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lunedì 22 giugno 2015

13 aprile 2015 - LiturgicaMENTE: un po' di testa nella messa

I giovani hanno trovato la stanza in cui avremmo tenuto l'incontro incasinatissima e disordinata, l'idea del testimone era che puzzasse anche un po', ma nonostante il tentativo la stanza era abbastanza inodore.
L'obiettivo era mettere in ordine prima che arrivasse l'ospite-testimone per accoglierlo in maniera dignitosa. In un attimo la stanza è stata riordinata. A questo punto Mauro, un giovane di 27 anni che fa il cerimoniere presso la propria parrocchia, ha spiegato alcune scelte della Liturgia, rispondendo alle domande che avevano fatto i giovani l'incontro precedente.
Intanto ha sottolineato il fatto che l'ambiente andasse riordinato, perché è normale che quando si incontra qualcuno di speciale lo si vuole accogliere in modo dignitoso. Ha spiegato poi che avrebbe voluto che l'ambiente puzzasse perché avrebbe odorato la stanza grazie all'incenso e ha cominciato spiegando proprio la funzione dell'inceso, sia storica che simbolica.
L'inceso è sempre stato usato nelle funzioni religiose, perché simboleggia la preghiera che sale a Dio, ma anche perché durante i riti e i sacrifici gli odori erano acri e venivano coperti con il profumo dell'inceso. Ha fatto anche l'esempio del “Buta fuego”, il grande incensiere appeso nel Santuario di San Tiago de Compostela, che serviva a cospargere le centinaia di fedeli, arrivate dopo il lungo pellegrinaggio e ovviamente non privi di olezzi vari... ;)
Adesso il turibolo e l'incenso hanno solo un significato simbolico e Mauro ci ha spiegato che sono codificati anche molti movimenti con cui il turibolo viene gestito (apertura, chiusura, giro) e, con molta maestria, ce li ha mostrati.
Ha spiegato poi che il rito liturgico ha subito notevoli cambiamenti con il Concilio Vaticano II, il rito dunque è in evoluzione cercando nei suoi segni e nei suoi simboli di poter comunicare a tutte le età e a tutte le persone differenti. Infatti ha spiegato i vari “accessori” della Messa con le loro funzioni, che spesso derivavano dai retaggi della vita contadina. Purificatoio, palla, pisside, patena, calice, manutergi, corporale sono tutti accessori che si trovano sull'altare al momento della transustanziazione (quando pane e vino diventano corpo e sangue), alcuni dei quali sono oggetti pratici che servivano a una reale esigenza. Il manutergi asciuga le mani al sacerdote prima che inizi il rito eucaristico, ma se una volta era perché poteva avere le mani sporche, ora ha più una valenza devozionale. La “palla”, ad esempio, è un centrino rigido che si posava sopra il calice per evitare che nel sangue di Cristo entrassero insetti, ora è rimasto, ma ovviamente ha perduto il suo utilizzo. Il corporale invece raccoglie le briciole e le gocce che accidentalmente possono cadere sull'altare, nel suo caso è corretto che il sangue e il corpo di Cristo vada preservato e non cada per terra.
Mentre Mauro spiegava ai giovani, rispondeva all'interno del suo discorso le domande poste l'incontro precedente:

 1. Perché ci sono delle “formule segrete” che il prete dice e non si sentono? Che cosa dice e perché non le dice ad alta voce? 

Mauro ha spiegato che anche il sacerdote vive la relazione tra lui e Dio, come possiamo fare noi all'interno della liturgia. Se il sacerdote ritiene poi che abbia senso per la comunità far sentire quelle formule le pronuncia a voce alta, inoltre queste formule “segrete” richiamano anche esse un retaggio pre conciliare, nel quale la stragrande maggioranza delle parole pronunciate, ad alta o a bassa voce, non avevano significato per l'assemblea, quindi era anche inutile farle sentire. Commento di Mauro a lato, spesso sono anche belle preghiere che potremmo dire anche noi! ;)

 2. Che cosa vogliono dire i colori della Liturgia, perché quei colori e non altri? In che periodi sono?

Anche i colori dei momenti liturgici sono collegati alla vita contadina: il verde è il colore normale dell'erba e della campagna quindi il tempo ordinario è verde; il viola è una sorta di edulcorazione del nero, il colore del lutto e del dolore per eccellenza, quindi il tempo dell'attesa e della conversione della Quaresima; il rosa è il viola “sbiadito”, quindi indica quella “pausa” in avvento e in quaresima che anticipa la festa del Natale e della Pasqua; il rosso è il sangue quindi si celebra il sacrificio di Cristo o dei martiri; il bianco indica la luce, quindi Dio che illumina con la sua presenza nelle feste solenni.

 3. Perché e quando ci si mette in ginocchio, in piedi, seduti? In concomitanza di cosa?

Mauro spiega che stare in piedi indica stare “alla presenza di Dio”. L'ascolto del Vangelo, che è il racconto della vita diretta di Gesù, le tre preghiere anticipate dal “Preghiamo...” all'inizio della Messa, dal “Pregate...” all'inizio del Rito Eucaristico e dal “Preghiamo...” dopo la Comunione, le preghiere dei fedeli, il Credo sono tutti momenti in cui l'Assemblea in piedi si pone alla Presenza di Dio, per relazionarsi a tu per tu con questo Dio che si è fatto vicino. Lo stare seduto è la posizione dell'ascolto e dell'essere discepolo e infatti avviene durante le letture, la predica, la presentazione dei doni.
Il porsi in ginocchio è retaggio medievale e vuole indicare la sudditanza con l'imperatore, che teneva tra le sue mani, le mani congiunte del suo suddito. Durante la consacrazione e dopo la comunione il mettersi in ginocchio significa riconoscere la grandezza e l'autorità di Dio su di noi. 

 4. Quando bisogna alzarsi nel momento in cui ci si alza “a canone” e cioè dopo la preghiera “sulle offerte” o prima?

Mauro riprende la risposta precedente e chiarisce che ci si alza alle parole del sacerdote “Pregate...” che sono pronunciate subito dopo il canto dell'offertorio, anzi ci invita a farlo nonostante tutta l'assemblea tenda ad alzarsi a “...in alto i nostri cuori...” 
I ragazzi dicono di alzarsi sempre adesso in quel punto della Messa, poiché ne hanno riconosciuto il valore.

 5. In quale momento è opportuno fare il segno di croce sulla fronte, sulla bocca e sul cuore prima del Vangelo?

Mauro spiega che questo è indifferente, l'importante è farlo perché è un bel gesto che indica che la Parole di Dio deve entrare nella mente, sulle labbra e nel cuore; ma che si faccia prima, dopo o durante la lettura del “Dal Vangelo di...” o prima, dopo o durante la frase “Gloria a Te, o Signore” è indifferente.

 6. Quando, come e per quali esigenze cambia il rito della Messa?

Questo è a discrezione del sacerdote, che può scegliere a piacere personale, oppure, sarebbe meglio, perché trova che la comunità necessiti di una soluzione piuttosto che di un'altra, perché sta vivendo un momento particolare.

 7. Perché alcune Messe, soprattutto solenni sembrano fatte per le persone dai 60 anni in su?

Questo è dovuto appunto al rettaggio, all'eredità che la Messa porta con sé, poiché la Santa Messa è frutto della relazione di Dio con gli uomini si modifica nell'arco degli anni, si cambia, assume nuovi segni e ne perde altri. Se una Messa ci sembra particolarmente “vecchia” è dato dal fatto che parte dell'assemblea che la segue sente ancora quei gesti e quei segni. Dal Concilio Vaticano II a oggi si sono fatti molti passi, a volte anche troppi e si è tornati indietro perché ci si rendeva conto che si eccedeva esasperando un po' il tutto. Ogni età dell'uomo trova in qualche segno un modo per esprimersi a Dio all'interno della Messa e anche ogni sensibilità, alcuni segni ci aiutano di più a entrare in relazione con Dio, altri aiuteranno di più qualcun altro. Magari il segno della pace in alcuni momenti è giusto che si enfatizzi di più, perché c'è particolare bisogno di quel gesto, piuttosto che dello spezzare il pane? Bene, ogni percorso troverà i suoi segni, così come ogni cultura e ogni età.

 8. Perché le due frasi dell'Agnello di Dio si ripetono? Quale significato assume questa ripetizione?

Anche questa formula deriva dal fatto che la pagnotta, tempo addietro, era enorme e andava spezzettata in tante parti prima di distribuirla, quindi le parole “Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi” si ripetevano ad libitum, finché la pagnotta era tutta spezzettata. Oggi è rimasta questa semplice ripetizione che rievoca quella infinita dei tempi passati.

