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lunedì 23 febbraio 2015

21 gennaio 2015 - Ridare dignità a...

Incontro assai particolare perché è stato vissuto con il gruppo ACG di Sale. Tema sempre il messaggio di Papa Francesco per la pace.

Abbiamo cominciato con un simpatico giro di nomi, visto che eravamo in un po' e non ci conoscevamo tutti, seguita da un'emozionante partitella a Olmo (chi non sa cosa sia si faccia avanti e chieda delucidazioni commentando qui sotto… XD).

Quando la saggia edu M. ha notato che i posti si erano ben mescolati tra appartenenti di gruppi diversi, si è dato avvio all'incontro vero e proprio.

Abbiamo dato un post-it a ciascuno chiedendo di scrivere la prima parola che venisse in mente pensando alla DIGNITÀ: #il giusto valore di una persona, uomo, diritto universale, persona (x4), vita, valore (x3), rispetto (x3), libertà, tutti, correttezza, diritti, essere umano, serata, impegno, valore, immagine, personalità, vita, riconoscimento, solidarietà, lavoro, fratelli.



È seguita la preghiera:

“Dal messaggio del Papa per la 48 Giornata della Pace: NON PIU’ SCHIAVI MA FRATELLI”… Essendo l’uomo un essere relazionale, destinato a realizzarsi nel contesto di rapporti interpersonali ispirati a giustizia e carità, è fondamentale per il suo sviluppo che siano riconosciute e rispettate la sua dignità, libertà e autonomia. Purtroppo, la sempre diffusa piaga dello sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo ferisce gravemente la vita di comunione e la vocazione a tessere relazioni interpersonali improntate a rispetto, giustizia e carità. Tale abominevole fenomeno, che conduce a calpestare i diritti fondamentali dell’altro e ad annientarne la libertà e dignità, assume molteplici forme ….sulle quali desidero brevemente riflettere, affinché, alla luce della Parola di Dio, possiamo considerare tutti gli uomini “non più schiavi, ma fratelli”.
In quanto fratelli e sorelle,  tutte le persone sono per natura in relazione con le altre, dalle quali si differenziano ma con cui condividono la stessa origine, natura e dignità. E’ in forza di ciò che la fraternità costituisce la rete di relazioni fondamentali per la costruzione della famiglia umana creata da Dio, ma purtroppo  esiste la realtà negativa del peccato, che più volte interrompe la fraternità creaturale e continuamente deforma la bellezza e la nobiltà dell’essere fratelli e sorelle della stessa famiglia umana.
 I molteplici volti della schiavitù ieri e oggi
Malgrado la comunità internazionale abbia adottato numerosi accordi al fine di porre un termine alla schiavitù in tutte le sue forme e avviato diverse strategie per combattere questo fenomeno, ancora oggi milioni di persone – bambini, uomini e donne di ogni età – vengono private della libertà e costrette a vivere in condizioni assimilabili a quelle della schiavitù.
Penso a tanti lavoratori e lavoratrici, anche minori, asserviti nei diversi settori, a livello formale e informale, dal lavoro domestico a quello agricolo, da quello nell’industria manifatturiera a quello minerario, tanto nei Paesi in cui la legislazione del lavoro non è conforme alle norme e agli standard minimi internazionali, quanto, sia pure illegalmente, in quelli la cui legislazione tutela il lavoratore.
Penso anche alle condizioni di vita di molti migranti che, nel loro drammatico tragitto, soffrono la fame, vengono privati della libertà, spogliati dei loro beni o abusati fisicamente e sessualmente. Penso a quelli tra di loro che, giunti a destinazione dopo un viaggio durissimo e dominato dalla paura e dall’insicurezza, sono detenuti in condizioni a volte disumane. Penso a quelli tra loro che le diverse circostanze sociali, politiche ed economiche spingono alla clandestinità, e a quelli che, per rimanere nella legalità, accettano di vivere e lavorare in condizioni indegne … Sì, penso al “lavoro schiavo”.
Penso alle persone costrette a prostituirsi, tra cui ci sono molti minori, ed alle schiave e agli schiavi sessuali; alle donne forzate a sposarsi, a quelle vendute in vista del matrimonio o a quelle trasmesse in successione ad un familiare alla morte del marito senza che abbiano il diritto di dare o non dare il proprio consenso.
Non posso non pensare a quanti, minori e adulti, sono fatti oggetto di traffico e di mercimonio per l’espianto di organi, per essere arruolati come soldati, per l’accattonaggio, per attività illegali come la produzione o vendita di stupefacenti, o per forme mascherate di adozione internazionale.
Penso infine a tutti coloro che vengono rapiti e tenuti in cattività da gruppi terroristici, asserviti ai loro scopi come combattenti o, soprattutto per quanto riguarda le ragazze e le donne, come schiave sessuali. Tanti di loro spariscono, alcuni vengono venduti più volte, seviziati, mutilati, o uccisi.
Alcune cause profonde della schiavitù
Oggi come ieri, alla radice della schiavitù si trova una concezione della persona umana che ammette la possibilità di trattarla come un oggetto. Quando il peccato corrompe il cuore dell’uomo e lo allontana dal suo Creatore e dai suoi simili, questi ultimi non sono più percepiti come esseri di pari dignità, come fratelli e sorelle in umanità, ma vengono visti come oggetti. La persona umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio, con la forza, l’inganno o la costrizione fisica o psicologica viene privata della libertà, mercificata, ridotta a proprietà di qualcuno; viene trattata come un mezzo e non come un fine.
Anche la corruzione di coloro che sono disposti a tutto per arricchirsi va annoverata tra le cause della schiavitù. «Questo succede quando al centro di un sistema economico c’è il dio denaro e non l’uomo, la persona umana
