



Sei tu che hai formato i miei reni

e mi hai tessuto nel grembo di mia madre.


Io ti rendo grazie:
hai fatto di me una meraviglia stupenda;


meravigliose sono le tue opere,

le riconosce pienamente l'anima mia.

Non ti erano nascoste le mie ossa 
quando venivo formato nel segreto,
ricamato nelle profondità della terra.


Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi;
erano tutti scritti nel tuo libro i giorni che furono fissati
quando ancora non ne esisteva uno.


Quanto profondi per me i tuoi pensieri,

quanto grande il loro numero, o Dio!


Se volessi contarli, sono più della sabbia. 

Mi risveglio e sono ancora con te.


Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore,

provami e conosci i miei pensieri;

vedi se percorro una via di dolore 
e guidami per una via di eternità.


Tutti: O Signore, nostro Dio,
 quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.
Gloria...


CANTO: Ave Maria

venerdì 10 aprile 2015

29 marzo 2015 - misTEro?

Nell'incontro precedente come gesto della preghiera abbiamo consegnato una lettera personale a ciascuno. Questa lettera scritta dall'educatrice a ogni componente del gruppo era scritta con succo di limone, quindi il foglio si presentava bianco. Andava scaldata in forno o con una fiamma per poter essere letta. La lettera scendeva in profondità della relazione tra educatrice ed educati e poneva delle domande riguardo alla vita intima del destinatario. La lettera era segno della relazione con Dio: la relazione con Dio non è immediata, va vissuta, “scaldata”, ci dobbiamo lavorare sopra, a volte potremmo bruciare delle parti, a volte alcune parole potranno non apparire illeggibili e dobbiamo interpretarle. Era interessante come simbologia del Mistero. La relazione con Dio non è un mistero imperscrutabile, ma è mistero in quanto mi si “rivela” come la scrittura della lettera quando mi occupo di lei. Mistero perché non è lampante ma va interpretato, perché nella relazione con Lui, Dio desidera il nostro contributo. 
Nell'incontro ho lasciato la possibilità ad ogni giovane di parlami personalmente e privatamente sul contenuto della lettera, per affrontare il discorso del dialogo spirituale e, quindi, della loro relazione personale con Dio. Se la lettera è solo un piccolo simbolo di questa relazione con Dio, la Liturgia è proprio questa relazione che si incarna in un gesto concreto di vicinanza e si rivela come Mistero. Mentre io ero con uno di loro a turno, il resto dei giovani ha dovuto ricostruire le varie parti della Messa e interrogarsi sul perché della struttura e della logica del rito, come funziona e perché funziona così...
A seguire le domande che si sono posti i presenti:

  1. Perché ci sono delle “formule segrete” che il prete dice e non si sentono? Che cosa dice e perché non le dice ad alta voce?
  2. Che cosa vogliono dire i colori della Liturgia, perché quei colori e non altri? In che periodi sono?
  3. Perché e quando ci si mette in ginocchio, in piedi, seduti? In concomitanza di cosa?
  4. Quando bisogna alzarsi nel momento in cui ci si alza a canone (dopo la preghiera sulle offerte o prima)?
  5. In quale momento è opportuno fare il segno di croce sulla fronte, sulla bocca e sul cuore prima del Vangelo?
  6. Quando, come e per quali esigenze cambia il rito della Messa? (si riferiscono alle parti che variano di messa in messa, e a quelle parti mobili come Confesso e Preghiera Eucaristica che variano solo a volte).
  7. Perché alcune Messe, soprattutto solenni sembrano fatte per le persone dai 60 anni in su? 
  8. Perché le due frasi dell'Agnello di Dio si ripetono? Quale significato assume questa ripetizione?
  9. Qual è il centro della Messa, il momento topico? 

Preghiera per l'ACGiovani – 23 marzo 2mila15

Canto: Credo in Te

Credo in te, Signor, credo in te:
grande è quaggiù il mister, ma credo in te.
Luce soave, gioia perfetta sei.
Credo in te, Signor, credo in te.
Spero in te, Signor, spero in te:
debole sono ognor, ma spero in te.
Amo te, Signor, amo te:
o crocifisso Amor, amo te.
Resta con me, Signor, resta con me:
pane che dai vigor, resta con me.