 9. Qual è il centro della Messa, il momento topico?

Poiché nella Liturgia si spezza la Parola di Dio, che è Gesù Cristo, il momento centrale sono le letture e la comunione. E la parte della lettura dei testi sacri non è meno valevole della comunione perché ha l'identica valenza, Mauro accenna anche al fatto che i divorziati non possono accedere alla comunione, in realtà possono accedere alla Parola spezzata delle letture, che hanno l'identico significato.
Mauro parla anche dell'offertorio, spiegando che non avrebbe poi tanto senso portare tutta quella moltitudine di segni che si portano sull'altare (il pallone simbolo del gioco, il libro simbolo dello studio...) che spesso fanno le catechiste perché è un segno sterile, poiché arriva all'altare ma non ne acquisisce il significato. Ciò che viene portato all'altare in realtà dovrebbe essere santificato e distribuito all'assemblea, per questo ha senso che si portino il pane e il vino che verranno poi distribuito all'assemblea santificati dalla presenza di Dio, ma anche le offerte per i poveri o, come avviene per l'AC, le tessere associative... ;)

Ci sono stati numerosi altri appunti e spiegazioni, che purtroppo non ricordo e che purtroppo non abbiamo immortalato in una registrazione, come è invece avvenuto altre volte =(. I giovani erano parecchio soddisfatti e stupiti di quante nozioni e di quale qualità di significati ha la Liturgia. In particolare sono rimasti colpiti dal pensiero di un retaggio così ricco di segni antichi e “moderni” che si mescolano e da un'unione sorprendente per una relazione che deve abbracciare da anziani a bambini. La questione generazionale è una delle cose che sembra aver molto colpito e che abbiamo affrontato anche con il gruppo delle adultissime in un incontro in cui abbiamo dato testimonianza del cammino fatto sulla liturgia. È piaciuta l'idea di una Messa che segue un cammino graduale, che si renda accessibile a tutti. La consapevolezza del fatto che all'interno della Liturgia si sviluppi la relazione personale con Dio non è ancora permeata, ma la comprensione e la consapevolezza dei momenti e delle azioni (mettersi alla presenza, lo spezzare il pane, l'offertorio) sta rendendo la Messa un po' più interessante del solito. ;)
Quindi ringraziamo ancora e sempre Mauro di questo bellissimo momento per il quale si è reso disponibile, anche con simpatia e spigliatezza retorica.

Come preghiera conclusiva abbiamo recitato il Compieta, una preghiera che fa parte della Liturgia delle Ore e che va recitata prima di coricarsi. È una preghiera piuttosto breve, composta da un inno, l'esame di coscienza, una brevissima antifona, uno o al massimo due salmi brevi, una lettura breve, il Cantico di Simeone (cortissimo), la benedizione e una preghiera a Maria. La Liturgia delle Ore è una preghiera antichissima, si basa sui salmi (che sono le parole che Dio stesso ci ha suggerito per pregarLo), scandisce la giornata ed è universale, tutta la Chiesa prega secondo quelle parole, è un modo per entrare in unione con il resto della Chiesa.
La trovate a questo link (cambia a seconda del giorno), potete anche scaricare la app per il cellulare.



venerdì 10 aprile 2015

29 marzo 2015 - misTEro?

Nell'incontro precedente come gesto della preghiera abbiamo consegnato una lettera personale a ciascuno. Questa lettera scritta dall'educatrice a ogni componente del gruppo era scritta con succo di limone, quindi il foglio si presentava bianco. Andava scaldata in forno o con una fiamma per poter essere letta. La lettera scendeva in profondità della relazione tra educatrice ed educati e poneva delle domande riguardo alla vita intima del destinatario. La lettera era segno della relazione con Dio: la relazione con Dio non è immediata, va vissuta, “scaldata”, ci dobbiamo lavorare sopra, a volte potremmo bruciare delle parti, a volte alcune parole potranno non apparire illeggibili e dobbiamo interpretarle. Era interessante come simbologia del Mistero. La relazione con Dio non è un mistero imperscrutabile, ma è mistero in quanto mi si “rivela” come la scrittura della lettera quando mi occupo di lei. Mistero perché non è lampante ma va interpretato, perché nella relazione con Lui, Dio desidera il nostro contributo. 
Nell'incontro ho lasciato la possibilità ad ogni giovane di parlami personalmente e privatamente sul contenuto della lettera, per affrontare il discorso del dialogo spirituale e, quindi, della loro relazione personale con Dio. Se la lettera è solo un piccolo simbolo di questa relazione con Dio, la Liturgia è proprio questa relazione che si incarna in un gesto concreto di vicinanza e si rivela come Mistero. Mentre io ero con uno di loro a turno, il resto dei giovani ha dovuto ricostruire le varie parti della Messa e interrogarsi sul perché della struttura e della logica del rito, come funziona e perché funziona così...
A seguire le domande che si sono posti i presenti:

  1. Perché ci sono delle “formule segrete” che il prete dice e non si sentono? Che cosa dice e perché non le dice ad alta voce?
  2. Che cosa vogliono dire i colori della Liturgia, perché quei colori e non altri? In che periodi sono?
  3. Perché e quando ci si mette in ginocchio, in piedi, seduti? In concomitanza di cosa?
  4. Quando bisogna alzarsi nel momento in cui ci si alza a canone (dopo la preghiera sulle offerte o prima)?
  5. In quale momento è opportuno fare il segno di croce sulla fronte, sulla bocca e sul cuore prima del Vangelo?
  6. Quando, come e per quali esigenze cambia il rito della Messa? (si riferiscono alle parti che variano di messa in messa, e a quelle parti mobili come Confesso e Preghiera Eucaristica che variano solo a volte).
  7. Perché alcune Messe, soprattutto solenni sembrano fatte per le persone dai 60 anni in su? 
  8. Perché le due frasi dell'Agnello di Dio si ripetono? Quale significato assume questa ripetizione?
  9. Qual è il centro della Messa, il momento topico? 

Preghiera per l'ACGiovani – 23 marzo 2mila15

Canto: Credo in Te

Credo in te, Signor, credo in te:
grande è quaggiù il mister, ma credo in te.
Luce soave, gioia perfetta sei.
Credo in te, Signor, credo in te.
Spero in te, Signor, spero in te:
debole sono ognor, ma spero in te.
Amo te, Signor, amo te:
o crocifisso Amor, amo te.
Resta con me, Signor, resta con me:
pane che dai vigor, resta con me.

Gesto Audio: Questo canto piuttosto vecchiotto ha fatto rabbrividire i nostri giovani, l'abbiamo anche cantato piuttosto maluccio perché non lo sentivamo molto nostro. Come segno ho fatto risentire la stessa melodia ma cantata in modo completamente diversa. Due significati: il primo è legato alla lettera, che è stata molto apprezzata da giovani, ma la lettera è solo un minimo tornasole della vera relazione che possiamo costruire con Dio, insomma tra la lettera e la relazione reale con Dio, c'è la stessa distanza tra la canzone “Credo in Te, Singor” cantata da noi e “Nearer, My Good, to Thee”. Il secondo è la modalità con cui viviamo la Liturgia, possiamo viverla come cantiamo “Credo in Te, Signor” oppure possiamo viverla come i BYU Vocal Point cantano “Nearer, My Good, to Thee”, la melodia è identica, ma il risultato è un po' diverso.



Dal Libro della Genesi (Gen 14,17-20)

Quando Abram fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei re che erano con lui, il re di Sòdoma gli uscì ncontro nella Valle di Save, cioè la Valle del re. Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì ane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abram con queste parole:
“Sia benedetto Abram dal Dio altissimo,
creatore del cielo e della terra,
e benedetto sia il Dio altissimo,
che ti ha messo in mano i tuoi nemici.”
Abram gli diede la decima di tutto.

Commento: Nella preghiera ho presentato la prima figura sacerdotale della Bibbia, che compare in Genesi: Melchisedek, un sacerdote che onora Dio con pane e vino (ci ricorda qualcosa), quindi fin dall'inizio della relazione tra Dio e l'uomo (Abramo) la modalità del pane e del vino era uno dei modi approvati dal Creatore di stare con noi (conviviale questo Dio! ;) ). Anche il Salmo riprende il fatto che essere sacerdote “alla maniera di Melchisedek” cioè con il pane e il vino è il modo consacrato dal Signore, insomma il modo in cui Dio ci dice che vuole stare con noi.


Salmo 110

Oracolo del Signore, al mio Signore:
Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi.
Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion: domina in mezzo ai tuoi nemici!
A te il principato nel giorno della tua potenza tra santi splendori; dal seno dell'aurora, come rugiada, io ti ho generato.
Il Signore ha giurato e non si pente: Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchìsedek.
Il Signore è alla tua destra! Egli abbatterà i re nel giorno della sua ira,
sarà giudice fra le genti, ammucchierà cadaveri, abbatterà teste su vasta terra;
lungo il cammino si disseta al torrente, perciò solleva alta la testa.