Altre cause della schiavitù sono i conflitti armati, le violenze, la criminalità e il terrorismo. Numerose persone vengono rapite per essere vendute, oppure arruolate come combattenti, oppure sfruttate sessualmente, mentre altre si trovano costrette a emigrare, lasciando tutto ciò che possiedono: terra, casa, proprietà, e anche i familiari. Queste ultime sono spinte a cercare un’alternativa a tali condizioni terribili anche a rischio della propria dignità e sopravvivenza, rischiando di entrare, in tal modo, in quel circolo vizioso che le rende preda della miseria, della corruzione e delle loro perniciose conseguenze.
Un impegno comune per sconfiggere la schiavitù
Gli Stati dovrebbero vigilare affinché le proprie legislazioni nazionali sulle migrazioni, sul lavoro, sulle adozioni, sulla delocalizzazione delle imprese e sulla commercializzazione di prodotti realizzati mediante lo sfruttamento del lavoro siano realmente rispettose della dignità della persona. Sono necessarie leggi giuste, incentrate sulla persona umana, che difendano i suoi diritti fondamentali e li ripristinino se violati, riabilitando chi è vittima e assicurandone l’incolumità, nonché meccanismi efficaci di controllo della corretta applicazione di tali norme, che non lascino spazio alla corruzione e all’impunità. E’ necessario anche che venga riconosciuto il ruolo della donna nella società, operando anche sul piano culturale e della comunicazione per ottenere i risultati sperati.
Le organizzazioni intergovernative, conformemente al principio di sussidiarietà, sono chiamate ad attuare iniziative coordinate per combattere le reti transnazionali del crimine organizzato che gestiscono la tratta delle persone umane ed il traffico illegale dei migranti
Le imprese, hanno il dovere di garantire ai loro impiegati condizioni di lavoro dignitose e stipendi adeguati, ma anche di vigilare affinché forme di asservimento o traffico di persone umane non abbiano luogo nelle catene di distribuzione.
Alla responsabilità sociale dell’impresa si accompagna poi la responsabilità sociale del consumatore. Infatti, ciascuna persona dovrebbe avere la consapevolezza che «acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico».
Globalizzare la fraternità, non la schiavitù né l’indifferenza
Desidero invitare ciascuno, nel proprio ruolo e nelle proprie responsabilità particolari, a operare gesti di fraternità nei confronti di coloro che sono tenuti in stato di asservimento. Chiediamoci come noi, in quanto comunità o in quanto singoli, ci sentiamo interpellati quando, nella quotidianità, incontriamo o abbiamo a che fare con persone che potrebbero essere vittime del traffico di esseri umani, o quando dobbiamo scegliere se acquistare prodotti che potrebbero ragionevolmente essere stati realizzati attraverso lo sfruttamento di altre persone. Alcuni di noi, per indifferenza, o perché distratti dalle preoccupazioni quotidiane, o per ragioni economiche, chiudono un occhio. Altri, invece, scelgono di fare qualcosa di positivo, di impegnarsi nelle associazioni della società civile o di compiere piccoli gesti quotidiani – questi gesti hanno tanto valore! – come rivolgere una parola, un saluto, un “buongiorno” o un sorriso, che non ci costano niente ma che possono dare speranza, aprire strade, cambiare la vita ad una persona che vive nell’invisibilità, e anche cambiare la nostra vita nel confronto con questa realtà.
Dobbiamo riconoscere che siamo di fronte ad un fenomeno mondiale che supera le competenze di una sola comunità o nazione. Per sconfiggerlo, occorre una mobilitazione di dimensioni comparabili a quelle del fenomeno stesso. Per questo motivo lancio un pressante appello a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, e a tutti coloro che, da vicino o da lontano, anche ai più alti livelli delle istituzioni, sono testimoni della piaga della schiavitù contemporanea, di non rendersi complici di questo male, di non voltare lo sguardo di fronte alle sofferenze dei loro fratelli e sorelle in umanità, privati della libertà e della dignità, ma di avere il coraggio di toccare la carne sofferente di Cristo, che si rende visibile attraverso i volti innumerevoli di coloro che Egli stesso chiama «questi miei fratelli più piccoli» (Mt 25,40.45).
Sappiamo che Dio chiederà a ciascuno di noi: “Che cosa hai fatto del tuo fratello?” (cfr Gen 4,9-10). La globalizzazione dell’indifferenza, che oggi pesa sulle vite di tante sorelle e di tanti fratelli, chiede a tutti noi di farci artefici di una globalizzazione della solidarietà e della fraternità, che possa ridare loro la speranza e far loro riprendere con coraggio il cammino attraverso i problemi del nostro tempo e le prospettive nuove che esso porta con sé e che Dio pone nelle nostre mani.
Dal Vaticano, 8 dicembre 2014                                                           FRANCISCUS 
Signore insegnaci 
(Raoul Follerau)
Signore insegnaci
a non amare noi stessi, a non amare soltanto i nostri, 
a non amare soltanto quelli che amiamo. 
Insegnaci a pensare agli altri
ed amare in primo luogo 
quelli che nessuno ama.
 Signore, facci soffrire
 della sofferenza altrui.
 Facci la grazia di capire
 che ad ogni istante, 
mentre noi viviamo una vita troppo felice,
 protetta da Te, 
ci sono milioni di esseri umani,
 che sono pure tuoi figli e nostri fratelli, 
che muoiono di fame
 senza aver meritato di morire di fame, 
che muoiono di freddo 
senza aver meritato di morire di freddo.
 Signore, abbi pietà
di tutti i poveri del mondo. 
E perdona a noi di averli,
 per una irragionevole paura, abbandonati,
 e non permettere più, Signore, 
che noi viviamo felici da soli.
 Facci sentire l'angoscia
 della miseria universale,
 e liberaci da noi stessi.
 Così sia.