Gesto Audio: Questo canto piuttosto vecchiotto ha fatto rabbrividire i nostri giovani, l'abbiamo anche cantato piuttosto maluccio perché non lo sentivamo molto nostro. Come segno ho fatto risentire la stessa melodia ma cantata in modo completamente diversa. Due significati: il primo è legato alla lettera, che è stata molto apprezzata da giovani, ma la lettera è solo un minimo tornasole della vera relazione che possiamo costruire con Dio, insomma tra la lettera e la relazione reale con Dio, c'è la stessa distanza tra la canzone “Credo in Te, Singor” cantata da noi e “Nearer, My Good, to Thee”. Il secondo è la modalità con cui viviamo la Liturgia, possiamo viverla come cantiamo “Credo in Te, Signor” oppure possiamo viverla come i BYU Vocal Point cantano “Nearer, My Good, to Thee”, la melodia è identica, ma il risultato è un po' diverso.



Dal Libro della Genesi (Gen 14,17-20)

Quando Abram fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei re che erano con lui, il re di Sòdoma gli uscì ncontro nella Valle di Save, cioè la Valle del re. Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì ane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abram con queste parole:
“Sia benedetto Abram dal Dio altissimo,
creatore del cielo e della terra,
e benedetto sia il Dio altissimo,
che ti ha messo in mano i tuoi nemici.”
Abram gli diede la decima di tutto.

Commento: Nella preghiera ho presentato la prima figura sacerdotale della Bibbia, che compare in Genesi: Melchisedek, un sacerdote che onora Dio con pane e vino (ci ricorda qualcosa), quindi fin dall'inizio della relazione tra Dio e l'uomo (Abramo) la modalità del pane e del vino era uno dei modi approvati dal Creatore di stare con noi (conviviale questo Dio! ;) ). Anche il Salmo riprende il fatto che essere sacerdote “alla maniera di Melchisedek” cioè con il pane e il vino è il modo consacrato dal Signore, insomma il modo in cui Dio ci dice che vuole stare con noi.


Salmo 110

Oracolo del Signore, al mio Signore:
Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.
Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion: domina in mezzo ai tuoi nemici!
A te il principato nel giorno della tua potenza tra santi splendori; dal seno dell'aurora, come rugiada, io ti ho generato.
Il Signore ha giurato e non si pente: Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchìsedek.
Il Signore è alla tua destra! Egli abbatterà i re nel giorno della sua ira,
sarà giudice fra le genti, ammucchierà cadaveri, abbatterà teste su vasta terra;
lungo il cammino si disseta al torrente, perciò solleva alta la testa.

Padre Nostro


domenica 22 marzo 2015

9 marzo 2mila15 - Riti di Miti

Il tema di questo incontro è il rito e per introdurlo ci siamo avvalsi dell'aiuto di due attori che ci hanno interpretato parte di questo famosissimo capitolo del Piccolo Principe. Li ringraziamo ancora vivamente!!

Da Il piccolo principe, Antoine de Saint-Exupéry, Ed. Bompiani, Milano

«La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi laggiù, in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticata. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano...».
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
«Per favore... addomesticami», disse.
«Volentieri», rispose il piccolo principe, «ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose.» «Non si conoscono che le cose che si addomesticano», disse la volpe. «Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico, addomesticami!»
«Che bisogna fare?», domandò il piccolo principe.
«Bisogna essere molto pazienti», rispose la volpe. «In principio tu ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino...»
Il piccolo principe ritornò l’indomani.
«Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora», disse la volpe. «Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò a essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e a inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti.»
«Che cos’è un rito?», disse il piccolo principe.
«Anche questa è una cosa da tempo dimenticata», disse la volpe. «È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza.»
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina:
«Ah!», disse la volpe, «... piangerò.»
«La colpa è tua», disse il piccolo principe, «io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi...»
«È vero», disse la volpe.
«Ma piangerai!», disse il piccolo principe.
«È certo», disse la volpe.
«Ma allora che ci guadagni?»
«Ci guadagno», disse la volpe, «il colore del grano.»
Poi aggiunse:
«Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto».
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
«Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente», disse. «Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico e ora è per me unica al mondo.»
E le rose erano a disagio.
«Voi siete belle, ma siete vuote», disse ancora. «Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa.»
E ritornò dalla volpe.
«Addio», disse.
«Addio», disse la volpe. «Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.» «L’essenziale è invisibile agli occhi», ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
«È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.»
«È il tempo che ho perduto per la mia rosa...», sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
«Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa...»
«Io sono responsabile della mia rosa...», ripeté il piccolo principe per ricordarselo.