Padre Nostro


domenica 22 marzo 2015

9 marzo 2mila15 - Riti di Miti

Il tema di questo incontro è il rito e per introdurlo ci siamo avvalsi dell'aiuto di due attori che ci hanno interpretato parte di questo famosissimo capitolo del Piccolo Principe. Li ringraziamo ancora vivamente!!

Da Il piccolo principe, Antoine de Saint-Exupéry, Ed. Bompiani, Milano

«La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi laggiù, in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticata. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano...».
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
«Per favore... addomesticami», disse.
«Volentieri», rispose il piccolo principe, «ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose.» «Non si conoscono che le cose che si addomesticano», disse la volpe. «Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico, addomesticami!»
«Che bisogna fare?», domandò il piccolo principe.
«Bisogna essere molto pazienti», rispose la volpe. «In principio tu ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino...»
Il piccolo principe ritornò l’indomani.
«Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora», disse la volpe. «Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò a essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e a inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti.»
«Che cos’è un rito?», disse il piccolo principe.
«Anche questa è una cosa da tempo dimenticata», disse la volpe. «È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza.»
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina:
«Ah!», disse la volpe, «... piangerò.»
«La colpa è tua», disse il piccolo principe, «io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi...»
«È vero», disse la volpe.
«Ma piangerai!», disse il piccolo principe.
«È certo», disse la volpe.
«Ma allora che ci guadagni?»
«Ci guadagno», disse la volpe, «il colore del grano.»
Poi aggiunse:
«Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto».
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
«Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente», disse. «Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico e ora è per me unica al mondo.»
E le rose erano a disagio.
«Voi siete belle, ma siete vuote», disse ancora. «Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa.»
E ritornò dalla volpe.
«Addio», disse.
«Addio», disse la volpe. «Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.» «L’essenziale è invisibile agli occhi», ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
«È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.»
«È il tempo che ho perduto per la mia rosa...», sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
«Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa...»
«Io sono responsabile della mia rosa...», ripeté il piccolo principe per ricordarselo.

È seguita una discussione tra le affinità e le differenze tra la Routine e il Rito, che ha prodotto il seguente cartellone, dove le parole appartenenti solo alla categoria Routine sono a sinistra, quelle appartenenti solo alla categoria Rito sono a destra, al centro compaiono le categorie di entrambi concetti. Era facile cogliere (e i presenti lo hanno colto egregiamente) il nesso con la Liturgia tra Rito e Routine…



In seguito l'educatrice, introdotta da uno degli attori ha presentato un esercizio teatrale del metodo Strasberg, riproducendo senza alcun oggetto a supporto, la propria colazione. Durate l'esperimento, sebbene la concentrazione fosse scarsa e lo studio a monte poco approfondito e la capacità dell'attrice scarso, si è percepita comunque la dimensione intima della colazione, il suo silenzio, il disorientamento del risveglio, la stanchezza...
Citiamo da web [http://www.postpopuli.it/15277-teatro-il-metodo-strasberg/] "Strasberg si fece promotore della “memoria emotiva”, una funzione del cervello orientata al ricordo delle emozioni e delle reazioni conseguenti, dalla quale nacque una tecnica focalizzata più sulla modalità espressiva di un’emozione che sul riconoscimento dello stato d’animo ad essa associato." 
Significa che se l'attore studia attentamente i suoi gesti quotidiani e li ripropone, anche decontestualizzati, con concentrazione è in grado di esprimere l'emozione e quindi di evocare il sentimento emotivo e la sensazione che quei gesti riescono a dare all'azione. Più i gesti e le parole sono precisi, più sono evocativi. 
La parte interessante non è tanto a livello teatrale, ma come di fatto la liturgia "funzioni" allo stesso modo: una serie di gesti "precisi", "studiati", "evocativi" hanno la potenza di fare "memoria emotiva" (ma non solo emotiva) evocando un gesto di migliaia di anni di storia, per interposta persona, rendendolo vero e autentico oggi. Ovviamente il Rito eucaristico è più reale, perché subentra l'azione dello Spirito, ma è interessante come esso trovi riscontro pieno in una logica umana, così umana da diventare schema di recitazione.
Allora la dimensione che divide la routine dal rito è il grado di consapevolezza che dedico al rito, se do importanza, attenzione, cura ai gesti che compio, per me diventano rito, non li subisco, li scelgo. L'intenzionalità diventa per noi la chiave corretta per vivere la Liturgia come Rito e non subirla come routine.

Preghiera

Dal Vangelo di Luca (Lc 24,13-39)

Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno , che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro  Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Commento: Sono state dette parecchie cose interessanti e mi pento di non essermele segnate perché meritavano! Gesù ti accompagna, Gesù ti lascia libero di proseguire senza di lui, il discorso sull'incredulità degli apostoli che non hanno fiducia del racconto della risurrezione… questo Vangelo è ricchissimo, ma una critica interessante è quella di A.S., che trova poco verosimile che gli apostoli non abbiano riconosciuto Gesù. Probabilmente, spiega A.S., è necessaria una lettura più profonda: noi inizialmente non riconosciamo Gesù nell'altro, solo se lo frequentiamo e condividiamo la strada con l'altro riconosciamo Gesù in lui. 
Ottima lettura che ha dato spunto per il commento "legato al tema". Prima nota: verissima e bellissima la lettura più profonda, ma c'è anche quella più letterale, gli apostoli non hanno riconosciuto Gesù perché era trasfigurato, aveva un'altra dimensione fisica dopo la risurrezione (ma per adesso non abbiamo la minima idea di come potrebbe essere). 
L'altra indicazione interessante è: quante volte Gesù si mostra sull'altare nella Messa, ce lo dice, ma noi non lo riconosciamo? 
Il Vangelo di Emmaus ha suggerito lo schema della messa e la Preghiera Eucaristica proposta come preghiera comunitaria lo dimostra. Nella Messa Gesù ci spiega il senso della scrittura e spezza il pane per noi, come ha fatto per Clèopa e l'altro (quando l'altro non è nominato si riferisce a ciascuno di noi), ma spesso noi non lo riconosciamo, non ci accorgiamo che sia con noi e non lo invitiamo a fermarci con noi… Quando ci arde il cuore, quando "ci siamo", siamo consapevoli, allora accogliamo la relazione che Egli ci sta proponendo. Certo ci serve la consapevolezza, ma siamo qui per lavorarci (il modulo continua).

Preghiera eucaristica

Ti glorifichiamo, Padre santo: 
tu ci sostieni sempre nel nostro cammino 
soprattutto in quest'ora in cui il Cristo, tuo Figlio, 
ci raduna per la santa cena. 
Egli, come ai discepoli di Emmaus, 
ci svela il senso delle Scritture e spezza il pane per noi.

Ti preghiamo, Padre onnipotente, 
manda il tuo Spirito su questo pane e su questo vino, 
perché il tuo Figlio sia presente in mezzo a noi 
con il suo corpo e il suo sangue.

Gesto il tatto (sarà esplicato nell'incontro sul Mistero)

Canto: COME FUOCO VIVO
Come fuoco vivo si accende in noi
un'immensa felicità,
che mai più nessuno ci toglierà,
perché tu sei ritornato.
Chi potrà tacere, da ora in poi,
che sei tu in cammino con noi,
che la morte è vinta per sempre,
che ci hai ridonato la vita?

Spezzi il pane davanti a noi,
mentre il sole è al tramonto:
ora gli occhi ti vedono, sei Tu!
Resta con noi.

E per sempre ti mostrerai,
in quel gesto d'amore:
mani che ancora spezzano,
pane d'eternità.

giovedì 19 marzo 2015

2 marzo 2015 - Sacrificio per passione


L'incontro è cominciato con la Lettura scelta per la Preghiera

Dalla prima Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi (1Cor 11, 23-29)
Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. 

Questo brano di San Paolo è il primo testo che i cristiani hanno conosciuto sull'Ultima Cena e in particolar modo sul rito dell'Eucarestia. Paolo è piuttosto severo riguardo all'atteggiamento da assumere rispetto alla Liturgia eucaristica e le sue parole ci spaventano un po': "mangia e beve la propria condanna" è piuttosto forte. Paolo è contemporaneo di Gesù e conosce molto bene la crocifissione e la flagellazione, aveva bene negli occhi quello che Gesù, che è Dio, aveva patito. Pensiamo alle parole di San Paolo mentre vediamo alcune parti scelte dal film The Passion.