Con le parole del Papa nella testa e nel cuore, ci siamo divisi in gruppetti di 2/3 persone e ogni gruppetto doveva trovare il modo di togliere schiavitù e ridare dignità a:
- tempo
- spiritualità
- valori e tradizioni
- parole
- territorio
- corpo
- scelte

Tutti i gruppetti hanno tratto delle riflessioni molto interessanti, di cui riportiamo qui immagine dei cartelloni.

Ridare dignità al tempo

Ridare dignità ai valori e alla tradizioni --> Domanda difficile: perché dove c'è poca istruzione le tradizioni sono fondamentali, mentre dove ve ne è di più le tradizioni vengono abbandonate?


Ridare dignità alle parole

Ridare dignità al corpo: se barcolla uno dei bicchieri, l'impianto non si regge più...

Ridare dignità al territorio: Nazione

Ridare dignità al territorio: Provincia

Ridare dignità alla spiritualità


Infine il gruppetto educatori, ha improvvisato 3 situazioni in cui alcune scelte portavano all'illegalità e quindi ad alimentare la criminalità organizzata (Mafia). Le tre situazioni erano: una riparazione di un elettrodomestico senza fattura, un'assunzione per un numero di ore inferiori alle effettive, una situazione di turismo che sfrutta lavoro. 
Si è conclusa con una presentazione (fallimentare per via dell'apparato tecnologico) dell'Associazione LIBERA, che è l'associazione che l'AC diocesana ha scelto come percorso per l'iniziativa di solidarietà triennale. 
Ecco i video e il documento di presentazione, che non siamo riusciti a vedere…

 


L'incontro è piaciuto molto, per i temi che hanno colpito molto i ragazzi, per la questione della Mafia, di cui si sono dichiarati poco consapevoli e dell'opportunità di dialogare con un gruppo più allargato di questioni "importanti"...



giovedì 29 gennaio 2015

12 gennaio 2015 - Basta fare i cattivi!

E'  un lavoro personale tipo "test della personalità"
Allora l'ambiente in cui si svolge l'incontro è preparato nel seguente modo. 
Tavolini sparsi nello spazio. 
Ogni tavolino ha sopra un foglio con una domanda.
Sotto la domanda compaiono dei foglietti piegati con scritta, sul fronte, una possibile risposta alla domanda.. 
Ognuno deve scegliere un tavolino libero, leggere la domanda e le possibili risposte, scegliere la risposta che più rappresenta il proprio comportamento e, solo dopo averla scelta, aprire e leggere l'indicazione interna della sua risposta. 
La risposta invita il giovane o a prendere una strisciolina di carta a sinistra, a destra o al centro del tavolino, oppure procedere senza strisciolina.
Sulla strisciolina ci sono scritti dei comportamenti che ci rendono schiavi, chi prende le striscioline, deve poi farci una catena pinzandole assieme. 
Le domande sono volontariamente provocatorie, proprio per scoprire alcuni nervi (bwahahah 'risata malefica') e anche le risposte sono piuttosto estreme...

Ecco le domande (appena sotto le indicazioni, copritele se volete provarvi nel test ;) )

TEST: Che cosa ci rende schiavi?

1. Qual è il tuo sentimento verso il 2015 che inizia?
a. Sarà un altro orribile anno 
b. Spero sia un buon anno 
c. Cercherò di fare in modo che sia buono
d. Sento che è il mio anno favorevole!

Risposte 1
a. Prendi la strisciolina del Pessimismo
b. Procedi senza strisciolina
c. Procedi senza strisciolina
d. Prendi la strisciolina della Superstizione

2. Hai bisogno di un nuovo capo di abbigliamento perché...
a. … le mode cambiano, ho bisogno di aggiornarmi
b. … ho consumato anche l'ultimo paio di jeans.
c. … l'hai visto, ti piace, non importa se non ti serve realmente... 
d. … ogni tanto mi serve acquistare qualcosa... 
e. … spendere soldi miei? Me lo faccio regalare! 

Risposte 2
a. Prendi la strisciolina della Moda intesa come Giudizio Altrui
b. Procedi senza strisciolina
c. Prendi la strisciolina della Gola 
d. Procedi senza strisciolina
e. Prendi la strisciolina dell'Egoismo-Avarizia

3. I pettegolezzi di paese...
a. … non li ascolto mai.
b. … li ascolto, ma non do loro mai troppo peso.
c. … li adoro!
d. … mi fanno davvero i********. 

Risposte 3
a. Procedi senza strisciolina
b. Procedi senza strisciolina
c. Prendi la strisciolina della Superficialità
d. Prendi la strisciolina della Rabbia

4. Qualcuno è più bravo/a di me a fare qualcosa che mi riesce davvero bene.
a. “Tanta stima!!”
b. “Sì, però non sa fare solo quello”
c. “Impossibile, più bravo di me!!” 
d. “Per forza io non sono bravo/a in niente” 

Risposte 4
a. Procedi senza strisciolina
b. Prendi la strisciolina dell'Invidia
c. Prendi la strisciolina della Superbia
d. Prendi la strisciolina dell'Insicurezza

5. La tua morosa/il tuo moroso/il tuo migliore amico/la tua migliore amica si diverte anche senza di te. Tu:
a. “Allora non mi apprezza veramente!”
b. “Sono felice che abbia una sua cerchia di amicizie!”
c. “Solo con me si diverte davvero!” 
d. “Ecco, non vuole più stare con me!” 

Risposte 5
a. Prendi la strisciolina della Gelosia
b. Procedi senza strisciolina
c. Prendi la strisciolina della Superbia
d. Prendi la strisciolina dell'Insicurezza

6. Hai un compito importante ma piuttosto noioso da fare, in genere...
a. … ti organizzi e lo fai.
b. … aspetti fino all'ultimo, quando proprio non puoi farne a meno. 
c. … cerchi di farlo fare a qualcun altro.
d. … non prendi mai impegni simili. 

Risposte 6
a. Procedi senza strisciolina
b. Prendi la strisciolina della Pigrizia
c. Prendi la strisciolina dell'Egoismo
d. Prendi la strisciolina dell'Indifferenza (o anche dell'Insicurezza a seconda del motivo)

7. Ogni giorno...
a. … è identico al precedente, fai sempre le stesse cose. 
b. … è un nuovo inizio. 
c. … cerco di sopravvivere. 
d. … è in mio potere! 

Risposte 7
a. Prendi la strisciolina della Routine
b. Procedi senza strisciolina
c. Prendi la strisciolina del Pessimismo
d. Prendi la strisciolina della Superbia

8. Esprimi la tua opinione?
a. Sì, sempre e di solito ho ragione. 
b. Aspetto di sentire quella degli altri e se sono d'accordo, lo dico, altrimenti taccio. 
c. Dico quello che penso e ascolto quello che pensano gli altri.
d. Adeguo la mia opinione a seconda del gruppo di persone che frequento. 

Risposte 8
a. Prendi la strisciolina della Superbia
b. Prendi la strisciolina dell'Insicurezza
c. Procedi senza strisciolina
d. Prendi la strisciolina dell'Ipocrisia

9. Secondo te votare...
a. è perfettamente inutile, è tutto un magna-magna. 
b. è doveroso, anche nelle peggiori condizioni politiche.
c. non è sufficiente, bisogna fare di più.
d. è qualcosa che fai, ma giusto così, non ti informi mai veramente. 

Risposte 9
a. Prendi la strisciolina del Qualunquismo
b. Procedi senza strisciolina
c. Procedi senza strisciolina
d. Prendi la strisciolina della Superficialità

10. Ti arrabbi...
a. … quando le cose non vanno come vuoi tu.
b. … raramente, sei una persona molto tranquilla.
c. … con le persone stupide.
d. … principalmente con te stesso. 