È seguita una discussione tra le affinità e le differenze tra la Routine e il Rito, che ha prodotto il seguente cartellone, dove le parole appartenenti solo alla categoria Routine sono a sinistra, quelle appartenenti solo alla categoria Rito sono a destra, al centro compaiono le categorie di entrambi concetti. Era facile cogliere (e i presenti lo hanno colto egregiamente) il nesso con la Liturgia tra Rito e Routine…



In seguito l'educatrice, introdotta da uno degli attori ha presentato un esercizio teatrale del metodo Strasberg, riproducendo senza alcun oggetto a supporto, la propria colazione. Durate l'esperimento, sebbene la concentrazione fosse scarsa e lo studio a monte poco approfondito e la capacità dell'attrice scarso, si è percepita comunque la dimensione intima della colazione, il suo silenzio, il disorientamento del risveglio, la stanchezza...
Citiamo da web [http://www.postpopuli.it/15277-teatro-il-metodo-strasberg/] "Strasberg si fece promotore della “memoria emotiva”, una funzione del cervello orientata al ricordo delle emozioni e delle reazioni conseguenti, dalla quale nacque una tecnica focalizzata più sulla modalità espressiva di un’emozione che sul riconoscimento dello stato d’animo ad essa associato." 
Significa che se l'attore studia attentamente i suoi gesti quotidiani e li ripropone, anche decontestualizzati, con concentrazione è in grado di esprimere l'emozione e quindi di evocare il sentimento emotivo e la sensazione che quei gesti riescono a dare all'azione. Più i gesti e le parole sono precisi, più sono evocativi. 
La parte interessante non è tanto a livello teatrale, ma come di fatto la liturgia "funzioni" allo stesso modo: una serie di gesti "precisi", "studiati", "evocativi" hanno la potenza di fare "memoria emotiva" (ma non solo emotiva) evocando un gesto di migliaia di anni di storia, per interposta persona, rendendolo vero e autentico oggi. Ovviamente il Rito eucaristico è più reale, perché subentra l'azione dello Spirito, ma è interessante come esso trovi riscontro pieno in una logica umana, così umana da diventare schema di recitazione.
Allora la dimensione che divide la routine dal rito è il grado di consapevolezza che dedico al rito, se do importanza, attenzione, cura ai gesti che compio, per me diventano rito, non li subisco, li scelgo. L'intenzionalità diventa per noi la chiave corretta per vivere la Liturgia come Rito e non subirla come routine.

Preghiera

Dal Vangelo di Luca (Lc 24,13-39)

Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno , che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro  Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Commento: Sono state dette parecchie cose interessanti e mi pento di non essermele segnate perché meritavano! Gesù ti accompagna, Gesù ti lascia libero di proseguire senza di lui, il discorso sull'incredulità degli apostoli che non hanno fiducia del racconto della risurrezione… questo Vangelo è ricchissimo, ma una critica interessante è quella di A.S., che trova poco verosimile che gli apostoli non abbiano riconosciuto Gesù. Probabilmente, spiega A.S., è necessaria una lettura più profonda: noi inizialmente non riconosciamo Gesù nell'altro, solo se lo frequentiamo e condividiamo la strada con l'altro riconosciamo Gesù in lui. 
Ottima lettura che ha dato spunto per il commento "legato al tema". Prima nota: verissima e bellissima la lettura più profonda, ma c'è anche quella più letterale, gli apostoli non hanno riconosciuto Gesù perché era trasfigurato, aveva un'altra dimensione fisica dopo la risurrezione (ma per adesso non abbiamo la minima idea di come potrebbe essere). 
L'altra indicazione interessante è: quante volte Gesù si mostra sull'altare nella Messa, ce lo dice, ma noi non lo riconosciamo? 
Il Vangelo di Emmaus ha suggerito lo schema della messa e la Preghiera Eucaristica proposta come preghiera comunitaria lo dimostra. Nella Messa Gesù ci spiega il senso della scrittura e spezza il pane per noi, come ha fatto per Clèopa e l'altro (quando l'altro non è nominato si riferisce a ciascuno di noi), ma spesso noi non lo riconosciamo, non ci accorgiamo che sia con noi e non lo invitiamo a fermarci con noi… Quando ci arde il cuore, quando "ci siamo", siamo consapevoli, allora accogliamo la relazione che Egli ci sta proponendo. Certo ci serve la consapevolezza, ma siamo qui per lavorarci (il modulo continua).