Introduzione alle parti

Questo film è stato molto discusso, in particolare per l'eccessività di alcune scene, molti pezzi sono esasperati ed esagerati, però sono molto interessanti le scelte fate per il montaggio. Il film narra dall'arresto fino alla morte in croce, con una rapidissima scena sulla resurrezione. 
Durante la Passione ci sono interessanti flashback in punti salienti, la scelta è stata legare la morte di Gesù sulla croce al rito eucaristico e questi rimandi vogliono proprio dare un evidente collegamento tra le due cose. 
In particolare vediamo come la figura di Giovanni sia quasi assente rispetto alla tragedia che si consuma, quasi "imbambolato", in realtà la figura di Giovanni, su cui spesso partono questi flashback, sembra che stia rievocando la passione attraverso una Messa postuma, come se stia rielaborando il lutto della morte di Gesù in una contemplazione mistica del suo significato salvifico.
Nella liturgia infatti noi non facciamo tanto MEMORIA dell'Ultima Cena, ma facciamo MEMORIA della morte in croce di Gesù e della sua vittoria sulla morte. Quando Gesù insegna agli apostoli il segno del pane e del vino, insegna loro come ricordare correttamente la sua morte e la sua resurrezione, perché è la sua morte, il suo SACRIFICIO, a dare significato allo spezzare del pane e al versare del vino.

Primo spezzone: La flagellazione

La tortura è esasperata dalle scene di sangue, nel senso che se fosse stato realmente così Gesù sarebbe morto prima di dissanguamento, certo è che il regista Gibson h voluto coinvolgere il pubblico nel dolore con lo strumento visivo, perché non poteva coinvolgerlo altrimenti. Ma al di là della forte impressione fisica che ci dà assistere alla tortura, ci sono quattro cose molto interessanti per capire la Liturgia e quindi il senso:
  1. la presenza continua del diavolo a rappresentare "l'ultima tentazione". Quando pensiamo alla morte in croce di Gesù dobbiamo tenere ben presente il Vangelo delle tentazioni (infatti è il primo Vangelo dell'inizio della Quaresima): le tentazioni infatti ci fanno capire qual è l'idea di Dio che Gesù intende trasmetterci. La richiesta diabolica di trasformare i sassi i pietre vorrebbe un Dio che deve soccorrere le mie esigenze: se ho fame mi deve nutrire, se sono malato mi deve guarire, se non ho un lavoro me lo deve far trovare, ma il Dio di Gesù non è così. La richiesta di saltare giù dal tempo e sopravvivere vorrebbe un Dio super-eroe, che fa miracoli, magico, ma il Dio di Gesù non è neppure questo. La richiesta di adorare il diavolo vorrebbe un Dio che pur di conquistare gli uomini, cede al male, ma il Dio di Gesù non ci vuole sudditi o schiavi, vuole che impariamo ad amarlo liberamente.
  2. la flagellazione ci mostra quindi qual è la vera natura del Dio di Gesù: un Dio che pur di non violentare la nostra libertà ci permette di violentarlo, ha un tale rispetto del nostro libero arbitrio che se noi decidiamo di picchiarlo, lui si fa picchiare, se noi desideriamo ucciderlo, lui si fa uccidere, ma non ferma la nostra volontà, non limita la nostra libertà. Questo è il Dio di Gesù.
  3. Maria non capisce come mai il Figlio accetta questa tortura (infatti dice più o meno che il Figlio può fare cessare tutto quando lo avrebbe ritenuto opportuno). Neppure Maria, che è l'essere umano in assoluto più consapevole della divinità del Figlio, riesce a capire perché il Figlio di Dio accetti tutto questo. L'immagine di Dio che Gesù ci restituisce è quindi originale, nuova, lontana da ogni logica umana: è una RIVELAZIONE. Noi esseri umani non saremmo mai giunti a una tale consapevolezza del significato e dell'identità divina senza Gesù, infatti la religione cristiana è l'unica rivelata, cioè Dio stesso si è rivelato!! E quale strumento ha scelto per protrarre questa rivelazione? La liturgia: il pane e il vino.
  4. - il flashback sulla lavanda dei piedi riprende il concetto sopra detto sul rispetto della nostra libertà e un altro: nel Vangelo di Giovanni, prima della Passione di Cristo, non c'è il pane e il vino, ma la lavanda dei piedi. Essa è un altro segno che Gesù compie come MEMORIALE del suo SACRIFICIO, ci indica la via per conoscerLo: mettersi a servizio dei fratelli, questo santifica (=rende di Dio) la nostra esistenza.


Secondo spezzone: l'incontro con la Madre sulla Via Crucis

Il pezzo preferito dalla educatrice, la quale sostiene che solo questo pezzo renderebbe degna tutta la pellicola. In questo pezzo si vede che Maria soccorre Gesù caduto sotto la croce e il ricordo di lei che soccorre il piccolo Gesù, ma la parte interessante è Gesù che le dice "Ecco io faccio nuove tutte le cose". Questo verso è dell'Apocalisse di Giovanni (guarda caso nel film Giovanni è proprio lì che vede e ascolta tutto, furbetto!), messo qui assume un significato spettacolare poiché spiega come Gesù stia con la sua Passione rinnovando non solo l'immagine che gli uomini devono avere di Dio (vedi spiegazione precedente), ma rinnova anche la morte e, quindi, rinnova anche la vita e quindi rende nuova anche la nostra natura umana e quindi… (potrei andare avanti all'infinito).

Terzo spezzone: spoliazione, crocifissione, morte, deposizione dalla croce e resurrezione.

La scena di Gesù spogliato delle vesti intervallata dalla scena del pane scoperto nel cestino, la scena di Gesù steso sulla croce con la scena dell'Ultima Cena, la scena dei chiodi che trafiggono le mani di Gesù con la scena del vino versato nel calice, Gesù innalzato sulla croce con Gesù che alza il pane e dice "Questo è il mio corpo reso in sacrificio per voi", il sangue che scorre dalla croce con la scena in cui Gesù parla del sangue versato per la Nuova Alleanza. 
Il pane è formato da grani di frumento macinati e impastati, poi viene ulteriormente spezzato per essere mangiato. Il vino è formato da chicchi di uva spremuti, lasciati riposare (3 giorni nel sepolcro) e poi versati nei calici per essere bevuto. Entrambi questi segni evocano lo strazio, la lacerazione, il morire e il trasformarsi in qualcosa d'altro per essere condiviso e nutrire gli uomini, questa è la via che Dio ha scelto per farsi conoscere dagli uomini.
La costruzione delle scene della crocifissione di The Passion, decisamente ben pensata, fa emergere chiaramente quanto la liturgia eucaristica (lo spezzare del pane e il versare del vino) sia collegata alla morte in croce di Gesù. Il sacrificio di Gesù non è inteso che ha fatto una cosa sgradevole per salvarci, ma è sacrificio inteso come "sacrum facere" = rendere sacro! Con il SACRIFICIO liturgico, Gesù rende sacro il pane e il vino che diventano il suo corpo e il suo sangue, nutrendoci di questi noi stessi diventiamo sacri, perché questi alimenti si mescolano al nostro corpo e al nostro sangue. Gesù rende sacra la morte, che è il luogo della non relazione, con la morte non è possibile nessuna relazione neanche noi con il nostro corpo, Gesù entra nella morte, si fa inghiottire dalla morte per potere dire all'uomo che anche lì, nel luogo della non relazione, l'uomo può avere una relazione con Dio, Dio può andare anche lì, può superare anche questo confine. 
Quando Gesù entra nella morte diventa il passaggio che permette all'uomo morto di mantenere un legame con Dio ("Io sono la via, la verità e la vita") e quindi di ritornare alla vita per mezzo di lui che è il Signore della Vita. Allo stesso modo, anche se in modo "separato" Gesù entra nel peccato, si fa peccato (che è il luogo della non relazione con Dio) per permettere a chi è nel peccato di passare attraverso di Lui per ritornare a Dio. Tutto questo entrare nella morte e nel peccato, per Gesù, che è il Signore della Vita ed è l'Agnello senza macchia, è assolutamente lacerante, straziante. Egli ha compromesso la sua intera essenza per permettere all'uomo la redenzione, noi non possiamo lontanamente immaginarci quale sofferenza esistenziale Gesù ha sofferto con la morte di croce ("Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato", per questo nessun essere umano potrà mai soffrire una morte simile.
Altra chiarificazione indispensabile, durante l'Ultima Cena non avviene una liturgia sacramentale, perché non essendo ancora morto in croce il SACRIFICIO non era ancora compiuto. Con l'Ultima Cena Gesù spiega ai discepoli quali gesti dovranno compiere per fare MEMORIA del SACRIFICIO e quindi rendere possibile la Sua Presenza Reale nel pane e nel vino. Per questo motivo la Liturgia Eucaristica è MEMORIA del Passione, Morte e Resurrezione non tanto la Memoria dell'Ultima Cena.
Un'altra esagerazione di Mel Gibson è il tempio che si spezza a metà per il terremoto, i Vangeli scrivono "il velo del tempio si squarciò", solo il velo, che era la tenda dietro la quale era presente il Santo dei Santi (Dio). Quando Gesù muore sulla croce, Dio non è più presente nel tempio, ma ovunque avvenga il SACRIFICIO LITURGICO che diventa il nuovo modo di evocare la presenza di Dio. Quando Gesù ribalta il mercato nel tempio (guarda caso il Vangelo della 3^ domenica di Quaresima), non lo fa perché in Chiesa non bisogna fare casino, lo fa perché con il suo avvento quel modo di pregare non servirà più, non sarà più quello! Giovanni nel suo Vangelo dice infatti "<<Distruggete questo tempio e io lo ricostruirò in tre giorni>> parlava infatti del tempio del suo corpo". Quale sarà quindi il nuovo modo per invocare la presenza di Dio? La Liturgia eucaristica, cioè la frazione del pane e il versare del vino.
Ultima cos a interessante partendo dal film è la scena in cui il sudario di Gesù si affloscia, evoca ancora il Vangelo di Giovanni che dice che il sudario non era "in terra con le bende, ma stava da un parte, piegato", dove quel piegato è una vecchia traduzione imprecisa dal termine greco che significa appunto "ripiegato su se stesso, afflosciato su se stesso", come se il corpo che conteneva fosse mancato improvvisamente e il sudario si fosse svuotato senza svolgersi. Il film di Gibson prende largo spunto dallo studio della Sindone, il Gesù di The Passion subisce le stesse ferite, contusioni e lacerazioni subite dall'uomo della Sindone. La Sindone non è verità di fede, ma rimane un riferimento molto interessante, la educatrice invita i giovani a osservare con attenzione la bella stampa che durante la Quaresima è stata esposta in fondo alla Chiesa.