Risposte 10
a. Prendi la strisciolina della Rabbia
b. Procedi senza strisciolina
c. Prendi la strisciolina della Rabbia (ma anche Superbia)
d. Prendi la strisciolina dell'Insicurezza

11. Ci sono cose che non dovresti fare ma sono molto attraenti...
a. … le fai poi ti penti subito.
b. … non le fai, hai molto autocontrollo.
c. … cerco di pensare ad altro, a tutte le conseguenze negative.
d. … all'inizio resisti, ma alla fine cedi.

Risposte 11
a. Prendi la strisciolina della Gola-Lussuria
b. Procedi senza strisciolina
c. Procedi senza strisciolina
d. Prendi la strisciolina della Gola-Lussuria

12. Qualcuno dice una cosa con la quale non sei assolutamente d'accordo...
a. … ribatti immediatamente, anche un po' imponendoti. 
b. … non ribatti, è inutile parlare con un idiota. 
c. … cerchi di capire perché la persona esprime quel giudizio per poter creare un dialogo.
d. … stemperi e la metti sul ridere. 

Risposte 12
a. Prendi la strisciolina della Superbia
b. Prendi la strisciolina della Chiusura
c. Procedi senza strisciolina
d. Prendi la strisciolina della Chiusura

13. Quando devi scegliere...
a. … hai stra paura di sbagliare!
b. … sei emozionato, significa che sta cambiando qualcosa.
c. … ti documenti in ogni dettaglio.
d. … preferisci evitare di farlo. 

Risposte 13
a. Prendi la strisciolina della Paura
b. Procedi senza strisciolina
c. Procedi senza strisciolina
d. Prendi la strisciolina della Paura

In seguito abbiamo ripreso le domande, ovviamente a nessuno è stato chiesto cosa avesse risposto, anche se i partecipanti al gruppo sono stati molto aperti e spesso hanno indicato le loro risposte. Si è condiviso che effettivamente molti comportamenti comparsi ci rendono e rendono schiave le persone, alcuni sono molto difficili da estirpare in noi, sappiamo qual è il comportamento corretto ma è difficile attuarlo. La stessa persona può resistere e comportarsi “bene” alcuni giorni e altri no.
Nella verifica MT ha sottolineato che le risposte erano appunto un po' estreme e molte volte si avrebbe desiderato avere una risposta un po' più mediata. AL ha aggiunto che il fatto che le risposte fossero senza una via di mezzo ti spingeva a metterti maggiormente in discussione. MT ha particolarmente apprezzato il gesto della preghiera.
La preghiera ci ha infatti un po' illuminato sulla schiavitù dei nostri comportamenti, eccola...

Basta fare i cattivi!

Lettura dal Vangelo di Giovanni (Gv 8,31-36)
Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?». Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. 

Dal MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA CELEBRAZIONE DELLA XLVIII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE “Non più Schiavi, ma Fratelli”
Nel racconto delle origini della famiglia umana, il peccato di allontanamento da Dio, dalla figura del padre e dal fratello diventa un’espressione del rifiuto della comunione e si traduce nella cultura dell’asservimento (cfr Gen 9,25-27), con le conseguenze che ciò implica e che si protraggono di generazione in generazione: rifiuto dell’altro, maltrattamento delle persone, violazione della dignità e dei diritti fondamentali, istituzionalizzazione di diseguaglianze. Di qui, la necessità di una conversione continua all’Alleanza, compiuta dall’oblazione di Cristo sulla croce, fiduciosi che «\dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia … per mezzo di Gesù Cristo» (Rm 5,20.21). Egli, il Figlio amato (cfr Mt 3,17), è venuto per rivelare l’amore del Padre per l’umanità. Chiunque ascolta il Vangelo e risponde all’appello alla conversione diventa per Gesù «\fratello, sorella e madre» (Mt 12,50), e pertanto figlio adottivo di suo Padre (cfr Ef 1,5). Non si diventa però cristiani, figli del Padre e fratelli in Cristo, per una disposizione divina autoritativa, senza l’esercizio della libertà personale, cioè senza convertirsi liberamente a Cristo. L’essere figlio di Dio segue l’imperativo della conversione: «\Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo» (At 2,38).

Commento edu: La parola "cattivo" deriva dal latino "captivus", che significa "prigioniero", cattivo quindi letteralmente significa proprio "prigioniero/schiavo del male". Gesù non ci dice che la libertà sta nel comportasi sempre bene, Egli sa che siamo deboli, fragili e continuamente in cammino, quindi sempre preda dei nostri limiti. Per essere liberi, quindi, Gesù ci suggerisce di seguire la verità, guardare la nostra catena, riconoscere le nostre schiavitù, averle presenti, guardarle in faccia e soppesarle tra le mani, poi pensa lui a rompere le nostre catene, a noi tocca semplicemente portarle alla luce, alla verità, a lui e questo ci renderà LIBERI!
Anche il Papa ci dice che per contrastare la “cultura dell'asservimento”, della schiavitù, dobbiamo convertirci al Figlio, non è semplicemente essere cattolici, Dio non ci salva o libera se noi non lo riconosciamo e seguiamo liberamente...

Come gesto si invitavano i giovani a scegliere un anello della propria catena e una frase della Preghiera semplice di San Francesco che spezzasse quella propria schiavitù (ad es. “Egoismo – dov'è odio che io porti l'amore”)

Preghiera Semplice 
Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace:
dove è odio, fa ch'io porti amore,
dove è offesa, ch'io porti il perdono,
dove è discordia, ch'io porti la fede,
dove è l'errore, ch'io porti la Verità,
dove è la disperazione, ch'io porti la speranza.
dove è tristezza, ch'io porti la gioia,
dove sono le tenebre, ch'io porti la luce.
Oh! Maestro, fa' che io non cerchi tanto:
ad essere compreso, quanto a comprendere;
ad essere amato, quanto ad amare
Poichè: 
Sì è... 
... dando, che si riceve;
... perdonando che si è perdonati
... morendo che si risuscita a Vita Eterna.
Amen.

Commentate… se avete il coraggio XD

mercoledì 3 dicembre 2014

Mai da soli - 24 novembre 2014


Grande sorpresa Luca Tarantino di Castegnato, Consigliere Diocesano dell'AC, e Andrea Bertocchi, VicePresidente Giovani di AC, sono venuti a trovarci e a portarci un po' la loro esperienza, ma andiamo con ordine.

