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martedì 7 luglio 2015

11 maggio 2015 - Benvenuti a 'Ndranghote

Tutte le regole di Hotel comune sono in vigore, alle quali si aggiungono le seguenti istruzioni.



Istruzioni del gioco

Si devono creare 2 casse: una per il denaro sporco, una per il denaro regolare.

Quando un giocatore dovrà il pedaggio per il vostro hotel, per ogni ogni soggiorno in uno dei tuoi hotel puoi scegliere:
  • se richiedere il pedaggio regolare, versando così il 20% della cifra richiesta alla Cassa dello Stato
oppure
  • ottenere pedaggio in nero, per il quale non dovrai versare nulla allo Stato, ma andrà versato nella cassa del denaro sporco.

Quando si capita sulla casella per costruire per conquistare un APPALTO si può scegliere 4 strade:
1. Tutti i giocatori tirano il dado (il numero più alto si conquista l’appalto), chi lo indice (e cioè chi è arrivato sulla casella) però tira due volte... (ottieni 1 voto)
2. Convinci gli avversari a non partecipare al bando (attraverso denaro o voti) (1 punto mafia) (ottieni 1 voto se corrompi con soldi)
3. Offri 3 voti al Comune per vincere l’appalto (1 punto mafia)
4. Usa la VIOLENZA (2 punti mafia)

Vendita voti
Ad alcune scelte nel gioco corrisponde la conquista di 1 voto. I voti possono essere usati in diversi modi all’interno del gioco: ti permettono di vincere le elezioni oppure permettono di essere usati come merce di scambio. 1 voto vale 800 €, vendere voti fa acquisire 1 punto mafia per ogni voto venduto.


Se sei in difficoltà puoi chiedere un prestito...
  • Alla Banca: tira il dado appalti se ottieni verde ottieni il prestito e a ogni giro dovrai dare 50€ fino all’estinzione del debito più il 5%
  • A un avversario: che stabilirà le condizioni
  • Alla Mafia: ti darà subito la cifra che desideri, ma dovrai dare 100€ a ogni giro fino all’estinzione del debito più il 20%

Punti MAFIA
Ogni volta che fai azioni mafiose all’interno del gioco ottieni punti MAFIA.
ATTENZIONE: troppi punti MAFIA potrebbero avviare un’azione da parte della Magistratura.

Ogni 6 punti Mafia, pesca 1 tra una le 4 CARTE GIUSTIZIA:
1. Magistrato corrotto → sei libero
2. Minimo della pena → paghi 400 €
3. Pena media → paghi 2000 €
4. Confisca di un bene → cede una proprietà e tutti i soldi sporchi


MAZZO delle carte PROBABILITÀ 

1 Carta Tassa dei Rifiuti
Tutti i giocatori devono pagare la tassa dei rifiuti da 1800 €. Si possono scegliere le seguenti opzioni:
1. Pagare la tassa dello smaltimento rifiuti. (ottieni 1 voto)
2. Pagare una discarica abusiva per 500 € e 1 carta voto, oppure 1.000 € e nessuna carta voto. (1 punto Mafia)
3. Crea una discarica abusiva, ritira i rifiuti degli avversari per denaro (500 €) e punti voto. (2 punti Mafia )

1 Carta Paradiso fiscale
Crea un Paradiso fiscale, se accetti tutti i tuoi soldi sporchi saranno ripuliti (3 punti Mafia).
Denuncia il Paradiso fiscale, ottieni 1 voto.

2 Carte Elezioni
Chi ha più carte voto vince le elezioni e vince 3 carte speciali (leggi sotto “Carte Speciali”). 

3 Carte Speciali 
Ottieni carta speciale dal mazzo che preferisci Legalità o Corruzione (leggi sotto “Carte Speciali”).

1 Carta Prostituzione
1. Sventa un giro di prostituzione: ottieni 1 voto e 200 €
2. Sfrutta un giro di prostituzione: ottieni 2 voti e 1.600 € (1 punto mafia)

1 Carta Traffico di stupefacenti
1. Denuncialo: assegna 1 punto mafia a chi vuoi
2. Sfruttalo: ottieni 3.000 €, 2 voti e 2 punti mafia
 
1 Carta Commercio illegale di armi:
1. Sventalo: ottieni 2 voti
2. Assorbilo nei tuoi traffici: guadagni 2.400 €

1 Carta Oneri di Urbanizzazione
Devi pagare gli oneri di urbanizzazione per 1.500 €. Scegli tra: 
1. Pagare (ottieni 1 voto). 
2. Corrompere un impiegato comunale con 800 € che non ti conteggi gli oneri (prendi 1 punto Mafia). 
3. Fingere di accollarsi la spesa di alcuni lavori pubblici in cambio del pagamento degli oneri e poi non fare i suddetti lavori (prendi 2 punti Mafia).

1 Carta Immigrazione Clandestina
1. Sventa un giro di immigrazione clandestina: ottieni 1 voto
2. Sfrutta l’immigrazione clandestina: guadagni 3.000 €  e prendi 2 punti mafia


2 Mazzi CARTE SPECIALI

Carte corruzione
1. Il prefetto ha una dipendenza da narcotici e tu lo sai: togliti 1 punto Mafia
2. Hai corrotto il Direttore sanitario: recicla metà del tuo denaro sporco
3. Hai creato un Paradiso Fiscale: recicla tutto il tuo denaro sporco
4. Ottieni 600 € dal Pizzo
5. Ottieni 1.800 € dal Pizzo
6. Ottieni 3.000 € dal Pizzo
7. Ottieni 800 € dal Pizzo
8. Ottieni 1.000 € dal Pizzo
9. Ottieni 1 voto per aver chiuso la bocca su alcuni traffici illeciti
10. Ottieni 2 voti per aver chiuso un occhio su alcuni debiti di gioco 
11. Ottieni 3 voti per aver rifornito di droga a prezzi modici alcuni membri del Consiglio Comunale 
12. Hai corrotto un magistrato: togliti 1 punto Mafia