Questioni finali:

Uno dei giovani chiede all'educatrice se il film è un riferimento autorevole, l'educatrice risponde che ci sono delle evidenti esagerazione e diverse inesattezze, tuttavia è uno strumento interessante per cogliere alcuni significati. Anche lo studio su alcuni personaggi sono particolarmente belli, Maria è un personaggio splendido del film, ma anche lo stesso Gesù è ben reso, per non parlare dell'inquietante diavolo.

Preghiera:

Si rilegge la Lettera di San Paolo ai Corinzi.

Alla luce di quanto letto San Paolo non aveva tutti i torti ad essere severo, per due motivi:
- il SACRIFICIO compiuto da Gesù è una cosa a cui prestare attenzione, quella sofferenza subita per noi non può renderci indifferenti davanti al banchetto eucaristico;
- sopratutto se non riusciamo a cogliere che nel pane e nel vino c'è la presenza santificante di Gesù, non riusciamo a vedere la salvezza e ad usare il corpo e sangue di Gesù come strumento che ci libera dalla morte e dal peccato e per questa non consapevolezza ci condanniamo, perché non cogliamo la salvezza preparata per noi, Gesù/Dio ci lascia liberi anche di scegliere di non salvarci.
Per questo San Paolo non è tanto bacchettone, ma ci spiega chiaramente come stanno le cose.

Gesto: spezzare il pane e bere il vino. La educatrice non aveva il pane in casa, ma aveva solo un po' di vino per cucinare. Gesù ha saputo trovare segni facili da reperire (pane e vino) presenti addirittura nella sfornita casa dell'educatrice. Si assaggia il vino per evocare il sapore, il gusto di questa scelta divina di esserci vicino.

Preghiera Comunitaria
La tua, la mia messa
Quando soffro e il mio soffrire è tale
 che mi impedisce ogni attività,
 mi ricordo della messa.

Tu nella messa, Signore Gesù,
 oggi come allora,
 non lavori, non predichi:
t i sacrifichi per amore.

Nella vita si possono fare tante cose, 
dire tante parole,
 ma la voce del dolore,
 del dolore offerto per amore,
 è la parola più forte, 
quella che ferisce il cielo.

Quando soffro, 
immergo il mio dolore nel tuo: 
dico la mia messa;
 e lascio scorrere la mia sofferenza
a beneficio dell'umanità:
 come hai fatto tu, mio Signore!
Chiara Lubich

Canto: Piccolo pane bianco
Quella sera Signore già pensavi a me,
follia dell’amore di un Dio che si fa pane;
quella sera Signore ero insieme a Te,
dovevi morire, ma Tu pensavi a me, Signore
credo e adoro te Signore
io credo che tu sei lì presente
in quel piccolo pane bianco per me!

Ed eccomi Signore a contemplarti,
Tu Dio in questo pane, frammento d’infinito!
Ed eccomi Signore ad adorarti,
Tu Dio sei l’immenso ti fai piccolo per me, Signore
credo a te che ti nascondi nel mio cuore,
a te che sei presente
in quel piccolo pane bianco per me!

E’ bello stare qui per me Signore,
presenza silenziosa, che sai di me ogni cosa!
Io dono a Te Signore la mia vita,
per Te è il mio amore, le mani, gli occhi e il cuore, sì io
credo a te che vivi in me, Signore
credo a te che sei presente
in quel piccolo pane bianco per me!  

Ed anche nella notte del mio cuore,
quando la mia mente non ti sa più pensare,
quando io non sento che ci sei, a Te
io grido ancora con la forza dell’amore, sì io
credo che oltre la mia notte
tu ci sei e sempre sei presente
in quel piccolo pane bianco per me!

Credo che oltre la mia notte
Tu ci sei e sempre sei presente
In quel piccolo pane bianco per me!

Nel mondo io con gioia andrò
E piccolo pane bianco sarò!

lunedì 23 febbraio 2015

9 febbraio 2015 - A Memoria!

Avevo chiesto a tutti i giovani partecipanti di pensare a un ricordo qualsiasi, ma che potesse essere raccontato/narrato ad altre persone.
Arrivata nella stanza ho preparato le sedie e i tavoli e ho accesso dell'incenso nella stanza in modo che il luogo avesse un buon profumo.
Arrivati abbiamo cominciato con la preghiera per la quale non avevo preparato un foglietto come al solito. Dopo il canto “Come fuoco vivo” che si sa ormai a memoria, ho chiesto di prestare attenzione al brano del vangelo che avevo scelto. Dovevano ascoltarlo e ricordarlo dopo l'attività.

Vangelo di Luca (Lc 24, 1-12)
Il primo giorno della settimana, al mattino presto esse si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. 
Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: "Bisogna che il Figlio dell'uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno". Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l'accaduto. 

Abbiamo diviso a sorte il gruppo in 3 gruppetti.

Ogni componente del gruppo #1 avrebbe dovuto raccontare il proprio ricordo, servendosi di un supporto visivo (mimo, immagini, oggetti scenici).

Ogni componente del gruppo #3 avrebbe dovuto raccontare il proprio ricordo, cercando di coinvolgere gli ascoltatori, attivandoli e facendoli muovere o dire o fare qualcosa di inerente al proprio ricordo.

Il gruppo #2 era formato da un solo componente (volutamente ovvio!). Questa persona ha dovuto scegliere tra i presenti, qualcuno che ritenesse particolarmente appropriato per raccontare il suo ricordo. Di conseguenza colui (in questo caso “colei”) avrebbe dovuto raccontare il ricordo della persona scelta.

Ho lasciato un po' di tempo e spazio in modo che ognuno si organizasse al meglio e soprattuto in modo che le 2 giovani del gruppo #2 avessero tempo di raccontare il proprio ricordo.

Ora ogni componente ha seguito le indicazioni. Il gruppo #1 con molti gesti, ma anche con disegni e cartelli. Un componente del gruppo #2 ha deciso di raccontare il ricordo non suo in prima persona, mentre l'altro componente l'ha raccontato in terza persona. 

Il terzo gruppo ha cercato di coinvolgere gli ascoltatori o facendo dire cose, o facendo fare gesti, oppure in un caso facendo proprio interpretare il racconto, mentre il narratore dava le direttive su cosa fare.

Il tema dei ricordi scelti sono stati: un viaggio e la visita di un luogo fantastico, una giornata intesa e particolare dalla mattina scolastica alla sera con il gruppo, le amiche e i giochi dell'infanzia, il matrimonio della propria sorella, un grave incidente, una visita con varie sfortune ma con una rivelazione mistica, una gita e la visita in un luogo magnifico, due momenti che hanno cambiato la vita.

Infine ho distribuito una listarella di carta ciascuno in cui avevo precedentemente impresso un profumo o un odore particolari. Ho spiegato che l'olfatto è il senso della memoria e che molti ricordi affiorano, quando lo si sollecita. Ho chiesto a ciascuno dei presenti di dirmi che ricordo suscitava il profumo. Tutti hanno saputo evocare un momento piuttosto preciso, alcuni anche molto remoto dell'infanzia.