- Siamo arrivati e abbiamo proposto un mini AC-Factor, dove l'edu folle che vi ritrovate chiedeva di dare prova del Fattore AC che era in voi, ma a parte un mitico Stefano Bonazza che ha sfoderato le sue meravigliose tessere da quando aveva 6 anni a oggi, nessuno si è voluto cimentare... continuate a prepararvi perché sarà il contributo video che faremo l'anno prossimo al tesseramento...

- Ognuno era invitato a compilare su una mappa della Provincia di Brescia, quali altri associati conoscevano fuori da Gussago, gli educatori ACR si sono difesi alla grande con le loro esperienze diocesane!

- Infine è stato il momento di Luca e Andrea che hanno raccontato come sono entrati a far parte del Settore, o meglio dell'AC Diocesana e cosa hanno trovato (oltre morosa e futura moglie, lo ripeto non funziona sempre per tutti!!! -_-”). Qui siete intervenuti alcuni dei giovani del gruppo per chiedere le difficoltà che ci sono nelle altre parrocchie, la difficoltà con i parrocci per proporre l'AC, se è meglio fare AC e il gruppo parrocchiale giovani o non è meglio unire le forze, soprattutto la fatica di avere una realtà ricca in Parrocchia come Gussago e frequentare anche le proposte in Diocesi...
Emergeva nell'incontro del 1° dicembre che i membri del Settore (non Andrea e Luca, ma nelle iniziative) tendono a sottolineare un po' troppo il loro impegno e ruolo diocesano, eppure anche gli educatori hanno il loro bel da fare in Parrocchia...

- Si è conclusa con la preghiera qui riportata:

Dagli Atti degli Apostoli (At 2, 1-13)
Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi.
Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: «Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com'è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio». Tutti erano stupiti e perplessi, chiedendosi l'un l'altro: «Che significa questo?». Altri invece li deridevano e dicevano: «Si sono ubriacati di mosto».

Commento alla parola: l'educatrice spiega come in questo testo si veda la nascita concreta della comunità che si basa sulla presenza dello Spirito, poi chiede cosa li colpisce. ST nota che questo Vangelo è l'opposto della Torre di Babele, mentre nel passo dell'Antico Testamento le lingue degli uomini si mescolano e non si capiscono più tra loro, qui mantengono la loro lingua ma si capiscono. La edu dice che questa è una delle letture più profonde di questo testo, il centro dell'essere comunità, mantenere la diversità di ciascuno, ma avere un dialogo con tutti! Un'altra cosa che viene sottolineata è come gli apostoli sembrano ubriachi di mosto, perché chi si lascia conquistare dallo Spirito è talmente entusiasta e talmente coinvolto che a volte sembra addirittura un po' fuori!!

Canto “La preghiera di Gesù è la nostra” (con il testo sbagliato) e insieme il gesto (molto semplice, ma un evergreen). Si distribuiscono delle candeline e si spiega che se io cedo la mia candelina, la candelina io non l'ho più, ma se io accendo la candelina e cedo il fuoco, la luce, l'energia della mia candelina ecco che questa non si perde ma raddoppia con quella che ho acceso. Allora da un'unica candelina posso contagiare tante candeline e accrescere la luce e il calore, arricchendo i luogo che abito.

Preghiera “Adoro il lunedì” recitata tutti insieme - http://adoroillunedi.azionecattolica.it





lunedì 1 dicembre 2014

Incontro 3 (10/1114): Cos'è la comunità

ACG2, 10 novembre 2mila14


Cos'è la comunità?


Esercizi di teatro:
camminare senza scontrarsi
andare alla stessa velocità
fermarsi insieme e ripartire insieme
contare fino a 20 senza raddoppiarsi (quasi fatta)
partire insieme in linea (prima piano, poi di cammino sostenuto, poi di corsa)

Testo su Nomadelfia
http://www.nomadelfia.it/ita/
Sulla comunità di Nomadelfia il gruppo rimane alquanto sconcertato per la drasticità della proposta nomadelfa.

Condivisione su cos'è la comunità:
Che cosa vi ha suggerito il lavoro fatto rispetto al concetto di comunità?
Quale differenza c'è tra il concetto di società e di comunità? Per esempio pensate anche al concetto di “comunità europea”...


Segue una discussione su che cosa sia comunità, la differenza con società e quale valore questi gruppi hanno. La maggior parte dei presenti connota la comunità con un valore più positivo di società. La comunità è un gruppo più ristretto della società, lo si sceglie, si vivono le relazioni in modo più stretto, AF ha collegato la comunità all'Oratorio e alla Parrocchia. ES, riallacciandosi a Nomadelfia, aveva considerato il fatto che non c'è una legge impositiva nella comunità, ma spontaneamente si chiede il giudizio ad altri. Molti si riallacciano agli esercizi di teatro, sulla difficoltà di fermarsi insieme, che ci vuole attenzione e ascolto degli altri. AM dice che alla fine uno si fermava e gli altri di conseguenza lo seguivano, inoltre sostiene che la società abbia un valore più positivo di comunità, perché meno inclusivo e ristretto, più libera. LF invece si oppone affermando che la comunità è meno indifferente alle esigenze del singolo.

Miriam spiega la funzione delle suore e dei monaci di clausura e degli eremiti: essi sono in continuo dialogo con lo Spirito e si allontanano dalle logiche e dai ritmi del mondo per essere più attenti alla vita spirituale che è preponderante. La Chiesa poi interpella queste figure, che sono e rimangono in seno alla Chiesa, per conoscere la vita dello Spirito. Miriam risponde ad alcune domande sulla vita monastica e di clausura.
Si pensa ad incontrare una comunità di clausura questa primavera.

La conclusione è che la comunità è necessaria per conoscere e vivere Dio, perché essendo Dio amore è necessario amare gli altri per vivere la relazione amorosa che è Dio.

PREGHIERA: Insieme per credere


CANTO+segno: Jubilate Deo (cantato a più voci)
Jubilate Deo omnis terra.
Servite Domino in laetitia.
Alleluia, alleluia, in laetitia.
Alleluia, alleluia, in laetitia

Dagli Atti degli apostoli (At 4, 32-35)
La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande simpatia. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l'importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno.