Carte legalità 
1. Carta di LIBERA: ottieni un bene confiscato o la metà della cassa nera di un avversario (carta valida quando un avversario ha un bene o parte del nero confiscato per Mafia)
2. Agevolazioni fiscali: per questo intero giro dovrai versare solo metà tassa del pedaggio
3. Conguaglio: hai pagato più tasse di quelle che dovevi ti vengono restituiti 1.000 €
4. Conguaglio: hai pagato più tasse di quelle che dovevi ti vengono restituiti 1.600 €
5. Conguaglio: hai pagato più tasse di quelle che dovevi ti vengono restituiti 400 €
6. Conguaglio: hai pagato più tasse di quelle che dovevi ti vengono restituiti 1.600 €
7. Ottieni 1 voto per il sostegno alla scuola
8. Ottieni 2 voti per l'impegno profuso alla trasparenza della burocrazia
9. Ottieni 3 voti per l'impegno a difesa dell'ambiente
10. Denuncia la Mafia: puoi assegnare a un avversario 1 punto Mafia
11. Denuncia la Mafia: puoi assegnare ai tuoi avversario 2 punti Mafia
12. Denuncia la Mafia: puoi assegnare ai tuoi avversario 3 punti Mafia

Lo scopo del gioco è far capire che il giocatore che seguirà il percorso più mafioso vincerà senza nessun problema. I giocatori che vorranno essere sempre legali, perderanno tantissimo e alla fine cadranno nella tentazione di fare azioni poco lecite pur di rimanere a galla. Solo con molta fortuna sarà possibile per un giocatore legale vincere la partita.
Questo gioco vuole essere una provocazione tosta su una realtà piuttosto inconfutabile: la mafia “paga”, comportarsi in modo mafioso fa guadagnare soldi con più facilità e, purtroppo, raramente si cade nelle maglie della giustizia. Chiaro che l'invito non è “diventate mafiosi”, ma capire e accettare che la via della legalità non porta gli stessi successi e più faticosa e meno appetibile, ma è quella che siamo invitati a percorrere per 
Le carte raccontano fatti reali e sono anch'esse una provocazione. L'idea era quella di mostrare anche le storture della società e cercare di dare indicazioni sulle vie di legalità possibili e, soprattutto, di stimolare a tenere alta la guardia come opinione pubblica, come bene comune, come ricerca della giustizia sociale.

La Preghiera è proprio un invito a questa consapevolezza e alla perseveranza nel bene.

Canto: Gloria dal basso della terra (del Sermig)
Gloria dal basso della Terra,
gloria dal più infame degli stermini.
Gloria nella carestia,
gloria nella guerra più atroce.
Gloria, gloria, gloria,
solo tu hai la forza con la tua gloria
di asciugare le lacrime, di portare nella tua gloria
nell'alto dei cieli i vinti della terra,
i vinti della terra, i vinti della terra.


Dalla seconda Lettera ai Tessalonicesi (2Ts 3, 6-13)
Vi ordiniamo pertanto, fratelli, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, di tenervi lontani da ogni fratello che si comporta in maniera indisciplinata e non secondo la tradizione che ha ricevuto da noi. Sapete infatti come dovete imitarci: poiché noi non abbiamo vissuto oziosamente fra voi, [8]né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi. Non che non ne avessimo diritto, ma per darvi noi stessi come esempio da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi demmo questa regola: chi non vuol lavorare neppure mangi. [11]Sentiamo infatti che alcuni fra di voi vivono disordinatamente, senza far nulla e in continua agitazione. [12]A questi tali ordiniamo, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, di mangiare il proprio pane lavorando in pace. [13]Voi, fratelli, non lasciatevi scoraggiare nel fare il bene. 


Ogni guerriero della luce ha avuto paura di affrontare un combattimento.
Ogni guerriero della luce ha tradito e mentito in passato.
Ogni guerriero della luce ha imboccato un cammino che non era il suo.
Ogni guerriero della luce ha sofferto per cose prive di importanza.
Ogni guerriero della luce ha pensato di non essere guerriero della luce.
Ogni guerriero della luce ha mancato ai suoi doveri spirituali.
Ogni guerriero della luce ha detto "sì" quando avrebbe dovuto dire "no".
Ogni guerriero della luce ha ferito qualcuno che amava.
Perciò è un guerriero della luce: perché ha passato queste esperienze, e non ha perduto la speranza di essere migliore.
Paulo Coelho

venerdì 10 aprile 2015

29 marzo 2015 - misTEro?

Nell'incontro precedente come gesto della preghiera abbiamo consegnato una lettera personale a ciascuno. Questa lettera scritta dall'educatrice a ogni componente del gruppo era scritta con succo di limone, quindi il foglio si presentava bianco. Andava scaldata in forno o con una fiamma per poter essere letta. La lettera scendeva in profondità della relazione tra educatrice ed educati e poneva delle domande riguardo alla vita intima del destinatario. La lettera era segno della relazione con Dio: la relazione con Dio non è immediata, va vissuta, “scaldata”, ci dobbiamo lavorare sopra, a volte potremmo bruciare delle parti, a volte alcune parole potranno non apparire illeggibili e dobbiamo interpretarle. Era interessante come simbologia del Mistero. La relazione con Dio non è un mistero imperscrutabile, ma è mistero in quanto mi si “rivela” come la scrittura della lettera quando mi occupo di lei. Mistero perché non è lampante ma va interpretato, perché nella relazione con Lui, Dio desidera il nostro contributo. 
Nell'incontro ho lasciato la possibilità ad ogni giovane di parlami personalmente e privatamente sul contenuto della lettera, per affrontare il discorso del dialogo spirituale e, quindi, della loro relazione personale con Dio. Se la lettera è solo un piccolo simbolo di questa relazione con Dio, la Liturgia è proprio questa relazione che si incarna in un gesto concreto di vicinanza e si rivela come Mistero. Mentre io ero con uno di loro a turno, il resto dei giovani ha dovuto ricostruire le varie parti della Messa e interrogarsi sul perché della struttura e della logica del rito, come funziona e perché funziona così...
A seguire le domande che si sono posti i presenti:

  1. Perché ci sono delle “formule segrete” che il prete dice e non si sentono? Che cosa dice e perché non le dice ad alta voce?
  2. Che cosa vogliono dire i colori della Liturgia, perché quei colori e non altri? In che periodi sono?
  3. Perché e quando ci si mette in ginocchio, in piedi, seduti? In concomitanza di cosa?
  4. Quando bisogna alzarsi nel momento in cui ci si alza a canone (dopo la preghiera sulle offerte o prima)?
  5. In quale momento è opportuno fare il segno di croce sulla fronte, sulla bocca e sul cuore prima del Vangelo?
  6. Quando, come e per quali esigenze cambia il rito della Messa? (si riferiscono alle parti che variano di messa in messa, e a quelle parti mobili come Confesso e Preghiera Eucaristica che variano solo a volte).
  7. Perché alcune Messe, soprattutto solenni sembrano fatte per le persone dai 60 anni in su? 
  8. Perché le due frasi dell'Agnello di Dio si ripetono? Quale significato assume questa ripetizione?
  9. Qual è il centro della Messa, il momento topico? 