Preghiera eucaristica

Ti glorifichiamo, Padre santo: 
tu ci sostieni sempre nel nostro cammino 
soprattutto in quest'ora in cui il Cristo, tuo Figlio, 
ci raduna per la santa cena. 
Egli, come ai discepoli di Emmaus, 
ci svela il senso delle Scritture e spezza il pane per noi.

Ti preghiamo, Padre onnipotente, 
manda il tuo Spirito su questo pane e su questo vino, 
perché il tuo Figlio sia presente in mezzo a noi 
con il suo corpo e il suo sangue.

Gesto il tatto (sarà esplicato nell'incontro sul Mistero)

Canto: COME FUOCO VIVO
Come fuoco vivo si accende in noi
un'immensa felicità,
che mai più nessuno ci toglierà,
perché tu sei ritornato.
Chi potrà tacere, da ora in poi,
che sei tu in cammino con noi,
che la morte è vinta per sempre,
che ci hai ridonato la vita?

Spezzi il pane davanti a noi,
mentre il sole è al tramonto:
ora gli occhi ti vedono, sei Tu!
Resta con noi.

E per sempre ti mostrerai,
in quel gesto d'amore:
mani che ancora spezzano,
pane d'eternità.

giovedì 19 marzo 2015

2 marzo 2015 - Sacrificio per passione


L'incontro è cominciato con la Lettura scelta per la Preghiera

Dalla prima Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi (1Cor 11, 23-29)
Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. 

Questo brano di San Paolo è il primo testo che i cristiani hanno conosciuto sull'Ultima Cena e in particolar modo sul rito dell'Eucarestia. Paolo è piuttosto severo riguardo all'atteggiamento da assumere rispetto alla Liturgia eucaristica e le sue parole ci spaventano un po': "mangia e beve la propria condanna" è piuttosto forte. Paolo è contemporaneo di Gesù e conosce molto bene la crocifissione e la flagellazione, aveva bene negli occhi quello che Gesù, che è Dio, aveva patito. Pensiamo alle parole di San Paolo mentre vediamo alcune parti scelte dal film The Passion.

Introduzione alle parti

Questo film è stato molto discusso, in particolare per l'eccessività di alcune scene, molti pezzi sono esasperati ed esagerati, però sono molto interessanti le scelte fate per il montaggio. Il film narra dall'arresto fino alla morte in croce, con una rapidissima scena sulla resurrezione. 
Durante la Passione ci sono interessanti flashback in punti salienti, la scelta è stata legare la morte di Gesù sulla croce al rito eucaristico e questi rimandi vogliono proprio dare un evidente collegamento tra le due cose. 
In particolare vediamo come la figura di Giovanni sia quasi assente rispetto alla tragedia che si consuma, quasi "imbambolato", in realtà la figura di Giovanni, su cui spesso partono questi flashback, sembra che stia rievocando la passione attraverso una Messa postuma, come se stia rielaborando il lutto della morte di Gesù in una contemplazione mistica del suo significato salvifico.
Nella liturgia infatti noi non facciamo tanto MEMORIA dell'Ultima Cena, ma facciamo MEMORIA della morte in croce di Gesù e della sua vittoria sulla morte. Quando Gesù insegna agli apostoli il segno del pane e del vino, insegna loro come ricordare correttamente la sua morte e la sua resurrezione, perché è la sua morte, il suo SACRIFICIO, a dare significato allo spezzare del pane e al versare del vino.