Preghiera comunitaria:

  • Se la nota dicesse: “Non è una nota che fa la musica...”, non ci sarebbero le sinfonie.
  • Se la parola dicesse: “Non è una parola che può fare una pagina...”, non ci sarebbero i libri.
  • Se la pietra dicesse: “Non è una pietra che può alzare un muro...”, non ci sarebbero le case.
  • Se la goccia d'acqua dicesse: “Non è una goccia d'acqua che può fare il fiume…”, non ci sarebbe l'oceano.
  • Se il chicco di grano dicesse: “Non è un chicco di grano che può seminare il campo…”, non ci sarebbe il pane.
  • Se l'uomo dicesse: “Non è un gesto d'amore che può salvare l'umanità…”, non ci sarebbero mai né giustizia né pace, né dignità né felicità nella terra degli uomini.
  • Come la sinfonia ha bisogno di ogni nota,
  • Come il libro ha bisogno di ogni parola,
  • Come la casa ha bisogno di ogni pietra,
  • Come l'oceano ha bisogno di ogni goccia d'acqua,
  • Come la messe ha bisogno di ogni chicco,
  • L'umanità intera ha bisogno di te, qui dove sei, unico, e perciò insostituibile.
Amen.

M. Quoist


Padre nostro

martedì 4 novembre 2014

Incontro 2 - 27 ottobre 2014: Meglio soli?

Cari giovani,
mentre gustiamo una torta succulenta e pannosa vi scriviamo questo resoconto, dispiaciuti della vostra assenza (fette più grosse per tutti…) XD XD XD
Vi raccontiamo l'incontro scorso. La nostra bellissima, altissima, purissima, levissima (me lo sono scritta da sola, non è vero l'ha detto la Marta) educatrice ha sparpagliato per la stanza delle parole, ne dovevamo scegliere 2: una parola che per noi fosse significativa per la sua connotazione positiva e una parola che per noi fosse significativa per la sua connotazione negativa.
Dopo abbiamo decorato, in modalità ACR, le parole scelte con i grafismi che più ci aggradavano.

A.F.: società (-) e solitario (+)

 

A.S. : famiglia (+) e silenzio (-)

S.B.:  Team (+) e solitudine (-)



C.B.: Famiglia (+)  e solo (-)

S.T.: folla (-) e unico (+)

A.M.: Individuo (+) e apolide (-)

A.L.: unione (+) e confusione (-) 

D.N.: Insieme (+) e Singolo (-)

M.T.: massa (-) e persona (+) 

E.S: confusione (+) e folla (-)


L.F.: Società (-) e compagnia (+) 

Notiamo che le parole "collettive" sono state scelte 13 volte (8 con accezione positiva) e le parole "singolari" sono state scelte 9 volte (4 volte con accezione positiva).

Le parole non scelte: peculiare, uno, distinto, single, asociale, classe, comunità, consorzio, città, squadra, trinità, partito, gruppo (*:( triste), associazione (*:( triste)

La nostra edu ha poi fatto queste domande:
  • è meglio vivere in gruppo o da soli? 
  • È più facile vivere in gruppo o da soli?
Erika ha detto che prima bisogna star bene con se stessi e poi si può vivere bene con gli altri. Agnese ha aggiunto che nei momenti di solitudine, comunque ci si pensa in un contesto relazionale.

Miriam ci ha diviso in 3 squadre e ha lanciato la SFIDA.

Quanti momenti riuscite a trovare nella Bibbia in cui la scena è partecipata da un gruppo di persone (almeno 3 o più)? (entro 3 minuti) [Qui sotto inseriamo solo quelli corretti]
  1. L'Ultima Cena x3
  2. La Passione di Gesù x3
  3. La moltiplicazione dei pani e pesci x3
  4. L'intero Esodo x2
  5. Ingresso di Gesù a Gerusalemme x2
  6. La Pentecoste x2
  7. "Renderò i tuoi discendenti più numerosi delle stelle del cielo" x2
  8. La nascita di Gesù x2
  9. La folla sceglie Barabba x2
  10. La moltiplicazione dei pani e pesci x2
  11. Nozze di Cana x2
  12. Gesù cammina sulle acque
  13. La parabola dell'invito a nozze
  14. La consegna dei 10 comandamenti da Mosè al popolo ebraico
  15. Le novantanove pecore nell'ovile
  16. Gesù caccia i mercanti dal Tempio
  17. Resurrezione di Lazzaro
  18. L'arca di Noè
  19. La torre di Babele
  20. La pesca miracolosa
  21. Gesù viene ritrovato nel Tempio
  22. L'adorazione dei Magi
  23. Gesù appare nel cenacolo dopo la Resurrezione
  24. Gesù cammina sulle acque
  25. La parabola dell'invito a nozze
  26. La consegna dei 10 comandamenti da Mosè al popolo ebraico
  27. Le novantanove pecore nell'ovile
  28. Gesù caccia i mercanti dal Tempio
  29. Resurrezione di Lazzaro
  30. L'arca di Noè
  31. La torre di Babele
  32. La pesca miracolosa
  33. Gesù viene ritrovato nel Tempio
  34. L'adorazione dei Magi
  35. Gesù appare nel cenacolo dopo la Resurrezione
  36. "Qual è il comandamento più grande? Ama Dio e ama il prossimo"
  37. Tabor
  38. Zaccheo
  39. Mosé divide le acque
Quanti momenti riuscite a trovare nella Bibbia in cui la scena è partecipata da 2 persone? (entro 3 minuti) [Qui sotto inseriamo solo quelli corretti]
  1. Il ritorno a casa del figlio prodigo x2
  2. Abramo sacrifica Isacco x2
  3. Gesù e Pilato x2
  4. Il buon samaritano salva lo sventurato x2
  5. Adamo ed Eva x2
  6. Pietro e Gesù x2
  7. Giuseppe e Maria a Betlemme x2
  8. Gesù agonizza nel Getzemani
  9. Gesù e Satana nel deserto
  10. La samaritana al pozzo che incontra Gesù
  11. Pietro e Giovanni al sepolcro
  12. Mosè e il roveto ardente
  13. Dio consegna i 10 comandamenti a Mosè
  14. Caino e Abele
  15. L'Annunciazione
  16. Giovanni Battista con Gesù
  17. Maria e Maddalena (Magnificat)
  18. Paolo incontra Dio sulla via di Damasco
  19. Mosè parla con Dio
  20. Abramo parla con Dio
  21. Noè parla con Dio
  22. Creazione dell'uomo
  23. I discepoli di Emmaus rimasti soli