Preghiera per l'ACGiovani – 23 marzo 2mila15

Canto: Credo in Te

Credo in te, Signor, credo in te:
grande è quaggiù il mister, ma credo in te.
Luce soave, gioia perfetta sei.
Credo in te, Signor, credo in te.
Spero in te, Signor, spero in te:
debole sono ognor, ma spero in te.
Amo te, Signor, amo te:
o crocifisso Amor, amo te.
Resta con me, Signor, resta con me:
pane che dai vigor, resta con me.

Gesto Audio: Questo canto piuttosto vecchiotto ha fatto rabbrividire i nostri giovani, l'abbiamo anche cantato piuttosto maluccio perché non lo sentivamo molto nostro. Come segno ho fatto risentire la stessa melodia ma cantata in modo completamente diversa. Due significati: il primo è legato alla lettera, che è stata molto apprezzata da giovani, ma la lettera è solo un minimo tornasole della vera relazione che possiamo costruire con Dio, insomma tra la lettera e la relazione reale con Dio, c'è la stessa distanza tra la canzone “Credo in Te, Singor” cantata da noi e “Nearer, My Good, to Thee”. Il secondo è la modalità con cui viviamo la Liturgia, possiamo viverla come cantiamo “Credo in Te, Signor” oppure possiamo viverla come i BYU Vocal Point cantano “Nearer, My Good, to Thee”, la melodia è identica, ma il risultato è un po' diverso.



Dal Libro della Genesi (Gen 14,17-20)

Quando Abram fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei re che erano con lui, il re di Sòdoma gli uscì ncontro nella Valle di Save, cioè la Valle del re. Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì ane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abram con queste parole:
“Sia benedetto Abram dal Dio altissimo,
creatore del cielo e della terra,
e benedetto sia il Dio altissimo,
che ti ha messo in mano i tuoi nemici.”
Abram gli diede la decima di tutto.

Commento: Nella preghiera ho presentato la prima figura sacerdotale della Bibbia, che compare in Genesi: Melchisedek, un sacerdote che onora Dio con pane e vino (ci ricorda qualcosa), quindi fin dall'inizio della relazione tra Dio e l'uomo (Abramo) la modalità del pane e del vino era uno dei modi approvati dal Creatore di stare con noi (conviviale questo Dio! ;) ). Anche il Salmo riprende il fatto che essere sacerdote “alla maniera di Melchisedek” cioè con il pane e il vino è il modo consacrato dal Signore, insomma il modo in cui Dio ci dice che vuole stare con noi.


Salmo 110

Oracolo del Signore, al mio Signore:
Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.
Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion: domina in mezzo ai tuoi nemici!
A te il principato nel giorno della tua potenza tra santi splendori; dal seno dell'aurora, come rugiada, io ti ho generato.
Il Signore ha giurato e non si pente: Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchìsedek.
Il Signore è alla tua destra! Egli abbatterà i re nel giorno della sua ira,
sarà giudice fra le genti, ammucchierà cadaveri, abbatterà teste su vasta terra;
lungo il cammino si disseta al torrente, perciò solleva alta la testa.

Padre Nostro


domenica 22 marzo 2015

9 marzo 2mila15 - Riti di Miti

Il tema di questo incontro è il rito e per introdurlo ci siamo avvalsi dell'aiuto di due attori che ci hanno interpretato parte di questo famosissimo capitolo del Piccolo Principe. Li ringraziamo ancora vivamente!!

Da Il piccolo principe, Antoine de Saint-Exupéry, Ed. Bompiani, Milano

«La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi laggiù, in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticata. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano...».
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
«Per favore... addomesticami», disse.
«Volentieri», rispose il piccolo principe, «ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose.» «Non si conoscono che le cose che si addomesticano», disse la volpe. «Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico, addomesticami!»
«Che bisogna fare?», domandò il piccolo principe.
«Bisogna essere molto pazienti», rispose la volpe. «In principio tu ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino...»
Il piccolo principe ritornò l’indomani.
«Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora», disse la volpe. «Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò a essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e a inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti.»
«Che cos’è un rito?», disse il piccolo principe.
«Anche questa è una cosa da tempo dimenticata», disse la volpe. «È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza.»
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina:
«Ah!», disse la volpe, «... piangerò.»
«La colpa è tua», disse il piccolo principe, «io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi...»
«È vero», disse la volpe.
«Ma piangerai!», disse il piccolo principe.
«È certo», disse la volpe.
«Ma allora che ci guadagni?»
«Ci guadagno», disse la volpe, «il colore del grano.»
Poi aggiunse:
«Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto».
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
«Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente», disse. «Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico e ora è per me unica al mondo.»
E le rose erano a disagio.
«Voi siete belle, ma siete vuote», disse ancora. «Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa.»
E ritornò dalla volpe.
«Addio», disse.
«Addio», disse la volpe. «Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.» «L’essenziale è invisibile agli occhi», ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
«È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.»
«È il tempo che ho perduto per la mia rosa...», sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
«Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa...»
«Io sono responsabile della mia rosa...», ripeté il piccolo principe per ricordarselo.