Quello che volevo fargli esperire era il discorso del RICORDO e della MEMORIA di un evento tramandato a qualcuno. Nella Messa c'è una persona scelta per tramandare il ricordo di un Altro, nella Messa il ricordo viene visualizzato con gesti, immagini e accessori. Nella Messa si invita l'assemblea a partecipare di questo ricordo, tutte condizioni che abbiamo giocosamente attuato durante il gruppo.
Nella Liturgia infatti ciò che si celebra, tra le altre cose, è il RICORDO, la MEMORIA di un evento che ha segnato la storia dell'umanità. Non è ovviamente solo un ricordo, ma questo primo aspetto è fondamentale da tenere presente quando ci si approccia alla Liturgia. 
Il brano del Vangelo scelto per la preghiera racconta della Resurrezione e ho fatto notare come tutti i brani della resurrezione abbiano al centro il ricordo: “Ricordatevi” ammonisce l'angelo alle donne, i discepoli di Emmaus si ricordano, Giovanni capisce ciò che trovano nel sepolcro perché ricorda le parole del Maestro ecc… 
Il ricordo, la memoria non è solo un riportare l'evento passato, ma contiene anche tutta l'elaborazione che personalmente ho fatto su quell'evento particolare. Il ricordo quindi non è l'evento, ma è arricchito dalla mia storia legata a quell'evento. 
Ho affidato ai giovani il compito di vivere le prossime messe ricordando la propria vita con Gesù, cercando di ricordare quando lo hanno incontrato, dove, come. Dio spesso ci parla attraverso il ricordo , facendoci venire in mente della parole importanti, degli avvenimenti, delle persone, “si ricordarono ciò che Egli aveva detto...” è una frase che ricorre nei Vangeli seguenti alla Resurrezione. Non possiamo vivere la fede senza provare a ricordaci questo cammino nella nostra storia con Dio, si può dire che la fede è anche Memoria.

Per concludere la preghiera e l'incontro ho chiesto a ciascuno di citare una preghiera, un versetto di Scrittura, un qualcosa che sentivano importante nella loro vita di fede.
Quindi abbiamo concluso l'incontro.

21 gennaio 2015 - Ridare dignità a...

Incontro assai particolare perché è stato vissuto con il gruppo ACG di Sale. Tema sempre il messaggio di Papa Francesco per la pace.

Abbiamo cominciato con un simpatico giro di nomi, visto che eravamo in un po' e non ci conoscevamo tutti, seguita da un'emozionante partitella a Olmo (chi non sa cosa sia si faccia avanti e chieda delucidazioni commentando qui sotto… XD).

Quando la saggia edu M. ha notato che i posti si erano ben mescolati tra appartenenti di gruppi diversi, si è dato avvio all'incontro vero e proprio.

Abbiamo dato un post-it a ciascuno chiedendo di scrivere la prima parola che venisse in mente pensando alla DIGNITÀ: #il giusto valore di una persona, uomo, diritto universale, persona (x4), vita, valore (x3), rispetto (x3), libertà, tutti, correttezza, diritti, essere umano, serata, impegno, valore, immagine, personalità, vita, riconoscimento, solidarietà, lavoro, fratelli.



È seguita la preghiera:

“Dal messaggio del Papa per la 48 Giornata della Pace: NON PIU’ SCHIAVI MA FRATELLI”… Essendo l’uomo un essere relazionale, destinato a realizzarsi nel contesto di rapporti interpersonali ispirati a giustizia e carità, è fondamentale per il suo sviluppo che siano riconosciute e rispettate la sua dignità, libertà e autonomia. Purtroppo, la sempre diffusa piaga dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo ferisce gravemente la vita di comunione e la vocazione a tessere relazioni interpersonali improntate a rispetto, giustizia e carità. Tale abominevole fenomeno, che conduce a calpestare i diritti fondamentali dell’altro e ad annientarne la libertà e dignità, assume molteplici forme ….sulle quali desidero brevemente riflettere, affinché, alla luce della Parola di Dio, possiamo considerare tutti gli uomini “non più schiavi, ma fratelli”.
In quanto fratelli e sorelle,  tutte le persone sono per natura in relazione con le altre, dalle quali si differenziano ma con cui condividono la stessa origine, natura e dignità. E’ in forza di ciò che la fraternità costituisce la rete di relazioni fondamentali per la costruzione della famiglia umana creata da Dio, ma purtroppo  esiste la realtà negativa del peccato, che più volte interrompe la fraternità creaturale e continuamente deforma la bellezza e la nobiltà dell’essere fratelli e sorelle della stessa famiglia umana.
 I molteplici volti della schiavitù ieri e oggi
Malgrado la comunità internazionale abbia adottato numerosi accordi al fine di porre un termine alla schiavitù in tutte le sue forme e avviato diverse strategie per combattere questo fenomeno, ancora oggi milioni di persone – bambini, uomini e donne di ogni età – vengono private della libertà e costrette a vivere in condizioni assimilabili a quelle della schiavitù.
Penso a tanti lavoratori e lavoratrici, anche minori, asserviti nei diversi settori, a livello formale e informale, dal lavoro domestico a quello agricolo, da quello nell’industria manifatturiera a quello minerario, tanto nei Paesi in cui la legislazione del lavoro non è conforme alle norme e agli standard minimi internazionali, quanto, sia pure illegalmente, in quelli la cui legislazione tutela il lavoratore.
Penso anche alle condizioni di vita di molti migranti che, nel loro drammatico tragitto, soffrono la fame, vengono privati della libertà, spogliati dei loro beni o abusati fisicamente e sessualmente. Penso a quelli tra di loro che, giunti a destinazione dopo un viaggio durissimo e dominato dalla paura e dall’insicurezza, sono detenuti in condizioni a volte disumane. Penso a quelli tra loro che le diverse circostanze sociali, politiche ed economiche spingono alla clandestinità, e a quelli che, per rimanere nella legalità, accettano di vivere e lavorare in condizioni indegne … Sì, penso al “lavoro schiavo”.
Penso alle persone costrette a prostituirsi, tra cui ci sono molti minori, ed alle schiave e agli schiavi sessuali; alle donne forzate a sposarsi, a quelle vendute in vista del matrimonio o a quelle trasmesse in successione ad un familiare alla morte del marito senza che abbiano il diritto di dare o non dare il proprio consenso.
Non posso non pensare a quanti, minori e adulti, sono fatti oggetto di traffico e di mercimonio per l’espianto di organi, per essere arruolati come soldati, per l’accattonaggio, per attività illegali come la produzione o vendita di stupefacenti, o per forme mascherate di adozione internazionale.
Penso infine a tutti coloro che vengono rapiti e tenuti in cattività da gruppi terroristici, asserviti ai loro scopi come combattenti o, soprattutto per quanto riguarda le ragazze e le donne, come schiave sessuali. Tanti di loro spariscono, alcuni vengono venduti più volte, seviziati, mutilati, o uccisi.
Alcune cause profonde della schiavitù
Oggi come ieri, alla radice della schiavitù si trova una concezione della persona umana che ammette la possibilità di trattarla come un oggetto. Quando il peccato corrompe il cuore dell’uomo e lo allontana dal suo Creatore e dai suoi simili, questi ultimi non sono più percepiti come esseri di pari dignità, come fratelli e sorelle in umanità, ma vengono visti come oggetti. La persona umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio, con la forza, l’inganno o la costrizione fisica o psicologica viene privata della libertà, mercificata, ridotta a proprietà di qualcuno; viene trattata come un mezzo e non come un fine.
Anche la corruzione di coloro che sono disposti a tutto per arricchirsi va annoverata tra le cause della schiavitù. «Questo succede quando al centro di un sistema economico c’è il dio denaro e non l’uomo, la persona umana
Altre cause della schiavitù sono i conflitti armati, le violenze, la criminalità e il terrorismo. Numerose persone vengono rapite per essere vendute, oppure arruolate come combattenti, oppure sfruttate sessualmente, mentre altre si trovano costrette a emigrare, lasciando tutto ciò che possiedono: terra, casa, proprietà, e anche i familiari. Queste ultime sono spinte a cercare un’alternativa a tali condizioni terribili anche a rischio della propria dignità e sopravvivenza, rischiando di entrare, in tal modo, in quel circolo vizioso che le rende preda della miseria, della corruzione e delle loro perniciose conseguenze.
Un impegno comune per sconfiggere la schiavitù
Gli Stati dovrebbero vigilare affinché le proprie legislazioni nazionali sulle migrazioni, sul lavoro, sulle adozioni, sulla delocalizzazione delle imprese e sulla commercializzazione di prodotti realizzati mediante lo sfruttamento del lavoro siano realmente rispettose della dignità della persona. Sono necessarie leggi giuste, incentrate sulla persona umana, che difendano i suoi diritti fondamentali e li ripristinino se violati, riabilitando chi è vittima e assicurandone l’incolumità, nonché meccanismi efficaci di controllo della corretta applicazione di tali norme, che non lascino spazio alla corruzione e all’impunità. E’ necessario anche che venga riconosciuto il ruolo della donna nella società, operando anche sul piano culturale e della comunicazione per ottenere i risultati sperati.
Le organizzazioni intergovernative, conformemente al principio di sussidiarietà, sono chiamate ad attuare iniziative coordinate per combattere le reti transnazionali del crimine organizzato che gestiscono la tratta delle persone umane ed il traffico illegale dei migranti
Le imprese, hanno il dovere di garantire ai loro impiegati condizioni di lavoro dignitose e stipendi adeguati, ma anche di vigilare affinché forme di asservimento o traffico di persone umane non abbiano luogo nelle catene di distribuzione.
Alla responsabilità sociale dell’impresa si accompagna poi la responsabilità sociale del consumatore. Infatti, ciascuna persona dovrebbe avere la consapevolezza che «acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico».
Globalizzare la fraternità, non la schiavitù né l’indifferenza
Desidero invitare ciascuno, nel proprio ruolo e nelle proprie responsabilità particolari, a operare gesti di fraternità nei confronti di coloro che sono tenuti in stato di asservimento. Chiediamoci come noi, in quanto comunità o in quanto singoli, ci sentiamo interpellati quando, nella quotidianità, incontriamo o abbiamo a che fare con persone che potrebbero essere vittime del traffico di esseri umani, o quando dobbiamo scegliere se acquistare prodotti che potrebbero ragionevolmente essere stati realizzati attraverso lo sfruttamento di altre persone. Alcuni di noi, per indifferenza, o perché distratti dalle preoccupazioni quotidiane, o per ragioni economiche, chiudono un occhio. Altri, invece, scelgono di fare qualcosa di positivo, di impegnarsi nelle associazioni della società civile o di compiere piccoli gesti quotidiani – questi gesti hanno tanto valore! – come rivolgere una parola, un saluto, un “buongiorno” o un sorriso, che non ci costano niente ma che possono dare speranza, aprire strade, cambiare la vita ad una persona che vive nell’invisibilità, e anche cambiare la nostra vita nel confronto con questa realtà.
Dobbiamo riconoscere che siamo di fronte ad un fenomeno mondiale che supera le competenze di una sola comunità o nazione. Per sconfiggerlo, occorre una mobilitazione di dimensioni comparabili a quelle del fenomeno stesso. Per questo motivo lancio un pressante appello a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, e a tutti coloro che, da vicino o da lontano, anche ai più alti livelli delle istituzioni, sono testimoni della piaga della schiavitù contemporanea, di non rendersi complici di questo male, di non voltare lo sguardo di fronte alle sofferenze dei loro fratelli e sorelle in umanità, privati della libertà e della dignità, ma di avere il coraggio di toccare la carne sofferente di Cristo, che si rende visibile attraverso i volti innumerevoli di coloro che Egli stesso chiama «questi miei fratelli più piccoli» (Mt 25,40.45).
Sappiamo che Dio chiederà a ciascuno di noi: “Che cosa hai fatto del tuo fratello?” (cfr Gen 4,9-10). La globalizzazione dell’indifferenza, che oggi pesa sulle vite di tante sorelle e di tanti fratelli, chiede a tutti noi di farci artefici di una globalizzazione della solidarietà e della fraternità, che possa ridare loro la speranza e far loro riprendere con coraggio il cammino attraverso i problemi del nostro tempo e le prospettive nuove che esso porta con sé e che Dio pone nelle nostre mani.
Dal Vaticano, 8 dicembre 2014                                                           FRANCISCUS 
Signore insegnaci 
(Raoul Follerau)
Signore insegnaci
a non amare noi stessi, a non amare soltanto i nostri, 
a non amare soltanto quelli che amiamo. 
Insegnaci a pensare agli altri
ed amare in primo luogo 
quelli che nessuno ama.
 Signore, facci soffrire
 della sofferenza altrui.
 Facci la grazia di capire
 che ad ogni istante, 
mentre noi viviamo una vita troppo felice,
 protetta da Te, 
ci sono milioni di esseri umani,
 che sono pure tuoi figli e nostri fratelli, 
che muoiono di fame
 senza aver meritato di morire di fame, 
che muoiono di freddo 
senza aver meritato di morire di freddo.
 Signore, abbi pietà
di tutti i poveri del mondo. 
E perdona a noi di averli,
 per una irragionevole paura, abbandonati,
 e non permettere più, Signore, 
che noi viviamo felici da soli.
 Facci sentire l'angoscia
 della miseria universale,
 e liberaci da noi stessi.
 Così sia.