Quanti momenti riuscite a trovare nella Bibbia in cui la scena è partecipata da 1 sola persona? (entro 3 minuti) [Qui sotto inseriamo solo quelli corretti]
  1. Dio prima della Creazione dell'uomo x3
  2. Il figlio prodigo nel momento del pentimento x2
  3. Il suicidio di Giuda x2
  4. Il pentimento di Pietro
  5. La parabola del seminatore
Pensiamo alle sacre scritture, le pagine collettive e le pagine individuali… che cosa notiamo?
Miriam sottolinea come sia evidente che sono pochissime le scene individuali, perché la Bibbia racconta di una relazione tra Dio e l'uomo, invece le scene di maggior peso (per esempio nelle istituzioni dei sacramenti) sono sempre collettive. Alberto M. non è molto d'accordo: ci sono comunque molte scene in cui c'è un rapporto a tu per tu con Dio. Gesù si ritira spesso da solo a pregare. Miriam conferma, anche tutti i profeti hanno un rapporto personale e intimo con Dio, eppure i momenti più salienti rimangono comunitarie anche i momenti solitari con Dio rimandano a una condivisione comunitaria o seguono una condivisione comunitaria.
Pensate anche al Tabor, quando Pietro vuole rimanere isolato sul monte…

La fede cattolica è una fede comunitaria, una questione collettiva. La fede cristiana non può essere vissuta come qualcosa di unicamente personale. Erica fa notare che però c'è il rischio contrario: se uno vive solo la fede nei momenti comunitari, rischia di "subirla" più che sceglierla… vero!! Eppure i momenti più forti nella vita di fede, i sacramenti, non possono essere vissuti in modo individuale, Dio pretende che per aprirci a lui ci apriamo ai fratelli "Non puoi amare Dio che non vedi, se non ami il fratello che vedi" (1Gv 4,20)

Domande di condivisione:
  • La fede è meglio viverla in gruppo o da soli? È più facile viverla in gruppo o da soli?
  • Avevate mai pensato a questo aspetto della fede?
  • Perché, secondo voi, la fede funziona così?

    Ci abbiamo pensato una settimana e le conclusioni sono che:
    Alberto F. ritiene che il tema sia ancora in sospeso e quindi fatica ad arrivare alle conclusioni: dobbiamo approfondire
    Luca pone la questione degli eremiti (a cui si era già accennato brevemente)
    Stefano vorrebbe maggior luce sul concetto di comunità, cosa significa propriamente
    Agnese vorrebbe avere più indicazioni sul perché è meglio vivere la fede in modo collettivo piuttosto che personale da poter "fornire" a chi invece ritiene la fede solo fatto personale
    Albero vorrebbe anche conoscere quelle realtà fortunatamente comunitarie come Romena o Nomadelfia.



Preghiera: Meglio soli?

CANTO: La preghiera di Gesù è la nostra
Dove due o tre sono uniti nel mio nome,
io sarò con loro, pregherò con loro, amerò con loro
perché il mondo creda a Te,
o Padre, conoscere il tuo amore, avere vita con Te.
Voi che ora siete miei discepoli nel mondo,
siate testimoni di un amore immenso,
date prova di quella speranza che c'è in voi Coraggio!
Vi guiderò per sempre, io rimango con voi.
Ogni beatitudine vi attende nel mio nome,
se sarete uniti, se sarete pace,
se sarete uniti perché voi vedrete Dio che è Pace
in Lui la nostra vita gioia piena sarà!
Spirito che animi la Chiesa e la rinnovi,
donale la fortezza, fa che sia fedele
come Cristo che muore e risorge,
perché il Regno del Padre si compia in mezzo a voi:
abbiate fede in Lui.

Dal Vangelo di Matteo (Mt 22, 34-40)
In quel tempo, i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si
riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla
prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?»
Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con
tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile
a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti
dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Preghiera comunitaria:
Signore, aiutaci a costruire una vera comunità
di persone libere e responsabili
che sanno reciprocamente accettarsi e rispettarsi
nelle loro diversità e difetti,
che non convivono insieme solo fisicamente,
ma che comunicano, in una profonda apertura d’animo, la loro interiorità.
Aiutaci ad essere persone
che sanno donare e ricevere,
che sono capaci di condividere,
di portare i pesi gli uni degli altri
per soffrire e godere insieme,
che si perdonano l’un l’altro con generosità,
capaci di una riconciliazione continua.
Aiutaci ad essere persone
consapevoli dei propri limiti
che accettano e si impegnano
in una attiva collaborazione
a formare una comunità d’amore e di servizio.
Amen

Padre nostro recitato tutti insieme in un abbraccino collettivo.

lunedì 20 ottobre 2014

Incontro 1 - 13 ottobre 2mila14: Se ho paura...


Gruppo giovani Gussago – Lunedì 13 ottobre

Carissimi giovani,
quest'anno, a differenza dall'anno scorso, la nostra edu non ha più voglia di scrivere mail di riepilogo degli incontri svolti. Così tocca a noi aggiornarvi sul nostro magnifico incontro (solo per questa volta, sia chiaro...).
La sera di lunedì scorso abbiamo iniziato ufficialmente il nostro percorso … il tutto ha avuto luogo in un posto un po' “insolito”. In cappella, avvolti dal lezzo dei piedi scalzi, ci siamo accomodati (alcuni un po' troppo) sui cuscini, immersi in un'atmosfera soffusa grazie al lume di una candela. A questo punto è iniziato il momento di preghiera che si è protratto per tutta la serata. La nostra amata educatrice :D ci ha invitati a chiudere gli occhi per vivere in modo più intenso la lettura del Vangelo, intervallata da alcune provocazioni e accompagnata da effetti speciali (la registrazione del mare in tempesta e il ventilatore che ricreava il vento).