È seguita una discussione tra le affinità e le differenze tra la Routine e il Rito, che ha prodotto il seguente cartellone, dove le parole appartenenti solo alla categoria Routine sono a sinistra, quelle appartenenti solo alla categoria Rito sono a destra, al centro compaiono le categorie di entrambi concetti. Era facile cogliere (e i presenti lo hanno colto egregiamente) il nesso con la Liturgia tra Rito e Routine…



In seguito l'educatrice, introdotta da uno degli attori ha presentato un esercizio teatrale del metodo Strasberg, riproducendo senza alcun oggetto a supporto, la propria colazione. Durate l'esperimento, sebbene la concentrazione fosse scarsa e lo studio a monte poco approfondito e la capacità dell'attrice scarso, si è percepita comunque la dimensione intima della colazione, il suo silenzio, il disorientamento del risveglio, la stanchezza...
Citiamo da web [http://www.postpopuli.it/15277-teatro-il-metodo-strasberg/] "Strasberg si fece promotore della “memoria emotiva”, una funzione del cervello orientata al ricordo delle emozioni e delle reazioni conseguenti, dalla quale nacque una tecnica focalizzata più sulla modalità espressiva di un’emozione che sul riconoscimento dello stato d’animo ad essa associato." 
Significa che se l'attore studia attentamente i suoi gesti quotidiani e li ripropone, anche decontestualizzati, con concentrazione è in grado di esprimere l'emozione e quindi di evocare il sentimento emotivo e la sensazione che quei gesti riescono a dare all'azione. Più i gesti e le parole sono precisi, più sono evocativi. 
La parte interessante non è tanto a livello teatrale, ma come di fatto la liturgia "funzioni" allo stesso modo: una serie di gesti "precisi", "studiati", "evocativi" hanno la potenza di fare "memoria emotiva" (ma non solo emotiva) evocando un gesto di migliaia di anni di storia, per interposta persona, rendendolo vero e autentico oggi. Ovviamente il Rito eucaristico è più reale, perché subentra l'azione dello Spirito, ma è interessante come esso trovi riscontro pieno in una logica umana, così umana da diventare schema di recitazione.
Allora la dimensione che divide la routine dal rito è il grado di consapevolezza che dedico al rito, se do importanza, attenzione, cura ai gesti che compio, per me diventano rito, non li subisco, li scelgo. L'intenzionalità diventa per noi la chiave corretta per vivere la Liturgia come Rito e non subirla come routine.

Preghiera

Dal Vangelo di Luca (Lc 24,13-39)

Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno , che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro  Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Commento: Sono state dette parecchie cose interessanti e mi pento di non essermele segnate perché meritavano! Gesù ti accompagna, Gesù ti lascia libero di proseguire senza di lui, il discorso sull'incredulità degli apostoli che non hanno fiducia del racconto della risurrezione… questo Vangelo è ricchissimo, ma una critica interessante è quella di A.S., che trova poco verosimile che gli apostoli non abbiano riconosciuto Gesù. Probabilmente, spiega A.S., è necessaria una lettura più profonda: noi inizialmente non riconosciamo Gesù nell'altro, solo se lo frequentiamo e condividiamo la strada con l'altro riconosciamo Gesù in lui. 
Ottima lettura che ha dato spunto per il commento "legato al tema". Prima nota: verissima e bellissima la lettura più profonda, ma c'è anche quella più letterale, gli apostoli non hanno riconosciuto Gesù perché era trasfigurato, aveva un'altra dimensione fisica dopo la risurrezione (ma per adesso non abbiamo la minima idea di come potrebbe essere). 
L'altra indicazione interessante è: quante volte Gesù si mostra sull'altare nella Messa, ce lo dice, ma noi non lo riconosciamo? 
Il Vangelo di Emmaus ha suggerito lo schema della messa e la Preghiera Eucaristica proposta come preghiera comunitaria lo dimostra. Nella Messa Gesù ci spiega il senso della scrittura e spezza il pane per noi, come ha fatto per Clèopa e l'altro (quando l'altro non è nominato si riferisce a ciascuno di noi), ma spesso noi non lo riconosciamo, non ci accorgiamo che sia con noi e non lo invitiamo a fermarci con noi… Quando ci arde il cuore, quando "ci siamo", siamo consapevoli, allora accogliamo la relazione che Egli ci sta proponendo. Certo ci serve la consapevolezza, ma siamo qui per lavorarci (il modulo continua).

Preghiera eucaristica

Ti glorifichiamo, Padre santo: 
tu ci sostieni sempre nel nostro cammino 
soprattutto in quest'ora in cui il Cristo, tuo Figlio, 
ci raduna per la santa cena. 
Egli, come ai discepoli di Emmaus, 
ci svela il senso delle Scritture e spezza il pane per noi.

Ti preghiamo, Padre onnipotente, 
manda il tuo Spirito su questo pane e su questo vino, 
perché il tuo Figlio sia presente in mezzo a noi 
con il suo corpo e il suo sangue.

Gesto il tatto (sarà esplicato nell'incontro sul Mistero)

Canto: COME FUOCO VIVO
Come fuoco vivo si accende in noi
un'immensa felicità,
che mai più nessuno ci toglierà,
perché tu sei ritornato.
Chi potrà tacere, da ora in poi,
che sei tu in cammino con noi,
che la morte è vinta per sempre,
che ci hai ridonato la vita?

Spezzi il pane davanti a noi,
mentre il sole è al tramonto:
ora gli occhi ti vedono, sei Tu!
Resta con noi.

E per sempre ti mostrerai,
in quel gesto d'amore:
mani che ancora spezzano,
pane d'eternità.

lunedì 23 febbraio 2015

9 febbraio 2015 - A Memoria!

Avevo chiesto a tutti i giovani partecipanti di pensare a un ricordo qualsiasi, ma che potesse essere raccontato/narrato ad altre persone.
Arrivata nella stanza ho preparato le sedie e i tavoli e ho accesso dell'incenso nella stanza in modo che il luogo avesse un buon profumo.
Arrivati abbiamo cominciato con la preghiera per la quale non avevo preparato un foglietto come al solito. Dopo il canto “Come fuoco vivo” che si sa ormai a memoria, ho chiesto di prestare attenzione al brano del vangelo che avevo scelto. Dovevano ascoltarlo e ricordarlo dopo l'attività.