Con le parole del Papa nella testa e nel cuore, ci siamo divisi in gruppetti di 2/3 persone e ogni gruppetto doveva trovare il modo di togliere schiavitù e ridare dignità a:
- tempo
- spiritualità
- valori e tradizioni
- parole
- territorio
- corpo
- scelte

Tutti i gruppetti hanno tratto delle riflessioni molto interessanti, di cui riportiamo qui immagine dei cartelloni.

Ridare dignità al tempo

Ridare dignità ai valori e alla tradizioni --> Domanda difficile: perché dove c'è poca istruzione le tradizioni sono fondamentali, mentre dove ve ne è di più le tradizioni vengono abbandonate?


Ridare dignità alle parole

Ridare dignità al corpo: se barcolla uno dei bicchieri, l'impianto non si regge più...

Ridare dignità al territorio: Nazione

Ridare dignità al territorio: Provincia

Ridare dignità alla spiritualità


Infine il gruppetto educatori, ha improvvisato 3 situazioni in cui alcune scelte portavano all'illegalità e quindi ad alimentare la criminalità organizzata (Mafia). Le tre situazioni erano: una riparazione di un elettrodomestico senza fattura, un'assunzione per un numero di ore inferiori alle effettive, una situazione di turismo che sfrutta lavoro. 
Si è conclusa con una presentazione (fallimentare per via dell'apparato tecnologico) dell'Associazione LIBERA, che è l'associazione che l'AC diocesana ha scelto come percorso per l'iniziativa di solidarietà triennale. 
Ecco i video e il documento di presentazione, che non siamo riusciti a vedere…

 


L'incontro è piaciuto molto, per i temi che hanno colpito molto i ragazzi, per la questione della Mafia, di cui si sono dichiarati poco consapevoli e dell'opportunità di dialogare con un gruppo più allargato di questioni "importanti"...



giovedì 29 gennaio 2015

12 gennaio 2015 - Basta fare i cattivi!

E'  un lavoro personale tipo "test della personalità"
Allora l'ambiente in cui si svolge l'incontro è preparato nel seguente modo. 
Tavolini sparsi nello spazio. 
Ogni tavolino ha sopra un foglio con una domanda.
Sotto la domanda compaiono dei foglietti piegati con scritta, sul fronte, una possibile risposta alla domanda.. 
Ognuno deve scegliere un tavolino libero, leggere la domanda e le possibili risposte, scegliere la risposta che più rappresenta il proprio comportamento e, solo dopo averla scelta, aprire e leggere l'indicazione interna della sua risposta. 
La risposta invita il giovane o a prendere una strisciolina di carta a sinistra, a destra o al centro del tavolino, oppure procedere senza strisciolina.
Sulla strisciolina ci sono scritti dei comportamenti che ci rendono schiavi, chi prende le striscioline, deve poi farci una catena pinzandole assieme. 
Le domande sono volontariamente provocatorie, proprio per scoprire alcuni nervi (bwahahah 'risata malefica') e anche le risposte sono piuttosto estreme...

Ecco le domande (appena sotto le indicazioni, copritele se volete provarvi nel test ;) )

TEST: Che cosa ci rende schiavi?

1. Qual è il tuo sentimento verso il 2015 che inizia?
a. Sarà un altro orribile anno 
b. Spero sia un buon anno 
c. Cercherò di fare in modo che sia buono
d. Sento che è il mio anno favorevole!

Risposte 1
a. Prendi la strisciolina del Pessimismo
b. Procedi senza strisciolina
c. Procedi senza strisciolina
d. Prendi la strisciolina della Superstizione

2. Hai bisogno di un nuovo capo di abbigliamento perché...
a. … le mode cambiano, ho bisogno di aggiornarmi
b. … ho consumato anche l'ultimo paio di jeans.
c. … l'hai visto, ti piace, non importa se non ti serve realmente... 
d. … ogni tanto mi serve acquistare qualcosa... 
e. … spendere soldi miei? Me lo faccio regalare! 

Risposte 2
a. Prendi la strisciolina della Moda intesa come Giudizio Altrui
b. Procedi senza strisciolina
c. Prendi la strisciolina della Gola 
d. Procedi senza strisciolina
e. Prendi la strisciolina dell'Egoismo-Avarizia

3. I pettegolezzi di paese...
a. … non li ascolto mai.
b. … li ascolto, ma non do loro mai troppo peso.
c. … li adoro!
d. … mi fanno davvero i********. 