Dal Vangelo secondo Marco (6,45-52)
Dopo che furono saziati i cinquemila uomini, Gesù ordinò ai discepoli di salire sulla barca e precederlo sull'altra riva, verso Betsaida, mentre egli avrebbe licenziato la folla. Appena li ebbe congedati, salì sul monte a pregare.
(accensione ventilatore)
Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli solo a terra. 
(accensione del suono della tempesta)
Vedendoli però tutti affaticati nel remare, poiché avevano il vento contrario, già verso l'ultima parte della notte andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. 
PROVOCAZIONI:
La Paura: Quali sono le tue paure? Non le fobie: i ragni, il buio, gli aghi... qual è la tua grande paura nel vivere? Come si chiamano le tue tempeste? Cosa ti spaventa, cosa ti fa dubitare di te stesso/a e della tua vita? A cosa non vuoi pensare perché hai paura di affrontarlo?
Ti fa paura:

  • l'abbandono delle persone care? Il restare da solo o da sola?
  • La sofferenza fisica? La sofferenza morale?
  • La malattia, tua o dei tuoi cari? La morte?
  • Subire del male? Della cattiveria? Subire delle ingiustizie?
  • Sbagliare le scelte importanti? Oppure ti fa paura non riuscire a portarle a compimento?
  • Non sentirti all'altezza della situazione? Non sentirti “abbastanza”?
  • Ti fanno paure le conseguenze delle tue azioni?
  • Far del male a qualcuno, con una parola sbagliata, con un gesto incompreso, per una disattenzione?
  • Subire il giudizio delle persone? Subire le critiche e le malelingue? Sentirti mortificato?
  • Non sentirti accolto/accolta? Non sentirti accettato/ accettata per quello che sei?

Cosa ti fa paura? Magari c'è più di una cosa che ti fa paura, ma quella che ti fa più paura fermala nella mente e dalle un nome, trova il modo per nominarla, un'espressione che poi scriverai, per adesso tienila in mente.

Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: "È un fantasma", e cominciarono a gridare, perché tutti lo avevano visto ed erano rimasti turbati. 
PROVOCAZIONI:
La Barca: Ad affrontare la tempesta sei su una barca, cos'è che ti tiene a galla quando affronti la paura che hai pensato? Cosa ti può aiutare ad affrontare quella paura?

  • L'affetto delle persone care? La famiglia: mamma, papà, fratelli, sorelle? Gli amici? La fidanzata o il fidanzato?
  • Parlare con queste persone ti aiuta ad affrontare la paura?
  • Ti aiuta il fermarti a fare delle considerazioni? Ti aiuta prendere tempo per pensarci con calma?
  • Ti aiuta il non pensarci? Il rimandare?
  • O magari ti aiuta agire senza pensarci troppo?
  • Ti aiuta pensare o confrontarti con chi condivide la tua stessa posizione, la tua stessa paura?


Ma egli subito rivolse loro la parola e disse: "Coraggio, sono io, non temete!". Quindi salì con loro sulla barca e il vento cessò.
Ed erano interiormente colmi di stupore, perché non avevano capito il fatto dei pani, essendo il loro cuore indurito.

PROVOCAZIONI:
Nella paura chi è Gesù per te?

  • È un fantasma? Un'entità che conosci fin da quando sei piccoli, una presenza che ha un qualche significato, ma che in effetti non è una vera presenza definita? È qualcosa che è lì nella testa, un pensiero un po' consolatorio, ma nulla di veramente effettivo?
  • Oppure è una persona reale, con cui mi confronto? Una persona a cui faccio affidamento nella paura? Qualcuno che se mi dice “Coraggio” io posso farmi forza?


Dopo aver concluso la lettura del vangelo, aprendo gli occhi, siamo passati dal buio e dalla tempesta alla luce di una croce composta da candele. Siamo stati invitati a trascrivere sul foglio della preghiera le nostre risposte e riflessioni sulla paura, sulla barca e sul rapporto con Gesù e dobbiamo conservarle, pregarci su e usarle come riferimento per verificare il nostro percorso interiore personale durante quest'anno.
Al termine dell'incontro, Miriam ci ha illustrato il modo con cui possiamo avere un rapporto personale con Dio secondo i Padri della Chiesa. Ancora oggi per noi liturgia, carità (amore per il prossimo) e studio (conoscenza dei testi sacri) sono i luoghi indispensabili per avere un'esperienza di fede. Ciascuno di noi, in modo personale e anonimo, ha messo un segno ( - ) per indicare una carenza e un altro ( + ) dove si sentiva più ferrato. La carità era quella su cui quasi tutti si sentivano un pochino più sicuri, mentre il dubbio sorgeva sullo studio e  specialmente sulla liturgia.
Con il canto e l'insegnamento di Don Tonino Bello ci siamo salutati e augurati buona notte.



Preghiera: Se ho paura...

Canto: SEI FUOCO E VENTO
In un mare calmo e immobile
con un cielo senza nuvole
non si riesce a navigare proseguire non si può.
Una brezza lieve e debole
poi diventa un vento a raffiche
soffia forte sulle barche e ci spinge via da qua.
Come il vento dà la forza
per viaggiare in un oceano
così Tu ci dai lo Spirito che ci guiderà da Te…

RIT. Sei come vento che gonfia le vele
sei come fuoco che accende l’Amore
sei come l’aria che si respira libera
chiara luce che il cammino indica.

Nella notte impenetrabile
ogni cosa è irraggiungibile
non puoi scegliere la strada
se non vedi davanti a te.
Una luce fioca e debole
sembra sorgere e poi crescere
come fiamma che rigenera e che illumina la vita.
Come il fuoco scioglie il gelo
e rischiara ogni sentiero
così Tu riscaldi il cuore di chi Verbo annuncerà… RIT


Riflessione:
Nel Libro di Isaia, al capitolo 21, si trova una frase che a molti sarà sembrata decontestualizzata, messa lì come un masso erratico. Dice di un uomo che di notte passa sotto le mura di una città dell’Oriente – potrà essere Gerusalemme o Babilonia o Ninive – e si rivolge alla sentinella che fa la guardia sulle mura per chiedere: «Sentinella, quanto manca della notte?». Lo chiede due volte: «Sentinella, quanto resta della notte?».E quella risponde: «Resta poco, perché le prime luci dell’alba stanno già indorando l’orizzonte».
Ora, anche noi credenti, nonostante tutto, al mondo che sta a terra e chiede: «Sentinella, quanto resta della notte?», dovremmo essere in grado di rispondere: «Coraggio, resta poco!». Dovremmo avere il coraggio di rispondere così: «Resta poco!». Con le parole e con la vita.
Vi faccio questo augurio. Che anche voi, scrutando i segni, possiate dire così: Resta poco della notte, perché il sole sta già inondando l'orizzonte. Allenatevi al cambio. Custodite l’antico, ma non chiudetevi all’inedito. Levate il capo per intuire i tempi che arrivano."
Don Tonino Bello