Vangelo di Luca (Lc 24, 1-12)
Il primo giorno della settimana, al mattino presto esse si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. 
Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: "Bisogna che il Figlio dell'uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno". Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l'accaduto. 

Abbiamo diviso a sorte il gruppo in 3 gruppetti.

Ogni componente del gruppo #1 avrebbe dovuto raccontare il proprio ricordo, servendosi di un supporto visivo (mimo, immagini, oggetti scenici).

Ogni componente del gruppo #3 avrebbe dovuto raccontare il proprio ricordo, cercando di coinvolgere gli ascoltatori, attivandoli e facendoli muovere o dire o fare qualcosa di inerente al proprio ricordo.

Il gruppo #2 era formato da un solo componente (volutamente ovvio!). Questa persona ha dovuto scegliere tra i presenti, qualcuno che ritenesse particolarmente appropriato per raccontare il suo ricordo. Di conseguenza colui (in questo caso “colei”) avrebbe dovuto raccontare il ricordo della persona scelta.

Ho lasciato un po' di tempo e spazio in modo che ognuno si organizasse al meglio e soprattuto in modo che le 2 giovani del gruppo #2 avessero tempo di raccontare il proprio ricordo.

Ora ogni componente ha seguito le indicazioni. Il gruppo #1 con molti gesti, ma anche con disegni e cartelli. Un componente del gruppo #2 ha deciso di raccontare il ricordo non suo in prima persona, mentre l'altro componente l'ha raccontato in terza persona. 

Il terzo gruppo ha cercato di coinvolgere gli ascoltatori o facendo dire cose, o facendo fare gesti, oppure in un caso facendo proprio interpretare il racconto, mentre il narratore dava le direttive su cosa fare.

Il tema dei ricordi scelti sono stati: un viaggio e la visita di un luogo fantastico, una giornata intesa e particolare dalla mattina scolastica alla sera con il gruppo, le amiche e i giochi dell'infanzia, il matrimonio della propria sorella, un grave incidente, una visita con varie sfortune ma con una rivelazione mistica, una gita e la visita in un luogo magnifico, due momenti che hanno cambiato la vita.

Infine ho distribuito una listarella di carta ciascuno in cui avevo precedentemente impresso un profumo o un odore particolari. Ho spiegato che l'olfatto è il senso della memoria e che molti ricordi affiorano, quando lo si sollecita. Ho chiesto a ciascuno dei presenti di dirmi che ricordo suscitava il profumo. Tutti hanno saputo evocare un momento piuttosto preciso, alcuni anche molto remoto dell'infanzia.

Quello che volevo fargli esperire era il discorso del RICORDO e della MEMORIA di un evento tramandato a qualcuno. Nella Messa c'è una persona scelta per tramandare il ricordo di un Altro, nella Messa il ricordo viene visualizzato con gesti, immagini e accessori. Nella Messa si invita l'assemblea a partecipare di questo ricordo, tutte condizioni che abbiamo giocosamente attuato durante il gruppo.
Nella Liturgia infatti ciò che si celebra, tra le altre cose, è il RICORDO, la MEMORIA di un evento che ha segnato la storia dell'umanità. Non è ovviamente solo un ricordo, ma questo primo aspetto è fondamentale da tenere presente quando ci si approccia alla Liturgia. 
Il brano del Vangelo scelto per la preghiera racconta della Resurrezione e ho fatto notare come tutti i brani della resurrezione abbiano al centro il ricordo: “Ricordatevi” ammonisce l'angelo alle donne, i discepoli di Emmaus si ricordano, Giovanni capisce ciò che trovano nel sepolcro perché ricorda le parole del Maestro ecc… 
Il ricordo, la memoria non è solo un riportare l'evento passato, ma contiene anche tutta l'elaborazione che personalmente ho fatto su quell'evento particolare. Il ricordo quindi non è l'evento, ma è arricchito dalla mia storia legata a quell'evento. 
Ho affidato ai giovani il compito di vivere le prossime messe ricordando la propria vita con Gesù, cercando di ricordare quando lo hanno incontrato, dove, come. Dio spesso ci parla attraverso il ricordo , facendoci venire in mente della parole importanti, degli avvenimenti, delle persone, “si ricordarono ciò che Egli aveva detto...” è una frase che ricorre nei Vangeli seguenti alla Resurrezione. Non possiamo vivere la fede senza provare a ricordaci questo cammino nella nostra storia con Dio, si può dire che la fede è anche Memoria.

Per concludere la preghiera e l'incontro ho chiesto a ciascuno di citare una preghiera, un versetto di Scrittura, un qualcosa che sentivano importante nella loro vita di fede.
Quindi abbiamo concluso l'incontro.

21 gennaio 2015 - Ridare dignità a...

Incontro assai particolare perché è stato vissuto con il gruppo ACG di Sale. Tema sempre il messaggio di Papa Francesco per la pace.

Abbiamo cominciato con un simpatico giro di nomi, visto che eravamo in un po' e non ci conoscevamo tutti, seguita da un'emozionante partitella a Olmo (chi non sa cosa sia si faccia avanti e chieda delucidazioni commentando qui sotto… XD).

Quando la saggia edu M. ha notato che i posti si erano ben mescolati tra appartenenti di gruppi diversi, si è dato avvio all'incontro vero e proprio.

Abbiamo dato un post-it a ciascuno chiedendo di scrivere la prima parola che venisse in mente pensando alla DIGNITÀ: #il giusto valore di una persona, uomo, diritto universale, persona (x4), vita, valore (x3), rispetto (x3), libertà, tutti, correttezza, diritti, essere umano, serata, impegno, valore, immagine, personalità, vita, riconoscimento, solidarietà, lavoro, fratelli.