Risposte 3
a. Procedi senza strisciolina
b. Procedi senza strisciolina
c. Prendi la strisciolina della Superficialità
d. Prendi la strisciolina della Rabbia

4. Qualcuno è più bravo/a di me a fare qualcosa che mi riesce davvero bene.
a. “Tanta stima!!”
b. “Sì, però non sa fare solo quello”
c. “Impossibile, più bravo di me!!” 
d. “Per forza io non sono bravo/a in niente” 

Risposte 4
a. Procedi senza strisciolina
b. Prendi la strisciolina dell'Invidia
c. Prendi la strisciolina della Superbia
d. Prendi la strisciolina dell'Insicurezza

5. La tua morosa/il tuo moroso/il tuo migliore amico/la tua migliore amica si diverte anche senza di te. Tu:
a. “Allora non mi apprezza veramente!”
b. “Sono felice che abbia una sua cerchia di amicizie!”
c. “Solo con me si diverte davvero!” 
d. “Ecco, non vuole più stare con me!” 

Risposte 5
a. Prendi la strisciolina della Gelosia
b. Procedi senza strisciolina
c. Prendi la strisciolina della Superbia
d. Prendi la strisciolina dell'Insicurezza

6. Hai un compito importante ma piuttosto noioso da fare, in genere...
a. … ti organizzi e lo fai.
b. … aspetti fino all'ultimo, quando proprio non puoi farne a meno. 
c. … cerchi di farlo fare a qualcun altro.
d. … non prendi mai impegni simili. 

Risposte 6
a. Procedi senza strisciolina
b. Prendi la strisciolina della Pigrizia
c. Prendi la strisciolina dell'Egoismo
d. Prendi la strisciolina dell'Indifferenza (o anche dell'Insicurezza a seconda del motivo)

7. Ogni giorno...
a. … è identico al precedente, fai sempre le stesse cose. 
b. … è un nuovo inizio. 
c. … cerco di sopravvivere. 
d. … è in mio potere! 

Risposte 7
a. Prendi la strisciolina della Routine
b. Procedi senza strisciolina
c. Prendi la strisciolina del Pessimismo
d. Prendi la strisciolina della Superbia

8. Esprimi la tua opinione?
a. Sì, sempre e di solito ho ragione. 
b. Aspetto di sentire quella degli altri e se sono d'accordo, lo dico, altrimenti taccio. 
c. Dico quello che penso e ascolto quello che pensano gli altri.
d. Adeguo la mia opinione a seconda del gruppo di persone che frequento. 

Risposte 8
a. Prendi la strisciolina della Superbia
b. Prendi la strisciolina dell'Insicurezza
c. Procedi senza strisciolina
d. Prendi la strisciolina dell'Ipocrisia

9. Secondo te votare...
a. è perfettamente inutile, è tutto un magna-magna. 
b. è doveroso, anche nelle peggiori condizioni politiche.
c. non è sufficiente, bisogna fare di più.
d. è qualcosa che fai, ma giusto così, non ti informi mai veramente. 

Risposte 9
a. Prendi la strisciolina del Qualunquismo
b. Procedi senza strisciolina
c. Procedi senza strisciolina
d. Prendi la strisciolina della Superficialità

10. Ti arrabbi...
a. … quando le cose non vanno come vuoi tu.
b. … raramente, sei una persona molto tranquilla.
c. … con le persone stupide.
d. … principalmente con te stesso. 

Risposte 10
a. Prendi la strisciolina della Rabbia
b. Procedi senza strisciolina
c. Prendi la strisciolina della Rabbia (ma anche Superbia)
d. Prendi la strisciolina dell'Insicurezza

11. Ci sono cose che non dovresti fare ma sono molto attraenti...
a. … le fai poi ti penti subito.
b. … non le fai, hai molto autocontrollo.
c. … cerco di pensare ad altro, a tutte le conseguenze negative.
d. … all'inizio resisti, ma alla fine cedi.

Risposte 11
a. Prendi la strisciolina della Gola-Lussuria
b. Procedi senza strisciolina
c. Procedi senza strisciolina
d. Prendi la strisciolina della Gola-Lussuria

12. Qualcuno dice una cosa con la quale non sei assolutamente d'accordo...
a. … ribatti immediatamente, anche un po' imponendoti. 
b. … non ribatti, è inutile parlare con un idiota. 
c. … cerchi di capire perché la persona esprime quel giudizio per poter creare un dialogo.
d. … stemperi e la metti sul ridere. 

Risposte 12
a. Prendi la strisciolina della Superbia
b. Prendi la strisciolina della Chiusura
c. Procedi senza strisciolina
d. Prendi la strisciolina della Chiusura

13. Quando devi scegliere...
a. … hai stra paura di sbagliare!
b. … sei emozionato, significa che sta cambiando qualcosa.
c. … ti documenti in ogni dettaglio.
d. … preferisci evitare di farlo. 

Risposte 13
a. Prendi la strisciolina della Paura
b. Procedi senza strisciolina
c. Procedi senza strisciolina
d. Prendi la strisciolina della Paura

In seguito abbiamo ripreso le domande, ovviamente a nessuno è stato chiesto cosa avesse risposto, anche se i partecipanti al gruppo sono stati molto aperti e spesso hanno indicato le loro risposte. Si è condiviso che effettivamente molti comportamenti comparsi ci rendono e rendono schiave le persone, alcuni sono molto difficili da estirpare in noi, sappiamo qual è il comportamento corretto ma è difficile attuarlo. La stessa persona può resistere e comportarsi “bene” alcuni giorni e altri no.
Nella verifica MT ha sottolineato che le risposte erano appunto un po' estreme e molte volte si avrebbe desiderato avere una risposta un po' più mediata. AL ha aggiunto che il fatto che le risposte fossero senza una via di mezzo ti spingeva a metterti maggiormente in discussione. MT ha particolarmente apprezzato il gesto della preghiera.
La preghiera ci ha infatti un po' illuminato sulla schiavitù dei nostri comportamenti, eccola...

Basta fare i cattivi!

Lettura dal Vangelo di Giovanni (Gv 8,31-36)
Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?». Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. 

Dal MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA CELEBRAZIONE DELLA XLVIII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE “Non più Schiavi, ma Fratelli”
Nel racconto delle origini della famiglia umana, il peccato di allontanamento da Dio, dalla figura del padre e dal fratello diventa un’espressione del rifiuto della comunione e si traduce nella cultura dell’asservimento (cfr Gen 9,25-27), con le conseguenze che ciò implica e che si protraggono di generazione in generazione: rifiuto dell’altro, maltrattamento delle persone, violazione della dignità e dei diritti fondamentali, istituzionalizzazione di diseguaglianze. Di qui, la necessità di una conversione continua all’Alleanza, compiuta dall’oblazione di Cristo sulla croce, fiduciosi che «\dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia … per mezzo di Gesù Cristo» (Rm 5,20.21). Egli, il Figlio amato (cfr Mt 3,17), è venuto per rivelare l’amore del Padre per l’umanità. Chiunque ascolta il Vangelo e risponde all’appello alla conversione diventa per Gesù «\fratello, sorella e madre» (Mt 12,50), e pertanto figlio adottivo di suo Padre (cfr Ef 1,5). Non si diventa però cristiani, figli del Padre e fratelli in Cristo, per una disposizione divina autoritativa, senza l’esercizio della libertà personale, cioè senza convertirsi liberamente a Cristo. L’essere figlio di Dio segue l’imperativo della conversione: «\Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo» (At 2,38).

Commento edu: La parola "cattivo" deriva dal latino "captivus", che significa "prigioniero", cattivo quindi letteralmente significa proprio "prigioniero/schiavo del male". Gesù non ci dice che la libertà sta nel comportasi sempre bene, Egli sa che siamo deboli, fragili e continuamente in cammino, quindi sempre preda dei nostri limiti. Per essere liberi, quindi, Gesù ci suggerisce di seguire la verità, guardare la nostra catena, riconoscere le nostre schiavitù, averle presenti, guardarle in faccia e soppesarle tra le mani, poi pensa lui a rompere le nostre catene, a noi tocca semplicemente portarle alla luce, alla verità, a lui e questo ci renderà LIBERI!
Anche il Papa ci dice che per contrastare la “cultura dell'asservimento”, della schiavitù, dobbiamo convertirci al Figlio, non è semplicemente essere cattolici, Dio non ci salva o libera se noi non lo riconosciamo e seguiamo liberamente...

Come gesto si invitavano i giovani a scegliere un anello della propria catena e una frase della Preghiera semplice di San Francesco che spezzasse quella propria schiavitù (ad es. “Egoismo – dov'è odio che io porti l'amore”)

Preghiera Semplice 
Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace:
dove è odio, fa ch'io porti amore,
dove è offesa, ch'io porti il perdono,
dove è discordia, ch'io porti la fede,
dove è l'errore, ch'io porti la Verità,
dove è la disperazione, ch'io porti la speranza.
dove è tristezza, ch'io porti la gioia,
dove sono le tenebre, ch'io porti la luce.
Oh! Maestro, fa' che io non cerchi tanto:
ad essere compreso, quanto a comprendere;
ad essere amato, quanto ad amare
Poichè: 
Sì è... 
... dando, che si riceve;
... perdonando che si è perdonati
... morendo che si risuscita a Vita Eterna.
Amen.

Commentate… se avete il coraggio XD