Primo spezzone: La flagellazione

La tortura è esasperata dalle scene di sangue, nel senso che se fosse stato realmente così Gesù sarebbe morto prima di dissanguamento, certo è che il regista Gibson h voluto coinvolgere il pubblico nel dolore con lo strumento visivo, perché non poteva coinvolgerlo altrimenti. Ma al di là della forte impressione fisica che ci dà assistere alla tortura, ci sono quattro cose molto interessanti per capire la Liturgia e quindi il senso:
  1. la presenza continua del diavolo a rappresentare "l'ultima tentazione". Quando pensiamo alla morte in croce di Gesù dobbiamo tenere ben presente il Vangelo delle tentazioni (infatti è il primo Vangelo dell'inizio della Quaresima): le tentazioni infatti ci fanno capire qual è l'idea di Dio che Gesù intende trasmetterci. La richiesta diabolica di trasformare i sassi i pietre vorrebbe un Dio che deve soccorrere le mie esigenze: se ho fame mi deve nutrire, se sono malato mi deve guarire, se non ho un lavoro me lo deve far trovare, ma il Dio di Gesù non è così. La richiesta di saltare giù dal tempo e sopravvivere vorrebbe un Dio super-eroe, che fa miracoli, magico, ma il Dio di Gesù non è neppure questo. La richiesta di adorare il diavolo vorrebbe un Dio che pur di conquistare gli uomini, cede al male, ma il Dio di Gesù non ci vuole sudditi o schiavi, vuole che impariamo ad amarlo liberamente.
  2. la flagellazione ci mostra quindi qual è la vera natura del Dio di Gesù: un Dio che pur di non violentare la nostra libertà ci permette di violentarlo, ha un tale rispetto del nostro libero arbitrio che se noi decidiamo di picchiarlo, lui si fa picchiare, se noi desideriamo ucciderlo, lui si fa uccidere, ma non ferma la nostra volontà, non limita la nostra libertà. Questo è il Dio di Gesù.
  3. Maria non capisce come mai il Figlio accetta questa tortura (infatti dice più o meno che il Figlio può fare cessare tutto quando lo avrebbe ritenuto opportuno). Neppure Maria, che è l'essere umano in assoluto più consapevole della divinità del Figlio, riesce a capire perché il Figlio di Dio accetti tutto questo. L'immagine di Dio che Gesù ci restituisce è quindi originale, nuova, lontana da ogni logica umana: è una RIVELAZIONE. Noi esseri umani non saremmo mai giunti a una tale consapevolezza del significato e dell'identità divina senza Gesù, infatti la religione cristiana è l'unica rivelata, cioè Dio stesso si è rivelato!! E quale strumento ha scelto per protrarre questa rivelazione? La liturgia: il pane e il vino.
  4. - il flashback sulla lavanda dei piedi riprende il concetto sopra detto sul rispetto della nostra libertà e un altro: nel Vangelo di Giovanni, prima della Passione di Cristo, non c'è il pane e il vino, ma la lavanda dei piedi. Essa è un altro segno che Gesù compie come MEMORIALE del suo SACRIFICIO, ci indica la via per conoscerLo: mettersi a servizio dei fratelli, questo santifica (=rende di Dio) la nostra esistenza.


Secondo spezzone: l'incontro con la Madre sulla Via Crucis

Il pezzo preferito dalla educatrice, la quale sostiene che solo questo pezzo renderebbe degna tutta la pellicola. In questo pezzo si vede che Maria soccorre Gesù caduto sotto la croce e il ricordo di lei che soccorre il piccolo Gesù, ma la parte interessante è Gesù che le dice "Ecco io faccio nuove tutte le cose". Questo verso è dell'Apocalisse di Giovanni (guarda caso nel film Giovanni è proprio lì che vede e ascolta tutto, furbetto!), messo qui assume un significato spettacolare poiché spiega come Gesù stia con la sua Passione rinnovando non solo l'immagine che gli uomini devono avere di Dio (vedi spiegazione precedente), ma rinnova anche la morte e, quindi, rinnova anche la vita e quindi rende nuova anche la nostra natura umana e quindi… (potrei andare avanti all'infinito).

Terzo spezzone: spoliazione, crocifissione, morte, deposizione dalla croce e resurrezione.