È seguita la preghiera:

“Dal messaggio del Papa per la 48 Giornata della Pace: NON PIU’ SCHIAVI MA FRATELLI”… Essendo l’uomo un essere relazionale, destinato a realizzarsi nel contesto di rapporti interpersonali ispirati a giustizia e carità, è fondamentale per il suo sviluppo che siano riconosciute e rispettate la sua dignità, libertà e autonomia. Purtroppo, la sempre diffusa piaga dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo ferisce gravemente la vita di comunione e la vocazione a tessere relazioni interpersonali improntate a rispetto, giustizia e carità. Tale abominevole fenomeno, che conduce a calpestare i diritti fondamentali dell’altro e ad annientarne la libertà e dignità, assume molteplici forme ….sulle quali desidero brevemente riflettere, affinché, alla luce della Parola di Dio, possiamo considerare tutti gli uomini “non più schiavi, ma fratelli”.
In quanto fratelli e sorelle,  tutte le persone sono per natura in relazione con le altre, dalle quali si differenziano ma con cui condividono la stessa origine, natura e dignità. E’ in forza di ciò che la fraternità costituisce la rete di relazioni fondamentali per la costruzione della famiglia umana creata da Dio, ma purtroppo  esiste la realtà negativa del peccato, che più volte interrompe la fraternità creaturale e continuamente deforma la bellezza e la nobiltà dell’essere fratelli e sorelle della stessa famiglia umana.
 I molteplici volti della schiavitù ieri e oggi
Malgrado la comunità internazionale abbia adottato numerosi accordi al fine di porre un termine alla schiavitù in tutte le sue forme e avviato diverse strategie per combattere questo fenomeno, ancora oggi milioni di persone – bambini, uomini e donne di ogni età – vengono private della libertà e costrette a vivere in condizioni assimilabili a quelle della schiavitù.
Penso a tanti lavoratori e lavoratrici, anche minori, asserviti nei diversi settori, a livello formale e informale, dal lavoro domestico a quello agricolo, da quello nell’industria manifatturiera a quello minerario, tanto nei Paesi in cui la legislazione del lavoro non è conforme alle norme e agli standard minimi internazionali, quanto, sia pure illegalmente, in quelli la cui legislazione tutela il lavoratore.
Penso anche alle condizioni di vita di molti migranti che, nel loro drammatico tragitto, soffrono la fame, vengono privati della libertà, spogliati dei loro beni o abusati fisicamente e sessualmente. Penso a quelli tra di loro che, giunti a destinazione dopo un viaggio durissimo e dominato dalla paura e dall’insicurezza, sono detenuti in condizioni a volte disumane. Penso a quelli tra loro che le diverse circostanze sociali, politiche ed economiche spingono alla clandestinità, e a quelli che, per rimanere nella legalità, accettano di vivere e lavorare in condizioni indegne … Sì, penso al “lavoro schiavo”.
Penso alle persone costrette a prostituirsi, tra cui ci sono molti minori, ed alle schiave e agli schiavi sessuali; alle donne forzate a sposarsi, a quelle vendute in vista del matrimonio o a quelle trasmesse in successione ad un familiare alla morte del marito senza che abbiano il diritto di dare o non dare il proprio consenso.
Non posso non pensare a quanti, minori e adulti, sono fatti oggetto di traffico e di mercimonio per l’espianto di organi, per essere arruolati come soldati, per l’accattonaggio, per attività illegali come la produzione o vendita di stupefacenti, o per forme mascherate di adozione internazionale.
Penso infine a tutti coloro che vengono rapiti e tenuti in cattività da gruppi terroristici, asserviti ai loro scopi come combattenti o, soprattutto per quanto riguarda le ragazze e le donne, come schiave sessuali. Tanti di loro spariscono, alcuni vengono venduti più volte, seviziati, mutilati, o uccisi.
Alcune cause profonde della schiavitù
Oggi come ieri, alla radice della schiavitù si trova una concezione della persona umana che ammette la possibilità di trattarla come un oggetto. Quando il peccato corrompe il cuore dell’uomo e lo allontana dal suo Creatore e dai suoi simili, questi ultimi non sono più percepiti come esseri di pari dignità, come fratelli e sorelle in umanità, ma vengono visti come oggetti. La persona umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio, con la forza, l’inganno o la costrizione fisica o psicologica viene privata della libertà, mercificata, ridotta a proprietà di qualcuno; viene trattata come un mezzo e non come un fine.
Anche la corruzione di coloro che sono disposti a tutto per arricchirsi va annoverata tra le cause della schiavitù. «Questo succede quando al centro di un sistema economico c’è il dio denaro e non l’uomo, la persona umana
Altre cause della schiavitù sono i conflitti armati, le violenze, la criminalità e il terrorismo. Numerose persone vengono rapite per essere vendute, oppure arruolate come combattenti, oppure sfruttate sessualmente, mentre altre si trovano costrette a emigrare, lasciando tutto ciò che possiedono: terra, casa, proprietà, e anche i familiari. Queste ultime sono spinte a cercare un’alternativa a tali condizioni terribili anche a rischio della propria dignità e sopravvivenza, rischiando di entrare, in tal modo, in quel circolo vizioso che le rende preda della miseria, della corruzione e delle loro perniciose conseguenze.
Un impegno comune per sconfiggere la schiavitù
Gli Stati dovrebbero vigilare affinché le proprie legislazioni nazionali sulle migrazioni, sul lavoro, sulle adozioni, sulla delocalizzazione delle imprese e sulla commercializzazione di prodotti realizzati mediante lo sfruttamento del lavoro siano realmente rispettose della dignità della persona. Sono necessarie leggi giuste, incentrate sulla persona umana, che difendano i suoi diritti fondamentali e li ripristinino se violati, riabilitando chi è vittima e assicurandone l’incolumità, nonché meccanismi efficaci di controllo della corretta applicazione di tali norme, che non lascino spazio alla corruzione e all’impunità. E’ necessario anche che venga riconosciuto il ruolo della donna nella società, operando anche sul piano culturale e della comunicazione per ottenere i risultati sperati.
Le organizzazioni intergovernative, conformemente al principio di sussidiarietà, sono chiamate ad attuare iniziative coordinate per combattere le reti transnazionali del crimine organizzato che gestiscono la tratta delle persone umane ed il traffico illegale dei migranti
Le imprese, hanno il dovere di garantire ai loro impiegati condizioni di lavoro dignitose e stipendi adeguati, ma anche di vigilare affinché forme di asservimento o traffico di persone umane non abbiano luogo nelle catene di distribuzione.
Alla responsabilità sociale dell’impresa si accompagna poi la responsabilità sociale del consumatore. Infatti, ciascuna persona dovrebbe avere la consapevolezza che «acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico».
Globalizzare la fraternità, non la schiavitù né l’indifferenza
Desidero invitare ciascuno, nel proprio ruolo e nelle proprie responsabilità particolari, a operare gesti di fraternità nei confronti di coloro che sono tenuti in stato di asservimento. Chiediamoci come noi, in quanto comunità o in quanto singoli, ci sentiamo interpellati quando, nella quotidianità, incontriamo o abbiamo a che fare con persone che potrebbero essere vittime del traffico di esseri umani, o quando dobbiamo scegliere se acquistare prodotti che potrebbero ragionevolmente essere stati realizzati attraverso lo sfruttamento di altre persone. Alcuni di noi, per indifferenza, o perché distratti dalle preoccupazioni quotidiane, o per ragioni economiche, chiudono un occhio. Altri, invece, scelgono di fare qualcosa di positivo, di impegnarsi nelle associazioni della società civile o di compiere piccoli gesti quotidiani – questi gesti hanno tanto valore! – come rivolgere una parola, un saluto, un “buongiorno” o un sorriso, che non ci costano niente ma che possono dare speranza, aprire strade, cambiare la vita ad una persona che vive nell’invisibilità, e anche cambiare la nostra vita nel confronto con questa realtà.
Dobbiamo riconoscere che siamo di fronte ad un fenomeno mondiale che supera le competenze di una sola comunità o nazione. Per sconfiggerlo, occorre una mobilitazione di dimensioni comparabili a quelle del fenomeno stesso. Per questo motivo lancio un pressante appello a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, e a tutti coloro che, da vicino o da lontano, anche ai più alti livelli delle istituzioni, sono testimoni della piaga della schiavitù contemporanea, di non rendersi complici di questo male, di non voltare lo sguardo di fronte alle sofferenze dei loro fratelli e sorelle in umanità, privati della libertà e della dignità, ma di avere il coraggio di toccare la carne sofferente di Cristo, che si rende visibile attraverso i volti innumerevoli di coloro che Egli stesso chiama «questi miei fratelli più piccoli» (Mt 25,40.45).
Sappiamo che Dio chiederà a ciascuno di noi: “Che cosa hai fatto del tuo fratello?” (cfr Gen 4,9-10). La globalizzazione dell’indifferenza, che oggi pesa sulle vite di tante sorelle e di tanti fratelli, chiede a tutti noi di farci artefici di una globalizzazione della solidarietà e della fraternità, che possa ridare loro la speranza e far loro riprendere con coraggio il cammino attraverso i problemi del nostro tempo e le prospettive nuove che esso porta con sé e che Dio pone nelle nostre mani.
Dal Vaticano, 8 dicembre 2014                                                           FRANCISCUS 
Signore insegnaci 
(Raoul Follerau)
Signore insegnaci
a non amare noi stessi, a non amare soltanto i nostri, 
a non amare soltanto quelli che amiamo. 
Insegnaci a pensare agli altri
ed amare in primo luogo 
quelli che nessuno ama.
 Signore, facci soffrire
 della sofferenza altrui.
 Facci la grazia di capire
 che ad ogni istante, 
mentre noi viviamo una vita troppo felice,
 protetta da Te, 
ci sono milioni di esseri umani,
 che sono pure tuoi figli e nostri fratelli, 
che muoiono di fame
 senza aver meritato di morire di fame, 
che muoiono di freddo 
senza aver meritato di morire di freddo.
 Signore, abbi pietà
di tutti i poveri del mondo. 
E perdona a noi di averli,
 per una irragionevole paura, abbandonati,
 e non permettere più, Signore, 
che noi viviamo felici da soli.
 Facci sentire l'angoscia
 della miseria universale,
 e liberaci da noi stessi.
 Così sia.