La scena di Gesù spogliato delle vesti intervallata dalla scena del pane scoperto nel cestino, la scena di Gesù steso sulla croce con la scena dell'Ultima Cena, la scena dei chiodi che trafiggono le mani di Gesù con la scena del vino versato nel calice, Gesù innalzato sulla croce con Gesù che alza il pane e dice "Questo è il mio corpo reso in sacrificio per voi", il sangue che scorre dalla croce con la scena in cui Gesù parla del sangue versato per la Nuova Alleanza. 
Il pane è formato da grani di frumento macinati e impastati, poi viene ulteriormente spezzato per essere mangiato. Il vino è formato da chicchi di uva spremuti, lasciati riposare (3 giorni nel sepolcro) e poi versati nei calici per essere bevuto. Entrambi questi segni evocano lo strazio, la lacerazione, il morire e il trasformarsi in qualcosa d'altro per essere condiviso e nutrire gli uomini, questa è la via che Dio ha scelto per farsi conoscere dagli uomini.
La costruzione delle scene della crocifissione di The Passion, decisamente ben pensata, fa emergere chiaramente quanto la liturgia eucaristica (lo spezzare del pane e il versare del vino) sia collegata alla morte in croce di Gesù. Il sacrificio di Gesù non è inteso che ha fatto una cosa sgradevole per salvarci, ma è sacrificio inteso come "sacrum facere" = rendere sacro! Con il SACRIFICIO liturgico, Gesù rende sacro il pane e il vino che diventano il suo corpo e il suo sangue, nutrendoci di questi noi stessi diventiamo sacri, perché questi alimenti si mescolano al nostro corpo e al nostro sangue. Gesù rende sacra la morte, che è il luogo della non relazione, con la morte non è possibile nessuna relazione neanche noi con il nostro corpo, Gesù entra nella morte, si fa inghiottire dalla morte per potere dire all'uomo che anche lì, nel luogo della non relazione, l'uomo può avere una relazione con Dio, Dio può andare anche lì, può superare anche questo confine. 
Quando Gesù entra nella morte diventa il passaggio che permette all'uomo morto di mantenere un legame con Dio ("Io sono la via, la verità e la vita") e quindi di ritornare alla vita per mezzo di lui che è il Signore della Vita. Allo stesso modo, anche se in modo "separato" Gesù entra nel peccato, si fa peccato (che è il luogo della non relazione con Dio) per permettere a chi è nel peccato di passare attraverso di Lui per ritornare a Dio. Tutto questo entrare nella morte e nel peccato, per Gesù, che è il Signore della Vita ed è l'Agnello senza macchia, è assolutamente lacerante, straziante. Egli ha compromesso la sua intera essenza per permettere all'uomo la redenzione, noi non possiamo lontanamente immaginarci quale sofferenza esistenziale Gesù ha sofferto con la morte di croce ("Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato", per questo nessun essere umano potrà mai soffrire una morte simile.
Altra chiarificazione indispensabile, durante l'Ultima Cena non avviene una liturgia sacramentale, perché non essendo ancora morto in croce il SACRIFICIO non era ancora compiuto. Con l'Ultima Cena Gesù spiega ai discepoli quali gesti dovranno compiere per fare MEMORIA del SACRIFICIO e quindi rendere possibile la Sua Presenza Reale nel pane e nel vino. Per questo motivo la Liturgia Eucaristica è MEMORIA del Passione, Morte e Resurrezione non tanto la Memoria dell'Ultima Cena.
Un'altra esagerazione di Mel Gibson è il tempio che si spezza a metà per il terremoto, i Vangeli scrivono "il velo del tempio si squarciò", solo il velo, che era la tenda dietro la quale era presente il Santo dei Santi (Dio). Quando Gesù muore sulla croce, Dio non è più presente nel tempio, ma ovunque avvenga il SACRIFICIO LITURGICO che diventa il nuovo modo di evocare la presenza di Dio. Quando Gesù ribalta il mercato nel tempio (guarda caso il Vangelo della 3^ domenica di Quaresima), non lo fa perché in Chiesa non bisogna fare casino, lo fa perché con il suo avvento quel modo di pregare non servirà più, non sarà più quello! Giovanni nel suo Vangelo dice infatti "<<Distruggete questo tempio e io lo ricostruirò in tre giorni>> parlava infatti del tempio del suo corpo". Quale sarà quindi il nuovo modo per invocare la presenza di Dio? La Liturgia eucaristica, cioè la frazione del pane e il versare del vino.
Ultima cos a interessante partendo dal film è la scena in cui il sudario di Gesù si affloscia, evoca ancora il Vangelo di Giovanni che dice che il sudario non era "in terra con le bende, ma stava da un parte, piegato", dove quel piegato è una vecchia traduzione imprecisa dal termine greco che significa appunto "ripiegato su se stesso, afflosciato su se stesso", come se il corpo che conteneva fosse mancato improvvisamente e il sudario si fosse svuotato senza svolgersi. Il film di Gibson prende largo spunto dallo studio della Sindone, il Gesù di The Passion subisce le stesse ferite, contusioni e lacerazioni subite dall'uomo della Sindone. La Sindone non è verità di fede, ma rimane un riferimento molto interessante, la educatrice invita i giovani a osservare con attenzione la bella stampa che durante la Quaresima è stata esposta in fondo alla Chiesa.

Questioni finali:

Uno dei giovani chiede all'educatrice se il film è un riferimento autorevole, l'educatrice risponde che ci sono delle evidenti esagerazione e diverse inesattezze, tuttavia è uno strumento interessante per cogliere alcuni significati. Anche lo studio su alcuni personaggi sono particolarmente belli, Maria è un personaggio splendido del film, ma anche lo stesso Gesù è ben reso, per non parlare dell'inquietante diavolo.

Preghiera:

Si rilegge la Lettera di San Paolo ai Corinzi.

Alla luce di quanto letto San Paolo non aveva tutti i torti ad essere severo, per due motivi:
- il SACRIFICIO compiuto da Gesù è una cosa a cui prestare attenzione, quella sofferenza subita per noi non può renderci indifferenti davanti al banchetto eucaristico;
- sopratutto se non riusciamo a cogliere che nel pane e nel vino c'è la presenza santificante di Gesù, non riusciamo a vedere la salvezza e ad usare il corpo e sangue di Gesù come strumento che ci libera dalla morte e dal peccato e per questa non consapevolezza ci condanniamo, perché non cogliamo la salvezza preparata per noi, Gesù/Dio ci lascia liberi anche di scegliere di non salvarci.
Per questo San Paolo non è tanto bacchettone, ma ci spiega chiaramente come stanno le cose.

Gesto: spezzare il pane e bere il vino. La educatrice non aveva il pane in casa, ma aveva solo un po' di vino per cucinare. Gesù ha saputo trovare segni facili da reperire (pane e vino) presenti addirittura nella sfornita casa dell'educatrice. Si assaggia il vino per evocare il sapore, il gusto di questa scelta divina di esserci vicino.

Preghiera Comunitaria
La tua, la mia messa
Quando soffro e il mio soffrire è tale
 che mi impedisce ogni attività,
 mi ricordo della messa.

Tu nella messa, Signore Gesù,
 oggi come allora,
 non lavori, non predichi:
t i sacrifichi per amore.

Nella vita si possono fare tante cose, 
dire tante parole,
 ma la voce del dolore,
 del dolore offerto per amore,
 è la parola più forte, 
quella che ferisce il cielo.

Quando soffro, 
immergo il mio dolore nel tuo: 
dico la mia messa;
 e lascio scorrere la mia sofferenza
a beneficio dell'umanità:
 come hai fatto tu, mio Signore!
Chiara Lubich

Canto: Piccolo pane bianco
Quella sera Signore già pensavi a me,
follia dell’amore di un Dio che si fa pane;
quella sera Signore ero insieme a Te,
dovevi morire, ma Tu pensavi a me, Signore
credo e adoro te Signore
io credo che tu sei lì presente
in quel piccolo pane bianco per me!

Ed eccomi Signore a contemplarti,
Tu Dio in questo pane, frammento d’infinito!
Ed eccomi Signore ad adorarti,
Tu Dio sei l’immenso ti fai piccolo per me, Signore
credo a te che ti nascondi nel mio cuore,
a te che sei presente
in quel piccolo pane bianco per me!

E’ bello stare qui per me Signore,
presenza silenziosa, che sai di me ogni cosa!
Io dono a Te Signore la mia vita,
per Te è il mio amore, le mani, gli occhi e il cuore, sì io
credo a te che vivi in me, Signore
credo a te che sei presente
in quel piccolo pane bianco per me!  

Ed anche nella notte del mio cuore,
quando la mia mente non ti sa più pensare,
quando io non sento che ci sei, a Te
io grido ancora con la forza dell’amore, sì io
credo che oltre la mia notte
tu ci sei e sempre sei presente
in quel piccolo pane bianco per me!

Credo che oltre la mia notte
Tu ci sei e sempre sei presente
In quel piccolo pane bianco per me!

Nel mondo io con gioia andrò
E piccolo pane bianco sarò!