Con le parole del Papa nella testa e nel cuore, ci siamo divisi in gruppetti di 2/3 persone e ogni gruppetto doveva trovare il modo di togliere schiavitù e ridare dignità a:
- tempo
- spiritualità
- valori e tradizioni
- parole
- territorio
- corpo
- scelte

Tutti i gruppetti hanno tratto delle riflessioni molto interessanti, di cui riportiamo qui immagine dei cartelloni.

Ridare dignità al tempo

Ridare dignità ai valori e alla tradizioni --> Domanda difficile: perché dove c'è poca istruzione le tradizioni sono fondamentali, mentre dove ve ne è di più le tradizioni vengono abbandonate?


Ridare dignità alle parole

Ridare dignità al corpo: se barcolla uno dei bicchieri, l'impianto non si regge più...

Ridare dignità al territorio: Nazione

Ridare dignità al territorio: Provincia

Ridare dignità alla spiritualità


Infine il gruppetto educatori, ha improvvisato 3 situazioni in cui alcune scelte portavano all'illegalità e quindi ad alimentare la criminalità organizzata (Mafia). Le tre situazioni erano: una riparazione di un elettrodomestico senza fattura, un'assunzione per un numero di ore inferiori alle effettive, una situazione di turismo che sfrutta lavoro. 
Si è conclusa con una presentazione (fallimentare per via dell'apparato tecnologico) dell'Associazione LIBERA, che è l'associazione che l'AC diocesana ha scelto come percorso per l'iniziativa di solidarietà triennale. 
Ecco i video e il documento di presentazione, che non siamo riusciti a vedere…

 


L'incontro è piaciuto molto, per i temi che hanno colpito molto i ragazzi, per la questione della Mafia, di cui si sono dichiarati poco consapevoli e dell'opportunità di dialogare con un gruppo più allargato di questioni "importanti"...



domenica 2 marzo 2014

Incontro 14 - 17 febbraio 2014

Nell'incontro di oggi si sono raccolte i tre temi che più ci mettono in crisi e abbiamo discusso riguardo le domande che vogliamo porre ai nostri relatori. L'educatrice le ha riordinate e ha integrato (colore diverso) con le domande che vengono dai giovani-adulti.

SACERDOZIO

Celibato dei Preti

  • In quale contesto storico la Chiesa ha preso la decisione di imporre il celibato ai preti?
  • Perché essere prete preclude il fatto di avere una famiglia?
  • La Chiesa ha fatto questa scelta per prevenire comportamenti poco ortodossi da parte del prete? (ad esempio un prete che ci prova con le ragazze, legittimato dal fatto di trovare una moglie)
  • Può diventare prete uno che ha avuto rapporti sessuali?
  • Perché alcune religioni permettono il matrimonio dei preti?
  • Avere una famiglia potrebbe costituire un ostacolo o un punto d'appoggio?
  • Non sarebbe meglio che i preti vivessero l'esperienza della famiglia per poter meglio aiutare fedeli?
  • Spesso si sente dire che il matrimonio dei preti ridurrebbe i casi di pedofilia, cosa ne pensi?
  • Permettere il matrimonio non risolverebbe il problema delle scarse vocazioni?
  • Cosa succede se un sacerdote è omosessuale?


Sacerdozio Femminile

  • La donna e l'uomo sono uguali?
  • Magari non sono uguali ma hanno la stessa parità di diritti, perché la donna non può svolgere il ruolo del prete?
  • Vocazione tra uomo e donna è la stessa, ma perché i ruoli sono diversi?
  • Perché è stata presa questa decisione?
  • È una questione religiosa o più legata alla tradizione?
  • Perché anche la suora non può fare Messa visto che è un “ruolo” creato dall'uomo?
  • La suora è una figura, un ruolo creato dall'uomo?
  • C'è mai stata una donna che abbia voluto diventare prete e le è stato impedito?



BIOETICA

Eutanasia e accanimento terapeutico

  • Quale iter ha seguito la Chiesa per prendere posizione su questi temi? 
  • Quale è la differenza fra eutanasia e accanimento terapeutico? Non è un controsenso essere contrari ad entrambi? Qual è il confine?
  • L'eutanasia viene considerata suicidio?
  • Perché andare contro la volontà del malato?
  • Negare l'eutanasia non impedisce la libertà dell'individuo?
  • Perché accettare che le persone vivano una così grande sofferenza?
  • Che standard di vita ha la Chiesa per accettare anche vite che sono proprio al limite?
  • Come viene vista la persona che stacca la spina/dà il farmaco per “terminare”?


DOMANDA A MARGINE: Perché è considerata più gravosa la “malattia fisica” piuttosto che qualsiasi altro malessere?

Cellule staminali e ricerca

  • Quali distinzioni fa la Chiesa? 
  • Cos'è permesso?



MATRIMONIO e SESSUALITÀ

  • In che contesto la Chiesa ha preso le decisioni sulla vita matrimoniale?


Rapporti sessuali

  • Perché non si può avere un rapporto prima del matrimonio?
  • Che significato dà la Chiesa al rapporto sessuale? E dopo il matrimonio?
  • Come mai non si possono utilizzare i contraccettivi?
  • I “preliminari” come sono considerati dalla Chiesa?
  • Come viene considerata la masturbazione?


Convivenza

  • Perché non si può avere un “periodo di prova” di convivenza prima del matrimonio?
  • Il rapporto pre-matrimoniale e la convivenza sono considerati “peccati”? Quanto pesano?


Divorzio “subìto”

  • Come mai non è possibile accedere all'Eucaristia?
  • Perché non permettere di rifarsi una vita e, quindi, reintegrarsi nella vita comunitaria?
  • Quali condizioni permettono l'annullamento del matrimonio?
  • Perché la Chiesa appare così poco “accogliente” rispetto a queste situazioni di fragilità?




Preghiera: !!!

Dal Vangelo di Matteo (Mt 5, 20-22.27-30.33-37.43-45)
Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.
Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.
Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.


Riflessione: Ogni società si trova a dover scegliere
Ogni società si trova a dover scegliere fra una legge di vita e di pace, e una legge di morte e di odio. La legge di morte è quella che dice: i forti devono essere i primi. Ciò fa sì che tutti lottino per essere forti, in modo da essere serviti. Questa legge è disperata, perché anche il forte un giorno diverrà debole, e i deboli che lui non ha amato lo lasceranno morire abbandonato. C’è solo una via d’uscita a questa disperazione: obbedire alla legge della vita e dell’amore. Questa legge è il contrario della prima: dice che i poveri e deboli debbono essere serviti per primi. Questa legge porta pace, perché nessuno competerà mai con gli altri, lotterà contro gli altri, ucciderà gli altri per divenire debole e povero. Ed è una legge di vita, perché quando il forte diverrà debole, sarà sostenuto dai deboli che lui ha aiutato quand’era forte.

Commento: Tralasciando i commenti sulle mani che peccano e quindi da mutilare… è stato chiesto cosa fosse la Geena, era la discarica del tempo, tutti i rifiuti finivano lì e venivano bruciati. In questo brano la Geena è l'inferno, ma Gesù non vuole veramente che uno si mutili per essere giusto, anche perché è ovvio che la mano non compie che la volontà di chi la guida… Gesù ci chiede di "tagliare" tutte quelle situazioni che ci possono condurre a dei comportamenti malvagi. Contrastare il peccato è difficile è meglio "evitarlo", ad esempio se andare in un posto mi porta a fare qualcosa di male per svariati motivi è meglio non andarci, se parlare di una persona me ne fa parlare male è meglio non parlarne affatto.
Altro commento è dato dal fatto che Gesù qui è veramente tosto, altro che i "no" impegnativi della Chiesa, qui alcune cose che vediamo come leggerezze "dare dello stupido al fratello" è considerato un grosso sbaglio! Cosa ci suggerisce questo? 
E' stato chiesto perché dare del "pazzo" è più grave che dare dello "stupido". Presumo perché lo "stupido" sbaglia a fare un ragionamento, il "pazzo" è proprio incapace di ragionare e quindi lo taglio fuori da ogni possibilità di relazione intelligente.
Si era perplessi riguardo al testo proposto nella riflessione, che presenta una società fondata sulla legge di vita, quindi molto utopica. L'educatrice fa notare che se però uno stato si desse come legge (al di là della religione che non impone legge in uno stato laico) una legge a tutela degli ultimi e indifesi, quindi con un codice civile e penale strutturato in questo senso, la questione sarebbe un po' meno utopica, certo si deve intervenire sulla politica.